92. Parlarti

da qui

Hai deciso di provarci: in fondo, che cos’hai da perdere? In Quai de Dion Bouton c’è una scaletta che porta dritta alla banchina. Il fiume scorre lento, con le rughe da vecchio saggio che la sa lunga sulle cose del mondo. Di fronte, c’è il verde degli alberi e dei prati, una villa in legno con le tende spioventi e il tetto bianco; sulla destra, un ponte in ferro blu conduce dalla città dei palazzi a quella dei boschetti di querce; ti sembra un simbolo adatto al desiderio di ritrovarti con te stesso, di rinunciare alle nevrosi quotidiane per sbarcare il lunario e rimediare uno straccio, almeno, di amore. Ti sei seduto a gambe larghe, penzolanti sull’acqua densa di riflessi. Gli occhi si chiudono, la stanchezza dei giorni trascorsi, la ricerca di un bandolo nella matassa intricata della vita, ti piombano addosso all’improvviso. Ascolti il rumore della Senna che ti culla, che forse ha intenzione di parlarti; sì, sei certo che ti stia rivolgendo la parola; è una voce da bambino: non ti saresti aspettato che un fiume così nobile e glorioso, fonte d’ispirazione per pittori, fotografi e registi, potesse avere un tono infantile come questo. Sono parole che ti sembra di avere già sentito:
Questa è la vita vera o è solo fantasia?
Già: t’illudi di sfuggire ai tuoi doveri, di trovare tra le sponde umide l’antidoto all’aridità della tua vita. Eppure, cosa sarebbe il mondo senza fantasia? Come avresti resistito alla routine di un lavoro precario e privo di soddisfazioni, con un amore perso e l’altro pure? Chi ti avrebbe dato la forza per  andare avanti?
Travolto da una frana senza scampo dalla realtà, apri gli occhi, alza lo sguardo al cielo e vedrai.
Forse ha ragione, sei troppo preso da te stesso. Dovresti provare a cambiare prospettiva, guardare verso il cielo, una massa bianca di nuvole arrivate qui da chissà dove, mentre il sole è una macchia di luce che ti acceca. Alzare gli occhi vuol dire già liberarsi dal peso della terra, diventare un angelo capace di volare sul disegno regolare delle strade, comprendere che la città è avvolta da una mano azzurra che la guida e, insieme, l’accarezza.
Sono solo un povero ragazzo, non ho bisogno di essere capito, perché mi lascio trasportare; sono un indolente, un po’ su un po’ giù. Comunque soffi il vento, a me non importa.
Come fa a sapere così bene come stai e chi sei? Devi venire più spesso in riva al fiume a prendere consigli, a conoscere te stesso. Sarà sempre così? Avrà ancora desiderio di parlarti? O tutto è accaduto in un momento in cui era libero da impegni, un’ora nella quale i ragazzini lo lasciano in pace, gli innamorati sono ognuno nel suo ufficio e ai pazzi e agli ubriachi non viene in mente di mettere le gambe a mollo nell’acqua fredda del mattino?
Mamma, la vita era appena iniziata, ma ora l’ho lasciata e l’ho buttata via. Mamma, non volevo farti piangere: se non sarò tornato a quest’ora domani, va avanti, va avanti, come se niente fosse stato.
Senti un rumore sordo alle tue spalle, non vorresti voltarti; coraggio, non puoi passare il resto della vita a chiederti chi possa essere stato a parlarti in un mattino di giugno, lungo il fiume.

16 pensieri su “92. Parlarti

  1. – Come fa a sapere così bene come stai e chi sei?

    Il bambino che parla, con le parole di Bohemian Rhapsody, come parlava di se stesso.
    Se riuscissimo ad ascoltare veramente, con il cuore, chi ci sta vicino, chi incontriamo, facendo attenzione ai dettagli, invece di parlargli sopra pensando di dire la cosa giusta, allora comprenderemmo che siamo tutti uguali, con le stesse ferite e le stesse debolezze, che siamo tutti così profondamente bisognosi di “cambiare prospettiva, guardare verso il cielo… liberarsi dal peso della terra, diventare un angelo capace di volare sul disegno regolare delle strade, comprendere che la città è avvolta da una mano azzurra che la guida e, insieme, l’accarezza.” e sentire questa carezza anche su di noi.

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  2. “Forse ha ragione, sei troppo preso da te stesso. Dovresti provare a cambiare prospettiva, guardare verso il cielo”

    E’ solo cambiando prospettiva che il cuore si apre accorgendosi che qualcuno ci parla e la prospettiva è quella di sentirsi ospite di un mondo in cui tutto è un dono.

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  3. Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle.

    (Gustave Flaubert, Madame Bovary)

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  4. “non vorresti voltarti; coraggio, non puoi passare il resto della vita a chiederti chi possa essere stato a parlarti”

    …o meglio:” convergi”!

    “Convertitevi e credete al. Vangelo” (Mc. 1, 15).

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  5. la ricerca di un bandolo nella matassa intricata della vita, ti piombano addosso all’improvviso

    Non è facile comporre le tessere del mosaico dei pensieri, non e’ facile giungere ad una conclusione chiara. Ascoltarsi, ascoltare, chiedere aiuto, solo cosi un poco alla volta lo sguardo si alza per liberarsi del peso della terra. 

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  6. Ho licenziato Dio
    gettato via un amore
    per costruirmi il vuoto
    nell’anima e nel cuore.

    (….)

    Chi mi riparlerà
    di domani luminosi
    dove i muti canteranno
    e taceranno i noiosi.
    Quando riascolterò
    il vento tra le foglie
    sussurrare i silenzi
    che la sera raccoglie.
    Io che non vedo più
    che folletti di vetro
    che mi spiano davanti
    che mi ridono dietro.

    Come potrò dire a mia madre
    che ho paura?

    (….)

    F.D.A.

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  7. Alzare gli occhi vuol dire già liberarsi dal peso della terra, diventare un angelo capace di volare sul disegno regolare delle strade, comprendere che la città è avvolta da una mano azzurra che la guida e, insieme, l’accarezza.

    Turbata e confusa, ho alzato gli occhi verso il cielo e ho sentito il calore di una carezza!

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  8. Come è difficile spiccare il salto dalla terra al cielo.
    Ti chiedi se sia la gravità della terra che ti tira giù o la gravità della vita che fai, che ti zavorra con quei suoi tiranti d’acciao.
    Se vuoi vincere quelle forze non ti basta più la fantasia che per vero non ti è mai mancata, c’è bisogno di uno scatto in più , trovare un’energia nuova . Capisci allora che non è la spinta dal basso in alto che devi cercare perchè forse è più facile esser tirato da sopra afferrando quella mano azzurra e carezzevole che ti possa portare rapidamente su in alto tra gli strati degli angeli.

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  9. Sono solo un povero ragazzo, non ho bisogno di essere capito, perché mi lascio trasportare; sono un indolente, un po’ su un po’ giù. Comunque soffi il vento, a me non importa.

    Solo guardando in alto si trova la risposta..

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  10. “Hai deciso di provarci”,è giusto,nella vita bisogna provare,però dipende cosa significa per te provare.Per esempio: a Michele non piace la minestra,già alla parola-minestra- li viene l’allergia.Allora lo abbiamo convinto che deve provare le cose e poi giudicare se sono buone o no. Allora li prova:prende la minestra sul punto di cucchiaio,e già prima di mettere in bocca lo sa che non li piace,tocca con le lebbra cucchiaio e sputa doppio di questo che ha toccato.Ha provato!
    “cosa hai da perdere?”-trovare nuovo sapore!
    Vuoi provare davvero?Allora convinci te stesso che questo è giusto!

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  11. Mi si è ricordato come da bambina guardando alle nuvole giocavamo,quale nuvola a cosa rassomiglia. Adesso ormai soltanto prima di uscire di casa lo do un sguardo al cielo-oggi piove o no?
    Raramente mi si ricorda “vecchio” gioco.

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  12. @ Fabrizio Centofanti

    Ringrazio sentitamente per il nuovo post “Gesù per atei” con la galleria delle Omelie: un’archivio prezioso.

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  13. “Parlarti”. Bello sapere che qualcuno spenda una parola per te, possa offrire l’indicazione per raggiungere la strada che da soli non si trova, condivida il peso dei tuoi problemi, regalandoti una parola d’amore.
    “Parlarti”, è la Scrittura di ogni domenica, una poesia che conforta e illumina, tradotta ogni volta con un messaggio di speranza che dispensa benessere e si fa sostegno ad ogni caduta.

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