Il sistema ciellino in Lombardia

Propongo un articolo uscito sulla rivista «Lo Straniero», a. XVI, n. 144, giugno 2012, pp. 55-60.

Il sistema ciellino in Lombardia
di Giorgio Morale

Canzoni e fumo
ed allegria
io ti ringrazio sconosciuta compagnia.
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
ma so che sento più caldo il mio cuor
so che sento più caldo il mio cuor.

Questa canzone piaceva ai ragazzi di Comunione e Liberazione (CL), che sul finire degli anni Ottanta la cantavano in apertura dei loro raduni. Era il pretesto per l’intervento di don Giussani, che metteva i puntini sulle i: a chi ha sete non basta un succedaneo. La compagnia è un bisogno primario dell’uomo, ma tale bisogno non può essere soddisfatto da un’accozzaglia momentanea di sconosciuti ritrovatisi per caso in mezzo al fumo di un locale anonimo. La vera compagnia è la comunità cristiana: “E’ infatti all’interno di questa amicizia consapevole, di questo coinvolgimento esistenziale con la Presenza, la compagnia di Dio, che l’uomo acquista una personalità nuova” (L. Giussani, Alla ricerca del volto umano, Milano 1996, p. 181).

Piccoli ciellini crescono
Animata dalla “compagnia di Dio”, la comunità cristiana è già un’esperienza di liberazione, perché l’evento salvifico c’è già stato, si tratta solo di riconoscerlo. La comunità di CL è il luogo dell’unità, del riconoscimento e dell’esperienza di una vita nuova, pertanto essa è chiamata a esprimere un giudizio sulla società capitalistica ormai immemore delle sue origini e alienata da edonismo, consumismo, corruzione. In quanto esperienza di liberazione già in atto, essa è il vero soggetto politico anticapitalista non compromesso con il riduttivismo scientista e materialista di sindacati e movimenti politici di sinistra, epigoni di secoli di smarrimento e degrado della cultura occidentale: dal Rinascimento a oggi, passando attraverso l’Illuminismo. Don Giussani citava i grandi autori della cultura della “crisi”, da Leopardi a Dostojevskij, da Kierkegaard a Kafka, da Huizinga a Pavese: tutti esprimevano un vuoto e una sete che la compagnia di CL arrivava a colmare. Una compagnia che offre amicizia e aiuto allo studio come più avanti offrirà lavoro e relazioni che contano.

Cresciuta e fortificata nel chiuso delle assemblee di riconoscimento e delle scuole di comunità, la “compagnia di Dio” deve rendersi conto che deve avere un carattere pubblico per sconfiggere il tentativo borghese di privatizzarla e portare alla società e alla stessa Chiesa il suo messaggio salvifico. Don Giussani non si capacitava quando nella prima metà degli anni Settanta vedeva i muri dell’Università Cattolica di Milano ricoperti di manifesti dei collettivi studenteschi di sinistra. Li indicava ai suoi ragazzi e li spronava: Voi non esistete, esistono solo loro. Per esistere dovete apparire, uscire dalle aule, conquistare gli spazi pubblici. Imparate da loro, fate come loro.

Difatti nel 1976 nasce il Movimento Popolare, (MP) che presenta suoi candidati nella DC che, per quanto compromessa col potere, offre più garanzie per le comuni radici cristiane. Nel 1986 CL tappezza la città di Milano di manifesti: Usciamo dalle catacombe. Nello stesso anno nasce la Compagnia delle Opere (CDO). Nella politica e negli affari i ragazzi di CL ormai cresciuti portano quanto appreso nelle scuole di comunità: il senso forte dell’appartenenza e la svalutazione del “fuori” pluralista e relativista, la certezza dell’essere portatori esclusivi di un messaggio salvifico che autorizza a compiere azioni non soggette a valutazioni secondo il comune metro moralistico, l’obbedienza al superiore, obbedendo al quale, per “processo analogico”, si obbedisce a Dio. Agiscono quindi di concerto, con determinazione e spregiudicatezza, a fronte di un “fuori” sempre più disgregato.

Un’occupazione “militare
Il Corriere della Sera scriveva già il 7/6/2005 che CL e CDO in Lombardia “determinano la quasi totalità delle scelte politiche e amministrative, di fronte a un peso elettorale che non raggiunge un decimo dei voti di Forza Italia”.

Le tappe di tale marcia sono state il successo elettorale ottenuto convogliando i voti su alcuni candidati che poi risultavano sicuramente eletti e l’occupazione che Enrico De Alessandri definisce “militare” di “tutti i centri di potere della Regione (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati)” (E. De Alessandri, Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia, Lecce 2010).

Grazie alla conquista del “castello” – per restare nella metafora militare – i politici vicini a CL-CDO hanno potuto procedere all’insediamento di “piazzeforti” nominando loro uomini come Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere, primari di reparti importanti o membri di consigli di amministrazione (emblematico il caso dell’occupazione ciellina dell’Ospedale Niguarda di Milano, a cui fanno seguito fra gli altri gli ospedali di Lecco, Mantova, Pavia, Monza, il Besta, l’Istituto dei Tumori, il Policlinico-Mangiagalli di Milano), Amministratori Delegati e Presidenti delle società di trasporto (a esempio Ferrovie Nord Milano, Malpensa Express), Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali (Fiera Milano Congressi, Gestione Fiere, Fiera internazionale di Milano). Ultima è arrivata l’edificazione di vere e proprie “cittadelle” con la trasformazione di strutture pubbliche in Fondazioni e la creazione di società a capitale pubblico della Regione Lombardia, le cui nomine sono saldamente in mano alla Presidenza della Regione: tra queste le più importanti sono Finlombarda Spa, Lombardia Informatica Spa, Infrastrutture Lombarde Spa.

Non si contano poi le spedizioni stagionali, come il finanziamento annuale per il meeting di Rimini per “promuovere l’immagine della Regione”, o come l’apertura di sedi di rappresentanza in innumerevoli Paesi, che ospitano sedi di Banca Intesa e della CDO; a cui bisogna aggiungere le sortite occasionali, come il caso “Oil for food”, e il finanziamento di singoli progetti.

Dal 1995 Roberto Formigoni in qualità di Presidente e Nicola Maria Sanese detto “il vicepresidente” come Segretario Generale della Regione Lombardia manovrano nomine che spesso vedono alternarsi gli stessi uomini a dirigere fiere, ospedali, banche, società di trasporto e di costruzioni, enti socio-assistenziali e formativi. L’occupazione ciellina della Lombardia è diventata tale che non fu solo una provocazione la proposta di legge «Norme per le nomine e designazioni di competenza della Regione» del consigliere regionale dell’opposizione Carlo Monguzzi, secondo cui almeno il 25% delle nomine fossero riservate a non ciellini.

La compagnia diventa capitale sociale
Il suo presidente Bernhard Scholz definisce la CDO “una rete, un’amicizia operativa dove le persone si aiutano attraverso scambi di informazioni, di know-how, di conoscenze per affrontare la quotidianità imprenditoriale”. Uno dei suoi compiti più importanti “è l’accompagnamento delle imprese nel rapporto con le banche. Abbiamo convenzioni bancarie interessanti. Inoltre forniamo alle nostre imprese informazioni fiscali, legali e commerciali che permettono loro di lavorare meglio” (intervista pubblicata in F. Pinotti, La lobby di Dio, Milano 2010).

Così le Regioni governate da uomini di CL o con uomini di CL in posti chiave garantiscono favori a banche che garantiscono conti correnti e linee di credito a condizioni di favore ad associati CDO. A Milano questa pratica è stata inaugurata sin dal 2003 con un accordo tra CDO e Banca Intesa, fautore l’attuale ministro Corrado Passera, già amministratore delegato di Banca Intesa e ospite abituale del meeting ciellino di Rimini, di cui la stessa BI è sponsor ufficiale. Analoghe relazioni privilegiate e conseguenti accordi e convenzioni di favore oggi sussistono tra CDO e Unicredit, Monte dei Paschi, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Popolare di Milano, Banco Popolare, Banca Regionale Europea, Cariparma e altre banche locali.

La CDO, con un bilancio che viene stimato in oltre 70 miliardi di euro, riunisce oggi oltre 36.000 società di cui circa il 50% in Lombardia. Forti presenze anche in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Lazio, Sicilia e, all’estero, in 25 Paesi, tra cui Svizzera, USA, Canada, America Latina. Conta 36 sedi in Italia e 16 all’estero. In Lombardia la CDO ha più associati che l’Assolombarda e tre membri nel consiglio direttivo della Camera di commercio di Milano.

I due elementi, le relazioni e gli affari, convivono e si alimentano nella CDO diventando “sistema”. Essa si presenta come un’associazione volontaria di imprese legate da un insieme di relazioni privilegiate su cui costruire rapporti economici. La compagnia diventa così un capitale sociale, che lega in una rete stretta e intrecciata politici, amministratori, imprese, finanziarie, enti privati e a partecipazione pubblica, con il sostegno di media ed espressioni del mondo culturale e religioso. Non si vuole qui mettere in discussione il diritto di associazione, ma denunciarne la traduzione, che viene a determinare quello che si chiama traffico delle influenze, vietato dalle normative europee ma non contemplato in Italia, dove una legge anticorruzione che vorrebbe introdurlo subisce il veto del Pdl.

Essere membri della CDO assicura, dietro il pagamento di una quota associativa neppure molto esosa, facilitazioni nell’accesso a mercati importanti come quelli della sanità, del sociale e della formazione, procacciati da politici ciellini presenti nei posti chiave dell’amministrazione: bandi e appalti sono disegnati su misura per le imprese aderenti alla CDO. Si delinea quella situazione individuata da Etienne de La Boétie: “a causa dei favori strappati ai tiranni si arriva a un punto ove quelli che traggono vantaggi dalla tirannide sono numerosi quasi come quelli che aspirano alla libertà”.

Dalla sussidiarietà al neopatrimonialismo
La parola chiave della cultura politico-economica della CDO è sussidiarietà, una “terza via” ciellina tra lo statalismo e il liberismo. Lo Stato, criticato perché invadente e totalizzante oltreché eticamente neutrale, limita con il suo monopolio la libertà dei soggetti; inoltre la sua macchina burocratica è elefantiaca e corrotta, distante dal cittadino. Sussidiarietà vuol dire che lo Stato deve garantire la libera iniziativa di soggetti privati assicurando ad essi sovvenzioni che permettano la realizzazione di opere che rispondano alla coscienza dei singoli e che siano in grado di garantire un servizio più tempestivo e più attento ai bisogni. Lo Stato continua a essere quello che paga, quello che cambia è che non importa che la funzione sia svolta dal privato o dal pubblico, importa l’efficienza e la qualità. Che la qualità del servizio offerto dal privato sia superiore viene assunto come un postulato che il cittadino non può sindacare: lo impedisce la stretta relazione – amicale e d’interesse – tra controllori e controllati, appartenenti alla stessa “compagnia”; anzi a volte le due funzioni convergono nella stessa persona.

Queste premesse danno il via libera a un processo di trasferimento di risorse pubbliche dallo Stato ai privati, determinando per alcuni soggetti rapidi arricchimenti non giustificati dallo svolgimento di una attività economica virtuosa ma dal godimento di condizioni di vantaggio acquisite conquistando i centri di potere e tendenti ad assumere posizioni di monopolio in tutti i settori della vita economica. Si può parlare di neo-patrimonialismo.

La destatalizzazione favorisce infatti forme di neopatrimonialismo associativo. In Lombardia in questa fattispecie rientrano quell’insieme di pratiche che rendono confusa la distinzione tra sfera privata e sfera pubblica. In altre parole, colui che in virtù di una carica pubblica detiene le chiavi della cassa ne fa un uso privato teso ad alimentare la sua rete clientelare. Chi descrive il neopatrimonialismo “classico” gli attribuisce queste caratteristiche essenziali: 1) l’assenza di distinzione tra dominio privato e pubblico. Sicché il “sovrano” amministra la cosa pubblica come fosse il suo ambito familiare (la CDO può essere considerata una famiglia allargata); 2) la coesistenza di due livelli di norme, private e pubbliche: le prime sono quelle reali e favoriscono il mantenimento, l’inclusione (o l’esclusione) nel sistema; le seconde sono dichiarate ed interiorizzate solo per rappresentare la legittimità delle pratiche di governo; 3) la personalizzazione del potere (nel nostro caso diventa una associazione ristretta del potere) e tramite questo l’appropriazione delle risorse.

Così si indebolisce la democrazia, poiché delegando a privati funzioni e servizi si creano canali di accesso a risorse pubbliche non controllate dalla pubblica amministrazione, o con un controllo formale non sostanziale o delegando funzioni inderogabili che i poteri pubblici non potrebbero alienare (coordinamento, controllo, garanzia dei livelli minimi di diritti sociali, equità, ecc).

Non è un caso l’opposizione del Pdl al varo di una legge anticorruzione, come non è un caso se nel 2009 il nuovo Statuto della Regione Lombardia ha depotenziato il ruolo del Consiglio Regionale. In nome dell’efficienza la maggior parte delle nomine sono diventate o di pertinenza del Presidente della Regione o effettuate con decreti, senza passare per il Consiglio. Altro strumento per evitare controlli è stato la già citata trasformazione di tante strutture in Fondazioni, meno soggette a obblighi di controllo e rendicontazione.

La nuova corruzione
La debolezza della democrazia è allo stesso tempo una conseguenza ma anche una causa dell’allignare di tale sistema. E’ la debolezza dello Stato italiano sconvolto da Tangentopoli che non ha saputo dare una risposta propositiva alla corruzione, se non l’arretramento dello stesso Stato dalle sue posizioni a vantaggio dei privati. E’ l’indebolimento della forma partito come organizzazione della partecipazione politica che non ha saputo opporre motivazioni ideali alla deriva affaristica; è l’indebolimento del sindacato come organizzazione dei lavoratori che non è stata in grado di contrastare la precarizzazione del lavoro, largamente usato nelle imprese della CDO, in particolare quelle no profit. E’ la debolezza della magistratura, che si è trovata impreparata, senza strumenti nei confronti di una forma di corruzione diversa da quella di Tangentopoli: non c’è più il traffico delle bustarelle da intercettare con appostamenti e telecamere, c’è un traffico immateriale di relazioni che costituiscono un sistema chiuso di potere, di cui si avvantaggia il sistema a spese della società intera. Ma nell’ambito di CL-CDO sono presenti anche casi come quello di Antonio Simone, uno dei fondatori di MP finito in manette nel 1994 e di nuovo nell’aprile 2012 per tangenti di vecchio tipo.

Ciò dimostra che la corruzione politica, di vecchio e nuovo tipo, non si è ridotta. Essa è uno scambio fra decisione politica e denaro che aumenta in rapporto all’ampiezza della discrezionalità delle scelte politiche o della mancanza di trasparenza e di controllo. Si sa il posto poco onorevole che si è meritato l’Italia nelle classifiche di Transparency International. La diffusione della corruzione deborda sicuramente la sfera politica, ma è a questo livello che si sono allentati i già deboli controlli e lo stato è venuto meno ai suoi imperativi di eguaglianza di trattamento di fronte alla legge (rule of law). Le leggi attuali forse possono intervenire, nel caso sussista la volontà di farlo, contro la corruzione di vecchio tipo, ma poco possono fare contro il traffico delle influenze e il neopatrimonialismo.

Un altro motivo di indebolimento della democrazia e di discriminazione è costituito dalla ideologizzazione del servizio, in particolare “per quanto riguarda l’istruzione, il controllo sulla procreazione e soprattutto sulle donne”, poiché “il controllo delle donne è l’argomento centrale di ogni fondamentalismo nel mondo, perché è l’asse di ogni richiamo tribale all’appartenenza” (Stefano Levi Della Torre, Laicità, grazie a Dio, Torino 2012). Esempio ne sono il contrasto della legge 194 sull’interruzione della gravidanza attraverso l’assunzione solo di medici obiettori e i finanziamenti ai consultori del Movimento per la Vita, oppure, nel campo dell’istruzione, il “buono scuola” congegnato in modo che a usufruirne siano non i più bisognosi ma coloro che frequentano una scuola privata. Oppure, e questa è l’ultima trovata prevista dall’art. 8 della legge regionale lombarda “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione” approvata il 3 aprile 2012, la “chiamata diretta” degli insegnanti da parte del dirigente scolastico, sulla base dell’adesione al progetto ideologico del singolo istituto.

Il welfare ritorna a essere esclusiva della Chiesa e dei privati, spesso quelli a loro volta legati alla Chiesa. Una Chiesa che, prima rinnovata dal Concilio Vaticano II e poi scossa dai movimenti di liberazione degli anni 60-70, prosegue la riconquista della società cominciata con Giovanni Paolo II e non vigila abbastanza per evitare degenerazioni affaristiche. Si torna a una situazione precedente alle leggi Crispi del 1890. Anche dal punto di vista politico, tale progetto non ha incontrato ostacoli, dal momento che la storia italiana degli ultimi vent’anni ha visto l’occupazione del potere a opera della stessa parte politico-ideologica in ambito sia locale sia regionale sia nazionale: dalla Moratti a Formigoni a Berlusconi. E anche laddove la gestione della cosa pubblica non è stata dei politici ciellini, l’appoggio ciellino si è riversato tatticamente sull’apparente avversario, come in Provincia di Milano su Penati: in ogni ambito, grazie alle posizioni di forza conquistate, per la CDO è più facile dare – e ottenere – la complicità che subire il controllo.

E’ auspicabile che il sempre più frequente coinvolgimento di uomini di questo potere lombardo in inchieste giudiziarie possa contribuire a un giudizio non ideologico, se è vero che: “Voi li riconoscerete dunque dai loro frutti” (Mt, 7, 20).

* * *

Materiali in rete

Il Libro grigio della giunta Formigoni curato da Giuseppe Civati e Carlo Monguzzi qui.

Le inchieste sulla Regione Lombardia su la Repubblica qui.

La rete della Compagnia delle Opere su l’Espresso qui.

I siti ufficiali, di Comunione e Liberazione qui, della Compagnia delle Opere qui.

21 pensieri su “Il sistema ciellino in Lombardia

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  2. Credo non siano mai esistite una religione o un’ideologia che non andassero soggette a strumentalizzazioni economiche. Del resto, i soldi sono necessari per esistere, e questo vale per un individuo come per un collettivo, un organismo, una comunità.
    A quando un bell’articolo sulle cooperative rosse? O sui soldi che il PC riceveva da Mosca (accordo segreto con una potenza straniera e nemica dell’Italia, e dell’umanità in genere, oltre che finanziamento illecito ai partiti)?
    E la foto mi pare, francamente, di cattivo gusto. Non riesco a capire perché il cristianesimo debba essere la sola religione, la sola identità che è possibile oltraggiare impunemente. Rispettiamole tutte, le religioni e le culture.

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  3. Gentile Ivan, la esorto proprio a una bella inchiesta sulle cooperative rosse, vedrebbe come ultimamente in nome degli affari si siano saldati stretti rapporti tra Cl-CdO e cosiddette cooperative rosse: infatti spesso dove circolano soldi oggi in Italia si trova Cl.

    Certo, dice lei, bisogna pur mangiare. Due cose: mangiare così troppo fa male; e si ricordi ogni tanto del giglio nel campo e dell’uccello nel cielo. In effetti qui non si tratta di religione, ma di cacciare i mercanti dal tempio, se proprio tiene tanto al tempio.

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  4. I mercanti nel tempio, nell’episodio biblico, esercitavano il commercio esattamente all’interno del tempio. La compagnia delle opere è un’organizzazione laica, che opera collateralmente e complementarmente ad un movimento ecclesiale, il quale a sua volta non è un ordine religioso.

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  5. Grazie mille Giorgio per il puntualissimo articolo, una bella espressione di diritto di cronaca e critica che dovrebbe essere l’innervatura di ogni discussione libera e tollerante.
    Certo che la storia di CL viene ormai da lontano, dalla conquista in Lombardia dell’egemonia culturale e politica come movimento giovanile, sulla crisi verticale dei riferimenti culturali delle sinistre, già evidente sul finire degli anni ’70. CL ha sempre anteposto il suo carattere confessionale e la tendenza a considerare la società come fatta da compartimenti stagni, tra cui non si comunica. Sta qui, credo, in questa originaria matrice culturale, il rapporto “peculiare” tra la dirigenza di CL che si è fatta ceto politico e la dialettica politica (la coesistenza di due livelli di norme, private e pubbliche: le prime sono quelle reali e favoriscono il mantenimento, l’inclusione (o l’esclusione) nel sistema) propria di una società che è complessa e che non può essere ridotta ad unum. Del resto, l’invito a essere il sale della terra non vuole esattamente dire trasformare la terra in una saliera.

    Io credo che per molti attivisti e simpatizzanti della galassia CL l’odierna cronica politica e giudiziari sia fonte di grande angoscia. Senza scomodare Ivan Karamazov e il suo Grande Inquisitore, è difficile oggi negare che la secolarizzazione della società sia entrata dentro CL fino ai massimi livelli, e l’ombra sulle mille pratiche clientelari e di do ut des si estende, temo, retroattivamente fino alle ragioni fondative di CL come associazione confessionale ispirata al messaggio evangelico.

    L’attuale governatore della Lombardia pare oggi essere nell’occhio del ciclone. Certo che al di là della rilevanza penale di certi atti, qui si sta consumando un dramma di natura personale (esistenziale, religiosa, perfino psichiatrica) che è anche un dramma generazionale di tanta parte della società lombarda.

    Attenzione, massima attenzione anche da parte di chi è estraneo a CL per ragioni di sensibilità religiosa e culturale. Perché questo è dramma vero, che tocca il secolare problema tra Chiesa e Stato, e quindi il rapporto tra laicità e confessionalismo. E si intreccia con la crisi della società italiana, sul fallimento complessivo delle sue élite dirigenti, liberali, fasciste, democristiane, di origine socialista, e della sua classe imprenditoriale, mai vera classe dirigente ma piuttosto ceto sociale in rapporto simbiotico con stato e parastato.

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  6. “E’ l’indebolimento della forma partito come organizzazione della partecipazione politica che non ha saputo opporre motivazioni ideali alla deriva affaristica; è l’indebolimento del sindacato come organizzazione dei lavoratori che non è stata in grado di contrastare la precarizzazione del lavoro, largamente usato nelle imprese della CDO, in particolare quelle no profit. E’ la debolezza della magistratura, che si è trovata impreparata, senza strumenti nei confronti di una forma di corruzione diversa da quella di Tangentopoli: non c’è più il traffico delle bustarelle da intercettare con appostamenti e telecamere, c’è un traffico immateriale di relazioni che costituiscono un sistema chiuso di potere, di cui si avvantaggia il sistema a spese della società intera.”

    Grazie, Giorgio, per questo intervento che ha saputo esaminare una realtà complessa cercandone le cause; che sono forse anche la ragione di tanto disinteresse “resistenziale” da parte dei cittadini, in un momento difficilissimo: che nella realtà, almeno in parte, cela appunto ben altri interessi.

    Giovanni

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  7. Grazie a Roberto e Giovanni per interventi che completano i contenuti dell’articolo.

    In particolare, Roberto, mi pare molto importante evidenziare come probabilmente “per molti attivisti e simpatizzanti della galassia CL l’odierna cronica politica e giudiziari sia fonte di grande angoscia”. C’è da augurarsi che ciò accada davvero.

    Amarezza e imbarazzo infatti si leggono nella nota lettera che il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione don Julian Carron ha scritto a la Repubblica allo scoppio dell’attuale scandalo-sanità che coinvolge Formigoni e la giunta regionale lombarda. Don Carron dice chiaramente: Abbiamo sbagliato, scusateci:

    “Se il movimento di Comunione e Liberazione è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo averlo dato… Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani… Quando un membro soffre, tutto il corpo soffre con lui, ci ha insegnato san Paolo… Per questo non abbiamo altra lettura di questi fatti se non che essi sono un potente richiamo alla purificazione, alla conversione a Colui che ci ha affascinato…”

    Con ancor più drammatica sofferenza lo stesso don Giussani ammoniva negli ultimi anni di vita: Siamo troppo compromessi col potere, se continuiamo così siamo spacciati.

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  8. Cl è ormai solo un gruppo di potere, chiuso all’interno dei suoi conti correnti, ben seduti su poltrone che contano . So per esperienza che , lontani dallo spirito cristiano dell’accoglienza, rifiutano contatti e relazioni con seggetti che in Cl non si riconoscono. Lo spirito di sussidiarietà si è trasformato in spirito di supremazia. Me ne dolgo.

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  9. Grazie, Narda. Intanto non passa giorno senza notizie riguardanti gli scandali della Regione Lombardia e del suo Presidente.

    «aprire le porte in Regione Lombardia… sfruttando la… conoscenza personale con Formigoni per accreditarsi presso i… clienti» e muovere «nell’ente pubblico le leve della discrezionalità»: è questo un esempio perfetto di “traffico delle influenze”, che come vediamo in questa vicenda del rapporto Formigoni-Daccò può sconfinare nella forma tradizionale della corruzione.

    A questo punto il problema diventa evitare una interpretazione riduzionistica della vicenda, che consentirebbe di fare come se l’unico colpevole fosse Formigoni che “ha sbagliato” e tutto il sistema CL fosse sano.

    In questa prospettiva riduzionistica altre forze politiche potrebbero venire in soccorso a fini spartitori al resto del corpo ciellino accreditato come sano: e avremmo il solito gattopardismo italiano.

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  11. Interessante e bello. Ricordo il deprecabile pdL Aprea (chissà come andrà a finire la riforma degli organi collegiali) che recitava testualmente, in un suo passaggio:

    “D’altra parte, come è emerso dal Rapporto 2006 della Fondazione per la sussidiarietà, che ha esplorato le percezioni delle famiglie, delle istituzioni e delle imprese rispetto alle applicazioni della sussidiarietà in campo educativo, il 56 per cento degli intervistati auspicherebbe una scuola con un sistema misto Stato-privato.”

    E’ un periodo esemplare se si volesse spiegare a qualcuno come si tenta di far diventare egemonico il parere di una minoranza. Bisogna analizzare parola per parola: “Il rapporto della Fondazione per la sussidiarietà” (anche qui, Comunione e liberazione) viene data come la prova provata che la sussidiarietà risolverà ogni male della scuola italiana. Ora, tenuto fermo che far indagare la Fondazione per la sussidiarietà sul gradimento della sussidiarietà non dà molte garanzie di analisi oggettiva, che cosa indaga, nello specifico, la suddetta Fondazione? La “percezione delle famiglie, delle istituzioni, delle imprese”; ma come caspita si rileva la “percezione”? Non solo – la vaghezza e la tendenziosità si conferma nella percentuale (56%) di coloro che hanno la “percezione” che un sistema misto Stato-privato sarebbe migliore dell’attuale. Una maggioranza di stretta misura, raccolta a partire da premesse non certo di spiccata trasparenza viene spacciata (ed è droga pesante) come probante – e non al bar, tra sodali ciellini, ma nella premessa ad un pdL.

    E’ soltanto un particolare, un frammento che indica però, con chiarezza, la protervia di una parte che, ancora minoranza, si pensa come maggioranza totalizzante.

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  13. L’articolo, sebbene non sia dettagliato, da una idea completa dell’entità del potere politico-economico e di influenza, e delle modalità attraverso le quali conquista e poi consolida questo stesso potere.

    Mi sono tornate alla mente due considerazioni emerse dalla mia esperienza diretta, sebbene, ovviamente, si sia trattato di esperienza esterna:
    Innanzitutto ci sono i contenuti della “rete” chiusa di CL.
    Appartenere a CL significa trovare passo dopo passo tutto quello che segna una vita: amicizie, contatti, lavoro, canali di investimento, carriera, matrimonio e famiglia, organizzazione del tempo libero… Una caratteristica peculiare dell’ambiente è il costante e capillare controllo sulla vita degli individui che ne fanno parte: non si tratta di un controllo esterno, ma di autocontrollo; in sostanza consiste in una sorta di auto delazione: se ogni momento della vita di ognuno è già tracciato dalla rete di offerta contenuto all’interno del sistema CL, tutto ciò che si vive nella sfera personale viene apertamente raccontato, confidato, “confessato” in periodici convivi, compresi gli immancabili “imprevisti” che coinvolgono -sempre nella vita privata- elementi esterni. Se si pensa che è una comunità con un solido fondamento di moralità cattolica, si intuisce quale livello di (auto) controllo può raggiungere.
    Con un sistema chiuso così strutturato, si può immaginare anche quale grado di compattezza ed efficacia si può ottenere nella penetrazione in organismi sociali: consideriamo un’istituto di credito, al cui interno CL abbia un quadro responsabile compiacente e un addetto alle assunzioni appartenente a CL stessa; il grado di affidabilità dei nuovi assunti “ciellini” è assoluto e, per ogni nuovo organico inserito, la capacità di penetrazione di CL all’interno dell’istituto di credito considerato diventa più semplice, perfino ovvia.
    Bisogna considerare che, se la componente di opportunismo, nell’aderire ad una rete siffatta, appare scontata, assai rilevante è l’adesione di elementi “deboli”, bisognosi di una robusta rete di protezione, non solo sociale -evidentemente- ma anche di indirizzo personale e di ragioni esistenziali. Una prigionia più o meno volontaria che sottrae gli individui dall’affrontare la vita in campo aperto, dalle ansie esistenziali, dai dubbi, dalle più imbarazzanti incertezze rispetto alle importanti scelte della vita.
    A mio parere è questa la componente più rilevante e inquietante dell’inarrestata marcia di conquista di risorse da parte di CL.

    La seconda considerazione emersa dalla lettura dell’articolo investe l’appropriazione esponenziale di risorse e ruoli gestionali della comunità e del territorio, da parte di CL -quale elemento particolarmente forte ed efficace, oltreché autonomo-, in un più ampio contesto che la include nell’ascesa della Chiesa “trionfante”, dalla gestione espansionistica di Wojtyla al berlusconismo.
    La considerazione sta nel parallelismo tra il potere della chiesa cattolica e delle sue holding -tra le maggiori è CL- e il potere degli ayatollah iraniani, noto nell’ambito politico, i quali detengono altresì -direttamente o indirettamente- una larga parte del potere economico. Riporto una sola breve frase da “il turbante e la corona”” di Alberto Negri (ed. Tropea): “l’universo delle fondazioni è il cuore del sistema, dove economia, finanza, potere politico e religioso, legami familiari e di clan ruotano attorno ad holding con proprietà immobiliari immense e società con miliardi di dollari di fatturato, centinaia di migliaia di dipendenti e affiliati.”

    Francesco Falcolini

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  16. L’interessante intervento di Francesco Falcolini mi spinge a qualche considerazione. Secondo me, coloro che sognano di vedere CL morire mentre i suoi aderenti si scannano tra loro appartengono a due categorie: la prima é quella degli ultralaici, che vogliono veder sparire l’anomalia dei ‘cattolici visibili’. La seconda é quella, molto più prosaica, di chi appartiene alla parte politica cui interessa tagliare la testa a CL solo per buttar giù Formigoni, prendere possesso della Regione Lombardia e, di conseguenza, della valangata di Euro che arriveranno con l’Expo, oppure portare il serbatoio di voti di CL dalla propria parte. Ma, per realizzare questo, sono utili le campagne di stampa in cui dipingere CL come una Scientology de noantri, squaloni pseudocattolici devoti solo al culto del denaro o, se proprio si vuole essere buoni, una massa di poveri pirla in buona fede intortati da una dirigenza senza scrupoli? Non dimentichiamo che, fin dagli anni settanta, da Giorgio Bocca in poi, decine di giornalisti hanno orchestrato campagne di stampa anche più elaborate contro CL, accusandola di essere stata creata in laboratorio dalla segreteria democristiana, di ospitare lo squadrismo nero, oppure di essere finanziata dalla CIA. Negli anni di piombo, poi, il passatempo preferito di quelli che venivano chiamati ‘extraparlamentari’ era di provare la bontà delle loro chiavi inglesi sul cranio dei ciellini. Quindi, se all’epoca tutto questo non ha frenato la crescita di CL, come pensare che le inchieste giornalistiche, le indiscrezioni, gli articoli attuali possano distruggerla? Quindi, mi permetto di dare un consiglio: la gente entra in CL per motivi esistenziali, perché lì e non altrove trova un senso della vita; se volete eliminare CL, dovete convincere i suoi aderenti che, come dice Falcolini, ‘le ansie esistenziali, i dubbi e le imbarazzanti incertezze’ rendono la vita più degna di essere vissuta rispetto ai Santi e alle Madonne. In ultima analisi, dovete convincerli che approdare alle sane sponde della laicità rende più felici che seguire Gesù Cristo. Se non ne siete capaci, secondo me perdete il vostro tempo.

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  17. Non confondiamo il diavolo con l’acqua santa, qui Gesù Cristo non c’entra per niente, qui si tratta di un sistema di potere corrotto e plurindagato dalla magistratura.

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