98. E’ morto

da qui

Non ti saresti aspettato un incontro così strano. L’uomo sparito all’improvviso, come avesse l’appuntamento più urgente della vita; lei rimasta lì davanti, pensierosa, indifferente al fatto che ti fai vicino, che ora, addirittura, le accarezzi i capelli lunghi e ricci. Cos’è successo? Provi a domandarglielo, ma non risponde nulla. Che sia la confidenza fatta ad Amerigo, la rivelazione del suo dramma di anoressica uscita da poco dall’abisso a creare un altro abisso tra voi due, per il non detto, il silenzio inammissibile su qualcosa di così importante? Si era illusa di aprirsi, nel lungo viaggio in pullman in cui vi eravate rifugiati l’uno nell’altra, con tutto ciò che ne era conseguito: le sorprese di Mattea, l’amore sbocciato come un fiore di campo, robusto e fragile nello stesso tempo. Che senso può avere tutto questo, quando viene a mancare il tassello più importante, la tessera-chiave per comprendere il disegno complessivo del mosaico? Siete di fronte al portale della Vergine: provi a decifrare le figure che lo affollano, profeti o re, gente che riempie uno spazio senza sapere cosa fare, proprio come te, che per la prima volta, nel soggiorno parigino, la senti totalmente estranea, come se non vi foste conosciuti, in tutti i sensi, al numero venti di Rue de Berthollet. La vedi andarsene, senza dire una parola. Anche a te, le parole, sono morte sulle labbra, eppure non sei triste né arrabbiato. Ti senti solo attratto nell’interno della cattedrale, come se una voce sconosciuta avesse deciso di chiamarti. La prima impressione è un antro buio traforato dalle luci blu delle vetrate e quelle bianche delle lampade che scendono a picco dal soffitto. Gli archi rampanti sono i dettagli che si affermano con prepotenza: il chiaro della pietra levigata contro lo scuro della pancia enorme della cattedrale, percorsa in lunga e in largo da turisti che si scambiano commenti a bassa voce. Ora che gli occhi si sono abituati, vedi un cielo attraversato da stelle, azzurre e grandi come lo sguardo che ti ha seguito fino a ora e che ti pare si posi su di te, mentre ti giungono parole che galleggiano sulla massa informe del chiacchiericcio della gente; le decifri a stento, vorresti, forse, non averle mai sentite: il don è morto, ma non credere che ti abbia abbandonato. Non hai il coraggio di voltarti: lanci solo un’occhiata disperata agli squarci di luce che si aprono nell’abside e lungo le navate; pensi alla tua vita: alle fughe, alle rivolte, al mare di Taormina nelle prime ore del mattino, quando il paradiso scende sulla terra per farti assaggiare, di nascosto, il sapore di Dio. Sei in un altro mondo, non sai dove, eppure ancora avverti le ultime parole, quasi perse nel brusio dei turisti che discutono di archi e di rosoni; parole scandite, come volessero soccorrere il respiro rotto, il battito del cuore che accelera in modo incontrollato: ora tocca a te. Ti volti di scatto, ma non c’è nessuno; solo la corrente anonima e informe di donne con le borse, di uomini che puntano ovunque gli obiettivi, di bambini che urlano, con voci stridule, frasi incomprensibili.

20 pensieri su “98. E’ morto

  1. le parole, sono morte sulle labbra…

    Una parola muore appena detta: dice qualcuno. Io dico che solo in quel momento comincia a vivere. Emily Dickinson

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  2. il don è morto, ma non credere che ti abbia abbandonato

    A te, che da lassù continui a vegliare su di me…
    A te, che, con dolce prepotenza, sei parte di me…e vivi con me…
    A te, che, attraverso silenzi, segni, ricordi, attimi, parole, sguardi, lacrime…rendi questo mio cuore proiezione del tuo…
    A te, che nonostante ogni luogo, ogni tempo, ogni spazio…continui a essere…
    A te, che con tenera violenza mi spingi a continuare a guardare in faccia a questa vita e a darle un senso anche senza il tuo essere qui, ora…
    A te, che sei… che continuerai a essere… qui..con me…
    Osservo questo cielo…sopra di noi…e so che tu, per me, stai sorridendo alle stelle…alla luna…al sole…e al mio cuore dolorante…
    Guardo lassù e sento la tua carezza… e ti stringo a me…con rabbia e amore…
    Non lasciarmi… fa’ che io ti senta sempre in me… fa’ che io viva per te…per me…e per quanti mi vogliono bene…
    Vola…e non lasciarmi mai… (© MGrazia Tulimieri)

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  3. il don è morto, ma non credere che ti abbia abbandonato.

    ” se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.”

    GV 12,20-25

    “Ora tocca a te” e a noi con te, uniti in un grande cerchio aperto, per far capire quanto è grande il Suo progetto, il suo Amore, il Suo fine.

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  4. La morte non è niente di Henry Scott Holland
     
    La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

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  5. La vita, gioie e dolori, a volte amata, altre volte odiata, ma vissuta ogni giorno fino in fondo, nella consapevolezza che, nonostante la caducità di tutte le cose, c’è la bellezza eterna ed infinita dell’amore, dell’incontro con l’altro, in uno sguardo, una carezza, un abbraccio o un sorriso.

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  6. Credo nella Resurrezione e capisco che l’Amore è più forte della morte.
    -Don Mario Torregrossa: Catechesi sulla Carità.-

    Credo anche che ci ci ama non smette mai di parlarci e di sintonizzarci con noi.

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  7. Sì forse è la fine di un romanzo, ma non sarà la fine di tutto. Neppure la fine di un uomo di un padre di un santo può essere la fine di tutto ancor più se era lui che ha corso la prima frazione della staffetta con un tempo da record, è solo un passaggio di testimone ma la squadra vincente rimane la stessa. Devi fare anche tu la tua parte dando il meglio di te in quei 100 metri onorando colui che ti ha preceduto. Tutto il resto a quel punto non ha più valore ne le statue di gente famosa che affollano la cattedrale, nè lei che abbandona il presidio d’amore ormai rassegnata al tuo fare distratto, alla scarsa attenzione. Neppure la morte potrà mai interrompere la corrispondenza di amorosi sensi, come i i muri cosparsi di scritte sui quali già spuntano gli addentellati per l’incastro di nuovi edifici che faranno più grande la tua bella città fino a renderla eterna.

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  8. – La vedi andarsene, senza dire una parola.

    Farsi da parte, per il bene dell’altro, anche e soprattutto se costa dolore, sofferenza e sacrificio, è un grande atto di vero amore: perchè l’amore non è possessivo, non vuole controllare, non esita a fare spazio, lascia l’altro libero di scegliere e gioisce nel vedere l’altro felice… “zim-zum”!

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  9. vorresti, forse, non averle mai sentite:

    Ci sono parole che non vorresti mai sentire, ma che purtroppo fanno parte della vita …queste parole, non le vorresti mai ascoltare, perchè ti lacerano il cuore,come se fossero la lama affilata di un coltello.Ed è per questo che non hai il coraggio di voltarti indietro, perchè sai ,che se lo fai, sei costretto ad affrotare l’unica realtà che hai davanti, quella di sentirti solo, perchè colui che ami non c’è più. Ti è rimasto solo il suo amore che ti ha lasciato dentro il cuore, e questo amore ti dona una speranza: quella che dopo ogni dolore c’è sempre una gioia, perchè dietro ogni morte c’è sempre una “RINASCITA”!

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  10. L’assenza disincarna – così fa la Morte
    Nascondendo gli individui alla Terra
    La superstizione aiuta, così come l’amore –
    La tenerezza decresce mentre la proviamo .
    E. Dickinson

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  11. il don è morto, ma non credere che ti abbia abbandonato.

    Una persona che è stata importante e presente nella tua vita e ti ha insegnato così tanto, non ti abbandona e quando ti senti smarrito o ti trovi a dover prendere una decisione sai perfettamente cosa ti direbbe, sai tutto quello che ti serve sapere.



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  12. “Ti volti di scatto, ma non c’è nessuno”

    Ha una sua solitudine lo spazio,
    solitudine il mare
    e solitudine la morte,
    eppure tutte queste son folla
    in confronto a quel punto più profondo,
    segretezza polare,
    che è un’ anima al cospetto di se stessa:
    infinità finita.

    Emily Dickinson

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  13. Quando c’eri, Mario, mi domandavo
    come sarebbe stato
    il giorno che sarei rimasto solo:
    un pugno nello stomaco, credevo
    che sarei morto anch’io,
    ancora non sapevo
    che amare è morire, che in fondo al cuore
    c’è una luce nasosta in una tomba
    e che solo scendendo fino in fondo,
    esalando quell’ultimo respiro
    nascosto in ogni battito del dare,
    ancora non sapevo,
    che il lampo che ora vedo in questa foto,
    l’illusione di averti qui per sempre
    era la profezia di chi sa già
    che all’alba arriva uno che ti ti dice
    chi cerchi, perché piangi non è qui,
    non vedi che ti sta aspettando ancora
    non senti che ti chiama dalla porta
    del cuore? dimmelo, se sei felice.

    Se sei felice – F. Centofanti, Nomen omen

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  14. “il don è morto,ma non credere che ti abbia abbandonato” -no,però tu lo vuoi la sua presenza fisica,suo abbraccio,sua carezza. “ora tocca a te”-no,sei tu che vuoi stare con lui,lo vuoi seguire.
    “sei in un altro mondo,non sai dove”-il dolore è diventato troppo forte per poter sentire dolore.
    “il don è morto”-ti ritorna specialmente in momenti di difficoltà
    “non ti abbia abbandonato” -tutto qui

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