99. Il cerchio

da qui

La piazza è perfetta per uno spettacolo del genere: un cerchio circondato da palazzi d’epoca, infarcito di ristoranti e bar coi tavolini che raggiungono quasi il bordo estremo dello stretto marciapiede. Le auto scorrono lente, incuriosite dalle luci intense e dalla musica che culla in una nenia dolce le orecchie rapite degli astanti. E’ questo lo scenario in cui il romanzo raggiunge, finalmente, la sua meta. Sei prostrato: il peso dei personaggi e delle storie che si sono intrecciati fino a ora ti cade addosso tutto in una volta; è un’impresa titanica far convergere ogni filo nella piazza, dove il gatto di pietra sa che il desiderio di ridurre tutto al suo stato d’immobilità può realizzarsi da un momento all’altro, ora che Eleonora sta ballando il tango con un uomo brizzolato, che Dante e Mario assistono come ipnotizzati allo spettacolo, che Nino, non distante da loro, è tentato di salire anche lui sulla pedana per dar sfogo alla sua passione segreta per il ballo, che Romolo riempie di occhiate ogni angolo dello spazio circolare in cerca di Veronica, che nessuno può vietare a Sonia e Mattea di ritrovarsi qui, come chiamate dalla voce bassa del Padre dei racconti, capace di convincere chiunque a presentarsi ogni volta che la trama lo richieda. E quando può richiederlo se non nella pagina che scioglie tutti i nodi, il dubbio e la rabbia, l’amore e la ricerca, la gelosia furiosa, ma soprattutto la fragilità inquietante di chi perde quello che aveva considerato una conquista certa? Il quadro, quindi, s’increspa all’improvviso: un’auto della polizia accelera con grande sfoggio di rimbombi e scoppiettii, inseguendo una donna bionda in bicicletta; una giovane dagli occhi verdi e azzurri si fa largo tra la folla e punta la pistola contro l’uomo che balla stringendo a sé Eleonora, col vestito dallo spacco profondo che si apre sulla pelle già abbronzata; l’esplosione del proiettile ha l’effetto di arrestare d’incanto l’auto degli agenti, che innesta una veloce retromarcia, parcheggiando vicino a una corrente di persone che si allontana disordinatamente dal luogo in cui Futura ha fatto fuoco, urlando viva la rivoluzione, lasciando impietriti, come il gatto della piazza, Dante e Nino che si erano lanciati in un tango alternativo – non avevi detto che ti piacevano gli uomini? sì, in un altro senso – e mentre un gruppo di ragazzi di borgata boicotta lo spettacolo, sparando ad altissimo volume la musica di Vasco – vivere, e sorridere dei guai, così come non hai fatto mai -, mentre negli occhi azzurri di un uomo fermo in un angolo, come se pregasse, s’intravede ancora adesso il riflesso di Filippo che gli dice parto, entro in seminario; e tutto avviene così rapidamente che sembra già di stare nella cella di due metri per due, in cui Futura ha gli occhi fissi sul muro e si accorge di una scritta mezzo cancellata dall’umidità, dove legge, come in trance, Fofner eri la mia vita. Prende il libro che qualcuno le ha fatto recapitare con urgenza, lo apre a caso e sillaba le righe che di primo acchito hanno attratto la sua curiosità: avresti provato ancora l’ebrezza dell’oblio, come quando mi sentivi in un modo in cui non mi avevi mai sentito, come quando ti sentivo in un modo che non avrei immaginato fino a quella notte che ora fatico a ricordare, tanto era bella, tanto eri bella, e mentre cerco di convincerti, aggiungendo riga a riga, scopro sempre più che neanche un romanzo può decidere come debbano andare le cose della vita, solo tu puoi decidere di essere, di vivere. Posa il libro e impugna la penna, si avvicina alla scritta sopra il muro, cancella il verbo eri e lo sostituisce subito con sei. Il cerchio si chiude: Dante riabbraccia Eleonora, scioccata dalla morte dell’amico politico, Romolo tenta di scoprire se Veronica l’abbia fatta franca, Marika ti chiede di ospitarla, solo questa notte, al Seven Hotel, in Rue de Berthollet. Nella piazza è notte, e silenzio. Il gatto di pietra è inespressivo, lambito appena dalla pozza di sangue di cui si fatica a distinguere il colore. Il romanzo è finito; non sai se cambierà qualcosa, se sia un seme destinato a dare frutto; sai solo che il grigio della pietra farà spazio, domani, alla volta morbida del cielo, che d’ora in poi non potrà non ricordarti gli occhi grandi e azzurri di un uomo di cui sai solo che si chiama Fofner; un uomo che puoi incontrare ovunque, come una scritta su un muro diroccato o sulla balaustra bianca di un pontile.

FINE

40 pensieri su “99. Il cerchio

  1. ”neanche un romanzo può decidere come debbano andare le cose della vita”

    ..o forse sì, sicuramente i tuoi romanzi, Fabry, dove le parole infondono un grande desiderio di essere trasformate in vita.

    Grazie, di cuore, anche per questo bellissimo romanzo.

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  2. Un romanzo forse non può cambiarti la vita, ma un romanzo come questo può farti sentire leggera come una nuvola e farti volare in alto, fino in cielo, fino a perderti nel suo immenso azzurro, fino a salvarti.

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  3. Il tango delle nuvole, Nefeli’s tango
    di Haris Alexiou

    Il nastro d’oro
    che Nefeli, la più bella di tutta la vigna,
    portava tra i capelli…
    Vennero due angeli piccoli piccoli
    e glielo rubarono.
    Due piccoli angeli
    che nei loro sogni volevano Nefeli.
    Volevano nutrirla
    con melagrano e miele
    Perché non ricordasse più niente,
    perché dimenticasse cosa voleva.
    La presero in trappola
    giacinti e gigli le rubarono il profumo
    E gli Amorini la colpirono con le frecce
    e la ingannarono.
    Ma il buon dio Zeus
    prese per lei l’acqua della giovinezza
    la trasformò in nuvola e la disperse
    perché nessuno la trovasse più.

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  4. “Il nastro d’oro che Nefeli, la più bella di tutta la vigna, portava tra i capelli… Vennero due angeli piccoli piccoli e glielo rubarono. Due piccoli angeli che nei loro sogni volevano Nefeli. Volevano nutrirla con melagrano e miele Perché non ricordasse più niente, perché dimenticasse cosa voleva. La presero in trappola giacinti e gigli le rubarono il profumo E gli Amorini la colpirono con le frecce e la ingannarono. Ma il buon dio Zeus prese per lei l’acqua della giovinezza la trasformò in nuvola e la disperse perché nessuno la trovasse più.”

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  5. Anche se talora il tango si colora di accenti di tristezza per l’affaciarsi sullo sfondo de la FINE di ogni cosa, riacquista la serenità attingendo una nuova vitalita dalla certezza dell’amore.
    Bello anche questo video scelto per fine del romanzo!

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  6. “cancella il verbo eri e lo sostituisce subito con sei”

    Un cerchio aperto a chiunque voglia entrarci, a chiunque voglia assaporare il bene, a chiunque voglia fare spazio…… grazie don!

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  7. Dopo questo romanzo “gli occhi grandi e azzurri ” di Fofner non si potranno mai dimenticare.
    Grazie, Don! per averceli fatti notare.

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  8. Il romanzo non può decidere come debbano andare le cose della vita ma può darti tanti spunti di riflessione e aiutarti nel percorso. Grazie don per questa meravigliosa avventura.

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  9. Quella piazza cos’è, la location del nostro racconto o è essa stessa il racconto?
    Quella piazza è simile al mondo, che raccoglie le storie di ciascuno che in principio ha sfilato davantia alla statua di pietra in attesa della distribuzione delle croci e alla fine vi si ritrova al cospetto per il rendiconto del proprio viaggo.
    Se la piazza è il Divino Romanzo sarà Lui, il Padre dei racconti, radunando in quel posto tutti i suoi personaggi, che farà di quel cerchio la loro ragione di vita la loro speranza di salvezza.
    Noi quella ragione e quella speranza l’abbiamo trovata con Te, Don. Grazie.

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  10. Stasera quando parlavo con Rossella di miei problemi,mi ha detto piu meno la stessa frase:
    “vivere,e sorridere dei guai,cosi come non hai fatto mai”
    avete ragione,mi sono sentita meglio,sollevata.Grazie

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  11. Solo tu puoi decidere di essere,di vivere..

    Si…ma c’è sempre chi ti aiuta a vedere con altri occhi la tua vita,a girare lo sguardo verso orizzonti sconosciuti, cosicchè impari a guardare con più attenzione,e scopri mille ragioni in più per essere migliore,per riflettere sulle tue scelte e scoprire che è bellissimo alzare lo sguardo e non sentirsi soli..Grazie di cuore don,perchè è grazie a te e al tuo modo sublime di scrivere che si riesce a vivere tenendo il cuore sempre acceso.. con il riflesso che solo due splendidi occhi azzurri sanno dare..certo,la trama del romanzo non può decidere come andranno le cose della vita,ma offre un grande spunto per cercare di trovare la strada giusta,quella dell’amore,sempre e comunque..

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  12. Scusate,ma non mi trattengo,devo scrivere una cretinata.
    “Filippo che gli dice: parto,entro in seminario” -congratulazioni di scelta per risolvere problemi (poveri noi fedeli!)
    Lo so che io la suora non posso diventare perchè ho difficoltà di svegliarmi alle 5.00 di mattina,tutto resto riesco sopportare,ma non questo orario.

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  13. Tante volta sul questo blog mi hanno accusato che scrivo”troppo personale”,scusate, ma libri per me sono importanti,in un periodo mi hanno salvato la vita.Con libro cerco di personificare me,la mia vita,mio caratteraccio.Non parto dal punto di vista che sono “ideale” e per questo nella vita,nel libri cerco le cose giuste per confrortarmi con me, per migliorarmi.
    Questo libro mi ha fatto capire di tanti miei diffetti,di quali neanche non mi rendevo conto,soltanto adesso,quardando con “Lo specchio” mi sono vista quasi davvero (da parte,che ho scoperto anche un po’ di miei valori di quali non sapevo che sono valori). Forse sono patetica però,libro mi ha insegnato tanto!
    Grazie don Fabrizio,grazie di tutto,grazie che ti ho conosciuto,che posso leggere tuoi libri,ascoltarti,grazie che mi hai aiutato cambiare la mia vita e piuttosto mio caratteraccio,che adesso sta diventando -caratterino.Grazie,sono aperta ad imparare ancora di più.

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  14. Ne abbiamo fatta di strada, insieme, abbiamo incontrato e conosciuto personaggi, con le loro paure e le loro convinzioni, abbiamo sognato, sorriso, pianto, siamo stati travolti in un grande caleidoscopio, ognuno specchio dell’altro, un viaggio alla ricerca della verità, talvolta nascosta, ma sempre e comunque pronta ad accoglierci.

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  15. cari amici, se sono arrivato qui è perché mi accompagnate, mi aiutate a correggere la rotta, siete gli occhi in cui vedo il riflesso della via che porta sempre nello stesso luogo, perché la meta del cammino è poter dire “tu”, è perdersi nel sorriso dell’altro, che coincide con il cielo, è Dio, capace di abbracciare inizio e fine, di raccoglierci insieme nella piazza traboccante di musica che è la nostra vita.

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  16. Grazie all’idea dell’Autore di aver fatto di questo”viaggio” uno scrigno di racconti tradotti in parole.
    L’unico viaggio che non ho fatto con la valigia, ma con il cuore.
    Un abbraccio stretto stretto a tutti voi.

    Ernestina.

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  17. Quante cose può cambiare una parola. Dobbiamo tenerlo a mente quando scriviamo, quando parliamo con la gente, quando giochiamo la nostra parte nella vita. Grazie Don!

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  18. – Fofner; un uomo che puoi incontrare ovunque…

    È vero che Gesù si incontra nell’altro, nel prossimo, ma è altrettanto vero che quegli occhi azzurri di Dio si ritrovano ogni giorno nei tuoi, don che sei il nostro Fofner… Grazie!

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  19. Per le mie frequenti difficoltà interpretative di fronte alle peculiarità stilistiche e tematiche di Fabrizio Centofanti, sono solito incolpare, in primo luogo, la mia incostanza nel frequentare le puntate dei suoi romanzi e, in seconda battuta, la mia impreparazione a saper cogliere i giustificati e immancabili risvolti trascendentali che molti altri lettori, con tutta evidenza, sanno invece individuare ed esaltare.
    Ma, pur rimanendo inalterati questi miei “difetti” di impostazione, per quest’ultimo romanzo ho presto intuito che stavolta la colpa non fosse del tutto mia. Fofner, lo definirei un romanzo psichedelico, mi ha fatto pensare ai Pink Floyd prima maniera di Syd Barret, ad un assolo di Jimi Hendrix; non a caso, mi è sembrato uno dei più introspettivi. Pagine di mitica scrittura in cui perdersi, sognanti, osservando scorrere un fiume o rimirando le stelle.
    Alcune puntate fa, invocai, incauto, il ritorno ad un maggiore equilibrio tra il potere dell’autore e quello dei “lettori commentatori”. Fermo restando il ruolo fondamentale che anche in questo caso hanno avuto i lettori, non a caso ringraziati ieri sera dall’autore, quell’invocazione, però, è stata avventata e fuori luogo (mi capita spesso, del resto): perché se in altre occasioni si è potuto realmente parlare di interattività tra le due fondamentali sponde di questo blog, in questo caso la scrittura mi è sembrato abbia assunto un’impostazione metafisica decisamente personale.
    Mi piace leggere Fabrizio Centofanti. Ti pone sempre, fin dalle prime battute, fin dal titolo, nella certezza, quasi mai delusa, che leggerai qualcosa di meraviglioso, di alto, stilisticamente e concettualmente.
    Di questo sono convinto, almeno quanto la sensazione che il cerchio di questo romanzo, per me, forse non si sia ancora chiuso.

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  20. Mi permetto di replicare solo perché, se non si fosse capito, ritengo la presenza di una dimensione metafisica del racconto assai auspicabile e vero motivo di interesse alla lettura di questo blog perfino da parte di un clown.
    Mi scuso se ho posto l’accento, invece, sul fatto che, in questa specifica occasione, la decriptabilità di tale dimensione sia risultata particolarmente ostica per un’intelligenza nella media (almeno credo) come la mia, aldilà degli altri miei limiti già descritti. Decodificazione che (ma a questo punto credo solo da parte mia), purtroppo non si è realizzata in modo esauriente nemmeno dopo la parole fine (motivo per cui ho scritto che, per me, il cerchio non si era chiuso). E comunque non è detto che questo sia poi un difetto: io non ho sempre capito, come ho scritto, i Pink Floyd prima maniera o Jimi Hendrix, ma ciò non significa che non consideri entrambi dei geni della musica.
    E infatti, la riflessione che ho esposto, del tutto soggettiva, costituisce solo uno dei tantissimi tasselli che compongono il mio giudizio complessivo e assolutamente positivo su questo romanzo (credo di aver già avuto modo di dimostrare come il brano n. 61 rappresenti, per me, una delle pagine più belle lette in questi ultimi anni).

    Dal momento che mi sono permesso, a questo punto vorrei aggiungere che, a mio parere, non sia la “metafisica” a non mandarci “sottoterra e basta”.
    Secondo me, ben maggiore è il merito del ricordo che siamo in grado di lasciare dei nostri pensieri e, ancor più, delle nostre azioni concrete.
    Presupposto questo, per cui anche ad un clown è consentito sognare di poter essere infinito e che, per come la vedo io, potrebbe invece vanificare gli sforzi di tanti assidui frequentatori del vero azzurro.

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  21. carissimo Clown, ho capito perfettamente e ho apprezzato.
    grazie, quindi!
    sulla metafisica, bisogna solo intendersi terminologicamente: se concordiamo sul fatto che l’amore è più della materia – anche se la comprende – ecco che stiamo dicendo la stessa cosa.

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  22. @ Clown:Opinioni

    Nonostante Fabrizio possieda armi di difesa “atomiche” cui ovviamente non fa ricorso come in questo caso, mi sento di rafforzarlo sottolineando l’ineccepibilità della sua risposta 29.
    Ovviamente nel rispetto delle opinioni da te espresse.
    Un saluto.

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  23. @ Gum 32

    Usare un tono fintamente rispettoso è proprio uno di quei comportamenti che, secondo me, rischiano di vanificare tanti bei propositi di non finire sottoterra e basta.
    Tono che, quindi, eviterò di adottare nei confronti del suo ultimo commento.
    Se ha voluto ribadire che io non sappia distinguere l’azzurro del cielo da quello della nazionale, ponendo nuovamente, con ben poca accortezza, l’accento su una delle rarissime espressioni infelici pubblicate qui dall’autore, credo proprio abbia sbagliato persona.
    Peraltro, tra me che esprimo una leggera critica al romanzo – pratica secondo me salutare oltre che democratica, ma, mi rendo conto, ben poco frequentata in un blog generalmente e acriticamente adulante (secondo me per difetto anche dell’autore che, come penso da tanto tempo, per la bellezza e la solidità della sua scrittura potrebbe ben permettersi di incoraggiare un dibattito a più ampio respiro) – e lei che, in “97. Estasi” gli ha suggerito di prendersi un bel periodo di riposo (Gum 11), io avrei percepito più negativamente nei confronti del romanzo tale commento; ma, evidentemente, un clown usa mezzi di comunicazione meno accettabili.
    Ora, comunque, vado a rileggere il post successivo di don Fabrizio, il cui titolo mi appare appropriato da tutti i punti di vista.
    Preciso, comunque, che per “cancellare” un clown non occorrono assolutamente armi atomiche, anche perché, malgrado le apparenze, il malcapitato sarebbe venuto in pace.
    Un saluto.

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  24. L’interpretazione letteraria dei testi può variare da giudizio a giudizio secondo la chiave tematica: surrealista, psichedelica, persino newage, ma per me l’intento rimane quello metafisico.
    E’ un mio convinto pensiero (magari sbagliato) anche fosse lo stesso Centofanti a contraddirmi.
    Tutte le puntate del romanzo che come tale vive sulla descrizione di aspetti particolari della quotidianità, sono a mio avviso permeate di una forte tensione all’universale,quindi metafisica. Spesso inafferrabili concetti che i commentatori si sforzano di cogliere restituendo talvolta allo stesso autore nuovi spunti di riflessione che lui stesso sembra accogliere.
    In questa sede reputo che l’affetto e la riconoscenza che li lega a lui non possano mai tingersi di piaggeria.
    Voglio anche chiarire che si parlava di armi pacifiche, seppur dirompenti, come amore e perdono e che appare più che evidente che tu sappia benissimo che Nostro Signore non sarà mai un C.T. dell’Italia.
    Ti ringrazio moltissimo.

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  25. Non ci crederà ma condivido quasi tutto. In particolare il fatto che, in effetti, c’è una bella differenza tra affetto/riconoscenza e piaggeria.
    Io continuo a pensare, e sarebbe bello sentire anche altri pareri su questo, che un po’ meno affetto a favore di un po’ di dibattito aiuterebbe ad aprire la mente (la mia soprattutto) e la comprensione – come proprio questa occasione dimostra – e, peraltro, favorirebbe l’intervento di molte altre persone poco attratte, forse, dal solo ruolo di ringraziatore. A meno che, naturalmente, questo luogo non sia la nicchia appositamente relaizzata per l’incontro di pochi adepti, ragione per la quale dovrei solo scusarmi per il disturbo arrecato.
    Per il resto, ammetto che prima di usare il termine “metafisica” avrei prima dovuto dare una ripassata al vocabolario; a me è piaciuta l’interpretazione di don Fabrizio, per cui stessimo parlando di amore che prevale sulla materia.
    Non ho bisogno del vocabolario, invece, per sapere che il termine “arma”, di qualunque natura possa essere, ha un solo significato.
    Grazie.

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  26. @ Clown:Opinioni

    Grazie Clawn per la Tua profondità. Oggi ho imparato senz’altro qualcosa in più.
    Buona giornata.

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  27. @ Gum (se avesse ancora un minuto)

    Ad integrazione del mio precedente intervento vorrei però ribadire un concetto (perchè secondo me è molto più importante capirsi che stare semplicemente in pace).
    Rileggendo il suo intervento 34, mi accorgo che, in effetti, anche lei ha tenuto a spiegarmi quanto i romanzi di don Fabrizio abbiano una dimensione metafisica, una tensione all’universale, ecc. (ha anche avuto il dubbio di poter essere contraddetta dall’autore!!)
    Tuttavia non è mai stato questo l’oggetto delle mie riflessioni. Mi viene da dire, conoscendo l’autore, vorrei vedere che non fosse così. Se fosse questo a disturbarmmi non dovrei proprio leggere i suoi romanzi. So benissimo che l’intento dell’autore non sia stato quello di descriverci gli istinti bassi o alti (ma più spesso bassi che alti) che il protagonista prova nel ricordare amori passati, nel frequentare amori presenti, ecc., ecc.
    Dico solo che il passaggio al significato trascendente in quest’ultima storia io non l’ho capito bene.
    Se qualcuno mi dice “non l’hai capito perchè tu non lo puoi capire”, accetto la dura realtà.
    Altrimenti, fatevi avanti (e non è una minaccia).

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  28. @ Clown:Opinioni

    Il contraddittorio vale a maggior ragione tra persone pacifiche. Se c’è un senso di trascendenza nel romanzo lo sai perche ti resta dentro. A me è rimasto.
    Grazie ancora.

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  29. Carissimi, grazie per questo bel dialogo, che arricchisce tutti. Il fine di una pubblicazione in rete è proprio questo: aprirsi al contributo di tutti, perché il testo risuoni ancora piú e ancora meglio, e per favorire una conoscenza più approfondita tra chi legge e chi scrive.
    Un abbraccio e grazie
    Fabrizio

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