3. Dentro una storia

da qui

Una volta mi veniva così, di getto, come suonare al pianoforte. Vedevo immagini e sbocciavano parole, come l’erbaccia nel giardino, che il vecchio giardiniere non fa in tempo a estirpare e subito spunta più robusta e indomabile di prima. Oggi compatiscono la mia smania di scrivere, non hanno voglia di leggere i resoconti interminabili delle mie giornate. Sarebbe meglio tornare come quando il cuore mi scoppiava e correvo nella scatola nera della Nissan per sfuggire all’incombere del nulla, mentre ai lati scorrevano le dune, gli ombrelloni, la macchia scura dei cespugli inargentata dal riflesso della luna. Chissà che fine ha fatto? Vivevamo alla giornata inseguendo i nostri sogni impossibili, alla ricerca di un punto che potesse sorreggere – anche a fatica – tutto il marchingegno. Me la immagino evadere da un mondo cui non riesce ad adattarsi, come quello in cui mi logoro ogni giorno, una parata senza senso di pupazzi e manichini, capaci di far tutto tranne che accendere il fuoco di cui parla il maestro. Come spiegare che non scrivo che di lui? Un personaggio che entra in scena quando allineo parole che lo evocano da chissà che lontananze. Chi può capirlo? Non certo i superiori, che si guardano dal leggere sciocchezze come queste; finora mi ha salvato la certezza che dei libri non sapranno nulla, scivoleranno come ciò che vive per un attimo e precipita nel pozzo dell’oblio. Mi sforzo di mettermi nei loro panni; l’obbedienza, la ragion di stato, la gerarchia cui bisogna sottomettersi; ma è più forte di me: mi siedo al tavolino e subito si accende un’altra musica, anche inceppata, ora che le dita rispondono a stento, che un male indecifrabile mi visita ogni giorno come un ospite sgradito. Sono assediato: da una parte, le pile dei fax, la pioggia di mail provenienti da uffici polverosi; dall’altra, un mostro che risucchia energie, attacca le falangi, minaccia di deviare il fiume delle frasi verso un porto che si chiama morte. Per questo la mente si rifugia sulla strada fra le dune, che promette un mondo dove un mirto è un mirto, un rosmarino un rosmarino, e non devi dire o far nulla in cui non credi; un posto dove anche un errore è un modo per sentirsi veri davanti all’uomo che nasce dal grumo di parole allineate, a ricordarti che non tutto è perso, che se restassi solo davanti a questo schermo, ci sarebbe ancora la speranza d’incrociare gli occhi che ti dicono credici, sono con te, dentro una storia che qualcuno, lo si voglia o no, dovrà comunque raccontare. Ti senti meglio, anzi, ti prende una smania di telefonare, per comunicare a qualcuno la tua ultima scoperta. Componi il numero, attendi, il caldo umido di giugno fa sudare anche il Nokia che ti hanno regalato.

22 pensieri su “3. Dentro una storia

  1. – il fuoco di cui parla il maestro. Come spiegare che non scrivo che di lui?

    “L’amore è sempre santo, perché le sue vampe partono dall’unico incendio di Dio.”
    (don Tonino) Bello)

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  2. Perfino l’ostaggio privato della sua libertà nell’angusta e isolata prigione, come sole compagne le mosche che intrecciano danze sopra le feci che per l’abituine al puzzo sono quasi inoodori, col senso costante di morte imminente e probabile se qualcosa va storto, per darsi coraggio nella notte più lunga passa il tempo a sfogliare le pagine della sua vita, dei ricordi più forti, non dei migliori, cercando di rincrociare quegli occhi che tanto lo avevano rassicurato dicendo di crederci di non sentirsi solo che non tutto è perduto.

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  3. “Tornare come quando…”. Queste parole mi hanno colpito, stregato. Mi evocano tempi andati, quando la fruizione della vita era semplice – o forse eravamo noi ad essere meno complessi. Quando le sensazioni erano nette, il piacere “si si o no no”. Quando una stretta di mano valeva molto e quando…. Ma in effetti tutto ciò esiste ancora, ne sono convinto. Siamo noi a dover evitare di farci addomesticare troppo dai ritmi della vita, dalla tecnologia che tutto spiana, appiattisce, facendoti credere di trovarti in un novello Eldorado di piacevolezza e comfort. Siamo noi a dover guardare dentro, a parlare con gli occhi, a far uscire dalle mani il fluido di cui siamo naturalmente dotati e che ci divertiamo puntualmente a reprimere, perchè così ci vuole la società, allineati e coperti, deformati nella coscienza da certe inutili buone maniere, da certe cortesie “per gli ospiti” di cui da soli faremmo volentieri a meno. Corbezzolo, cespugli, odore di sale, foglie argentate dalla luna crescente: è questo il mondo che perdiamo ogni volta che chiniamo gli occhi a terra per mediare troppo la reatà, per perderci in quel frastuono inutile che la vita spesso ci propone.

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  4. Lui è dentro tutte le storie, il punto a sorreggere tutto ma è necessario un aiuto, qualcuno che abbia la giusta lente d’ingrandimento e ci aiuti a tradurre ed interpretare il linguaggio della vita. Non saranno certo solo i fax e gli uffici polverosi a poter realizzare da soli tutto ciò.

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  5. Una musica può sembrare “inceppata” per chi si limita ad ascoltarla solo con l’orecchio, ma se la si ascolta con l’orecchio del cuore la musica da “inceppata” diventa una melodia piacevole da ascoltare e al tempo stesso da assaporare in tutte le sue note.

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  6. Vivevamo alla giornata inseguendo i nostri sogni impossibili,

    E’ difficile definire ciò che è impossibile, i sogni di ieri sono la speranza di oggi e la realtà di domani.” Robert Goddard (1882-1945), scienziato americano

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  7. – sono con te… ti prende una smania di telefonare, per comunicare a qualcuno la tua ultima scoperta.

    Quando scopri qualcosa che ti rende felice, quando comprendi una verità che ti apre scenari nuovi e migliori e ti dona speranza, sicurezza e serenità, non puoi fare a meno di testimoniarla, di condividerla, di raccontarla.

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  8. a ricordarti che non tutto è perso

    Sperare è l’unica fonte di energia che ci permette di realizzare i nostri sogni , anche quelli impossibili.

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  9. Quegli occhi che ci dicono “credici, sono con te ” li possiamo incontrare in qualsiasi momento della nostra vita, basta solo guardarsi attorno.

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  10. ”sono con te”

    E’ la frase più bella che si possa ricevere, come dita che scrivono insieme alle nostre, come un pianoforte suonato a quattro mani.

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  11. “l’obbedienza,la ragion di stato,la gerarchia cui bisogna sottomettersi”
    quando studiavo la legge,la prima frase che mi hanno insegnato era:non conoscere la legge,fa male.Poi,nella vita quotidiana ho imparato un altra frase:bisogna conoscere la legge per sapere come evitare la legge,faccendo tutto con la legge(non è complicato)

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  12. “Sarebbe meglio tornare come quando il cuore miscoppiava e correvo nella scatola nera della Nissan” -tipo.vai dove ti porta vento
    “per sfugire all’incombere del nulla” -per ritrovare tutto,la voglia di vivere,combattere, sorridere…

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  13. “Come spiegare che non scrivo che di lui?”
    non esiste un “sistema” per spiegare,perchè come dice proverbio:”se qualcuno vuole vedere un miracolo,lo vedrà,anche la dove non c’è”.
    Ogni uno vede questo che vuole vedere.Solo con bambini pianto è pianto,urlo è urlo, sorriso è sorriso.Adulti spesso,con le sue “esperienze” della vita,ormai,in ogni parola cercano doppio senso.Le sue invidia,distruggono se stessi provando a distruggere altri.
    Però,non è cosi male.Si trovano ancora le persone con “gli occhi che ti dicono credici” e ti ritorna la forza per credere nel bene.

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  14. “sono con te”-posso dire ad ogni amico,però io sono un po’ come camicazze (non so come si scrive), mi butto con lui e seguo le sue idee,soltanto perchè è mio amico. Chi sa forse posso aiutare? Comunque,mio amico,deve sempre sapere,che sempre ha il mio appogio, “sono con te”
    Non so se mi sbaglio o ho raggione,ma io sono cosi

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  15. ……..sono con te……..

    Quando quegli occhi ti hanno guardato, quando l’amore ti è scoppiato dentro all’improvviso, hai bisogno di urlare la tua gioia, di condividerla, fai spazio all’altro e non ti senti più solo

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  16. Dentro una storia, pensieri e racconti dell’anima, quella vera e pura che ha il coraggio di essere se stessa, in tutta la sua spontaneità e trasparenza, non curante di coloro che di pettegolezzi e chiacchiericci ne fanno lo sport preferito, sostenuta sempre e comunque dall’unica verità, il punto fermo ed essenziale, la forza unica di una vita che vive e combatte per e nell’Amore.

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