5. Di tutto l’universo

da qui

Hai dimenticato tutto: la missione, il lavoro che ti toglie il respiro, la pressione quotidiana degli eventi. Non pensi nemmeno al tuo racconto, che hai lasciato sul più bello con le dita che arrancavano a fatica, quasi ad annunciare l’intoppo, il colpo di scena, il pensiero che ti fa salire in auto e superare tutti i limiti, fino al semaforo del grande incrocio dove il formarsi della fila ti costringe a passare in rassegna ogni elemento che si affacci nel tuo raggio visivo: il negozio d’abiti da sposa, il pugno nello stomaco delle pubblicità, il Tucano, nuovo megastore a Pomezia, scegli tra mille mobili e ritiri subito! Potessi scegliere tra mille vite, mille strade, potessi evitare di trovarti qui, travolto dai pensieri che ti separano dal resto degli automobilisti: la donna che si rifà il trucco specchiandosi nel retrovisore, il giovane che legge il Corriere dello Sport, gli anziani che passeggiano sul marciapiede tenendosi per mano, e tu, soltanto tu, che imprechi e preghi, che batti il pugno sul cruscotto perché la coda non si sblocca, e pensi, chissà come, forse per trovare uno sbocco a tanta angoscia, al concerto di ieri, a Sayaka Shoji che suona il violino con le smorfie dell’orgasmo, e ti chiedi se la vita sia un gioco in cui vince chi si accorge di più note, chi scopre il maggior numero di sfumature. O forse sei nei pochi secondi della pausa, dopo il primo movimento concluso trionfalmente al punto che un incauto si lancia in un applauso non richiesto; stai attendendo che tutto riparta, che i dubbi siano sciolti e Sayaka ricominci con una specie di melodia tzigana che ti strappa una lacrima, mentre il sole si fa strada tra i rami delle querce, con un fuoco d’artificio di colori che dovrebbe distrarti e invece ti sommerge con le immagini vitree di flaconi, morbide di camici verdi, inamidate di cuffie da infermiere appena laureate, e non vorresti incrociare lo spot violaceo della ditta Giovannoni, onoranze funebri, 06.51.37.37.37: cerchi di deviare lo sguardo sulla scultura di Arnaldo Pomodoro (un fallo? un trapano? Un monumento al Novecento, dicono), ma t’inquieta pure quello: è un totem trasportato qui da chissà quale pianeta. Basta, non vuoi pensare ad altro, si è aperto uno spiraglio nel flusso in piena delle auto e ti butti finalmente sulla destra; in quattro e quattr’otto sei davanti al S. Eugenio, t’infili nel parcheggio e sali dalla pancia fino alla sala ampia e scrostata dell’ingresso, dove una donna dalla faccia pallida e i capelli biondo sporco ti guarda come fossi un marziano, quello, magari, che ha scaricato il fallo/totem/trapano di Pomodoro e ti chiede che desideri. Sillabi un nome come fosse scontato stare lì per quello, come se di tutto l’universo, gravido di gente indaffarata, contasse solo Chiaraluna, poterla trovare, chiederle di dare ancora un senso alla corsa infinita e crudele dei tuoi giorni.

16 pensieri su “5. Di tutto l’universo

  1. Siamo soli di fronte al precipitare del tempo e delle cose, allo sbriciolarsi dei giorni come biscotti masticati da un mostro cieco e impietoso che sembra ingoiare ogni nostro gesto, ogni sogno, ogni respiro, finché non ci specchiamo in qualcuno che ci fa sentire vivi, allora tutto il non senso si rovescia e ci mostra un disegno meraviglioso, la nostra vita.

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  2. Un senso a questa vita, può voler dire anche un senso a questa sofferenza, a questo non concedersi e a volte non amarsi (peccato dei peggiori, perché non consente di amare gli altri). Una corsa pazza e malinconica, a volte. Ma dipende da come guardiamo questa tavola che e’ la vita, a come guardiamo le posate, le portate, i commensali, i condimenti, i camerieri, le sedie, le pareti. Tutto può apparire orribile e sciocco. Molto o quasi di questa vita, e’ invece bello e stupefacente, pieno di Dio, pieno di amore. Di sale, di gusto, di cose e persone uniche.

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  3. L’ansia, la paura blocca il respiro, congela il cervello. La corsa. Non sai cosa troverai, vedrai, saprai.
    Ripeti e ripeti: ” sia fatta la tua volontà”, ti affidi, vuoi credere che le volontà siano identiche. Ancora non sai che ti aspetta un progetto più grande che darà un senso alla tua vita.

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  4. Se fosse letto da un americano sarebbe solo la bella descrizione di un incrocio semaforico qualsiasi di una qualsiasi città della federazione, per noi che ci sorbiamo quella “croce” quasi quotidianamente insieme a tante altre fa tutto un altro effetto. Ognuno di quelli della zona sa che se giri a destra quasi sicuramente sei diretto all’ospedale. Molto efficiente come struttura sanitaria fatto di addetti esperti e ben formati anche sotto l’aspetto dell’umanità. Però tolto il reparto di maternità non è un posto dove ti ci trastulli volentieri.
    Spero si tratti di un chuck-up, alpiù di una cura preventiva. Prego perciò l’autore di farci dare presto una risposta ed evitarci di dover per forza trovare un senso ad un nuovo dolore.

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  5. Tre post fa una donna e’ uscita di strada con la sua auto, chissà se e’ stato solo uno spavento o e’ in qualche ospedale ferita o solo sotto shock. E’ strano come quando un sesto senso ti dice che qualcosa e’ accaduto, tu trovi tutti gli intoppi, e gli occhi ti cadono su pubblicità di soluzioni a viaggi a senso unico, quelli da cui non si torna. Chissà se e’ quella donna, Chiaraluna, con un nome così bello come può non dare un senso alla vita di qualcuno? Ma comunque si chiami e’ vero, e’ l’amore a dare un senso alla vita, altrimenti perché Dio avrebbe detto che non e’ bene che l’uomo sia solo? Una cosa molto buona non può essere unica, ha bisogno di un’altra cosa molto buona che la completi, e se la meta’ e’ quella giusta allora Dio e’ riuscito a creare una cosa perfetta, come Lui.

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  6. …come se di tutto l’universo, gravido di gente indaffarata, contasse solo Chiaraluna, poterla trovare, chiederle di dare ancora un senso alla corsa infinita e crudele dei tuoi giorni.

    Tutto l’universo obbedisce all’amore,
    come puoi tenere nascosto un amore.
    ed è così che ci trattiene nelle sue catene,
    tutto l’universo obbedisce all’amore

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  7. Shakespeare – Sonetto 109

    Non dire mai che il mio cuore ti è stato infedele
    Sebbene la lontananza sembrasse attenuare la mia fiamma:
    Potrei forse allontanarmi da me stesso? No, come non potrei
    Abbandonare la mia anima che è chiusa nel tuo petto:

    Quella è la casa del mio amore. Se ho vagato,
    Come ogni viaggiatore alla fine torno a casa,
    Giusto in tempo, dal tempo non cambiato,
    Porto l’acqua nella fedeltà per lavare le sozzure del viaggio.

    Non credere – benchè nella mia natura regni
    La fragilità che assedia ogni tipo di sangue –
    Che io possa stupidamente insozzare quell’acqua,
    Che io lasci per un nulla la tua ricchezza di bontà:

    Perchè nulla è per me l’intero l’universo…
    Tranne te, mia Rosa: nell’universo sei tu il mio tutto.

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  8. “Ci sono giorni pieni di vento, ci sono giorni pieni di rabbia, ci sono giorni pieni di lacrime, e poi ci sono giorni pieni d’amore che ti danno il coraggio di andare avanti per tutti gli altri giorni.”

    Romano Battaglia

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  9. ! Potessi scegliere tra mille vite, mille strade,
    La vita è piena di scelte anche se è una sola stà a noi intraprendere la strada giusta senza lasciarsi distrarre dalle cose vane.

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  10. Potessi scegliere tra mille vite, mille strade, potessi evitare di trovarti qui, travolto dai pensieri che ti separano dal resto degli automobilisti

    ‘’Trasportando Don Mario in ospedale lo vedevo tremare, e pensavo che una bestemmia in questi casi non può essere peccato. Avevo torto, ma il vuoto mi spingeva sui versanti sconosciuti di un dolore feroce, insostenibile, con lo stesso colore del sangue e dei semafori che intimavano l’alt e che io non potevo rispettare, come tutto il resto, se non il suo corpo che tremava. Dentro piangevo, gridavo; fuori cercavo di rassicurarlo, di fargli capire che ce l’avrebbe fatta anche stavolta.’’

    (Fabrizio Centofanti, Racconti fra cielo e terra)

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  11. “Hai dimenticato tutto” -perchè c’è qualcosa più importante,non conta più io ma tu. Lo lasci tutto e corri perchè altro può avere bisogno di te.Tu sei più importante di tutto, di io. Vuoi avere un altra possibilità, “chiedere di dare ancora un senso alla corsa infinita e crudele dei tuoi giorni”. Tutti vogliamo avere un altra possibilità.

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