Wikipedia, la precisione delle fonti e lo scrivere libri contemporaneo

di: Guido Tedoldi

Un paio di idee ispirate da «Quando il comunismo finì a tavola», romanzo di Fernando Coratelli, Caratteri Mobili, 2011, pp. 125, € 13,00

Una recensione di questo libro è già comparsa qui su LaPoesiaELoSpirito – lo scorso 2 aprile a firma di Franz Krauspenhaar. In quella sede Franz ha parlato soprattutto del valore letterario del racconto su cui si basa il libro, cioè quello dei 33 anni trascorsi in Italia tra il 1978 e i giorni nostri, ovvero tra il rapimento di Aldo Moro in un periodo in cui c’era ancora il partito comunista, e l’affogare del 4° governo Berlusconi, in un periodo in cui il partito comunista non c’era più dopo aver cambiato nome diverse volte.

Coratelli però non ha parlato soltanto di politica. Ha messo in evidenza un’altra trasformazione avvenuta tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo: quella ispirata dalla Wikipedia riguardo il valore della precisione. Niente più incertezze, niente più ricordi vaghi, tutta precisione chirurgica resa possibile dai nuovi strumenti informatici.

Il brano in cui Coratelli sintetizza il suo pensiero, che poi ha modo di mostrare anche in altre parti del suo libro, è alle pagine 88-89:

…peraltro quell’anno leggo anche un romanzo e scopro un autore che per me diventerà imprescindibile.

Sì? (Ora sono curioso). Quale?

Però non sono certa che lo abbia scritto nel 2001.

Tu dimmi quale e magari lo so io.

È «Body Art», di Don DeLillo. Da quel momento mi compro tutti i suoi libri, che aveva scritto fino ad allora.

Sì, credo sia proprio del 2001. Anche qui si dovrebbe controllare Wikipedia.

Ma tu controlli sempre Wikipedia? (Me lo chiede ridendo).

Ogni tanto, ma la maggior parte degli scrittori ormai scrivono solo leggendo Wikipedia e guardando YouTube. Un enorme vantaggio che prima non si aveva. Pensa che senza Wikipedia o YouTube non avremmo avuto palate di romanzi che raccontano con precisione cronologica fatti ed episodi degli ultimi trent’anni. Non avremmo forse neanche questa intervista.

La questione è semplice: la stragrande maggioranza degli scrittori lavora al computer, e la stragrande maggioranza dei computer sono connessi a internet. Se si scrive di un evento avvenuto, di una persona, di un luogo – e si è insicuri su qualche particolare, basta prendersi un attimo e controllare nel web. Se non si trova il dato sicuro nella Wikipedia, sarà in un’altra enciclopedia oppure nell’archivio di un giornale; se non si trova il filmato su YouTube sarà in un’altra fonte di immagini o di mappe.

È talmente facile trovare una fonte di notizie precise che, qualora uno scrittore non le impieghi, viene notato. È un cambiamento di paradigma. In passato l’imprecisione era tollerata dai lettori, soprattutto da coloro che sapevano quanto lavoro di ricerca ci volesse, speso perlopiù alla ricerca di rari tomi polverosi nascosti in biblioteche difficilmente accessibili. Oggi, ai tempi del web, succede il contrario: poiché è facile trovare, se lo scrittore non lo fa si pensa che abbia un motivo recondito (che non può essere la pigrizia, naturalmente: se scrivi un libro già per questo dimostri di non essere pigro).

La differenza con i metodi del passato è eclatante. Giorgio Bocca, per esempio, raccontando la propria carriera (in «È la stampa, bellezza!», Feltrinelli, 2008, pp. 238. € 16,50) ne parlava come di un vero e proprio sistema etico – il brano è tratto dalle pagine 62-63:

La scuola dell’«Europeo» era a un tempo ottima e pessima, per via del «voglio e non posso» italiano. Il giornalismo del settimanale ti insegnava a far durare nel tempo un avvenimento, a unire la cronaca all’analisi, la descrizione all’introspezione, ma volendo fare le nozze con i fichi secchi, spesso si finiva per inventare, per copiare, per vivere in un clima di reciproche bugie, di reciproche finzioni. […] Anche io fui coinvolto in questo giornalismo di panna montata. Un sabato il direttore mi disse: «Il maresciallo Montgomery ha scritto un libro di memorie in cui parla male di noi italiani. Va’ a intervistarlo e mandaci il pezzo domani sera». Io non dissi di no, nessuno diceva di no. Arrivai a Londra, seppi dalla casa editrice che Montgomery stava in campagna nel Kent, arrivai da lui in taxi, suonai alla porta, venne ad aprire un cameriere, gli dissi chi ero e lui tagliò corto: «Il maresciallo non vuol vedere giornalisti». Eppure feci il pezzo, la finta intervista, usando le frasi del libro.

Potrebbe sembrare che Fernando Coratelli e Giorgio Bocca non facciano lo stesso mestiere, se non altro per il motivo che Coratelli non è redattore di un giornale cartaceo mainstream. Ma entrambi parlano del mondo, del nostro.

Oggi ci sono degli strumenti per farlo, ed è meglio utilizzarli.

3 pensieri su “Wikipedia, la precisione delle fonti e lo scrivere libri contemporaneo

  1. Interessante provocazione. Insomma: internet c’è, usiamolo. D’accordo, ma siamo sicura dell’assoluta precisione delle informazioni fornite da Wikipedia (strumento importante e “democratico”)? La questione, penso, debba essere rapportata ai nostri tempi, quando la volontà di sapere è letta come voglia di disporre subito di ogni possibile informazione. Questo può procedere di pari passo con la necessità di approfondire?
    Buona giornata

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  2. Beh, c’è una differenza, magari scrivendo devi fare riferimenti, richiamarti a memoria delle cose, delle vicende, Internet va benissimo, in quanto ad affidabilità bisogna avere una certa esperienza d’uso per distinguere la sostanza dalla fuffa.
    Se devi fare tipo una ricerca storica, scientifica, intendo un testo basilare da cui altri attingeranno, allora credo non sia sufficiente, occorre approfondire sul campo.

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  3. @Massimocaccia:
    In effetti l’«assoluta precisione» della Wikipedia resta in discussione, così come quella di moltissime altre fonti reperibili nel web. Il problema però non è del web medesimo, bensì generale: l’assoluta precisione di OGNI fonte di informazione è in discussione, comprese quelle storicamente più affermate come le grandi enciclopedie tipo la Treccani o l’Enciclopedia Britannica.
    In sintesi, ogni informazione va verificata, il che comporta spenderci sopra del tempo – e anche quando si siano trovati numerosi riscontri, ancora non si può essere sicuri che la precisione raggiunta sia assoluta.
    Dipende, come dice Tip top nel suo commento, dal livello di affidabilità che si cerca, dall’esperienza che si ha. Dall’onestà intellettuale, anche, di capire quando basta e quando no.

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