96. Due biglietti

da qui

Come sei arrivato fino a qui?
Mario ha la stessa faccia di sempre, da bambino muto; fissa Dante con gli occhioni grandi e neri, quasi cercando da lui la risposta alla domanda.
E’ stato l’uomo che mi ha insegnato la canzone. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.96: I versi che mai saranno prosa. Mauro Raddi, “Le cose della natura e festa!”

I versi che mai saranno prosa. Mauro Raddi, Le cose della natura e festa!, Pistoia, Tipografia Pistoiese, 2011

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di Giuseppe Panella*

“Dolcezza estrema / di sentimenti / che negli oggetti / inseguo. / Ma non aggancio: guardo / Da distante mi accosto: Così vivo / così sogno” (p. 279).
Sintetizzare criticamente il progetto che Mauro Raddi esplicita in questa che è la vera e propria summa di un percorso di ricerca condotto con forza espressiva e filosofica determinazione da un numero impressionante di anni (il suo primo libro qui antologizzato è del 1987) non è certo facile né forse fattibile senza un esame analitico in profondità.

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Cesare ODDERA, Niente parole d’amore per un fucile. Recensione di Narda Fattori

Cesare Oddera, Niente parole d’amore per un fucile, Edizioni CFR

Si può parlare dell’amore in molti modi perché ci sono diverse forme d’amore: quello carnale, sessuale, quello ermeneutico, della bellezza, quello disseminato su tutte le creature e su tutto il creato, quello platonico, quello adorativo, quello mistico, quello sofferente, quello gaudioso e trionfante,..
Tante forme d’amore possono ispirare tante forme di poesia anche se spesso quelle che ricordiamo sono i versi di Prévert o di Garcia Lorca, o di Neruda,… quelli che hanno nutrito la nostra adolescenza, struggimento dell’anima (e chi non ricorda” Barbara- Tre fiammiferi…- Posso dire le parole più tristi stasera,…”) ; sono versi del mistero dell’amore e del suo incanto, sono versi di sofferenza per la perdita o sull’incapacità di dirlo con le parole, con gli esatti gesti. Sono fulminazione di genio poetico. Sono numerosi i versi sull’amore, carnale e non; più frequentemente si parla dell’amore perduto, raramente di quello che si sta vivendo, perché è un sentimento abbastanza esclusivo: quando si ama non si scrive d’amore, semplicemente l’amore si vive. Ci sono poemi sull’erotismo, taluno prezioso, altri pencolanti pericolosamente sul volgare. Continua a leggere

Sorteggio, di Lorenzo Chiuchiù

di Andrea Leone

Sorteggio, uscito per Marietti nella collana La Sabiana diretta da Davide Rondoni, è il secondo libro di poesia di Lorenzo Chiuchiù, e ci mostra il poeta perugino nella sua raggiunta maturità stilistica.
La poesia di Chiuchiù è eroica, impregnata di entusiasmo, romantica nel senso più stretto del termine, eppure aggiornatissima e dotata degli strumenti più moderni. Partendo dalla poesia francese dell’ottocento (Rimbaud in primis) Chiuchiù passa per Celan e Bonnefoy per arrivare a Milo De Angelis e a certe formulazioni della filosofia contemporanea. Continua a leggere

“A Neopoli nisciuno è neo” di L. R. Carrino

Napoli l’ho scoperta da poco, affettivamente; non avendola concettualmente mai visitata o saputa prima, in due brevi visite l’ho trovata tutta diversa e tutta uguale a quella che pensavo, e ci ho cucito dentro quel sentimento che ti strappa per forza, se hai occhi sentimentali sulla bellezza. Chissà che effetto mi avrebbe fatto questa lettura, altrimenti, questa galoppata di nomi, situazioni, quartieri strade, alti e basci, questa puzza e questo profumo, queste speranze tritate che spremute hanno più succo di quello che il concetto di “neomelodico” riesce a esprimere mai.

Premetto che non amo il genere, e non lo amerò mai, perché sulla musica ho gusti totalmente diversi, ma è stato interessante capire cose c’è/c’era dietro, quante contraddizioni, per chi le vede tali non conoscendone i meccanismi, e quanto fluido senso invece contenga il mondo che questa musica esprime, così ancorata alla sua realtà da essere folcloristica nel senso più profondo del termine, ché “popolare” è più ambiguo.

Questo testo, scritto da Carrino con l’aiuto di Ettore Petraroli, esce dalla sua ottima penna come una lunga narrazione di persone, più che di personaggi: ognuno di loro ha poco del divo, è legato al luogo dove canta come avesse delle radici, ogni quartiere le sue ugole, come una spartizione, e il tributo dell’umiltà, il tributo ai fans, tutti o quasi lo devono e vogliono pagare, anche se non dà ricchezza ma spesso chi canta lo fa a feste private, più che a concerti, e spesso guadagna poco, a volte niente, sull’ingaggio. Cantare sembra davvero più una questione di vocazione che di soldi, di prestigio, di fierezza, di affermazione, di legame con la terra e la propria vita/famiglia, obbedienti a un comando di sentimento.

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Il sistema ciellino in Lombardia

Propongo un articolo uscito sulla rivista «Lo Straniero», a. XVI, n. 144, giugno 2012, pp. 55-60.

Il sistema ciellino in Lombardia
di Giorgio Morale

Canzoni e fumo
ed allegria
io ti ringrazio sconosciuta compagnia.
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
ma so che sento più caldo il mio cuor
so che sento più caldo il mio cuor.

Questa canzone piaceva ai ragazzi di Comunione e Liberazione (CL), che sul finire degli anni Ottanta la cantavano in apertura dei loro raduni. Era il pretesto per l’intervento di don Giussani, che metteva i puntini sulle i: a chi ha sete non basta un succedaneo. Continua a leggere

93. Orsa maggiore

da qui

Pensi di non poter più fare a meno della luce blu che ormai è una cosa sola con le immagini che tenti di tradurre in parole sullo schermo, sapendo che il lettore cercherà altro rispetto a quello che vuoi comunicare, perché ognuno insegue un proprio sogno, e il libro è un pretesto per risvegliare un desiderio, un ricordo, una paura. Continua a leggere

La formula Krugman per uscire dalla crisi “Insegnanti e welfare contro la depressione”

 Da REPUBBLICA

 

NEW YORK – “Calma, calma, sono solo un economista”. Paul Krugman è divertito, un po’ imbarazzato, ma anche abituato: una sua apparizione in pubblico a New York suscita le ovazioni e urla di approvazione degne di una rockstar.

La scena si ripete quando sale sul placoscenico del centro culturale 92Y sulla Lexington Avenue per discutere il suo nuovo libro. Ressa da stadio, folla in delirio. In fondo il tifo popolare se l’è meritato, questo premio Nobel dell’economia trasformatosi in opinionista del New York Times (e Repubblica), censore dei tecnocrati dell’eurozona, keynesiano a oltranza, guru della nuova sinistra americana. Si è conquistato questa “base di massa” perché osa spingersi dove altri non vanno. Continua a leggere

Aperitivo beat

IL BARDO PSICHEDELICO DI NEAL
romanzo di Dianella Bardelli

L’autrice trae spunto per il suo romanzo dalle ultime ore di Neal Cassady. Immagina il suo ultimo viaggio tra visioni, pensieri e ricordi. Neal si ritrova nello stadio intermedio tra la morte e la rinascita: il suo Bardo. Il deserto del Messico si colora, si trasfigura e si anima di incontri… Jack Kerouac e Allen Ginsberg, arrivano a bordo dell’autobus psichedelico di Ken Kesey, invitano Neal a salire e a ripartire con loro ma lui rifiuta. Un romanzo psichedelico, denso, poetico e musicale, con illustrazioni di Matteo Guarnaccia. Neal Cassady, grazie a Jack Kerouac ed al suo libro On the Road, è stato uno dei simboli della Beat generation. Infatti sotto il nome di fantasia di Dean Moriarty si celava proprio Neal che ispirò a Kerouac anche un altro lavoro, Visioni di Cody.

Presentazione del romanzo martedì 19 giugno alla Libreria Modo Infoshop

di Via Mascarella 24/b Bologna, ore 19.

Al sax Antonio Sovrani

con Dianella Bardelli
Mauro Baldrati

92. Parlarti

da qui

Hai deciso di provarci: in fondo, che cos’hai da perdere? In Quai de Dion Bouton c’è una scaletta che porta dritta alla banchina. Il fiume scorre lento, con le rughe da vecchio saggio che la sa lunga sulle cose del mondo. Continua a leggere

PENSIERI DI PIPISTRELLO

Mi sveglio e subito sono pronto. Le dita si tengono ben salde, mentre sto felicemente a testa in giù e distendo le ali. Ho una certa fame, ma sento ancora il calore del sole sul corpo e mi rendo conto che c’è anche luce. Non troppa, credo che siamo verso il tramonto.
Non ho il dono di una vista acuta, come tutti i pipistrelli, ma non me ne sono mai lamentato. Perchè mai dovrei farlo? Distinguo comunque la notte dal giorno e mi basta.
Io «vedo» anche senza vedere, non mi sfugge nulla. Continua a leggere

91. Il tuo nome

da qui

Romolo, Romolo. Le hai provate tutte: lo scrittore, lo psicologo, l’uomo dagli occhi grandi e azzurri che hai visto svanire nel nulla, sulla torre. Ti chiedi se sia possibile trovare uno spiraglio, la via d’uscita a un muro che inibisce ogni finale. Sei in un vicolo cieco, l’esito previsto della tua vita inconcludente, trascorsa a inseguire una bambina che non ha voluto rivelarti il nome. Continua a leggere

Fosco Maraini e i viaggiatori americani al Gabinetto Vieusseux

Segnalo due appuntamenti culturali fiorentini di grande interesse, presso il e curati dal Gabinetto Vieusseux.

Il primo, lunedì 18 giugno alle ore 17 a Palazzo Strozzi in Sala Ferri: un incontro con Dacia Maraini imperniato sul ricordo dei viaggi di suo padre. Titolo: Viaggiando con Fosco. Introdurrà Gloria Manghetti.

Il secondo, martedì 19 giugno alle ore 17,30, sempre a Palazzo Strozzi in Sala Ferri, nell’ambito della rassegna “Americani a Firenze”Camere con vista: gli spazi della scrittura creativa, con Gigliola Mariani.

“Zoo – Scritture animali”, una collana innovativa

Recensione di Giovanni Agnoloni

Una collana a sé, nel mondo editoriale. “Zoo – Scritture animali”, di :duepunti Edizioni, ha per filo conduttore, appunto, gli animali. Curatori, Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Vi sono ospitati scrittori di pregio, come Giuseppe Genna, Giulio Mozzi, Nicola Lagioia, Fulvio Abbate e, last but not least, i due di cui ci occupiamo oggi: Marino Magliani e Vanni Santoni, autori rispettivamente de La ricerca del legname e Tutti i ragni.
I due libri, piccoli e trascabilissimi, come tutti i “capitoli” di questa collana, hanno un elemento in comune – sia pur in sensi diversi –: la discesa nel profondo. Continua a leggere

Monti svende l’Italia per tutelere gli interessi delle banche d’affari e delle multinazionali di Massimo Ragnedda

 
L’avevamo detto sin da subito: Monti tutelerà gli interessi di chi l’ha voluto al governo di uno stato, ovvero le banche d’affari e le multinazionali. È un dato di fatto ed è inutile prenderci in giro o far finta di non vedere. Monti è l’uomo delle banche, membro della Trilaterale, del gruppo Bildeberg, proviene dalla Goldman Sachs, presidente di Università privata che sforna manager per multinazionali, il figlio lavora alla Morgan & Stanley con la quale lo stato italiano lo scorso 3 Gennaio ha negoziato la chiusura di un contratto di strumenti finanziari derivati pari a 2.567 milioni di euro, più o meno i soldi risparmiati, per il 2012 dalla riforma delle pensioni. Continua a leggere

90. Naufragio

da qui

Hai avuto paura: bastava un nulla per farle una carezza, spogliarla, accompagnarla fino al letto sospeso come i progetti e i sogni, insomma rovinare tutto, anche il romanzo che ti costa più fatica, ora che il lavoro è aumentato e le ore per dormire si sono ridotte quasi a zero. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.6: La dimensione del vuoto e l’amore che non torna. Lia Tosi, “Il signor Inane”

La dimensione del vuoto e l’amore che non torna. Lia Tosi, Il signor Inane, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*


Che cos’è l’inane secondo i versi di Lucrezio posti in esergo al romanzo di Lia Tosi (namque est in rebus inane, De Rerum Natura, libro I, v. 329) ?

E’ il vuoto tra gli atomi che, scivolando e seguendo la loro naturale inclinazione (clinamen), vanno a realizzare i corpi che compongono l’universo da essi costituiti e che non è, di conseguenza, compatto e pieno (come si potrebbe pensare) ma in gran parte libero e senza obblighi necessitanti in modo da permettere la libera scelta di movimento agli esseri che ne fanno parte. L’inane è, per questa ragione, il vuoto intorno agli esseri, la dimensione profonda in cui essi navigano alla ricerca di una rotta adeguata alla realizzazione dei loro intenti e dei loro sogni passati.

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“La vita e lo sguardo”. Intervista a Emerico Giachery

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

La vita e lo sguardo (ed. Fermenti) è un’opera di grande pregio del Prof. Emerico Giachery. Di pregio non tanto perché è l’opera di un grande accademico (qual pure egli è), ma sopratutto di un profondo umanista. Questo saggio è un viaggio tra gli autori che popolano la sensibilità di un fine osservatore, italianista e comparativista, nonché viaggiatore, che alterna meditazioni letterarie su temi attinenti allo spirito dell’uomo a ricordi personali di diversi luoghi d’Italia e d’Europa in cui quello spirito l’ha vissuto personalmente, percependolo nei paesaggi e negli incontri con le persone.

Abitare poeticamente la terra, s’intitola il primo capitolo, come un suo libro precedente e sembra un manifesto letterario: coglie l’energia, l’anima del mondo, in un dialogo che spiriti sottili come quelli di Carl Gustav Jung e James Hillman hanno saputo intuire.
Poeti e filosofi tedeschi, come Rilke e Heidegger, e poi Leopardi, Montale, Ungaretti, Czesław Miłosz e tanti altri cantori del cosmo e dell’intimo sono gli interlocutori ideali del Prof. Giachery.
Ma c’è di più. La dynamis intima di questo percorso attinge a riflessioni di un pensatore come Benedetto Croce, ma anche di mistici come Karol Wojtyła e di scienziati come Rita Levi Montalcini, e alle pagine di narratori come Giovanni Verga e Italo Calvino. Senza dimenticare i musicisti, tra cui Ludwig van Beethoven e Richard Wagner. Continua a leggere