23. Tra quelle stelle

da qui

Il copione lo conosci a memoria. Attraversi la zona popolare, poi giri nella strada che hai ribattezzato della pubblicità, con la maggior concentrazione di cartelloni, forse, del mondo, arrivi davanti al deposito degli autobus, t’infili a destra, poco prima del ponte, scendi dall’auto davanti alle baracche, dove già intravedi i ragazzi seduti intorno al tavolo: Visnia dal seno prorompente che ti sbircia con la coda dell’occhio, Lela, la bambina che sorride come avesse sempre da confidarti un gran segreto, e poi Robert, Liùbisa, Shakira. C’è il televisore acceso: non occorre che Mihaela ti annunci il riallaccio della corrente elettrica. Ti avvicini un poco e le sussurri di non spargere la voce, se si sa è finita, tutto il campo verrà in parrocchia a chiedere soldi che non hai. Lei fa un cenno, come dire: certo, non c’era neanche bisogno di accordarsi, Dragan e lei sono muti come pesci. Il marito non c’è, ma ti ringrazia, le ha ordinato di non accendere il ventilatore, altrimenti arriverà un’altra bolletta come l’ultima. Posso vedere casa vostra? Hai detto casa con uno sforzo che fatichi a mascherare, in mezzo alle erbacce e alle roulottes. Venga, cominciamo da qui. Sei stupito: non immaginavi fosse così grande. Complimenti! Sa, cinque figli e dieci nipoti, bisogna metterli da qualche parte. Da fuori, non l’avresti detto. E’ una baracca, ma gli spazi sono ampi, la struttura è quella di un appartamento dei quartieri alti. Bello, qui! Che vuoi, ci si arrangia. Dove dormi? Le fai vedere la stanza da letto, il cuore di tutto il fabbricato. Ma è matrimoniale! L’ho trovata così; di notte, a volte, sogno che ci sia qualcuno. Naturalmente non mi dirai di chi si tratti. Claudia, secondo te può farcela? Sono andata a visitarla: ci vorrebbe un miracolo dei tuoi. Sai che non li faccio. E se fosse un miracolo stare qui noi due, in un campo sotto i ponti, senza sapere che accadrà domani? Ha ancora quel sorriso. Ti prende una mano, la guarda, la tocca, come per saggiarne la consistenza interna; vorrebbe baciarla: lascia perdere, Mihaela, non si fanno queste cose. Non sappiamo come ringraziarla, mi dispiace che Dragan non sia qui. Digli che, col ventilatore spento, i bambini stanno male. Sorride ancora: riesci a scrivere? Solo di notte: non dormo quasi più. Mi sono abituato a sedermi all’aperto, sotto il cielo; fra le stelle si tirano linee che producono disegni sempre nuovi: un uomo, un aquilone, il campanile di una chiesa; scrivo così, mi lascio guidare dalle luci notturne che s’inseguono e s’intrecciano, regalano una traccia che porta sempre dalla parte giusta. Lei non conosce mio marito: quando decide una cosa, è quella; comunque proverò a convincerlo. Ci sono anch’io, tra quelle stelle? I suoi occhi sono il cielo di una notte di  luglio, nerissimo e abbagliante nello stesso tempo.

29 pensieri su “23. Tra quelle stelle

  1. … – Guarderai le stelle, la notte
    … – Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!
    … – Sarà come se t’avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere
    … – avrai cinquecento milioni di sonagli …
    E mi piace la notte ascoltare le stelle. Sono come cinquecento milioni di sonagli…

    (ll Piccolo Principe – Antoine De Saint-Exupéry)

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  2. Era freddo, ma la terra era asciutta. Mi distesi sull’erba a guardare le stelle. Mi parve di vederle per la prima volta. E forse era davvero così, perchè le guardavo senza pensare ai loro nomi. Immaginai di essere un uomo delle caverne che non ha letto nulla, che non ha studiato, che non sa. E, libero da tutta quella conoscenza, mi persi nella meravigliosa, consolante immensità dell’universo. Non la guardavo più. Ne ero parte.

    Tiziano Terzani, Un altro giro di Giostra

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  3. Le linee del cielo intrecciano per noi disegni di vita; e’ un’autorità superiore quella che ci suggerisce cosa fare e dove andare, con chi parlare e a chi aprire il nostro cuore. Le nostre azioni riflettono il cielo, riflettono la nostra anima a volte riottosa, arsa dal vento della passione e scossa dall’ansia dettata dalla ragione. E’ un flusso quello che ci anima, le stelle e le persone provocano il nostro pensiero.

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  4. La notte, guardare la luna e le stelle fa venire voglia di scrivere poesie: i pensieri volano più lontano di quanto è possibile immaginare e ci si perde nei propri desideri, anche nei più inconfessabili, per ritrovarsi con sè stessi.
    La luna e le stelle diventano i nostri stessi desideri, ma anche la guida per ritrovare la strada, per capire che siamo parte di un tutto più grande ed infinito, che partecipiamo a quell’immenso miracolo che è la vita.

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  5. – nerissimo e abbagliante nello stesso tempo

    Come il mare illuminato d’argento dalla luna, come un’anima che soffre e combatte tra bene e male, come un futuro che spaventa, o un passato che ha smesso di spaventare, come una pietra preziosa, come un desiderio folle, come spesso è la vita.

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  6. “E se fosse un miracolo stare qui noi due, in un campo sotto i ponti, senza sapere che accadrà domani?”

    La fiera dei miracoli

    Un miracolo comune:
    l’accadere di molti miracoli comuni.

    Un miracolo normale:
    l’abbaiare di cani invisibili
    nel silenzio della notte.
    Un miracolo fra tanti:
    una piccola nuvola svolazzante,
    che riesce a nascondere una grande pesante luna.
    Più miracoli in uno:
    un ontano riflesso sull’acqua
    e che sia girato da destra a sinistra,
    e che cresca con la chioma in giù,
    e non raggiunga affatto il fondo
    benché l’acqua sia poco profonda.
    Un miracolo all’ordine del giorno:
    venti abbastanza deboli e moderati,
    impetuosi durante le tempeste.
    Un miracolo alla buona:
    le mucche sono mucche.
    Un altro non peggiore:
    proprio questo frutteto
    proprio da questo nocciolo.
    Un miracolo senza frac nero e cilindro:
    bianchi colombi che si alzano in volo.
    Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
    oggi il sole è sorto alle 3,14
    e tramonterà alle 20.01
    Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
    la mano ha in verità meno di sei dita,
    però più di quattro.
    Un miracolo, basta guardarsi intorno:
    il mondo onnipresente.
    Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
    l’inimmaginabile
    è immaginabile.

    Wislawa Szymborska

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  7. “Ti prende una mano, la guarda, la tocca, come per saggiarne la consistenza interna”

    Esistono persone talmente meravigliose che è quasi difficile crederne l’esistenza…bisogna toccarle.

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  8. “Il copione lo conosci a memoria…”
    …ma gli occhi a volte parlano per dire cose che sul copione non sono state ancora scritte.

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  9. Quando la sera diventa notte, nel silenzio che ci circonda, ci soffermiamo a pensare al miracolo che può compiersi sotto il cielo stellato che fa da tetto al mondo, dove le stelle sono uguali a chi le guarda, dove non ci sono differenze, dove tutti possono essere felici, dove forse ci sono anche io.

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  10. dove tutti possono essere felici,dove forse ci sono anche io

    forse è per questo che pare l’universo si stia espandendo

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  11. @ Vale (e Pam)
    Mi piace il tuo commento, sono nello stato d’animo giusto per comprenderlo e condividerlo.
    Le stelle ben possono appartenere alla più bella e struggente poesia di ogni tempo, insonne, solitaria, malinconica.
    Ad esse, poi, possono essere affidati i nostri desideri, perfino quelli inconfessabili.
    Fortunatamente, però, le stelle offrono tutto il loro identico fascino e mistero a chi si trova a ringraziarle a conclusione di una buona giornata, con le persone amate vicino e tutti con lo sguardo all’insù, a perdersi nell’accecante buio siderale.
    Intanto, un ventilatore gira a rinfrescare il sonno dei bambini e viene concessa l’opzione di un miracolo alla sorte di Chiaraluna.
    Una giornata quasi perfetta.
    La felicità a volte capita, a volte bisogna volerla: per entrambi i casi, speriamo ci sia un universo in espansione.

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  12. Qua ho voglia di citare discorso tra me e Michele (bambino di 10 anni).
    A volte viene da me e mi disse:
    -Agnese,avevi ragione
    -Io ho sempre ragione-rispondo-anche se non ho ragione,ho ragione lo stesso. (certamente scherzo)

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  13. Mi piace guardare al cielo,mi rilasso,miei pensieri volano da soli provando aggiungere ad una conclusione,oppure mi svuoto,almeno per un po’, del tutto peso dei miei problemi.Silenzio.Io e stelle,la luna,silenzio.Soltanto ogni tanto qualche cane che abbaia per far mi ricordare:tu apparteni ancora al questo mondo qui.

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  14. Perché i miracoli si invocano sempre per risolvere situazioni difficili,dolorose drammatiche portate all’estremo limite ? Non potrebbero intervenire semplicemente per aumentare la gioia delle persone per assicurare benessere e migliore qualita’ di vita. Quando se ne parla il collegamento e’ sempre con disgrazie come malattie terminali incidenti stradali crack economici. sarebbe altrettanto mirabile che una coppia si amasse sempre di piu, che le vacanze durassero anni che tutti avessero una spider che ognuno pasteggiasse a caviale (se piace).
    Dietro c’e un grande mistero come quello che c’e tra le stelle e la poesia, sono comunque certo che sia gli uni che le altre ci conducono dalla parte giusta.

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  15. I miracoli possono essere tanti,visibili ai nostri occhi oppure no, ma il miracolo più grande è quello della Vita!

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  16. Ci sono anch’io tra quelle stelle?
     
    Sarebbe bello diventare una star! le stelle danno luce e gioia e a volte sono una guida
     
    Per raggiungere qualcosa di migliore
    Un po’ oltre le miserie dei potenti
    E le fredde verità della ragione
    Un po’ oltre le abitudini correnti
    E la solita battaglia di opinione.
    (la notte dei desideri – jovanotti)

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  17. @ Clown

    Credo che poche cose diano un senso di appartenenza, di fratellanza e di fascino come alzare lo sguardo verso le stelle.

    Un saluto

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  18. Lassu’ sono palle di fuoco,antichi frammenti di cosmo,atomi fissi d’infinito,qua tiepide stille di luce,amiche di notti d’amore,motori di sogni sinceri.
    Non sono lontane le stelle,qualcuno le ha fatte per noi.

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  19. Eccola:-)

    Ricordi quella volta che partimmo
    per cercare un disgraziato di cui
    conoscevamo il nome di battesimo
    soltanto, ma bastava
    per te che ti aggrappavi ad un appiglio
    qualsiasi quando si trattava, ormai,
    di salvare qualcuno dall’abisso
    e quella volta Antonio
    lo avrebbero ammazzato gli usurai.
    Ma pensavi anche a me,
    alla mia solitudine infinita,
    al bisogno di affetto che faceva
    della mia vita un cielo
    senza stelle, triste come un bambino
    che la mamma dimentica di amare.
    Forse è questo il motivo per cui il viaggio
    diventò l’ossessione di dipingere
    una luna splendente in mezzo al nero
    dei pensieri, della malinconia
    che accanto a te, miracolosamente,
    svaniva come nuvola leggera,
    lo spavento che di notte aveva
    la faccia dell’ignoto,
    per cui tiravo sassi alla finestra
    della tua stanza e tu scendevi pieno
    di sonno, ma disposto a fare il gioco
    che mi lasciava sempre senza fiato,
    di mettere una luna in mezzo al cielo
    e lo facevi sopportando ancora
    la canzone che non smetteva mai,
    quella voce di Togni ripeteva
    che ero stato salvato dall’abisso,
    che avevamo sconfitto gli usurai

    Luna – F. Centofanti

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