34. Il recinto

da qui

Ti vedo pallido. il sole manda bagliori a intermittenza dalla latta delle baracche incandescenti. Un vento leggero alza la polvere dal tappeto di erbacce e dalla macchia grigia e nera del marciapiede smozzicato dal tempo. Anche oggi ha ballato. Hai uno strano modo di parlare della tua salute. Si scrive meglio, con un cuore che batte un po’ più forte. Vicino al recinto, un bambino zingaro gioca con la palla. Parlami di te, non mi confidi niente delle cose che hai vissuto: vuoi fare il misterioso, il poeta romantico che incanta le ragazze? Ti sta fissando, con gli occhi neri che sembrano guardare oltre. Nel punto di luce che si accende accanto alla pupilla vedi qualcosa come una stazione ferroviaria. Il treno è pronto, manca poco alla partenza; gruppi di giovani si aggirano in cerca della carrozza giusta. Solo tu sei fermo, chissà da quanto, vicino a una colonna. Siete fermi entrambi. I giorni della tua prima colonia aziendale sono appena terminati, si torna ognuno nella propria città. Edoardo, di Napoli, si è affacciato al finestrino del vagone: ti chiama, fa gesti con le mani, minaccia di lasciarti a terra. C’è gente che trascina valigie troppo grandi, bambini che trottano mano nella mano col papà e la mamma, un signore anziano che arranca zoppicando col bastone e la sigaretta pendente dalla mano destra. Vieni! Vieni! Non vedi che il treno sta partendo? Fiammetta ha i capelli biondo-oro, la camicetta azzurra fa un contrasto strano col grigio scuro della carrozza a cui è appoggiata. Ecco, lo senti, comincia a battere più forte. Vieni! Vieni! Vuoi restare qui? Esatto, vuoi restare qui. Non riesci a staccarti dai suoi occhi azzurri. Pensi che, se il cuore batte così forte, significa che c’è qualcosa di più urgente che tornare a casa. Hai deciso, ti avvicini a passi lenti, come se qualunque movimento, anche impercettibile, che non fosse nella linea dello sguardo potesse spezzare l’incantesimo, distruggere tutto da un momento all’altro, evaporare, non tornare più. Non abbassate gli occhi neanche per una frazione di secondo. Ti chiedi che farà quando sarai così vicino che intorno ogni cosa svanirà nel buio; il buio capace d’ingoiare il mondo se hai trovato qualcosa d’importante, qualcosa di molto più urgente che tornare a casa. Ecco, va ancora più forte, lo senti scoppiare in mezzo al petto, e pensi che sia giusto lasciare tutto il resto se il cuore batte come non aveva mai fatto fino a ora. Vieni, scemo, non vedi che accendono i motori? Ti guarda fino all’ultimo, come se i suoi occhi fossero una cosa diversa dalle membra del corpo, come se il segreto si nascondesse lì, e tutto obbedisse al lampo che parla senza pronunciare una parola, e dice vieni, vieni, che t’importa del mondo, sono qui, ci sono io, non aspettavi altro, vero? No, le assicuro che non me l’aspettavo. E non mi rendo conto di come possa essere approdato in questo posto. Nei pavimenti lucidi si specchiano i soffitti pieni di affreschi; all’apice dell’arco, in fondo, tre putti di marmo sollevano una tenda; alle pareti, figure mitologiche campeggiano dagli spazi tondi incorniciati da greche di color marrone. Eppure è qui, Santità, e bisogna cominciare a lavorare. Le ho detto e le ripeto di non chiamarmi santità. Le preparo l’agenda degli appuntamenti: c’è il nunzio apostolico francese, la delegazione della conferenza episcopale colombiana, il viceministro… Un momento, voglio prima parlare con gli zingari del campo nomadi: Dragan e Michaela; e Visnia, Robert, Ilari, Samanta, Patrick, Shakira, Sharon e il piccolo Liubìsa. Ti guarda ancora, ma sembra che gli occhi siano andati troppo oltre, in un punto del mondo dove il passato si confonde col futuro: allora, non mi dici niente? La latta infuocata della tua baracca pare che fumi, il bambino tira calci e calci alla palla, come volesse buttare giù il recinto.

29 pensieri su “34. Il recinto

  1. Il presente e’ il punto esatto in cui passato e futuro si fondono.
    Adesso mentre il cuore accelera a cercare di rendere più veloce il tempo, per portarci presto dentro quel buio che cancella il mondo, dove lo spazio/ tempo e’ uno sguardo aperto in cui restare, per abbattere ogni recinto e ricreare un mondo nuovo.

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  2. Una vita non e’ altro che tante vite separate dai recinti di passato e futuro.
    Vi sono zone fatte di colori che accelerano il cuore, zone buie dentro le quali non vorresti esser mai entrato, zone offuscate dove per orientarti ci vogliono gli occhi della verità. Solo dall’alto si può vedere intera senza soluzione di continuità sotto l’unica luce che l’accende tutta: l’inconfondibile luce dell’amore.

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  3. – Ecco, lo senti, comincia a battere più forte…

    Il cuore ci parla e va ascoltato, mai sottovalutato: è il centro di noi stessi, dei nostri sentimenti, delle nostre azione, ci permette di amare e di vivere x questo amore.
    Bisogna prendersi cura del cuore, conservarlo e preservarlo da ogni tipo di male per poter prenderci cura di chi amiamo, per poter amare con tutte le nostre forze e capacità.

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  4. – Un momento, voglio prima parlare con gli zingari del campo nomadi…

    Un papa che vuole occuparsi personalmente degli “ultimi”, che mette in secondo piano personaggi pubblici ed influenti, mi piace molto.
    Chissà se chi sta in alto riesce a seguire il cuore e fare questo, perché è anche vero che per risolvere i problemi dei piccoli è necessario parlare ai grandi con l’autorità giusta e con autorevolezza.
    Riuscire a fare tutte e due le cose, mi piace ancora di più.

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  5. Il cuore è la sede della vita e dell’ amore. I motivi per cui il battito diventa accellerato possono essere due,o perché si vive un emozione forte,o perché si vive una vita molto intensa.In entrambi i casi la vita viene vissuta fino in fondo con amore,perché abbiamo donato una parte importante di noi stessi:il nostro cuore!

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  6. Vieni! Vieni

    Ogni viaggio è un’avventura, rispondere alla chiamata dell’amore significa intraprendere un viaggio rischioso perché l’amore vuole tutto, non si accontenta di mezze misure ma quello stesso amore saprà farti superare la paura di una dedizione incondizionata. 

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  7. “il bambino tira calci e calci alla palla, come volesse buttare giù il recinto.”

    Il bambino nella sua spontaneità agisce .L’adulto resta a guardare costruendo,a volte, recinti su recinti.

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  8. Spesso ci sentiamo in gabbia, obbligati da scelte che non sono inconciliabili in assoluto ma lo sono per forza di cose, impegni famigliari, scelte o esigenze lavorative, affettive, di vita. A volte di vite ce ne vorrebbero due, e se il che ha qualcosa di logico e’ pur vero che il cuore ne soffre. Chiuso nella sua membrana batte regolare finche’ non comincia con battiti sconnessi, aritmici, fuori, appunto, dalla logica meccanica che lo vuole perfettamente ritmico. Accade ai cuori che hanno troppo amore, amore che gli impedisce di pensare a se’ in favore dell’altro fino a non sentire piu’ la stanchezza se non al risveglio, quando passa dal ritmo di quiete al movimento. Un cuore che non comprende il processo matematico di regole che rendono inconciliabile l’amore per Dio con l’amore x una donna, allora si, questo darsi senza freno e la rinuncia a qualcosa, che se pur pulito diventa scandalo, prima o poi lo fa esplodere, l’amore e’ tanto che non lo si può contenere e batte forte contro il recinto fino a fiaccare la resistenza di quella membrana che lo costringe, fare un buco nella rete e uscire liberi solo di amare ed essere amati perché “non e’ bene che l’uomo sia solo.”

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  9. Non può che essere fuoco quell’amore per Fiammetta al tempo delle colonie forse il primo della tua vita, tutti lo abbiamo vissuto una volta con un’intensita mai piu provata, quello che ti avvolge i sensi e di cinque ne fa uno solo, una nuova percezione, l’estasi totale che ci porta verso l’altro e verso l”alto. Il ricordo ci dice che quell’amore tutti lo serbiamo dentro, piu o meno sopito, e basterebbe un soffio per farlo rivivere per sempre.

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  10. Oltre il recinto –
    Fragole – mature –
    Oltre il recinto –
    Potrei arrampicarmi – se ci provassi, lo so –
    Le bacche sono deliziose!
    Ma – se macchiassi il mio Grembiule –
    Dio certamente mi sgriderebbe!
    Ma no! – credo che se fosse un Ragazzo –
    Lui – si arrampicherebbe – se potesse!

    Emily Dickinson

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  11. Il cuore ci insegna ad amare , e quando amiamo col cuore, possiamo abbattere quegli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino ed essere liberi.

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  12. Un Papa che si prende cura dei suoi ultimi chiamandoli per nome uno ad uno è come la chioccia che si prende cura dei suoi pulcini, perché,una madre non si dimentica mai dei propri figli!

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  13. Ho trovato informazioni che gli zingari vivevano al inizio in India;nel XIV secolo sono arrivati in Europa.Vivono con la propria legge e i tradizioni. Perseguizioni di loro hanno provocato migrazioni e isolamento sociale e culturale.

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  14. Come si fa a intrattenere una bionda per ore?
    -Si scrive “Girare prego” su entrambi i lati di un pezzetto di carta

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  15. Porque te tengo y no
    porque te pienso
    porque la noche está de ojos abiertos
    porque la noche pasa y digo amor
    porque has venido a recoger tu imagen
    y eres mejor que todas tus imágenes
    porque eres linda desde el pie hasta el alma
    porque eres buena desde el alma a mí
    porque te escondes dulce en el orgullo
    pequeña y dulce
    corazón coraza

    porque eres mía
    porque no eres mía
    porque te miro y muero
    y peor que muero
    si no te miro amor
    si no te miro

    porque tú siempre existes dondequiera
    pero existes mejor donde te quiero
    porque tu boca es sangre
    y tienes frío
    tengo que amarte amor
    tengo que amarte
    aunque esta herida duela como dos
    aunque te busque y no te encuentre
    y aunque
    la noche pase y yo te tenga
    y no.

    Mario Benedetti
    Corazón coraza

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  16. Vieni! Vieni!Senti una voce sensuale.Una ragazza con capelli biondi ti fissa nel occhi. Vieni! Vieni! Ti incanta. Il cuore comincia battere piu’ forte. Vieni! Vieni! Ti chiama e tu cominci ad avvicinarsi da lei. Niente altro non ha piu’ nessun importanza. Non abbassate gli occhi neanche per una frazione di secolo. Gia’ pensi cosa farai quando ti avvicini a lei. Vieni! Vieni! Fai un altro passo avanti, allungi la mano per accarezzarla, e … senti un dolore, intorno ogni cosa e’ svenuta nel buio, il buio capace d’ingoiare in mezzo al petto. Apri l’occhi. Hai capito. Sei caduto dal letto,hai fatto un sogno. Vieni! Vieni! lo senti ancora, il cuore batte cosi forte, ancora.

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  17. “solo tu sei fermo,chissa’ da quanto”
    la vita va avanti, ma tu rimani sempre in solito posto, per la paura? abitudine? comodita’?

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  18. Se ascoltassimo l’innocenza, che è racchiusa nei nostri cuori,potremmo superare i recinti della superbia e dell’orgoglio.
    Solo così si potrà raggiungere un’ armonia tra due mondi tanto diversi tra loro,ma altrettanto vicini.

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  19. “Parlami di te, non mi confidi niente delle cose che hai vissuto”
    In un mondo inflazionato di parole è facile rendersi conto che le parole in molti casi non sono indispensabili.
    Importante è camminare, possibilmente seguendo Chi sa bene dove mettere i piedi.

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  20. Il passato e il presente si incontrano nell’attimo, per ritrovarlo basta una sottrazione: togliere il prima dal dopo. Ma è davvero così improvviso e casuale questo velocista del tempo? E se fosse soltanto l’apice, il fuoco d’artificio di un sentimento nato insieme al primo battito del cuore? Un sentimento che per compiersi pienamente ha bisogno di conoscere, per poter poi dire addio a un mondo che dopo guarderemo sempre un po’ da lontano, attraverso gli occhi degli altri, ma che sapremo riconoscere e amare perché l’abbiamo inciso nella carne.

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  21. Anche oggi ha ballato.

    Un cuore che balla sulle note della vita che vuole vivere fino in fondo, una musica dolce, che strappa, incanta, seduce, musica come aria, fonte inesauribile di un amore che non puoi ignorare, quando così forte è l’intesa silenziosa con quegli occhi azzurri, così intenso il desiderio di raggiungervi, quando la nuvola di polvere si deposita sul pavimento lucido, incurante del recinto

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  22. AVVERBI DI LUOGO (JUAN VICENTE PIQUERAS)

    Qua è dove sono io. Ovunque sia
    sarò sempre qua, dove mi vedi.
    Questa casa, questi volti, questi oggetti
    stancano perchè il qua stanca.
    Qua viene sete di andarsene, sete di laggiù.
    Ma laggiù è il luogo dove non potrò mai stare,
    dove io sono impossibile. Ovunque vada
    il là dove sarò diverrà qua
    e io ci sarò ad aspettar me stesso
    con in mano un mazzo di rose tutte uguali.
    Là è il tuo qua.
    Là sembra un grido perché è dove fa male.
    Io voglio essere là dove tu stai,
    e tu qua, o meglio: noi due laggiù, remoti, insieme
    ché vivo è uguale a insieme.
    Laggiù c’è l’amore che non c’è qua.
    Quegli oggetti toccati dalle tue mani,
    quello che pensi, dici, taci o sogni,
    quei luoghi dove stai senza di me,
    quello desidero, quello mi occorre.
    Ed essere il tuo là, il tuo alito sospeso.
    Laggiù è la salvezza, il miraggio
    nato dalla sete di stare qua.
    Laggiù saremmo felici per sempre
    stretta la foglia e larga la via
    laddove il tuo qua e il mio là si riunirebbero.
    Laggiù è pioggia cadendo
    su questo deserto inaridito.
    Laggiù è il Paese di Bengodi, Eldorado, il non-plus-ultra.
    Io sono qua, tu là, e noi due laggiù, ma quando?
    Questo è pietra. Codesto è seta. Quello è mare.
    Qua è focolare impossibile, intima assenza,
    odiato domicilio, carcere di ogni giorno.
    Là calore del tu, mia la tua vita,
    tesoro della tua isola, aria d’amore.
    Laggiù, dove non siamo, piove sulla vita
    che non sarà mai nostra e che ci attende.

    da Mele di mare

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