Le adorate assenze di Naspini e di altre presenze inquietanti

Il fatto bello delle recensioni on line è di non avere limiti di battute, e la recensione di un romanzo dà la possibilità di parlare della scrittura di un autore e del suo libro.

L’autore

sacha naspini

Toscano, del ’76. Ha pubblicato, tra gli altri, I sassi (Il Foglio 2007), I Cariolanti (Elliot 2009). Il suo sito è http://www.sachanaspini.eu

BANDELLA del romanzo: Due ragazzini scoprono una tomba etrusca e decidono di scavarla di nascosto da tutti dopo la scuola. Vent’anni dopo una bambina viene rapita in America e rinchiusa nella stanza di una pensione, insieme a un gattino di nome Spunky. Cosa unisce i due eventi? Le nostre assenze è il racconto di questi due decenni e degli avvenimenti che hanno coinvolto tre generazioni di una famiglia toscana, di un uomo in fuga dai campi di concentramento, di una donna che ritrova il suo primo amore dopo una vita intera.
Ma è anche la storia di un padre incapace di affrontare il proprio ruolo e di una madre troppo giovane per proteggere il figlio, di un ragazzino povero che vive nelle case popolari “al di là della rete” e di una sete di vendetta che consuma tutta un’esistenza.

La scrittura.

C’è chi racconta con i ferri da maglia sulle gambe. C’è chi scrive con la stilografica su carta Amalfi. C’è chi narra con gli occhiali e due rughe sulla fronte. C’è chi ticchetta, sulla tastiera di un PC (o di un MAC, nel caso più borghese), parole come se stesse schiacciando sassolini di ghiaia con tacco 9. C’è chi pubblica abominii di romanzi e di racconti (non parliamo delle poesie!). C’è chi si sente un grande scrittore soltanto perché pubblica con Einaudi, Feltrinelli, Garzanti, Mondadori, Adelphi, Rizzoli, Newton Compton (!), Bompiani. C’è chi si sente un grande scrittore anche pubblicando con Sòreta Edizioni, ma quello è narcisismo da discount, non come quello degli scrittori di cui sopra, una vanità più da Lidl che da Panorama, e nei casi intellettual-vintage di sinistra si direbbe boria da “la Coop sei tu, chi può darti di più?”.

Sono qui per parlare di Le nostre assenze. Pubblicato da Elliot. Scritto da Sacha Naspini, uno dei più bravi e potenti scrittori italiani. Sono qui per dire che c’è vita letteraria sulla Terra (almeno, sulla Terra italiana). Che c’è ancora chi tenta di fare letteratura e c’è ancora qualche editore che pubblica questa letteratura. Avanti, allora.

Questa recensione – come tutte, del resto – non sposterà le vendite di Naspini di una copia, dico una. Ma datevelo un pizzico sulla panza (di questi tempi…), cacciate 16 euri (fin quando l’euro ce l’avete, che qua fra poco si passerà ai sesterzi) e fatevi un viaggio, regalatevi un momento di bellezza, di grazia, di orrore, di ineluttabilità, di tremore, di compatimento, di miseria e di nobiltà, di prospettiva alata di fiamme paradisiache e fiori infernali, senza purgatori.
Non è simpatico da bambino, né da adolescente, men che meno da adulto il protagonista (senza nome) di questo romanzo.
Da bambino esercita con crudeltà la sua condizione agiata su Michele, suo coetaneo, con la carità stucchevole di quelli più fortunati e la cattiveria tipica dei ragazzini viziati. Una priorità muove le sue azioni, ma ogni azione genera sempre una reazione, genera anche una perdita dovuta a un errore di valutazione. Da adolescente, pur innamorato di Sara la lascia svanire di inedia, perché la priorità è ancora un significato che va oltre l’amore: un altro errore. Da adulto cova una vendetta per un delitto paterno (forse) inesistente, per uno sbaglio di prospettiva.
Ogni errore è una catastrofe della sua umanità, ma anche l’affermazione della sua identità, nell’accezione più becera, di uomo.
C’è uno spazio che divide il possibile mostro che abita in noi dal buon umano che tendiamo ad essere. Esiste un luogo della nostra anima dove le parole buono e cattivo non significano ma stanno. Questi due nostri ‘io’, questi ‘noi’ se ne vanno in giro per il mondo a commettere opere di bene e omissioni, a volte omicidi (non è detto che siamo tutti serial killer, ma talvolta uccidiamo di tutto senza volerlo), reati d’amore e di odio. E se minimamente cerchiamo una verità che sia vicina a ciò che siamo, è certo che saremo angeli talvolta e demoni un’altra. Non c’è scampo.
Le nostre assenze scava nel nido dell’infanzia, imprinting della personalità, prova a slegare il nodo genitoriale, parentale, ammette il delitto di essere messo al mondo e il reato di essere abbandonato e tradito dal proprio padre, affronta le conseguenze del funicolo materno che diventa una corda con la quale si impicca la presenza di una madre che non è presente, ma ‘sta’ soltanto. Paradossalmente, la tenerezza del protagonista de Le nostre assenze è nei gesti mancati verso il suo amore Sara, negli abbracci non dati alla sua nonna amatissima, nelle parole mai pronunciate ai gemelli, ai suoi due fratelli amati incondizionatamente e senza domande.

Questo romanzo è la storia di un errore e delle sue conseguenze.
Questo romanzo è un romanzo sulla Vita, sulla costruzione del nostro destino, sulla possibilità e sulla scelta.
A me interessa poco la trama, guardo allo stile, al modo di piegare la parola, al modo di dire il fatto. A me, alla fine non interessa una mazza della fantasia di un autore. Tuttavia, leggere I Cariolanti è stata una bella botta. C’era sì la storia, ma era stata la capacità chirurgica di portare avanti il plot con assiomi e stilemi riconoscibili di un maledettissimo bravo scrittore a sedurmi.
Non mancano elementi di continuità con le assenze, dalla poetica naspiniana del ‘si uccide per sopravvivere’ al nome della donna amata (anche Bastiano ama una Sara, ne I Cariolanti). Ma in questo nuovo romanzo Sacha Naspini non bada allo stile più di tanto. Lo riconosci, Naspini, ma è la trama che ti inchioda alla croce del “ma mò che succede?”.
Questo romanzo è un grande romanzo. Sacha Naspini non è uno scrittore che fa la ricotta sul suo testo di maggior successo, si rinnova con onestà: Naspini, in pratica, è uno scrittore. Punto.

11 pensieri su “Le adorate assenze di Naspini e di altre presenze inquietanti

  1. Pingback: L. R. CARRINO parla de LE NOSTRE ASSENZE « SACHA NASPINI

  2. Bella recensione, anche se non mi piace il preambolo iniziale (c’è chi questo, c’è chi quello). Il pensiero dell’autore del post era già comprensibile dalla recensione vera e propria. Comunque, Naspini è una garanzia e lo leggeremo presto.

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  3. Bella recensione, anche se sedici euro sono tanti di questi tempi…D’accordo con Laura sul preambolo iniziale, mentre sulla trama qualche altra cosa poteva essere detta, per completezza. A presto

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  4. bah?!….
    Solitamente, sono proprio le recensioni che si fanno ai libri, il vero danno alla curiosità e alla vendita del romanzo. Recensire dovrebbe essere una vera professionalità, ma siamo in Italia, dove tutto è approssimativo e arrangiato. e chi si cimenta, pensando di ‘avere le palle’, non fa altro che sprecare fiato e inchiostro soltanto per soddisfare la propria vanità e la voglia di sentirsi dire…”Madò, quanto sei bravo/a!”….col risultato di offuscare il romanzo e l’arte dell’autore, perchè si vorrebbe far emergere la (supposta) propria, compreso il tentativo di risultare “intelligentissimi!”…
    Mettete da parte il vostro “io”, oh voi che recensite!”…Lasciate che chi legge sia stimolato dalla sua curiosità, dalla voglia di sapere e approfondire; dalla voglia di conoscere e confrontarsi, ma con l’opera, non con voi, e nemmeno con l’autore..
    Vendere è un’arte! e recensire significa soprattutto questo.
    Una “tentata vendita” condotta male, reca danno a tutto: ricavato, opera e autore, soprattutto; che, poverino, è danneggiato da qualche incompetente esaltato….

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  5. gianni, hai ragione. se uno fa una recensione, dovrebbe fare un favore all’autore e non a se stesso.
    cercherò di fare meglio la prossima volta.
    nel frattempo, però, un po’ di buona educazione e gentilezza non ci starebbe male, anche perché tu a me non mi conosci. o sbaglio? o mi conosci?
    vedi, “incompetente esaltato” è forte come giudizio, e con tutto il rispetto per la tua opinione, non vale molto se argomentata così.
    saluti 🙂

    lrc

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  6. p.s.: gianni, non so se vale a discolpa della mia ‘intelligentissima vanità’, ma pur stando da 2 anni e mezzo su LPELS, questo è il mio nono intervento 🙂 per dire: stai calmo, e prima di dire che qua si sta a cercare vanità e visibilità, documentati un poco 🙂

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  7. Cro lrc,
    no, non ti conosco, e nemmeno tu mi conosci…quindi siamo pari :-)….
    Non ho il ‘dovere’ d’informarmi su nessuno (sono una persona discreta che si fa gli affari suoi…:-) , e la mia critica un po’ aspra è diretta a quel che leggo (non alla persona o al personaggio, anche se, comprendo, vi è tirato in ballo) e quel che leggo è la solita “insana” passiione che risulta lacchè, improduttive, forzata e stancante per chi legge. insomma, fa perdere interesse verso il romanzo!
    Tu, permetterai, vero, da persona senz’altro intelligente e colta quale sicuramente sarai, che chi ha intenzione di aprire un romanzo, lo faccia con la propria testa, le proprie emozioni, la propria anima, il proprrio vissuto e le proprie conseguenziali elaborazioni? spero vivamente di sì.
    Se ti raccontano un film per intero, con l’entusiasmo, l’emozioni, i pensieri e le deduzioni e, ovviamente, il giudizio finale che sembra più che altro “ultimo e insindacabile” non solo su quel film, ma su tutta la cinematografia storica e mondiale, sul modo di fare cinema e su come “sacrosantemente” va visto e interpretato, tu vai a vederlo? io no: già mi sarei annoiato ad inizio racconto.
    Lasciate che, chi produce arte, giunga al suo primario scopo, che viene prima della “moneta”: che la sua opera arrivi a tutti; e ognuno ha il diritto viverla col suo essere.
    e magari, dopo, possa esprimere liberamente, positivo o negativo che sia, la sua opinione. che, anche se contrastante e valida, è sempre un ulteriore e ottimo spunto per l’autore.
    chè, se è un vero artista, sa bene che un’opera non ha mai fine. anche se ha venduto milioni di copie e sono passati decenni ( o secoli, addirittura…;-)

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  8. P.S. for lcr
    ho iniziato la mia professione di venditore/rappresentate 20 anni fa, proprio vendendo enciclopedie. qualcuno pensa che sia diverso, dal fare una recensione ad un romanzo? bhè…mah?!…
    Bisognerebbe dare solo degli in put, sullla scrittura che magari è leggibile, sulla storia che è accattivante e ti prende, a tal punto che dimentichi dove sei e cosa c’è intorno, che chiunque può immedesimarsi e così via…non tralasciando, mai, che ce l’hai pure tu e lo rileggi spesso, e ogni volta come fosse la prima volta (ogni bravo venditore, qualsiasi cosa sia andato a comprare, vedendo il tuo interese, ti sarai sentito die ad un certo punto…”guardi, ce lo pure io e mi trovo benissimo, e..ecc., ecc….”, anche se stai comprando delle mutandine sexy per la tua compagna (se il venditore è uomo, dopo lo svarione però si correggerà…;-)…
    Insomma, credete veramente che questi tipi di recensioni aiutino il romanzo e l’autore? (seppure all’inizio lo ammetti…). credete, veramente, che promuovere un romanzo sia diverso da vendere un paio di calzini?
    Smettetela, vi prego (la mia è una supplica) di recensire ogni romanzo come fosse l’ultima e definitiva bibbia che salverà il genere umano. c’è molta gente, che la Bibbia non l’ha letta e non la vuole leggere…(siamo convinti e imperterriti “peccatori”) .
    spero di essere stato un pochino più chiaro…;-)

    P.S. di P.S.
    ah….prima dare degli input in maniera coincisa e non ‘tracotante’, poi individuare l’interesse specifico di ogni persona…
    P.S. di P.S. di P.S.
    ma tu, il romanzo, lo hai acquistato?… 🙂

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  9. gianni, ma è proprio questo che ho tentato di fare. non ho parlato della trama. ho messo direttamente la bandella.
    ho detto due parole in croce due, su quella che è stata la mia percezione. lacchè, dici? non direi.
    io, come lettore, proprio come te che mi stai dicendo che la recensione non ti piace, ho espresso un’opinione. e sì, penso che naspini sia uno degli scrittori più bravi che abbiamo. non sono d’orrico, che a ogni fascetta mette ‘capolavoro’, ma un lettore-scrittore che ha espresso la sua opinione. non sei d’accordo? dici che sono proprio le recensioni che non servono? ok, anch’io lo penso – almeno in generale – e non ne faccio mai, infatti.
    criticare proprio me, su questo argomento, lo trovo poco contestuale. da qui e dal fatto che parli di ‘incompetente esaltato’ nasce il mio invito a ‘documentarti’ prima di sparare a zero su qualcosa. QUesto è il male peggiore dell’italiano, e non solo per la cultura. Pensa, qua c’è gente che parla male di romanzi che manco ha letto!

    Sì. Il libro l’ho comprato, in Sardegna a inizio agosto.
    Io i libri li compro. Mica me li regalano! 🙂

    Un saluto.

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  10. Carrino, giusto per chiuderla qui definitivamente, facendo soprattutto un favore agli altri ( ma anche a noi stessi ;-)…
    “incompetente”: mi riferivo esclusivamente al fatto di presentare un qualcosa sperando di fare promozione e non, come solito capita, di fare danno. non mi riferivo certo alla competenza verso ciò che riguarda la letteratura, la cultura, il sapere, la scrittura ecc….E, ripeto, più che un attacco verso te, è stato uno sfogo in generale.
    Quindi, visto che su certi punti ci troveremmo “pure” d’accordo, stretta di mano e vai, su!…

    M’inviti a documentarmi su te, io ti ho detto che sono una persona discreta ed educata ( e convintamente ignorante), però, se vuoi, ho un amico commissario di Polizia: che dici, mi rivolgo a lui? 🙂
    il il tuo, è un cognome che ho sentito più volte a Napoli, città che mi ha dato natali, pasc e ‘ppifanie….
    Ha dato lo stesso anche a te, per caso?
    Saluti, sinceri 🙂

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  11. 🙂 sì gianni, sono napoletano 🙂
    e il cognome – ce ne sono di più tristemente famosi, di carrino, soprattutto dalle parti di casapesenna e di casal di principe – non aiuta alla reputazione 🙂

    ok. stretta di mano. ho capito cosa intendevi.
    un saluto.

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