46. Occhio di pantera

da qui

Perché hai l’impressione che sia tutto un sogno? Cos’è questo monte a picco sul mare, dove le barche lasciano una scia che pare di stelle e dove tutto intorno c’è l’odore di Flaminia, il colore del biglietto rosa che tieni sempre aperto sulla scrivania, come se soltanto lì potesse trovarsi la risposta a ogni possibile domanda? Avverti un profumo di lentisco, di corbezzolo, vedi una strada che si confonde col riflesso del ginepro, col verde opaco dei rovi di more. Accendi una Winston e senti tra le mani il tubo biancolatte di una flebo, ti lasci andare sulla panchina proprio di fronte al golfo e scorgi la sponda chiara del letto, le infermiere che si affrettano col misuratore di pressione. Il Conero pare una balena, no, una tigre, no, una pantera, la stessa che ti guarda col suo occhio giallo nelle notti di luna, quando il viaggio è sempre una scommessa con l’ignoto, e non sai mai se la strada ti porterà a destinazione, o finirai accecato dai fari delle stelle, dalla luce incerta di Gomeisa, la donna dagli occhi annebbiati, e ti chiedi che rapporto ci sia tra la fitta rete di segnali che il cielo emette per guidarti e il biglietto aperto sulla scrivania, tra la luna occhio-di-pantera e il Conero che indica un punto sconosciuto nel mare di seta del golfo di Sirolo. Ogni volta che sei qui il romanzo corre in bilico tra passato e futuro, tra una musica che si perde nelle luci di stabilimenti pieni di gente in festa e un’altra che risuona tra le volte altissime di un palazzo troppo ricco, tra affreschi di battaglie e miti d’altri tempi, e ti turba il pensiero che ci sia qualcosa in comune tra la spiaggia umida del litorale e i corridoi vegliati da guardie con divise gialle, rosse e blu e un pennacchio rosso sull’elmo color d’argento. E’ arrivata, Santità; se mi posso permettere, non faccia passi falsi. Non si fida di me? Ho imparato a conoscerla: è molto aperto, troppo, forse, mi consenta. Va bene, faccia entrare. Ha la faccia mite e il sorriso tipico degli orientali. Un velo le copre la testa, ma non nasconde i capelli neri che incorniciano un ovale attraversato dalla linea sottile degli occhiali. L’ho fatta chiamare per parlare insieme di Dio. Non sembra sorpresa: comincia a narrare con naturalezza dell’esperienza di teologa musulmana all’università del papa, dell’impatto sempre fruttuoso con le domande fitte di studenti e di colleghi. Le dici che Dio può esistere solo se lo cerchiamo insieme, nasce dall’incontro fra lontani, perché lui è il Lontano che diventa Vicino, e finché non si realizza questo le chiese, le moschee, le sinagoghe sono simboli vuoti di un appuntamento perso: bisogna abbandonarsi all’energia che viene dal di dentro perché i documenti, i catechismi, le scritture sacre abbiano un senso; e parli, parli, e il segretario sbianca sempre più e hai l’impressione di librarti, come in bilico tra passato e futuro, sull’orlo di un golfo dove le barche lasciano una bava bianca dietro di sé, come se tutti fossimo attratti da una scia di stelle rovesciate, come se una donna dagli occhi annebbiati, che chiamano Gomeisa, emettesse segnali che seguiamo a stento, sospesi tra una spiaggia fitta di ombrelloni e un palazzo dalle volte troppo alte, dove tu e una donna velata vi raccontate ciascuno il proprio sogno, le infermiere tastano il polso e preparano il flacone per la flebo e una musica di sottofondo traccia come una rete, una cordata di ricordi che potrebbe raggiungere il muso disteso del Conero o addirittura la luna occhio-di-pantera, che veglia su un uomo seduto su una panchina proprio a picco sul golfo, con la sigaretta accesa che è ormai consumata fino al filtro.

19 pensieri su “46. Occhio di pantera

  1. ” la reciproca conoscenza, la scoperta e valorizzazione di ciò che è buono e vero (anche) fuori della Chiesa, la collaborazione”, il viaggio dell’incontro con l’altro, con il diverso, anche se “è sempre una scommessa con l’ignoto, e non sai mai se la strada ti porterà a destinazione”,
    è l’unico senso possibile, la risposta a tante domande;
    è quel punto di vista esatto che può partire solo dal “cuore del cuore”.

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  2. Pensare che Dio e’ qui tra noi e non nascosto chissà dove, in libri astrusi o stanze polverose e inaccessibili alle masse. Dio e’ l’incontro dell’amore, della gente più disparata, diversa, che non metteresti mai allo stesso tavolo. Dio e’ nella tavolozza dei sentimenti, nel pozzo dei desideri dei bimbi che muoiono di fame, nel freddo dei diseredati, nelle sventure dei dimenticati da tutti. Se pensiamo solo alla potenza di unirsi, librarsi, di pensare positivo, tutti insieme. Vecchie tecniche tenute a freno, eliminate e tolte alle masse perché le rendevano troppo potenti. Dio e’ in noi e da nessun’altra parte, Dio e’ nelle cose che vediamo, nell’altro che sta male e che affonda nel dubbio. Quando potrà mai esserci un Papa che parla in modo così chiaro, con l’unico scopo di liberare le masse?

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  3. Lui “è il Lontano che diventa Vicino” quando lo sguardo con l’ altro raggiunge il centro del tuo cuore ,e allora si che tutto acquista un senso , anche il trovarsi in bilico tra passato e futuro dove al centro di tutto ci sei tu con il tuo presente.

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  4. Per molto tempo abbiamo percepito Dio come colui che sta nel cielo, lontano da noi umani, invece Dio lo puoi scoprire nel quotidiano, l’eternita’ che tanto cerchiamo si trova quando ci immergiamo completamente nella realta’.

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  5. Leggendo il Vangelo e’ immediato comprendere l’apertura di Gesu’ verso gli altri popoli, verso tutti coloro che cercano la salvezza. Il contatto con persone di altre religioni non e’ quindi un tradimento ma aprirsi, pensare ad un Dio unico puo’ portare ad azioni concrete di pace, difesa dei diritti e crescita dell’umanita’.

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  6. “e ti chiedi che rapporto ci sia tra la fitta rete di segnali che il cielo emette per guidarti e il biglietto aperto sulla scrivania, tra la luna occhio-di-pantera e il Conero che indica un punto sconosciuto nel mare di seta del golfo di Sirolo. ”
    Come la luna ha bisogno della profondità del mare per riflettersi e tracciare la sua scia luminosa, così il cielo ha bisogno della profondità del cuore per far risuonare l’eco dei suoi segnali e tracciare il cammino da seguire.

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  7. Spesso abbiamo un velo come Gomeisa che rende tutto immerso in una nebbia che cela la realtà, il bello è quando si squarcia, solo allora vedi con gli occhi del cuore, un posto accessibile in ogni angolo solo a Dio che vi dimora.

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  8. “La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra
    che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché tu per me sei il mondo intero;
    chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi? “

    da Sogno di una notte di mezza estate.

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  9. “dove tu e una donna velata vi raccontate ciascuno il proprio sogno,”

    Il sogno più ambizioso, il sogno dei sogni, pensare universalmente.

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  10. “indica un punto sconosciuto nel mare di seta del golfo di Sirolo.”

    Sconosciuto che passi! tu non sai con che desiderio ti guardo,
    Devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo (mi arriva come un sogno),
    Sicuramente ho vissuto con te in qualche luogo una vita di gioia,
    Tutto ritorna, fluido, affettuoso, casto, maturo, mentre
    passiamo veloci uno vicino all’altro,
    Sei cresciuto con me, con me sei stato ragazzo o giovanetta,
    Ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più
    solo tuo né ha lasciato il mio corpo solo mio,
    Mi dai il piacere dei tuoi occhi, del tuo viso, della tua
    carne, passando, in cambio prendi la mia barba, il
    mio petto, le mie mani,
    Non devo parlarti, devo pensare a te quando siedo in
    disparte o mi sveglio di notte, tutto solo,
    Devo aspettare, perché t’incontrerò di nuovo, non ho dubbi,
    Devo vedere come non perderti più.

    Walt Whitman

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  11. Ci sono sguardi che si corrispondono, sono i segnali accolti, meditati, compresi o solo lasciati risuonare in noi perché prima o poi sboccino in significato, ma intanto ci legano senza lacci, liberi di affondare dentro gli occhi che li hanno lanciati in cerca dei nostri, perché l’energia nascosta nell’universo si accenda e l’anima riviva e cominci finalmente a volare sul filo invisibile dei ricordi, dei sogni, delle speranze, ponte fra il noi appena nato, fragile e bisognoso di cura e attenzione, e la notte occhi-di-pantera che ci custodisce mai lontana.

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  12. una pantera, la stessa che ti guarda col suo occhio giallo nelle notti di luna…
    La”pantera” un animale bello e misterioso con quel suo manto nero che ti osserva paziente da lontano prima di capire se è il caso di avvicinarsi o meno.A volte non ti attacca ma ti aspetta pazientemente ,fino a quando tu ti accorgi di lei e l’ affronti impavido guardandola negli occhi ,con la speranza di poter uscire vittorioso da questo inaspettato ma al tempo stesso atteso incontro scontro.

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  13. Perché hai l’impressione che sia tutto un sogno?

    Di solito si ha l’ impressione che sia tutto un sogno o frutto della tua fantasia quando ti poni in discussione e pensi se la strada che hai intrapreso sia quella giusta…ti accorgi di essere in bilico tra passato e futuro, e che non puoi far altro che continuare ad andare avanti indipendentemente da quello che accadrà,perché tutto ha un prezzo dal quale non se ne esce illesi,anche la propria libertà.

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  14. Dio può esistere solo se lo cerchiamo insieme, nasce dall’incontro fra lontani, perché lui è il Lontano che diventa Vicino,

    Dio è uno solo non ce ne sono altri ,esistono solo mondi diversi di religioni diverse che amano in modo diverso il solo ed unico Dio.

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  15. Mi sono ricordata i discorsi che ho fatto da ragazza con mio zio.Lui diceva che il vero nome di Dio non si conosce,noi lo chiamamo cosi,ma non importa come lo chiami tuo dio ,se lo chiami Dio,Allah,Gehova o in altro modo, importante e` come sei tu, come e` la tua fede,tuo comportamento.
    Allora non importa se sei cattolico,musulmano o di un altra religione, importante e` come vivi.

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  16. Cercarsi per trovare Dio. Insieme si può, anche tra punti lontani dove solo l’occhio dell’amore può arrivare, forse sotto un chador.

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