John Cage, un secolo di voli sperimentali

Testi di John Cage
(a cura di Loris Pattuelli)

John Cage (1912-1992), compositore americano, teorico della musica, scrittore e artista. Pioniere, eccetera, eccetera, dice Wikipedia. Alla faccia delle ricorrenze, tanti auguri! Siamo al centenario, ma non solo. Esattamente sessant’anni fa, il 29 agosto del 1952, alla Maverick Concert Hall, nello Stato di New York, va in scena 4’33”, uno dei capolavori assoluti (e più astrusi) della musica del novecento. (lp)

Penso che forse il mio pezzo migliore, o almeno quello che preferisco, sia 4’33”, il pezzo silenzioso. E’ formato da tre movimenti, e in nessuno di essi vi sono suoni. Ho voluto liberare il mio lavoro dalle mie simpatie e antipatie, perché ritengo che la musica dovrebbe essere libera dai sentimenti e dalle idee del compositore. Ho sentito e sperato di aver condotto altre persone a sentire che i suoni dell’ambiente in cui vivono costituiscono una musica che è più interessante della musica che potrebbero ascoltare in una sala da concerto.

Non esiste il silenzio. Alcuni credevano fosse silenzio, poiché ignoravano come ascoltare, in realtà c’erano tantissimi suoni accidentali. Durante il primo movimento si poteva sentire il vento che soffiava dall’esterno. Durante il secondo movimento gocce di pioggia cominciavano a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produceva ogni genere di suono interessante parlando o uscendo dalla sala.

La nostra poesia oggi è rendersi conto che possediamo il niente.

Fu dopo essere andato a Boston che mi recai in una camera anecoica dell’Università di Harvard. Tutti quelli che mi conoscono sanno questa storia. La ripeto continuamente. Comunque, in quella stanza silenziosa, udii due suoni, uno alto e uno basso. Così domandai al tecnico di servizio perché, se la stanza era tanto a prova di suono, avevo udito due suoni. Disse: “Me li descriva”. Lo feci. Rispose: “Il suono alto era il suo sistema nervoso in funzione, quello basso il suo sangue in circolazione”.

A differenza della lumaca portiamo le nostre case dentro di noi, il che ci consente di volare o fermarci per godere di ognuna.

Poco prima di Natale ho fatto visita a mia madre, che vive in una casa di cura. (Due anni fa ha subito un attacco cardiaco grave che l’ha lasciata fisicamente inabile). Le ho detto che avevo scritto tre testi a proposito del miglioramento del mondo. Lei ha detto: “John! Ma come ti permetti? Dovresti vergognarti!”. Ed ha aggiunto: “Mi meraviglio di te”. Le ho domandato se, considerando le condizioni del mondo, non pensava che qualche cosa da migliorare ci fosse. “Senza dubbio”, ha risposto lei. “E’ una cosa che ha senso”.

Il mio modo di procedere per introdurre dei cambiamenti nella società non è di protestare contro ciò che va male, ma piuttosto di lasciare che il male muoia della propria morte. E credo che possiamo constatare come la struttura di potere stia morendo perché non può proporre alcuna affermazione che ispiri qualche speranza circa il suo modo di essere. Penso che le proteste verso queste cose, al contrario di quanto è stato detto, potranno ridare vita alla struttura di potere, come quando si soffia su un fuoco, mentre la cosa migliore sarebbe ignorarla e indirizzare la propria attenzione da qualche altra parte, intraprendendo delle azioni positive e di altro genere, piuttosto che continuare a rivitalizzare ciò che è negativo ostinandosi a negarlo.

Autunno 1958. Invitato dallo Studio di Musica Elettronica della RAI, John Cage si reca a Milano, dove soggiorna quattro mesi. Vi compone Fontana Mix, opera elettro-acustica (il cui titolo è stato suggerito a Cage dal nome del suo affittacamere, signora Fontana). Si presenta a Lascia o raddoppia, e sceglie di rispondere, nel corso di numerose settimane, a domande sulla micologia; per lui è l’occasione d’interpretare, di fronte al più vasto pubblico immaginabile, alcuni suoi pezzi (Amores, Water Walk, Sounds of Venice…) che diventano così opere di teatro strumentale. Alla fine, e dopo una memorabile suspence, vince il premio di 5 milioni di lire.

Trascrivo la parte finale della celebre puntata di Lascia o raddoppia (lp).

Mike Bongiorno – Bravissimo, promosso.
(musica e applausi)

Mike Bongiorno – Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Be’, insomma il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se ne intendeva di funghi, perché con le domande che gli abbiamo fatto questa sera c’era di che sudare. Quindi non è stato semplicemente un personaggio che è venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni più o meno strambe di musica strambissima, quindi è veramente un personaggio preparato. Io lo sapevo, perché mi ricordo che il signor Cage ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e che tutti i giorni andava a fare le sue passeggiate a raccogliere funghi, ed ecco dove ha imparato la sua materia.

John Cage – Un ringraziamento… a funghi, e ringraziamento alla Rai, e ringraziamento a tutti genti di Italia…

Mike Bongiorno – A tutta la gente di Italia.
(applausi)

Mike Bongiorno – Bravo signor Cage, arrivederci e buon viaggio, torna in America adesso o resta qui? Do you go back to United States or you stay here? Ah! Ritorna di nuovo, ho capito.

John Cage – … mia musica resta.

Mike Bongiorno – Ah! Lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio che la sua musica andasse via e lei restasse qui.
(risate e applausi)

Mike Bongiorno – Arrivederci signor Cage, arrivederci e buona fortuna a tutti con Lascia o raddoppia.

2 pensieri su “John Cage, un secolo di voli sperimentali

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