“NeXT 17”, il Connettivismo si evolve. Intervista a Sandro Battisti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il Connettivismo si è inoltrato in un territorio sensibile. Extreme Ways è il titolo dell’Iterazione 17 del bollettino ufficiale del movimento, NeXT, che idealmente prepara all’imminente “NeXT-Fest”, la grande convention autunnale di questa avanguardia letteraria, in programma a Roma al Centro Culturale “Elsa Morante” dal 26 al 28 ottobre 2012.

I temi trattati dagli articoli, dai racconti e dalle poesie proposti in questo numero sono profondi: conoscenza e universi paralleli, l’evoluzione dell’informatica alla luce della fisica quantistica, ma anche la ricerca del contatto con la parte più intima dell’identità umana; le prospettive dell’arte digitale e dell’architettura del futuro; le sottili vibrazioni dell’ambiente e del paesaggio, come evidenziato da questi versi di Marco Milani, da 16 ottobre:

Cielo plumbeo sopra vecchie case,
dai tetti cadenti.
Come un mantelo di noia
ad ingrigire giornate, scadenti di per sé.

(…)

Inferriate arrugginite,
come siepi dell’inferno dalle geometrie scomposte,
pronte per cadere al primo alito di vento
scheletri di fine secolo.

(…)

Alcuni connettivisti: Giovanni De Matteo, Marco Moretti, Sandro Battisti, Francesco Verso, Lukha B. Kremo, Giovanni Agnoloni

Si scende anche in zone scomode del pensiero e della sensibilità umana, affrontando il binomio morte/immortalità in ottica post-umana, ovvero in un mondo in cui le caratteristiche dell’essere-uomo siano state integrate e perfino “superate” dalla tecnologia e dall’informatica.

Vi sono poi riferimenti alla sessualità e alle esplorazioni polari: ci approssimiamo così ad altre “zone di confine” dell’essere, viscerali e spiazzanti. Le stesse evocate da tanti versi del poeta svedese Premio Nobel Tomas Tranströmer, riletto con sguardo filtrato dalla poetica del movimento, sulle tracce di risonanze intime e per nulla forzate.
Proseguiamo con Chaos e Kosmos, temi e poli opposti di tutta la storia del pensiero, fin dal filosofo greco Eraclito. E ancora, suggestioni cinematografiche, tra David Cronenberg e una celebre rappresentazione filmica della vita di Carl Gustav Jung.

Una lettura variegata, a più voci (dove gli autori sono quasi sempre connotati da uno pseudonimo, il che ben sottolinea la natura al tempo stesso individuale e collettiva delle creazioni di un’avanguardia mai costretta entro rigide linee-guida); un poliedro ben scolpito e dalle facce levigate, senza un “inizio” e una “fine”, ma con radicato il senso di un imprescindibile continuum.

Segue la mia intervista a Sandro Battisti:

Il Connettivismo è giunto a un crocevia importante. Che cosa è diventato il movimento?

– È diventato un movimento importante, in Italia non c’è niente di analogo. Ma lo spirito di sperimentare, di parlare del futuro e di ricercare ogni sintomo della sintesi delle cognizioni, del raccontare il senso olistico che pervade l’uomo come l’immateriale e la tecnologia, è sempre quello, e anzi si è affilato, è diventato una potente macchina sensoria che sa di nuovo: la nuova umanità, o quello che sarà.
È urgente parlare del nuovo, non ci si rende conto di quanto è urgente, che ci piaccia o no siamo al tramonto dell’umanità così come l’abbiamo sempre conosciuta: bisogna che non ci facciamo trovare impreparati. Il messaggio connettivista, alla fine, è solo quello.

– La “NeXT-Fest” si prospetta come un evento assai importante. Ma in Italia conta ancora essere un’avanguardia letteraria?

– Per quanto mi riguarda conta assolutamente. Come inclinazione personale diffido dei fenomeni che fanno tanti proseliti; il pop non mi ha mai convinto né mi è mai piaciuto, per questo cerco sempre di scovare nuove avanguardie, nuovi modi di interpretare l’arte, nuovi scenari, e lo faccio possibilmente dove il rumore antropico non si fa sentire troppo, o dove è assolutamente assente. La risposta sperimentale del futuro la si trova lì, non certo nelle adunate oceaniche di consensi che spesso si avvicinano pericolosamente alle adunate commerciali, o politiche; detto ciò, siccome riconosco al Movimento una capacità di parlare genuina, non opportunista e nemmeno falsa, mi fa piacere vedere che noi connettivisti riusciamo a scalfire il muro dell’indifferenza o, peggio, della non considerazione, centrando così il nostro obiettivo: la “NeXT-Fest” sarà un importante banco di prova per noi stessi in primis, e anche per coloro che stanno cominciando ad ascoltarci, incuriositi dalle nostre idee; siamo consapevoli delle enormi sfide e cambiamenti che aspettano il genere umano – o quello che sarà – e dei rischi connessi, e così, il Connettivismo cambia gli stilemi, l’estetica, il ruolo dell’uomo, modifica l’accettazione del nostro posto in un universo che ci contiene e che ci ignora, governato com’è da regole inumane e ineffabili, molte sconosciute e che forse non saranno mai comprensibili.

– Quanto il Connettivismo appartiene ancora al mondo della fantascienza?

– C’è nato, nella fantascienza, e ci rimane, per vocazione e per cultura. Ma siamo anche nell’alveo del Fantastico, e da lì cerchiamo di muoverci pure nel mondo del mainstream [la letteratura non “di genere” n.d.i.], progettando di rinnovare le regole che lo governano, perché il rinnovamento deve penetrare anche lì. C’è un forte bisogno di nuovo ovunque, e bisogna vigilare affinché questo nuovo sia animato dal senso del progresso, non da forme reazionarie o, peggio, da regole disumane. Le corporazioni che si delineano sullo sfondo del futuro fanno pensare a possibili derive autoritarie. In quello scenario chi detiene la possibilità di decidere i destini coincide con chi è capace di allungarsi la vita pagando a dismisura, realizzando di fatto un’oligarchia. Il futuro potrebbe essere proprio questo; il nostro compito ora è avvisare più gente possibile, perché se le cose andranno davvero così, il “mainstream”, il quotidiano, diverrà un incubo per ogni essere biologico non in grado di evolversi se non a costo di pesanti sacrifici.

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