È la scrittura, bellezza!

Recensione di Riccardo Ferrazzi

È la scrittura, bellezza!, edito da Clinamen, è un romanzo-saggio come non se ne scrivevano più dai tempi de L’Uomo senza qualità o di Morte nel pomeriggio. Un meta-romanzo il cui protagonista è la Scrittura che parla di se stessa attraverso l’interagire di tantissimi personaggi. Ci vuole una bella dose di coraggio, o forse di incoscienza, per concepire e portare avanti un progetto come questo.
Eppure Fabrizio Centofanti ci riesce, reclamando i diritti della creatività folle e insofferente di qualunque regola, contro le pretese di chi vorrebbe imporle limiti e leggi. Ci riesce soprattutto con l’ironia. E basti un esempio: la scena in cui Giulio Mozzi, novello Mosé, scende dalla cima di un monte con le tavole della legge (della letteratura) e si scontra con Baricco-Vitello d’oro è semplicemente formidabile, un capolavoro di mise en abîme.
È curioso (ma è anche un evidente segnale di maturità narrativa) che proprio Centofanti, poeta e sacerdote, arrivi a coltivare questo genere, a ritenerlo il modo migliore per esporre il suo punto di vista. La sua ironia, che non ha proprio niente di pretesco, svaria su tutta la gamma dal corrosivo al melanconico, e dà il tono alle disavventure dei personaggi fra i quali, ovviamente non ultimo, si annovera lui stesso, l’autore, presenza ineludibile in un romanzo che si occupa di creazione artistica. Un romanzo che potrebbe perfino essere tacciato di citazionismo, tante sono le allusioni che contiene (e come poteva essere diversamente?), financo nell’impostazione complessiva ispirata a Bulgakov.
Ebbene: qual è il precetto che Centofanti predica con la voce di chi grida nel deserto? Evidentemente, la regola è che non esistono regole. Che la letteratura è (o dovrebbe essere) arte, e la creazione artistica non sopporta altra legge che la sua interna necessità.
Ma sarà poi vero? Certo, niente vieta all’artista di esprimersi nel modo che ritiene adatto, anche contro la grammatica e la sintassi, persino contro l’ortografia. Ciò che è più difficile è indicare a quali condizioni gli è permesso farlo. A condizione che faccia arte? Grazie tante. Ma se cominciamo a discutere sui segni distintivi dell’arte in letteratura, finiremo per produrre i soliti inutili fiumi d’inchiostro, ci infogneremo nelle solite inutili diatribe con cui i quotidiani riempiono le terze pagine nei mesi estivi (quella di Joyce è arte o tecnica? fino a che punto Proust e Musil hanno il diritto di annoiarci? quella di Faulkner è arte perché sfiora l’incomprensibilità, o nonostante ciò? Eccetera eccetera).
Forse, per mettere in pratica la lezione di Centofanti, potremmo limitarci a ridimensionare le promesse implicite delle tante (troppe!) “scuole di scrittura” sorte in Italia negli ultimi anni. Che cosa è lecito e ragionevole aspettarsi da una scuola di scrittura? Che ti ripulisca lo stile dalle ingenuità, che ti dia qualche buona indicazione di lettura, che faccia almeno un tentativo per farti pubblicare. Niente di più, ed è già molto.
Personalmente ho partecipato alla scuola di scrittura di un noto noirista, che ha l’onestà di non presentarsi come un Mosè o un deus ex machina, ma semplicemente come uno che pubblica e vende, e ti dice come ha fatto. L’ho trovata una cosa molto simile a ciò che doveva essere la “bottega” artigiana nel Quattrocento. Un posto dove ti insegnavano a mescolare i colori, a disegnare una prospettiva, a padroneggiare il chiaroscuro. Ma soprattutto un posto in cui ci si guardava, si discuteva, si imparava non soltanto dal Maestro ma anche, e forse soprattutto, dagli errori: i propri e quelli degli altri, sciorinati in bella vista. Da quelle botteghe sono usciti tutti gli artisti del Rinascimento, insieme a tanti onesti imbianchini.
Ecco: tutto ciò che puoi aspettarti da una scuola di scrittura è che ti insegni l’ABC (occhio agli aggettivi, alla larga dagli avverbi, evita il linguaggio piatto, rileggiti ad alta voce, taglia senza pietà, ecc. ecc.), così come si insegna il solfeggio ai cantanti e il disegno ai pittori.
Ma l’arte è un’altra cosa: se qualcuno promette di vendertela, fagli marameo e spendi i tuoi soldi in qualcosa di più divertente. Magari in una sbornia di birra Ceres.

23 pensieri su “È la scrittura, bellezza!

  1. Complimenti per la bellissima recensione che ben rappresenta questo libro.

    Scusami don, mi viene in mente di rinominarno “È l’ARTE, bellezza!”, perché la tua scrittura è proprio questo: pura arte e bellezza autentica, poiché nasce dal cuore, non si omologa e scaturisce dalla vita alla penna per trasformarsi in parole che lasciano un segno indelebile nell’animo umano.
    Grazie di donare generosamente, anche giorno dopo giorno su questo blog, tutto il tuo talento.

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  2. La scrittura è una passione alla quale non si possono porre limiti,e la Scrittura diventa bellezza ,quando ti travolge e ti coinvolge come se fosse un fiume in piena… Perché”È la scrittura, bellezza!”

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  3. Sul libro: bello, spesso avvincente.
    Sul seguente passo della recensione
    “Che cosa è lecito e ragionevole aspettarsi da una scuola di scrittura? Che ti ripulisca lo stile dalle ingenuità, che ti dia qualche buona indicazione di lettura, che faccia almeno un tentativo per farti pubblicare. “:
    abbastanza d’accordo sui primi due punti, ahi ahi sul terzo.
    Grazie e un abbraccio a Giovanni, Riccardo e Fabrizio,
    Roberto

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  4. Bella recensione.

    L’arte non si impara a scuola eppure non è senza scuola, Bach era un genio per non dire di Mozart, Mahler e Stravinskji, nessuno di loro avrebbe fatto arte senza il contrappunto e le sue regole, per seguirle o romperle e ricrearne nuove.
    Il genio è chi non teme di mettersi alla scuola dei grandi, per capirne la regola e il movimento, il guizzo e l’obbedienza, e nel dialogo continuo con esse, nella dialettica fra codice, libertà e innovazione, trova il proprio flusso, la propria voce, la propria smisurata misura, e la modula con coraggio e sapienza, per offrirla a chi avrà occhi, orecchi e cuore aperti all’incontro con l’arte che è ogni volta meraviglia.
    Così, proprio così è la bellezza della scrittura di Centofanti.

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  5. Non ho ancora letto questo libro e vista la recensione ho un motivo in più per acquistarlo. In tutto quello che ho avuto modo di leggere di Fabrizio Centofanti ho visto emergere la sua capacità di essere sempre in ascolto, di appassionarsi, la sua curiosità verso il mondo magistralmente tradotta in versi, saggi, romanzi di rara bellezza. Grazie.

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  6. Lettore. Chiunque può sentirsi libero di collocarsi in questa categoria, senza tema di smentita. Che si divorino libri all’infinito o si sia letto un solo libro nella propria vita, nessuno può permettersi di contestare la nostra scelta di chiamarci lettori. Banalmente, si potrebbe dire che ciò sia consentito dalla condizione “passiva” del lettore. Spiegazione logica anche se destinata ad essere superata dalla mutata disponibilità di mezzi con cui si fruisce del testo scritto; questo blog è l’esempio più lampante di quanto il lettore possa interagire con l’autore, avviando un’azione ben diversa dalla sola decisione di prendere in mano e aprire un determinato libro.
    Del tutto diversa la condizione di due categorie definibili “attive”. Artista e Scrittore.
    Permanendo la libertà di ognuno di definirsi tanto artista che scrittore, tuttavia, in questo caso risulta fondamentale il riconoscimento che il mondo al di fuori di noi stessi è disposto ad attribuire al nostro desiderio.
    Tra l’infinità di temi che può generare l’argomento “arte”, ce ne è uno che qui riscuote un grande appeal. Artista è colui che, attraverso la sua opera, sa suscitare delle emozioni. Ovviamente, più grandi sono le emozioni, più grande è l’artista.
    Infine lo scrittore. Il solo termine riferibile a “colui che scrive” non soddisfa ovviamente il sentire comune di scrittore quale “autore di libri”. E tuttavia, anche in virtù dell’attuale varietà di metodi di pubblicazione, colui che sia giunto a pubblicare dei libri non può essere definito solo per questo più scrittore dell’infinità di autori che, probabilmente, non vedranno mai pubblicate le proprie fatiche letterarie.
    Ho sentito una definizione, recentemente, che trovo interessante: “Lo scrittore professionista è uno scrittore dilettante che non ha mai smesso di scrivere”.
    Posso fermarmi qui; perché, assumendo per buono quanto finora affermato, Fabrizio Centofanti è sicuramente uno scrittore professionista, che un nutrito e crescente gruppo di lettori (attivi) giudica inequivocabilmente artista.

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  7. Cosa aggiungere al commento che precede il mio, la passione che ha suscitato in me questo scrittore di poter interagire con i suoi scritti e darmi/ farmi domande profonde che mi hanno fatto riflettere e gioire: questo è scrivere e appassionare chi legge.
    Lo posso solo spronare a non smettere questa appassionante avventura.

    Ernestina.

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  8. “La morte mi fa bella” citava un famoso film e volendo parafrasare, potrei affermare:” la lettura mi fa bella” in quanto aiuta a far emergere emozioni che non si credeva di saper provare. La lettura di Centofanti, poi, mi fa bellissima!

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  9. grazie, grazie di cuore.
    a Riccardo, prima di tutto, per la recensione che è riuscita a cogliere il nocciolo del problema, con un tocco di ironia elegante che impreziosisce tutti i suoi scritti e i suoi interventi.
    a Giovanni, per la sua consueta generosità di amico vero.
    a voi, che mi seguite con l’amore che è l’unico criterio autentico di conoscenza.
    un abbraccio fortissimo a tutti.
    e per chi se la dovesse prendere per i contenuti: è la scrittura, bellezza!

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  10. L’arte di scrivere, quella che quando leggi ti lascia un brivido, ti toglie il respiro, trasmette forti emozioni, stimolando continue riflessioni attraverso l’interpretazione di dettagli e metafore, ecco, quell’ arte non si può dire che non sia presente nella scrittura del Centofanti, autore di sogni, custode della bellezza della vita

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  11. E’ un grande piacere esserlo, Fabrizio, e grazie del tuo modello di analisi e di costanza nel lavoro.

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  12. Fabrizio, una sola cosa: grazie per aver fatto cadere il velo sulle scuole di scrittura e aver fatto capire che la libertà di espressione è l’unica vera forma d’arte. Notte!

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  13. Quello che piace leggere di piu non sono le storie che ti avvincono che ti fanno dire questo libro ” mi acchiappa” e te lo fanno divorare in un pomeriggio, allora tanto vale in quello stesso pomeriggio andarsene a vedere un film che per quanto buono sia, gia’ davanti alla pizza del dopo cinema quasi non te lo ricordi piu’. Credo che un vero libro e’ quello che ci fa leggere noi stessi a prescindere dalla trama dalla sua costruzione o della singolarita’della forma. Questa e’ la funzione precipua di un’opera di Fabrizio Centofanti la sua originalità e soprattutto preziosita’: in un libro tanti libri scritti per ciascuno di noi. Come fara’? Forse l’aiuta Qualcuno.

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  14. Leggo i libri di don Fabrizio Centofanti da anni,e posso dire che tutti suoi libri sono:”la scrittura,bellezza” ma anche leggere suoi libri è bellezza.Ringraziando a lui e suoi libri,ho imparato tanto della vita,di me stessa,quasi potrei dire… ho cambiato modo di vita,mi sono cambiata io.
    Suo punto di vista di vedere le cose,certe situazioni non hanno un limite, fanno aprire nostri cuori a vedere noi o nostri problemi (a volte drammatiche,disperate) dal un altro punto di vista,di speranza,amore e fede,quale Fabrizio Centofanti ha senza un limite e quale vuole trasmettere a noi con se stesso e con suoi libri.
    Grazie don,continua cosi!

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  15. Il nostro Faber testimonia ogni giorno che la scrittura può essere vita autentica e che leggere può essere come pregare, una versione del dono. Grazie. Leggerò il suo libro. PVita.

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