Provocazione in forma d’apologo 228

Ieri è venuto da me mio nipote e mi ha sottoposto, come talvolta accade, un suo problema scolastico:
“Nonno, oggi è arrivato in classe il nuovo professore di francese, uno vecchio quasi quanto te, e ci ha lanciato una sfida. Ha cominciato a pronunciare in fretta delle frasi insensate, assicurandoci però che un senso ce l’avevano, anche se nessuno di noi ci capiva niente. Alla fine, impietosito, le ha pronunciate lentamente due o tre volte, permettendoci di trascriverle come le capivamo. Leggi qua: Sciavirò, …”.

L’ho interrotto ridendo: “Ma certo che un senso ce l’hanno!”. E gli ho trascritto il noto scioglilingua (be’, noto ai vecchioni come il suo professore e come me), raccontandogli poi la storiella del gatto che visto un bel pezzo d’arrosto ne rimase allettato, tanto da metterci sopra le zampe; ma l’arrosto bruciava, sicchè il povero gatto dovette lasciare la presa, e fuggì con le zampe scottate.
Svelato l’arcano, la storiella ha lasciato ad entrambi un sorriso, ma il mio doveva essere fra l’incantato e l’idiota poiché mio nipote mi ha chiesto: “Nonno, che hai?”.
“Niente, pensavo a una storiella simile capitata tanto tempo fa, nell’altro secolo. Alberto, un mio compagno di studi, aveva adocchiato Floriana, un bel pezzo di ragazza come si diceva allora, e dopo molte manovre ottenne di poter uscire qualche volta con lei. Ma Floriana, sempre come si diceva allora, era troppo per lui, ed Alberto se ne dovette scappare lontano, malconcio e scottato. Fortuna che sulla via della fuga incontrò Luciana, e le cose più o meno s’aggiustarono…”
Mio nipote, che ascoltava senza perdersi una parola, alle mie ultime battute si è illuminato di un lampo sornione, e ha scandito: “Luciana, come la nonna…”.
“Sì, caro, Luciana come la nonna”, ho risposto soave, mentre il suo sorriso si trasformava in sogghigno.

[Trascrivo il vecchio scioglilingua in una versione trovata in internet. Ne esistono molte, ma mi pare che tutte comincino allo stesso modo.
Chat vit rôt – Rôt tenta chat – Chat mit patte à rôt – Rôt brûla patte à chat – Chat retira patte – Chat quitta rôt.]

22 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 228

  1. Non pensavo che dietro uno scioglilingua si potesse celare il segreto di una vita, Questi professori, a volte possono fare danni non solo agli alunni con i loro metodi di insegnamento.
    Un reverente saluto.

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  2. “le cose più o meno s’aggiustarono”
    e chissà, forse è questo ciò che conta….
    a prescindere.
    abbraccione

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  3. Gentile Gum,
    ho pensato a un noto francesista (e, mi risulta, amatissimo dai suoi allievi) che insegnava proprio con quel metodo. Chissà, oggi entrerebbe in ruolo poco prima della pensione, oppure non ci entrerebbe mai.
    Un saluto,
    Roberto
    P.S.: Un saluto “reverente”? E perché mai?

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  4. Cara Giorgina,
    quando li leggo li capisco, quando me li sparano a mitraglia la prima volta resto per lo più come un allocco.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  5. Caro Roberto,
    la tua provocazione è stata per me, stavolta, sorprendente e ricca (in termini affettivi) evocazione: le lezioni di francese con mia madre, che usava spesso gli scioglilingua nel suo insegnamento: “La mère du maire est allée à la mer” e il mio preferito (tanto che lo uso spesso nelle mie lezioni di storia tedesca, con diletto degli studenti): “Napoléon cedant Sedan cedat ses dents”. Sarà l’effetto straniante – i miei studenti non hanno francese nel curricolo – sarà l’abitudine agli scioglilingua, che uso spesso nelle lezioni di tedesco (Blaukraut bleibt Blaukraut und Brautkleid bleibt Brautkleid), sarà la cortesia nei confronti della matura docente, ma la reazione è, ancora oggi, confortante. Grazie e un abbraccio.

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  6. Cara Anna Maria,
    dunque entrambi abbiamo avuto persone di famiglia che ci hanno sfidato con scioglilingua francesi. Il più bello che conosco è questo: “Mon père est mon maire et mon frère est masseur”.
    Letto non è granché, ma ascoltato è piuttosto spiazzante, anche più dell’accostamento di cavoli rossi ed abiti da sposa (si sa, di questi tempi…).
    Grazie e un abbraccio a te,
    Roberto

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  7. Per umilta’, visto che sto imparando molto dalle “provocazioni” postate e che ricevo cortesi risposte ai miei commenti addirittura da un poeta.
    Sentitamente grazie.

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  8. “Quando li leggo li capisco, quando me li sparano a mitraglia la prima volta resto per lo più come un allocco” dice Roberto.
    A me, invece, succede l’esatto opposto.
    Peccato che di scioglilingua in famiglia non ne ho mai davvero sperimentati…
    Grazie dell’ennesimo bellissimo apologo Roberto.
    Alla prossima.

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  9. Gentile Gum,
    cortesia e disponibilità al dialogo sono doveri insiti nel mezzo di cui ci stiamo servendo (il quale, peraltro, è il vero protagonista, mentre noi siamo figuranti del tutto intercambiabili).
    Quanto al mio eventuale essere “addirittura poeta”, rari sono i veri poeti, più rari ancora i lettori veri.
    In perfetta umiltà,
    Roberto

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  10. Caro Matteo,
    a te capita l’opposto probabilmente perché sei abituato a parlare ed ascoltare correntemente più lingue.
    Io ho avuto una storia del tutto diversa, e vivo tuttora circondato da indispensabili dizionari e grammatiche.
    Ma soprattutto da sempre vivo circondato da muraglie di suoni, dai quali di quando in quando strappo o mi vengono dei significati; significati che non sempre a quei suoni aggiungono qualcosa, anzi sovente tolgono.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  11. Caro Roberto,
    bella l’immagine dell’allocco, con quei suoi occhioni stupiti! Hai mai assaggiata la Tarte Tatin? A me piace moltissimo ma in Italia è difficile trovarla nelle pasticcerie. Bisogna farla con le proprie mani o farsela preparare dalla zia, ma… attenti allo zio goloso!
    Di nuovo un caro saluto
    Giorgina

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  12. Gli scioglilingua, normalmente, costituiscono solo un esercizio di pronuncia nei quali è arduo tentare di rinvenire quei significati reconditi, propri, invece, dei proverbi e dei detti popolari.
    La straziante storia del gatto, in effetti, poteva costituire un’eccezione, ma il suo riferimento ad umane vicende amorose sembra produrre una morale non esaltante, non abbastanza, almeno, da essere trasferita ad un nipote, il quale, in età adulta, dovrà forse giungere alla conclusione che la nonna sia stata “solo” un valido ripiego.
    Un clou chasse l’autre.

    Di questo post, riserverei un’adeguata sottolineatura al fatto che un professore provi ancora il desiderio di sfidare i propri alunni e che un nonno coltivi adeguatamente il proprio rapporto con il nipote. E, in effetti, la costruzione di un vero rapporto richiede, alle volte, anche intime confessioni.

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  13. Gentile Clown,
    grazie per le utili puntualizzazioni, anche se il nonno non sembra fare un’intima confessione; pare piuttosto che, immerso nei suoi ricordi, perda il controllo della situazione, mentre il più sveglio nipote è pronto a tirarne le somme.
    “Un clou chasse l’autre”: conosco una suggestiva amplificazione, contenuta mi pare nel “Mestiere di vivere”: “Chiodo scaccia chiodo, ma quattro chiodi formano una croce”.
    Un saluto,
    Roberto

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  14. Il chiarimento sulle reali intenzioni del nonno è stato provvidenziale.
    Se dal mio precedente commento si fosse dedotta una prevalenza di tono critico, invito a rileggerlo considerando un maggiore equilibrio tra le diverse annotazioni.
    Una cosa è certa, la crocifissione è esclusa non solo dai miei propositi, ma anche dalle mie possibilità mentali; figuriamoci poi nei confronti di chi ha il merito e il coraggio di mettersi in gioco, accettando di consegnare a perfetti sconosciuti la facoltà di emanare le loro sentenze.
    L’apertura al confronto, alla fine, è la cosa più difficile e importante, da proporre e da riconoscere.

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  15. Gentile Clown,
    se chi si misura sul piano della scrittura anche solo modestissimamente creativa volesse dire una cosa precisa, escludendo cioè ogni altro significato, ma non riuscisse a far capire questa sua intenzione, avrebbero ben ragione i lettori a rampognarlo, ed avrebbe torto lui ad eventualmente prendersela con loro.
    Per quanto mi riguarda, io non do interpretazioni autentiche su queste mie storielle, che mi piovono sulla testa da qualche parte e che, trascrivendole, aggiusto appena qua e là, e neppure sempre.
    Rispondendo ai commenti mi limito quindi a dare delle mie impressioni, che valgono più o meno quanto quelle dei lettori. E sono ovviamente aperto alle critiche, che, tranne rari e ben riconoscibili casi, mi appaiono come costruttive, quasi come dei suggerimenti a considerare punti di vista per me nuovi su quello che ho scritto.
    Inoltre, spesso la battuta di un lettore me ne suscita un’altra, in una specie di danza intorno al mobile centro del testo. Anche la citazione tratta dal “Mestiere di vivere” aveva questo senso, e soltanto questo.
    Ancora grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  16. Dai nonni ho imparato educazione e rispetto, e molto spesso me ne dimentico. Grazie Roberto per questa bella storia, e mi scusi per alcuni miei commenti un po’ ribelli. Un saluto cordiale e sincero.

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  17. Caro Carlo,
    non si commenta per lisciare all’insegna dell’ovvietà. Viva dunque la ribellione (se ragionata è il massimo).
    Grazie e saluti altrettanto cordiali e sinceri,
    Roberto

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