57. Quel giorno

da qui

L’hai scoperta da poco, questa stanza. Anche qui potresti stare ore, se avessi esorcizzato la mania di non fermarti, che hai contratto nella parrocchia di periferia. Ti ipnotizza la sua forma contenuta, il colore ambrato che induce una specie di torpore, soprattutto in te, perennemente stanco, con gli occhi che si chiudono da un momento all’altro, il mal di testa che sfuma solo raramente. Ti attrae, in particolare, un affresco in tre episodi, la liberazione dell’apostolo Pietro; la scena centrale ti fa dimenticare tutto il resto. Forse perché dietro le grate della cella immagini te stesso, sdraiato per terra, addormentato, con le mani e i piedi incatenati. Sì, sei tu, oppresso dai pensieri, incapace di reagire alle pressioni che ti piombano addosso da ogni parte. Capelli bianchi, fronte corrugata: cosa stai sognando? I giorni in cui correvi da un malato o affrontavi uno dei tanti matti che ti facevano perdere la testa; ancora senti il telefono squillare, la voce tagliente di Bojidar che dice di aver perso un documento, di avere un bisogno urgentissimo di soldi; oppure la notizia che Savin non chiede una tua visita perché sa che sei sommerso di lavoro: ti commuove il fatto che un pensiero simile sia sbocciato da un rumeno che marcisce in una cella come quella di Pietro; anzi, ricordi che il nome di Savin è proprio Pietro, e sei turbato dalla sensazione di sovrapporti a lui, l’alcolista matto che urla nel cortile e il prete diventato papa che ormai può sfogarsi solo in sogno, dove nessuno potrà mai sentirlo. Per questo è così stanco, immobile, con le mani giunte, con un cerchio sospeso sul capo che dovrebbe essere un’aureola e invece rappresenta un’emicrania che non passa nemmeno con il Brufen. Le guardie con le armature scintillanti sono i custodi che impediscono la fuga, la struttura di potere in cui sei imprigionato e t’impedisce di volare. Dormono anche loro: è un meccanismo così oliato che non occorre controllo, funziona in automatico, ognuno conosce la sua parte, da cui non si può evadere nemmeno col pensiero. Sospetti che ti abbiano incastrato a tua insaputa, che l’omicidio del predecessore abbia dissuaso tutti dal mettersi in lista per la carica. Solo tu sei stato così ingenuo da accettare: ti hanno spedito senza tanti complimenti sulla linea del fronte, per capire se il bersaglio fosse ancora sotto tiro, o se un capro espiatorio avrebbe potuto considerarsi sufficiente. Che stupido sei stato! Forse hai creduto si trattasse di meriti o talenti, non avresti immaginato una trappola tanto raffinata, che ti ha reso una larva in attesa di marcire. Con la certezza del pericolo scampato, ti metteranno qualcosa nella cena, e al mattino un inserviente scoprirà il cadavere riverso sul letto, con il libro preferito tra le mani, Le città invisibili, simbolo di un sogno da cui non si ritorna, un’utopia di vita breve, sprofondata per sempre nell’oblio. Ma chi è l’essere dalla veste rosa scuro che si china su di te? Si muove con cura e precisione, come sapesse tutto quello che accadrà negli istanti successivi. Ha le braccia allargate, come stesse pregando, o pronunciando una formula per spezzare le catene; oppure si lamenta del fatto che non ti ha svegliato nemmeno la ginocchiata necessaria per eludere l’attenzione delle guardie. Dietro la schiena spuntano due ali; o è il fumo di un incendio, il segno che il popolo dei detenuti si ribella al sistema, finalmente, e tu sei l’ultimo che viene convocato per uscire all’aperto e gustare il sapore di quello che chiamavi libertà. Che fine ha fatto? Non tornerà mai più? Si è convinta che la decisione di trasferirti qui, nel campo d’erbacce dove risuonano le grida dei bambini, dove l’ultimo sole di settembre prova a riscaldare i tuoi progetti di rinnovamento, è diventata irreversibile? Riuscirai a proseguire senza lei? D’istinto, metti una mano nella tasca, estrai il biglietto rosa, lo stesso colore dell’essere misterioso dell’affresco; lo leggi più volte, come se la libertà possibile stesse tutta nelle parole scarne: a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre. Ti sembra di vederlo ancora, il volto dai lineamenti delicati che solo adesso accosti al viso di Flaminia, alla luce di un incendio che quel giorno ti ha svegliato, all’improvviso.

22 pensieri su “57. Quel giorno

  1. , la liberazione dell’apostolo Pietro; la scena centrale ti fa dimenticare tutto il resto…
    Ogni pensiero che ci opprime è un pensiero che ci impedisce di sognare incatenandoci dentro la nostra prigione,e stanchi estenuati ormai delusi della vita siamo li che aspettiamo rassegnati la nostra sorte.Quando ecco! Arrivare un Angelo che ti dona la speranza aprendoti le porte della tua prigione e liberandoti dalle catene per farti volare verso un mondo migliore…un sogno che non hai mai smesso di sognare.

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  2. – ricordi che il nome di Savin è proprio Pietro…

    Ci sono tanti segni ogni giorno, sotto i nostri occhi, anche se non ce ne accorgiamo; ma quando riusciamo a vederli, “quel giorno” diventa un giorno determinante che da senso a tante cose apparentemente senza senso, e non lo dimenticheremo mai più, anzi sarà per sempre un giorno la cui memoria ci aiuterà a vivere i giorni più difficili.

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  3. Finchè ci sarà qualcuno che guardando la sofferenza dell’altro ne prenderà cura anche con un sorriso o una carezza, potremo dire che il sogno della libertà si è avverato.

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  4. ti commuove il fatto che un pensiero simile sia sbocciato da un rumeno che marcisce in una cella come quella di Pietro;
    Pensieri simili compaiono in persone caratterialmente sensibili,a volte queste persone sono come il geode con una scorza grezza all’esterno ma con un tesoro inestimabile all’interno…

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  5. Non e’ facile parlare di verità e amore, essere al servizio di tutti, indicare agli altri il giusto comportamento da adottare, agire coerentemente, testimoniare con i fatti quanto si afferma a parole, tutto questo può far sentire fragili, stanchi, delusi soprattutto quando coloro sui quali abbiamo fatto affidamento si allontanano o non ci comprendono. Ma il sacrificio dona valore alla scelta e per chi crede nella forza dell’amore arriva sempre un angelo pronto a dare coraggio, conforto, a ridestare quella passione che ha dato e da’ senso alla vita.

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  6. Solo restando uniti, eliminando ogni solitudine e stringendoci insieme in un unico cuore, in un’unica preghiera, possiamo spezzare le catene che a volte ci imprigionano.

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  7. “come se la libertà possibile stesse tutta in quelle scarne parole:”

    C’è libertà nelle parole d’amore.
    Non c’è amore senza libertà ne libertà senza amore.

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  8. “a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre.”

    Che bello!! lascia in me la stessa profonda emozione di: Io sarò con te ogni giorno, fino alla fine dei mondo.
    le persone vanno via solo quando serriamo la porta dopo che sono uscite, c’è qualcuna però che entra anche a porte chiuse perchè non c’è barriera che tenga di fronte a un amore vero.

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  9. “Riuscirai a proseguire senza lei?”
    C’è una soglia davanti alla quale la ragione si ferma, non ha più argomenti, la ragione non contempla “la speranza contro ogni speranza”. Ragione e fede possono procedere insieme anche per un lungo tratto ma viene il momento in cui la ragione dovrà fermarsi. Forse è lì che ciascuno di noi gioca se stesso, perché per la ragione superare quella soglia sarà una scelta per la fede invece procedere sarà l’inevitabile.
    A questo punto chi sceglierà e chi invece seguirà l’inevitabile, procederanno veramente, dopo, per lo stesso sentiero?

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  10. a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre…
    Questo è un atto di fiducia e di abbandono quando l’ amore è un amore vero e sincero …è capace di operare in noi delle meraviglie che potremmo definire grazie…infatti ” grandi cose può fare l ‘ onnipotente in noi ” se solo ci abbandonassimo a lui lasciandogli” il cuore del nostro cuore,nel suo cuore per sempre”.

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  11. Non essendo un assoluto conoscitore di arte, ho preferito rileggere questo brano avendo davanti agli occhi una soddisfacente riproduzione dell’affresco in questione. Ciò mi ha consentito di apprezzare fino in fondo la sua descrizione, i cenni didascalici come le sfumature di libera interpretazione (su tutte, bellissima l’aureola sinonimo di emicrania).
    Di solito da queste pagine, essenzialmente si ricevono in dono sensazioni; oggi ne ho tratto anche conoscenza.

    Per il resto, in sintonia con il richiamo di RossellaT (7) ai fatti, vorrei concentrare l’attenzione sulla necessità, ad esempio, di farci angeli per Savin.

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  12. Il brano mi ha fatto piombare in un’atmosfera onirica degna del miglior Fellini. Salire al soglio pontificio dopo l’omicidio del Papa credere di meritare un premio che si trasforma in un trabocchetto dal quale non hai piu’ via d’uscita dove solo dopo morto diranno con ipocrisia che ti sei immolato per la liberta’. Poi come tutti i sogni in cui sei tu protagonista ecco che arriva il salvatore o la salvatrice a ritingere di rosa quel giorno prima del tuo risveglio.
    In un sogno che feci in passato poi riferito allo psicanalista, si stava svolgendo ai piedi del Golgota e sui fianchi del colle un’aspra battaglia con morti e feriti dove non so per quale motivo i cattivi avevano in testa l’elmetto tedesco, fui raggiunto piu volte dai colpi di mitra e forse anche ucciso senza avere dolore, ma la cosa piu’ strana e’ che quando rivolsi lo sguardo alla cima del monte al posto del Cristo inchiodato vedevo me stesso.
    Fu proprio l’interpretazione del sogno a farmi guarire dall’esaurimento nervoso.
    Non so se in quei giorni avessi ammirato un dipinto sulla crocifissione ma il sogno notturno andava a incarnare un incubo diurno.

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  13. “Che stupido sei stato! Forse hai creduto si trattasse di meriti o talenti, non avresti immaginato una trappola tanto raffinata, che ti ha reso una larva in attesa di marcire.”

    “Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, … ci si puo’ spingere a cercare quel che c’è sotto.
    Ma la superficie delle cose è inesauribile.”

    Italo Calvino

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  14. Ho una certa antipatia per Gli atti di Luca, e le storielle non sempre edificanti (i due coniugi morti stecchiti per non essere stati completamente generosi e/o per aver mentito alla comunità… per esempio) la liberazione di Pietro, poi, mi ha sempre fatto sorridere… non riesco proprio a mantenere un atteggiamento di sacro stupore di fronte a quella che mi è sempre sembrata una favoletta, le catene che si sciolgono, l’angelo che ti fa passare invisibile in mezzo alle guardie, per non dire del personaggio liberato dall’ingiustizia di un sistema vessatorio che si è fatto a sua volta (nei successori è vero, ma che differenza fa?) sistema vessante, opprimente… ma la libertà non si fa imprigionare nemmeno dalle catene o dalle sbarre più solide, è soffio di vita, voce sottile, sussurro di stella, un cuore che non si lascia imbrigliare in uno schema, in un abito, è un progetto che si apre ad accogliere quel cuore che pulsa nelle profondità invisibili dell’universo.

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  15. scusate,però con questo brano di papa che ha paura di essere avvellenato mi fa ricordare una barzelletta:

    si incontrano due amici
    -ciao! hai sentito come nostro amico Giovanni è sfortunato?!
    -?
    -sua prima moglie era morta perchè aveva mangiato funghi velenosi,poi si era sposato la seconda volta,ma la sua seconda moglie è morta perchè ha mangiato funghi velenosi
    -si,però si era sposato la terza volta
    -si,vero,però la sua terza moglie ha dovuto uccidere buttandola giù dalle scale perchè non voleva mangiare funghi.

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  16. Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
    – Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
    – Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
    Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo.
    Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.
    Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.
    Le città invisibili

    Quando sarà compreso il concetto che ‘senza pietre non c’è arco’, l’immaginario avrà lasciato spazio alla realizzazione concreta del sogno di una vita. Solo quel giorno Savin sarà libero.

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