58. Amen

da qui

Vuoi scrivere un romanzo teologico: è arrivato il momento di affrontare i nodi irrisolti di una fede che non risponde più alle domande della gente, si barrica nel tempio, lo spazio sacro dove l’incredibile dev’essere credibile, dove tutto si spiega con formule del tipo mistero della fede, e le parole piovono da un mondo che forse non è quello di Dio ma l’universo barocco degli uffici della Curia, in cui figure pallide sintetizzano in collette, preghiere sulle offerte, dopocomunioni, la presenza di un cielo che rifiuta di stringersi nei margini angusti di un messale. La scena che ti guida è quella di Gesù seduto sul monte o in riva al mare: si guarda intorno, pronunciando parole che nessuno aveva mai potuto udire. Il tempio non è più di marmi o pietre: é fatto di acacie, pini, alberi di trementina; il pane, spezzato per tutti, sazia una fame vera, non quella finta dei riti; chi è povero, trova sempre qualcuno che porta da mangiare anche per lui; la folla accorsa non misura il tempo sperando che la cerimonia duri poco, ma pende dalle labbra del Maestro, che scava nel cuore fino a estrarre tesori di cui nessuno sospettava l’esistenza. Cosa accade in questo punto del mondo, in cui il cielo scende sulla terra e la impregna tutta di sé? Chi è l’uomo che ha i colori e gli odori della palma e dell’ulivo, le dita come spighe di grano, il corpo come roccia affacciata sulla valle del Qidròn? Vuoi scrivere un romanzo teologico, ma ti viene sempre da pensare alla baracca di Dragan, alle corse di Lela e di Liubìsa, alla faccia imbronciata di Christian e allo sguardo fiero di Visnia e di Roberto; vedi le lacrime di Antonio, che cerca di afferrare la mano della madre morta per convincerla ad attraversare, senti le urla di Bojidar nel cortile, i lamenti sconnessi e allucinati con cui Zaccaria chiede i soldi per Assisi, dove lo aspetta, dice, la nonna. Ti viene il dubbio che la teologia sia questa, che Dio si spieghi solo attraverso gli occhi strabici di Savin, la barba ispida di Mario, rosso per l’alcol e la disperazione; grazie alle occhiaie di Simonetta, che sparisce nel vestito nero, da quando l’anoressia ha cominciato a divorarla. Ti arriva una mail da chissà dove: ti pregano di controllare se sabato ventinove settembre si siano sovrapposti un’altra volta un matrimonio e due battesimi; non hai nemmeno la forza di arrabbiarti, pensi a un rogo di libri, alle università pontificie chiuse per far posto al sicomoro, all’albicocco, a una messa sul mondo, dove a nessuno viene in mente di guardare l’orologio, dove gli occhi di Cristo ti fissano dall’altra parte del cielo e le sue mani si tendono per accarezzare la testa castana di Shakira, le guance tonde di Patrick, e il pane non finisce, più ne mangi e più ne trovi, come se Dio fosse un pugno di grano che si moltiplica ogni giorno, all’infinito, una misura piena, pigiata, scossa e traboccante, in ciascun punto del mondo, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

23 pensieri su “58. Amen

  1. spesso immagino lo sguardo dolce, malinconico e fermo di Gesù e mi rimpio di una tenerezza infinita….quasi di madre.

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  2. Un romanzo che parla di Dragan, Lela, Liubìsa, Zaccaria etc. non so se sia un romanzo teologico, ma è sicuramente un romanzo che ti parla di Dio, di una Fede vissuta e da vivere, non solo enunciata, di un esempio concreto da imitare; è un romanzo che arriva al cuore, ti apre le orecchie e ti fa comprendere, anzi assaporare, cosa significa “il cielo sulla terra”.

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  3. Tutti abbiamo fame e sete d’Amore e questo Gesù lo sa perché in quel pane spezzato ci dona il suo amore ci dona tutto se stesso!

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  4. La grande folla che segue Gesù fa contrasto con molte delle assemblee domenicali dei giorni nostri. Spesso le celebrazioni sono frequentate da gente distratta, disertate dai più giovani e le attività parrocchiali seguite solo per arrivare ai sacramenti. Si avverte una distanza tra chiesa e gente comune, sembra che quella Parola che arrivava dritta al cuore si sia smarrita e non sia più capace di rispondere alla domanda di senso che oggi abbiamo. Gesù moltiplica il pane e lo distribuisce allora è la carità il solo modo per colmare questa distanza, una chiesa che si mette al servizio dei poveri per testimoniare il Vangelo e tornare a coinvolgere.

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  5. Si, di fatto la teologia è anche qualcos’altro. Qualcosa di ben lontano dalle mura spesse di palazzi-studio o dalle lotte cerebrali che oppongono i cervelli di chi ama questi studi. La teologia, anche se ciò può far inorridire gli studiosi, è Dio che diventa uomo, che scende tra la gente, che tocca il volto dei sofferenti, che ama i perdenti, che risponde con una misura piena e traboccante anche a coloro che operano per il male. Che diffonde l’amore. E dato che Dio, per quanto potente, da solo potrebbe non farcela, voglio pensare che siamo noi coloro che lui ha incaricato di svolgere questo compito. Voglio pensare che la vita è questa palestra, questa prova continua, questo amore infinito. Che noi siamo gli infermieri di Dio e corriamo qui e lì a fare il nostro lavoro. Il lavoro per cui lui ci ama indistintamente.

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  6. E poi ci sono assemblee stracolme di gente come quelle cui noi abbiamo modo di parteciare la domenica dove non a caso i poveri sono i primi ad essere accolti.

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  7. Quando anche la terra allargherà le sue braccia che gli tende il cielo per condividere un unico pane, allora affidati potremo dire Amen.

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  8. “La scena che ti guida è quella di Gesù seduto sul monte o in riva al mare: si guarda intorno, pronunciando parole che nessuno aveva mai potuto udire.”
    Gesù ha guarito gli ammalati, ha dato dignità ai poveri, ai bambini, alle donne, persone che sino a quel momento erano considerate cose, ha moltiplicato il pane. Ha parlato una lingua del deserto, scarna ed essenziale, e in quella lingua ha parlato d’amore, dicendo di amarci gli uni con gli altri. Se Dio ha fatto scendere il suo Spirito su di lui è perché voleva che facesse questo. Tutto il resto è venuto dopo.

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  9. Esiste un ponte che unisce cielo e terra e questo ponte si chiama Accoglienza,solo chi non ha un cuore aperto non riesce a vederlo perché non guarda e al tempo stesso non ascolta con gli occhi e le orecchie del cuore!

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  10. Quando si unisce il cielo con la terra tutto il resto non conta perché l’ unica cosa che conta è la voce di sottile silenzio …l’ unica voce che ti concede “il dono delle lacrime”per ritrovare la gioia nel tuo cuore.

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  11. E tu pensi che Gesù non deveva affrontare li stessi problemi?Pensi che appena arrivato Gesù tutti si sono convertiti e diventati bravi e buoni?
    Uomo è soltanto uomo ,debole,fragile,sottomerso in tentazioni del mondo, attaccato alla vita sul questo mondo; materialismo e gelosia fa scatenare peggiori istinti.
    E preti? Preti sono lo stesso umani,non sono isolati dal peccato,vivono sul lo stesso mondo,con li stessi problemi; uno è più forte, altro di meno. Come tutti noi.

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  12. Io nella vita mi sono incontrata con discorsi:
    -non vado in chiesa,perchè tutte le chiese sono cosi ricche e tanta gente è povera
    -non vado in chiesa,perchè il prete mi dice come devo comportarmi, ma come lui si comporta?
    E io rispondo:ma tu credi in prete o in Dio?

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  13. Non so se avevo già raccontato come una delle mie amiche si è convertita.
    In chiesa andava due volta al anno,a Pasqua e a Natale, dicendo che in questo giorno anche peggiore eretico va in chiesa.Parlava sempre male di preti, come ci forse tuta la fede era un prete.E io a volte li dicevo:ma se non ti piace il presidente della republica perchè si comporta male,che fai-cambi paese?
    Un giorno ha deciso di fare esame di maturità. Niente di strano,soltanto che lei liceo aveva finito 10 anni prima, lo sapeva che pratticamente era impossibile specialmente che esame deveva essere tra tre mesi. Ha cominciato preghare (forse sapeva che era unica cosa) aveva promesso a Dio che comincierà andare in chiesa. Ha fatto esame, ha finito universita e va in tutte domenice alla messa,anche quando sta male, e se deveva partire andava alla messa alle 6 di mattina.Sono passati più di 10 anni e lei trattene la promessa. Ogni tanto parla ancora male di preti,però la sua fede non è più prete ma Dio.

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  14. E’ importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. Riempie la vita di un qualcosa di impersonale, di un numinosum. Chi non ha mai fatto questa esperienza ha perduto qualcosa d’importante. L’uomo deve sentire che vive in un mondo che per certi aspetti è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo nell’ambito di ciò che ci si attende. L’inatteso e l’inaudito appartengono a questo mondo, solo allora la vita è completa. Per me fin dal principio, il mondo è stato infinito e inafferrabile”(C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni)

    Solo nei resoconti di Marco polo Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le muraglie e le torri destinate a crollare, la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti. (I. Calvino, Le città invisibili)

    Teologo è chi prega (Evagrio Pontico)

    Prendo in prestito parole come pegni di significato… per me tre testi legati in modo sottile fra di loro e con la pagina di oggi, legati al colore, al sapore, alla musica di questo testo.

    Andare con le parole oltre le parole, è il miracolo di un mistero che si rinnova, come una musica, le note sempre quelle, ogni volta un’esperienza nuova.

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  15. Parole che nessuno aveva mai potuto udire.
    Folla che pende dalle labbra del Maestro.

    Cosa è cambiato?
    Quelle parole, già tante volte ascoltate, appaiono ormai consunte e datate?
    No, non è la forza rivoluzionaria del loro messaggio ad aver perso forza propulsiva; è la credibilità di molti di coloro che sono oggi chiamati a pronunciarle, se figure pallide di un universo barocco, ad assomigliare così poco a quella del Maestro.
    Non serve una nuova teologia, ma un rinnovamento tutto umano.

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  16. Ciò che scrivi per noi tutti i giorni dai piazzali di polvere e fame
    dalle stanze ” su in alto” affrescate dalle celle dal fetido olezzo
    dal sagrato dei funerali, ci trasporta in un mondo diverso
    verdeggiante di piante abbracciate dove brillano i chicchi di grano
    necessari a far pane di vita. Mentre tu stai spingendo a fatica
    quella ruota della carità nel perpetuo celeste mulino
    hai gia’ scritto il tuo libro divino.

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  17. Chissà cosa pensa il cielo quando vede questo gran movimento di mani e piedi che si danno da fare per arrivare primi, per fare la buona azione del giorno e per questo ritenersi soddisfatti, delle tante preghiere asettiche recitate a memoria…Per avvicinarsi alla terra ha provato persino con la pioggia; per molti una doccia benefica, per altri, invece, serve ancora l’ombrello

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