60. Non riesci a vedere più la fine

da qui

Col sole è tutto troppo chiaro: una luce bianca che avvolge le moto, i furgoncini, la macchia verde e nera dei cespugli. Anche le persone che camminano in fila, aggrappate alla ringhiera del guard rail, sono alieni piovuti da un sogno, perché c’è sempre un sogno che ti riporta qua, dove terra, cielo e mare si accordano per confondere i confini, per fornire alla memoria uno sfondo buono per tutte le stagioni, soprattutto per gli stati d’animo, che hanno sempre il potere di sorprenderti, il suo passare come niente fosse dalle parole tenere all’indifferenza, chissà cosa gli prende, mentre chiede di aprirgliene un’altra, e tu gli porgi la Ceres, rassegnata, prevedendo che sarà quella di troppo, e la linea della mezzeria si muterà in serpente impazzito pronto a stritolarvi. E’ in momenti come questi che appaiono i fantasmi, immagini che provengono dal nulla, forse dal sole che batte sulla foglia argentata dell’origano: colonne tortili di luce sbocciano in capitelli classici di marmo, incastonati in basamenti filettati che sostengono la cupola di una stanza tonda, come le antiche sagrestie della Roma barocca. Un uomo vestito di bianco gesticola e scandisce parole con ritmo concitato, a volume sempre più alto, per sfondare l’argine dei suoi interlocutori, personaggi intabarrati in abiti talari, attraversati da fasce rosse e croci che campeggiano sul petto. Me ne vado, dice, non resisto un attimo di più, e gli altri gli prendono il braccio: impossibile, secoli, millenni di storia le impediscono di farlo; ma lui è irremovibile, come le colonne grigie e bianche che reggono un frontone con la scritta silentium. E pure lui, silenzio! grida, ormai ho deciso, e in quel momento il pavimento a mosaico si trasforma nelle chiazze verdi e beige di un campo ingombro di erbacce, dove corrono bambini dalla pelle ambrata e uno, di nome Mimì, si precipita da lui e gli abbraccia le ginocchia, come non volesse più staccarsi. Lo accarezza: come mai non ti ho visto, fino a oggi? Mihaela gli ricorda che è il cugino di Lubìsa, di Lela, di Shakira. Solo allora si accorge della bottiglia verde, in bella mostra sul tavolo da pranzo;  gliel’hanno portata per fargliela assaggiare due uomini vestiti di nero; la prende, la stappa, l’avvicina lentamente alle labbra secche di scirocco, ne manda giù due sorsi; ti domandi se non sia quella di troppo, se la linea della mezzeria si muterà una volta ancora nel serpente impazzito, che ora si solleva nella macchia bianca del mare, del cielo e della terra, una nebbia fitta di macchine e cespugli dove è solo possibile procedere a tentoni, come in sogno, come quando ti sembra di cadere, precipitando chissà dove, senza un urlo e senza una risposta alle domande che esplodono, tutte in una volta, nel momento in cui la vita è appesa a un filo, e grideresti: fermati, non bere! Mimì è spaventato, si aggrappa alla gonna della madre, Lela si accorge che lui sta perdendo l’equilibrio, vacilla per un attimo, ed ecco, nuovamente, i corbezzoli e il lentisco, l’ultimo odore che ti è dato sentire prima che il sogno sia solo un lungo sonno di cui non riesci a vedere più la fine.

21 pensieri su “60. Non riesci a vedere più la fine

  1. È nella semplicità delle cose che si gusta il sapore della vita,il sapore che ti porta lontano verso la libertà.

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  2. “Col sole è tutto troppo chiaro”

    …ed è proprio nel sole che troveremo tutte le risposte, vivendo nella luce, portando la luce e finalmente riusciremo a vedere la fine …ed oltre.

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  3. con la scritta silentium. E pure lui, silenzio!

    Ci vuole il silenzio per poter essere ascoltati e prendere le giuste decisioni,soprattutto se queste decisioni sono poi dettate dal cuore.

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  4. Aristotele ha detto che “la speranza è un sogno ad occhi aperti”.
    Infatti per poter realizzare i sogni è necessario svegliarsi dal “lungo sonno” che ci imprigiona, “di cui non riesci a vedere più la fine”, che è la paura di non riuscire e di rimanere soli, paura che svanisce solo quando arriva forte l’abbraccio di qualcuno che ci ama, crede in noi e ci protegge dal veleno che altrimenti potrebbe ucciderci il cuore con tutti i suoi sogni d’amore.

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  5. “Lela si accorge che lui sta perdendo l’equilibrio”
    Forse farebbe bene a tutti perdere l’equilibrio ogni tanto, sentirsi spaesati, vacillare nelle nostre illusorie certezze, rendersi conto che siamo tutti nomadi su questa terra, quindi provvisori e che abbiamo una vita sola da giocarci.

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  6. Quando”terra, cielo e mare si accordano per confondere i confini”allora tutto si concentra in un unico punto dal quale tutto si rischiara,perché da esso parte una luce che ti apre gli occhi e ti riscalda il cuore,perché questa luce si chiama Amore.

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  7. Se noi non riusciamo a vedere la fine di un sogno, di sicuro qualcun altro ci riuscirà perché continuerà a lavorare per la sua realizzazione partendo proprio li dal punto in cui noi lo abbiamo lasciato.

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  8. C’è un sogno che ci ha attraversato l’anima, una volta, e da allora vogliamo tornare lì, dove ci siamo dissetati alla bottiglia di troppo, dove abbiamo ricevuto sollievo alle labbra e al cuore riarso, perché, forse, solo andando oltre la soglia, superando il limite possiamo capirne il senso, lasciarci prendere dalla vertigine del mare che si sposa alla terra e al cielo, cogliere l’istante in cui siamo una cosa sola col mondo, col tempo, con chi ci sta accanto e vorremmo non vedere più la fine

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  9. “in momenti come questi che appaiono i fantasmi,immagini che provengono dal nulla”
    i ricordi,improvisamente ti si ricorda qualcosa
    Io ultimamente(mi stupisco me stessa,però sono contenta) ,ricordi riesco trasformare in punto positivo, anche se si potrebbe trovare un motivo per maledire questo ricordo,io riesco essere contenta che mi è capitato, che mi ha dato qualcosa di bello. Strano? Ma sono contenta lo stesso. E finchè dura, dura!

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  10. Il rischio di incontrare e vivere l’amore val bene una bottiglia verde, l’obiettivo di un sogno che vuole trasformare marmo in luce non ha prezzo; cura efficace il silenzio, per placare conflitti di emozioni, stati d’animo in subbuglio e per raggiungere quell’intesa che vorresti non avesse mai fine

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  11. SILENTIUM!
    Taci, appartati e nascondi
    I tuoi sentimenti e i tuoi sogni,
    E lascia che nella profonda anima
    Essi si alzino e tramontino
    Silenziosamente, come stelle nella notte,
    Contemplali, e taci.
     
    Come potrebbe il cuore esprimersi del tutto?
    E un altro come potrebbe capirti?
    O comprendere il senso della tua vita?
    Il pensiero espresso è menzogna;
    Scavando, intorpidisci le fontane!
    Bevi a queste fontane, e taci!…
     
    Sappi vivere solo di te stesso;
    C’è nella tua anima un mondo intero
    Di pensieri incantati e misteriosi;
    L’esterno rumore li stordisce,
    I raggi del giorno li disperdono,
    Ascolta il loro canto e taci!…
     Fedor Tjutcev

     

     
     

     

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  12. Penso,che il quella bottiglia verde si nasconda il male che vuole sconfiggere il bene e apparentemente ci riesce,ma solo apparentemente…perché la luce fa apparire tutto più chiaro e le “tenebre non l’ hanno vinta”.

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  13. Alla luce del sole tutto appare nei suoi veri contorni: la verita’ e la menzogna anche se intrecciate come colonne a tortiglione non possono mistificare lo stile del loro capitello.

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