62. E’ tutto a posto

da qui

Arturo Mutter ha i capelli rasati quasi a zero, parla a scatti, con un sorriso timido che sembra accettare tutto, dalla vita. Forse accetta veramente tutto, il brutto e il bello, il male e il bene, come qualcosa che torna e ritorna, che viene e se ne va, come una musica che si ripete sempre uguale, con variazioni minime, tipo il tono, o la quantità degli strumenti adoperati, insomma, il Bolero di Ravel, che in effetti lo ha sempre affascinato, e ha affascinato pure te: non puoi fare a meno di ricordare quella volta, all’Accademia, con lei e suo padre, in attesa di qualcosa, a partire dalle prime note del flauto, con le due sezioni di diciotto (o sedici?) battute, ripetute per diciotto volte, mentre tu la guardavi di sbieco, senza che se ne accorgesse, percorrevi la linea dei suoi capelli biondi, il bianco del collo interrotto dal colletto del vestito verde, mentre attaccava il clarinetto; e sbirciavi pure il padre, per capire se gettasse occhiate di controllo, macché: era immobile, perfettamente assorto in chissà quali pensieri, al ritmo del tamburo, che poteva far pensare anche alla scena di Ben Hur, quando il capovoga dalla casacca grigio scura batteva coi due martelli e l’altro a torso nudo girava in mezzo ai rematori per vedere se qualcuno andasse fuori ritmo, e il console Quinto Arrio decretava: battuta media, e Charlton Heston lo fissava con gli occhi azzurri che facevano innamorare le spettatrici in ansia, e il romano sorrideva soddisfatto, si mordeva le labbra e poi ordinava: voga di spinta e l’uomo con la barba nera, gracile, cominciava a vacillare, e allora, con la faccia dura, il console sputava fra i denti il nuovo ordine: ritmo di battaglia! e quello con la barba si accasciava con una smorfia di dolore sul compagno vicino, e l’uomo a torso nudo cominciava a frustare a più non posso, e il centurione guardava preoccupato, e Ben Hur continuava a fissare l’avversario coi suoi occhi azzurri sempre affascinanti, e un altro rematore magro cadeva di lato, rovinosamente, e un altro ancora si lasciava andare con una piroetta quasi comica, e l’uomo frustava e un altro aveva convulsioni quasi fosse un epilettico e Ben fissava il console, che voltandosi di lato dichiarava: basta! Ma tutto questo, in fondo, non c’entrava nulla col Bolero di Ravel, mentre tu allungavi la mano verso la sua mano bianca, assicurandoti che il padre non guardasse, mentre veniva il momento del fagotto, e le signore cominciavano a scaldarsi, in attesa del clarinetto piccolo e dell’oboe, e tu sfioravi le sue dita e lei guardava dritto avanti a sé, fingendo indifferenza, ora che partivano la tromba e il flauto e notavi un leggero movimento del suo occhio destro, magari era la trance che cominciava a prenderla, con la comparsa del sax tenore e poi del sax soprano, e le diciotto (o sedici?) battute trascinavano le persone intorno a noi in una specie di sogno a occhi aperti; solo tu pensavi a modulare il peso della mano sulla sua, e ora approdavi all’altezza della coscia, vicino alla piega che faceva il suo vestito verde, da sera, mentre la celesta, gli ottavini e il corno trascinavano tutti verso l’alto e verso il basso, e suo padre pareva una statua di quelle che si vedono, a volte, sui frontoni delle chiese, e il tono del tamburo diventava prepotente, come l’ordine del capovoga, e le signore, all’ingresso del trombone, dei violini e dei fiati se ne sarebbero uscite in gridolini isterici, se l’Accademia non le avesse tenute inchiodate alla poltrona, e tu eri arrivato all’interno della coscia, gli spettatori stentavano a trattenere l’entusiasmo, tutto sembrava attraversato da una corrente erotica che poteva esplodere da un momento all’altro, mentre lei apriva la bocca, leggermente, e Arturo Mutter, col suo sorriso timido, la sua rassegnazione a ciò che si perde e che ritorna, sussurrava, tra uno scatto e l’altro del viso: l’oncologo mi ha detto che con me ha finito, è tutto a posto.

24 pensieri su “62. E’ tutto a posto

  1. Ci si stupisce della semplicità di una frase, di un momento in cui e’ tutto a posto se non fosse per il climax che ci conduce fin qui, come stupisce la semplice maestosità dell’orizzonte dopo un faticoso cammino in montagna. E’ tutto a posto… Solo dopo aver vissuto la passione di ciò che chiamiamo vivere.

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  2. La nostra vita è una sfida continua e va sempre in salita, è come una danza in movimento, come una melodia a volte provocatoria, come il crescendo del Bolero.

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  3. Il bello della vita è accettare il bene e il male che ti offre sempre con il sorriso sulle dicendo a chi ti sta vicino : è tutto a posto !

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  4. Fino a quando avremo voglia di danzare con la vita, di lasciarci trasportare dal suo ritmo, ora incalzante, ora calmo e tranquillo, di seguire i suoi alti e bassi, sempre con la stessa passione e desiderio di emozionarsi e di scoprire, vorrà dire che “è tutto a posto”.

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  5. Il tutto a posto – non un pensiero, un lamento, una protesta – è la forza della vita che si affaccia in taluni con una potenza epica, anche quando il momento è il peggiore, anche quando è la fine. Allora dobbiamo ammirare costoro e guardare dentro di noi.

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  6. “Se ti aspetti qualcosa dalla vita, finirà per dartela” (Fabrizio Centofanti)

    Se ci credi, “è tutto a posto” in ogni situazione, bella o brutta.

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  7. Ben Hur/Charlton Heston, bellissimo questa scena all’interno di un pezzo apparentemente incoerente con essa. L’orgoglio e la dignità di chi della vita conosce il bene e il male e sa di essere nel giusto. Lo sguardo fiero pronto a non abbassare la testa qualunque sia la frustata che ti aspetta o che non arriverà mai. Il coraggio di essere se stessi, di essere uomini e lottare per ciò in cui si crede anche se si parte da una posizione svantaggiata e in una circostanza difficile, come la mano che si allunga a cercare l’altra, la trova e osa oltre, come lo sguardo fiero di chi aspetta una notizia che sia la fine di un incubo o l’annuncio della morte, in ogni caso sarà valsa la pena non abbassare lo sguardo e vivere guardando negli occhi l’avversario.

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  8. “le diciotto (o sedici?) battute trascinavano le persone intorno a noi in una specie di sogno a occhi aperti”

    Sedici battute, erano sedici, per un motivo conduttore ripetuto diciotto volte… nonostante la ripetizione resta addosso tanta paura e frasi come :”è tutto a posto” non ti appartengono più, non puoi più accedervi. L’unica consolazione è che anche prima sentivi sempre che non era tutto a posto. Allora capisci che tutto a posto significa semplicemente vivere.

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  9. l’oncologo mi ha detto che con me ha finito, è tutto a posto.

    Anche per chi ha passato tutta la vita in mare c’è un’età in cui si sbarca.

    Italo Calvino, Il barone rampante, 1957

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  10. il Bolero di Ravel…un crescendo di suoni e di emozioni che come l’ alta marea ti coinvolgono fino a travolgerti sempre più.

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  11. “la sua rassegnazione a ciò che si perde e che ritorna”

    …ma quando ritorna è sicuramente completo , più forte, ricco di strumenti, come il BOLERO di Ravel e allora verrà giù il teatro per gli applausi.

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  12. Rassegnazione, troppa timidezza….rimane un grande senso di tenerezza. E anche di rabbia. In quel voler guadagnare tempo dalla vita, in quell’allora che aveva vissuto per gioire solo di parole e di rassicurante convenienza. Era tutto a posto. parole vaghe, che non volevano dire ma gli lasciavano lo spazio che il dolore, se lo avesse guardato dritto, non gli avrebbe concesso. Finendo per annacquare il suo vivere. Anche ora, sembra accettare e forse vivere serenamente, da uomo saggio che vede scorrere delle cose, i suoi capelli, i suoi singulti. o forse no.

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  13. La vita è fatta di momenti di gioia e di dolore, ci sono situazioni che devi accettare, la sofferenza non può essere eliminata, puoi solo cercare di vivere serenamente le difficoltà e avere fiducia che arrivi il giorno in cui è tutto a posto.

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  14. E’ tutto a posto. Una frase rassicurante, quando la vita ti prova e ti provoca, ti conduce e ti mette in mano i remi perché sia tu a condurre, ti snocciola problemi e drammi e li alterna contestualmente a piccole grandi gioie che ti fanno rivedere il mondo con gli occhi dell’amore; la vita è così e quando sarai capace di accettare tutto , trovando un senso alla sofferenza ,la vita saprà premiarti un’altra volta, regalandoti una serenità speciale che ti permetterà di dire che è tutto a posto.

    “Dato che il prete non arrivava ho creduto di dover dire al mio sfortunato compagno quanto mi rincrescesse quel ritardo che rischiava di privarlo delle consolazioni della Chiesa i moribondi. (…)Allora ha pronunciato in modo distinto, molto lentamente queste parole (..) ”Cosa importa? Tutto è grazia”.

    Diario di un parroco di campagna

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  15. “l’oncologo mi ha detto che con me ha finito,è tutto a posto” lo vedi come sei fortunato! Invece io,ogni volta che vado da qualche dottore,lui sempre mi trova qualche malatia. C’è hanno con me?!
    Per anni ho smeso di fare le visite,ma ultima volta volevo fare buon cittadino, sono andata da dottore,risultato-a dicembre dovrei fare un intervento.
    Tanto comunque lo dico lo stesso:E’ TUTTO A POSTO!

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  16. allora,parliamoci di strumenti,musicali. La musica è bella. Io non sono tanto esperta,in musica. Bolero di Ravel conosco,affascinante,con tutta la sensualita…
    Comunque,io non ho contato mai,ci sono soltanto diciotto (o seidici?) battute? Cosi poco?Però comunque è bello. La musica quando ascolto,voglio sentire con tutta me stessa…
    Allora,i strumenti. Ci sono: fogotto,clarinetto piccolo,l’oboe,tromba. Penso che il preferito è l’oboe.Quando comincia suonare ti mancail respiro,ti trascina questo suono.
    Clarinetto piccolo invece è simpatico,tromba-più decisiva,flauto-penetrante.
    Comunque penso che,qualsiasi strumento suona è importante non tanto la tecnica che amore per suonare, la musica.
    con amore la musica è bellissima…

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