I LIBRI DEGLI ALTRI n.12: Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, “Le querce non fanno limoni”

Cronache di ordinaria provincia. Cosimo Calamini, Le querce non fanno limoni, Milano, Garzanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

 

«Life is what happens to you while you’re busy making other plans / La vita è ciò che accade quando ci occupiamo di altro»

(John Lennon, Beautiful Boy )

Far costruire con una delibera solo istituzionale e senza coinvolgimento dei cittadini una grande moschea all’interno di un parco pubblico da tempo immemorabile appannaggio del ristretto numero di abitanti di un paesino toscano (in questo caso l’immaginario borgo di Montechiasso situato a pari distanza tra Firenze e Siena) è un evento che può sembrare inconcepibile. Tale appare, infatti, alla maggioranza dei cittadini più avvertiti e più animosi che spesso sono anche quelli più politicizzati del paese. La protesta contro la moschea e, di conseguenza, anche animosità e rifiuto nei confronti della comunità islamica che l’ha richiesta montano e divengono il fatto del giorno proprio alla vigilia delle elezioni amministrative. Contro la giunta comunale (e il sindaco) uscente viene presentata una lista civica (il Chiasso dei Cittadini) che vede come suoi esponenti molti vecchi ex-militanti della sinistra (parlamentare e non) che raccoglie immediati (ma poi, alla fine, non sufficienti) consensi. All’interno di questa disputa si inseriscono vicende personali e una storia d’amore che ne complicano lo sviluppo e lo rendono drammatico, perfino frenetico.

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56. Prima del tempo

da qui

La spianata è gremita di folla: una selva di macchie colorate, magliette, zaini, cappellini, con prevalenza del colore bianco, chissà perché, forse perché il sole qui è di casa, e col nero fa più caldo, così dicono. Continua a leggere

Vivalascuola. 10 e 1 volta: buon anno scolastico!

Dieci e una volta: buon anno scolastico! Perché al popolo della scuola oltre all’attività fondamentale di insegnamento-apprendimento spetta difendere la scuola pubblica dalla débâcle a cui l’hanno condotta le politiche governative. Introdotti da Marina Boscaino, presentiamo 10 punti per cui battersi: se ne parlerà il 23 settembre a Roma. Ringraziamo per averli presentati per vivalascuola Anna Angelucci, Stefano Bonaga, Cosimo Forleo, Valerio Gigante, Luca Kocci, Roberta Roberti, Antonia Sani, Marcello Vigli, Giancarlo Vitali “Ambrogio”.

Gridare il dissenso e pensare – e fare – un’altra scuola
di Marina Boscaino

Da quanti anni la scuola non trova pace? Considerando il tempo della mia vita professionale, siamo passati – dal concorsone di Berlinguer – attraverso le 3i di Moratti, il “cacciavite” di Fioroni, la “semplificazione e razionalizzazione” di Gelmini; attraverso, cioè, aberranti stravolgimenti volontari della funzione della scuola nel nostro Paese Continua a leggere

Eta Beta

Vi segnalo un programma su Radio1 Rai, il sabato alle 23,35, ideato e condotto da un nostro collaboratore, Massimo Cerofolini: si chiama “Eta Beta – Nuovi mestieri, nuovi linguaggi” e parla di come le grandi trasformazioni delle nostra epoca stanno cambiando le nostre vite private, le nostre professioni, il nostro tempo libero. Ogni settimana, per circa 20 minuti, c’è un approfondimento sui maggiori fenomeni della modernità: nella puntata ora on line, per esempio si parla delle occasioni e dei rischi delle nanotecnologie (nuovi materiali per l’ambiente, per computer superveloci, per farmaci più efficaci), della Social Media week che si svolgerà a Torino (con il filosofo Maurizio Ferraris che commenta Path, il nuovo social network “antifacebook”, in cui si scelgono pochi amici, ma buoni) e di un sito che permette di risparmiare mille euro l’anno al supermercato (www.risparmiosuper.it). Per ascoltare la puntata in mp3 c’è il podcast al sito http://www.etabeta.rai.it, per ricevere gli aggiornamenti ogni settimana c’è un profilo facebook (www.facebook.com/pages/Eta-Beta-Radio1-Rai). Continua a leggere

55. Prima che la musica

da qui

Il violoncello attacca lentamente, senti l’arco che sfrega le corde come se solleticasse il cuore, mentre cerchi le parole come fossero note: non ti puoi sbagliare, sarebbe una catastrofe, perché pendono dalle tue labbra, si aspettano che dica le cose che hanno sognato per un momento come questo, che faccia scorrere le immagini di un film che fa piangere e ridere, proprio come la vita. Continua a leggere

A GRAN GIORNATE, di Claudio Morandini

di Massimo Maugeri

GranGiornate_coverA saperli cercare, di romanzi che hanno nel proprio dna caratteristiche che li contraddistinguono dalla maggior parte delle proposte editoriali in circolazione, ce ne sono ancora parecchi. Uno di questi è “A gran giornate” (La Linea, 2012, pagg. 256, € 14), il nuovo libro di Claudio Morandini: un romanzo che spazia tra viaggio e parodia, tra avventura e umorismo. Ne ho discusso con l’autore…

– Caro Claudio, anche per te la mia classica domanda “di apertura”: raccontaci qualcosa sulla genesi di questo libro. Come nasce “A gran giornate”? Da quale idea, o esigenza, o fonte di ispirazione?

Caro Massimo, il romanzo nasce già nel 2009 da un desiderio: quello, un po’ infantile se vuoi, di vivere un’avventura letteraria in piena libertà d’invenzione, senza preoccupazioni di verosimiglianza, di cronologia, di psicologia – era un’esigenza che sentivo dopo la stesura di “Rapsodia su un solo tema”. Ora, visto che anche quando cerco la piena libertà non posso fare a meno di scovarmi dei modelli letterari a cui ispirarmi, ho trovato nella struttura frammentaria del “Satyricon” di Petronio quello di cui sentivo il bisogno: una pluralità di personaggi e di storie, dunque, ma focalizzati per frammenti più o meno grandi, che ho voluto numerare anch’io come se un filologo immaginario si fosse preso la briga di mettere ordine, e inframmezzati da ellissi e perdite. Poi ho alimentato il romanzo con le reminiscenze dei romanzi che mi avevano impressionato sin da bambino: i Viaggi straordinari di Verne, il Gordon Pym di Poe, le Storie dell’anno Mille di Malerba… Oppure, fondamentali, con le immagini e i dialoghi dei film di Buñuel… Non so se queste reminiscenze si sentono a opera compiuta, so solo che per me, al momento della composizione del romanzo, sono stati riferimenti importanti. Continua a leggere

54. L’officina

da qui

E’ quasi un’ora che sei qui; segno che cominci a invecchiare, che forse stai perdendo il vizio di inanellare un impegno dopo l’altro, anche dopo pranzo, quando tutti cedono al momento di stanchezza, si regalano una pausa rilassante, mentre tu, ostinatamente, accendi il computer e ti rimetti a scrivere: che ci trovi nell’appuntamento che diventa una tortura, per gli occhi che si chiudono, il collegamento che salta all’improvviso, il telefono che squilla, e tu che insegui le immagini che sfuggono, sfuggono, come una chimera? Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.40: Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, “Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud”

Sud come metafora del presente. Paolo Saggese, Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, prefazione di Pino Aprile, con interventi di Michele Ciasullo e Dario Meninno, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2012

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di Giuseppe Panella*

 

Il termine Crescita zero non indica più, come in passato, la decisione di non costruire più oltre la cubatura già presente in situazioni urbanisticamente già compresse e affollate o il saldo ugualitario tra natalità e mortalità in demografia. Nella dimensione presente del linguaggio economico, indica drammaticamente la stagnazione presente a livello di sviluppo sociale e di produzione di ricchezza e, soprattutto, è l’indice di una situazione che va sempre più deteriorandosi perché alla mancanza di investimenti continuativi non può che conseguire l’annullamento delle prospettive relative alla creazione di nuovi posti di lavoro. Senza crescita economica stabile, niente ricchezza sociale e senza di questa l’unica possibilità presente che rimane a chi ne è soggetto è la disoccupazione a tempo indeterminato e la morte civile che necessariamente ne consegue.

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Il ritorno dello Stato nell’economia

Su il manifesto di oggi  Valentino Parlato osserva che “Oggi forse, ma più che forse, sarebbe necessaria la ricostituzione dell’Iri.” L’Iri, è bene ricordarlo, era un ente pubblico economico che controllava un certo numero di aziende partecipate (tra le quali Banco di Roma, Credito Italiano, Banca Commerciale, Italsider, Finmeccanica, Rai, Alitalia, Fincantieri, Autostrade). L’idea mi sembra degna di considerazione avendo ormai provato gli effetti nefasti del “libero mercato”; senza però dimenticare la belva idrovora di denaro pubblico che l’Iri era diventata, negli anni, tanto da scomparire nel 2002.   Continua a leggere

chilometro37

Chilometro 37
Le sedie sono addossate al muro in perfetto ordine.
Incolori. Solitarie. L’aria del pomeriggio sa di deserto e di provincia. Lontano si sente il rumore di un treno. Le serrande sono tutte abbassate. Seduto su una di queste sedie, c’è un ragazzo con i calzoni corti la faccia gonfia ,che fuma nervosamente. All’improvviso ride, ma è un sorriso amaro pieno di voci che gridano solo nella sua testa. Non ci si fa neanche caso in quella solitudine ma quel ragazzo ha una storia di paura alle spalle. Nera. Terribilmente nera.
Era sempre stato ribelle Nicolino detto o’pitone per la sua abilità di sgusciare, di schivare le situazioni pericolose Un talento naturale per le occasioni mancate, per le storie che vanno dove non devono andare,inesorabilmente giù verso il fondo. Ma il tempo delle paure era cosi lontano che non riuscivi a vederlo neanche all’orizzonte. Il cielo aveva lo stesso colore del mare per tutti . Poi sono arrivate le nuvole. Tutte insieme. Continua a leggere

53. Di chi

da qui

Vorresti cominciare da capo: è come se ci fosse qualcosa che ti sfugge, come non fossi tu a tenere le fila del romanzo, ma qualcun altro proponesse i temi, le scene, persino il linguaggio da adottare. La trama finisce col perdersi lungo una strada con il sole a picco, come se il tempo si fermasse, o dovesse tornare lì, per qualche ragione misteriosa. Continua a leggere

La Costituzione a capriccio: l’art. 81 sì, l’art. 53 no.

Il Parlamento italiano – giunto quasi alla scadenza di mandato, già eletto con una legge elettorale a dir poco scandalosa – forte di un consenso di circa due terzi dell’aula ha modificato qualche mese fa  il testo della Costituzione inserendo all’art. 81 l’obbligo del pareggio di bilancio, come imposto dall’Europa sulla base del Fiscal compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, noto anche come Patto di bilancio). Da subito, ciò ha comportato tagli di spesa che hanno dato il colpo di grazia ai servizi pubblici e ad un’economia già in forte sofferenza, togliendo risorse preziose per gli investimenti e la ripresa, con un effetto depressivo che si ripercuote nella parte più debole della popolazione, rimasta senza lavoro e senza possibilità di trovare nuove alternative. Continua a leggere

Grande romanzo americano, di Roberto Saporito

Una cosa che succede quando scrivi un libro è che tieni la morte al suo posto;
l’ideale è continuare ininterrottamente a scrivere.
” (Bernard Malamud)

UNO

Quando apri gli occhi e guardi la sveglia elettronica, la sveglia elettronica è spenta, senza vita. Hai la testa pesante, hai dormito poco e male, hai bevuto troppo ieri sera e adesso non sai che ore sono.
Prendi il cellulare sul comodino, guardi l’ora e urli:
“Cazzo, è tardissimo.”
Ti alzi, accendi la macchinetta del caffè, accendi la televisione, vai in bagno a pisciare. Ti osservi allo specchio: hai avuto giorni migliori, non c’è che dire.
Mentre aspetti che la macchinetta del caffè si scaldi butti l’occhio al televisore e nel televisore c’è una delle Twin Towers che sputa fumo, che sputa fumo esattamente all’altezza del tuo ufficio di rappresentanza, l’ufficio dove tu in questo preciso momento dovresti essere, l’ufficio dal quale vendi e compri opere d’arte dai prezzi impossibili, l’ufficio che è diventato la tua vita, l’unica cosa che fai, l’unica cosa che pensi, l’unica cosa che ti fa alzare la mattina, tutte le mattine, tranne oggi. Continua a leggere

“Le monetine del Raphaël”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Le monetine del Raphaël di Franz Krauspenhaar (Gaffi Editore in Roma) è un libro speciale. Il romanzo di una vita, quella di Fabio Bucchi, pittore tormentato e giunto al successo per vie tortuose, trainato da un talento fuori del comune ma anche da pelose aderenze col sistema di potere orbitante attorno a Bettino Craxi, il “Capo”, di cui viene evocata la caduta politica e giudiziaria e l’inizio dell’esilio volontario, nel 1993.

Fabio Bucchi è un uomo giunto al capolinea, in fondo da molto prima che una malattia lo condannasse senza appello. È un artista viscerale, che ad ogni rabbiosa pennellata, così come ad ogni animalesco amplesso (con donne in fondo mai veramente amate, tranne forse l’ultima, Angela, che lo assiste fino alla fine, e un’altra, evocata in qualche momento della storia e però perduta), grida contro il vuoto da cui si sente accerchiato, minacciato e, in fondo, sedotto.

La sua esistenza rievocata e compressa come nel tourbillon che dicono accompagni gli ultimi momenti, diventa pretesto e insieme contrappunto di un quadro storico-sociale che abbraccia un’Italia divelta, sventrata, dalle bombe nere degli anni ’70 e ’80 al ritorno di fiamma del benessere, frammisto alla corruzione dell’era craxiana e del suo corollario berlusconiano. Continua a leggere

52. Equilibri

da qui

Era un po’ che non veniva; te la ritrovi là, gli occhi nerissimi, come avesse combattuto l’ultima battaglia: avrà fatto la notte? Quanti pazienti sono morti, questa volta? E che significa morire se sei dall’altra parte, coi tubi di flebo nelle mani, la pasticca che scivola per terra e rotola al di là della tenda, e non la vedi più, come il senso della vita? Continua a leggere

Claudia Ruggeri. La sposa barocca che corteggiava la morte.

di Augusto Benemeglio

1. Angeli terribili, poeti maledetti, capaci di incarnare il genio salentino di questi ultimi trent’anni, quel maledettismo salentino delle terre rosse, degli eden perduti, capaci di gettare nelle strade l’angoscia, l’inquietudine, la solitudine, l’esuberante creatività, lo stupore, la meraviglia, il furore autodistruttivo delle loro esistenze, un mazzo di coriandoli e di scintille sparse in una sera di carnevale, così tanto per illuminare la notte, salire in vetta a se stessi, per poi chinarsi giù a guardare l’effetto che fa. Sono dame e cavalieri che danzano coi loro invincibili sguardi visionari per occhi braccia e cuore e si giocano tutto per un sorriso , per un po’ di vivacità, tutto in una sola partita, in un solo salto, in un solo volo , in un colpo solo di dadi, capaci con la voracità delle loro passioni indecifrabili e definitive di dare un calcio in culo a tutto, alla vita bastarda, ai sogni, ai miti, alla fabulazione, alla gloria, alla sete disperata d’amore, e di prendere a sassate quella scheggia infranta che è la propria infanzia, “persa su tutte le piste”, ma anche di irradiare fasci di energie così potenti e musicali che ci daranno luce e ombra e suoni ancora per chissà quanto tempo, come le stelle morte che noi per tempo immemorabile continuiamo a vedere brillare nel cielo e a sognare. Continua a leggere

La politica come dialogo e come autismo. Lettera aperta a Beppe Grillo – di Paolo Flores d’Arcais

 

DA MICROMEGA 4, 2012
Informazione, giustizia, lavoro: sono tre temi cruciali per il futuro democratico dell’Italia, sui quali il programma del MoVimento 5 Stelle pare ancora molto vago. E anche sulla democrazia interna del M5S ci sarebbe molto da dire. Un invito del direttore di MicroMega al leader Grillo per un confronto pubblico.

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Caro Beppe Grillo,
sono passati solo sei anni da quando ci incontrammo per mettere a punto la scelta dei tuoi brani da pubblicare sul numero di MicroMega in vista delle elezioni («Summa anthologica», marzo 2006), e appena quattro da quando accettasti di partecipare (in collegamento) alla manifestazione di piazza Navona (8 luglio 2008) organizzata da Furio Colombo, Pancho Pardi e me, dal titolo «Il regime non passerà!». Ma sembra già un’altra epoca. A piazza Navona annunciavi che avresti appoggiato alle successive amministrative «tutte le liste civiche che vorranno occuparsi del loro comune e della loro regione. Io sarò in prima fila». Era il tempo dei meet-up. Oggi il MoVimento 5 Stelle è accreditato di risultati a due cifre per le prossime politiche. Continua a leggere

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA GRADIVA-NEW YORK (STATE UNIVERSITY OF NEW YORK)

[Riceviamo e volentieri pubblichiamo.]

STATE UNIVERSITY OF NEW YORK

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA

GRADIVA-NEW YORK

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La rivista internazionale GRADIVA, congiuntamente con la IPA (Italian Poetry in America), bandisce la prima edizione del Premio di Poesia Gradiva – New York.

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Quelle monetine del Raphael

di Andrea Pomella

L’Hotel Raphaël è appena dietro piazza Navona, ha la facciata ricoperta di vite vergine, glicine e buganville, i salottini bianchi della hall in mezzo ai quadri di Mirò, Morandi, De Chirico, le sculture, le litografie, i pezzi di antiquariato, la collezione di ceramiche di Picasso e di arte Maya che ne fanno un vero e proprio museo di arte antica e moderna. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.11: La Grande Guerra. Andrea Molesini, “Non tutti i bastardi sono di Vienna”

La Grande Guerra. Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna, Palermo, Sellerio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Anche i topi diventano “oggetti d’affezione” culinaria quando le derrate alimentari diventano scarse e non si trova più nulla da mangiare. Quando tutto manca, anche gli abitanti delle fogne vanno bene, soprattutto arrosto (la stessa fine, tuttavia, fanno anche i gatti, i loro nemici tradizionali). Lo dimostra l’abilità dimostrata dal prete del paese nell’infilzarli:

«Si girò di scatto verso la porta, come se avesse intuito una minaccia. Dal cassetto uscì un coltello lungo due spanne. La lama gli luccicò fra le dita, poi accanto alla faccia, sopra la spalla. Tirò. Un tonfo. Era un ratto, e si contorceva, inchiodato alla base della porta. Io e Giulia ci guardammo, muti, inorriditi. “Ti ho preso, bastardo!”. Il don ridacchiò e, sottovoce, aggiunse: “Non tutti i bastardi sono di Vienna”. Quel prete corpulento era agile e svelto come un malandrino di strada. Un sorriso gli univa gli orecchi e il nemico, Satana o l’Austriaco che fosse, non c’era più: in quel ratto trafitto, con le zampette aperte a croce, il don non vedeva una creatura delle fogne, ma un manicaretto da gustare in santa pace» (p. 287).

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