Lo Sceriffo di Nottingham

Lo Sceriffo di Nottingham riscuoteva le tasse per conto del suo padrone, il Principe Giovanni. Nel bel cartone animato di Walt Disney lo vediamo coi suoi scherani che entra nelle capanne dei villaggi e sottrae la monetina al bambino, al vecchio, alla povera donna. Non ci sono prove della reale esistenza di questo personaggio, ma non ha molta importanza. Anche noi in Italia abbiamo lo Sceriffo di Nottingham. E’ un soggetto “autorevole”, che ha restituito al paese il suo “prestigio internazionale”, uno che le “canta” alla Merkel, uno che agli incontri europei usa parole come “governance”, amato dall’Imperatore Obama e da tutti quelli che contano, quelli con le armatura dorate, coi vessilli che garriscono sui castelli, le tavole stracariche di cacciagione e i boccali tempestati di pietre preziose. E’ il loro uomo di fiducia, efficiente, pragmatico, spietato.

Lo Sceriffo di Nottingham è un asso nel rapinare i poveri. E’ imbattibile, un fenomeno. E’ puntiglioso, dotato di una fantasia straordinaria. E’ pagato per questo, e svolge molto bene il suo lavoro, a differenza del sultanoide che l’ha preceduto, troppo occupato a coltivare i propri vizi privati e contare le monetine, come Paperone nel suo deposito corazzato. L’ultima incursione l’ha fatta nel mio villaggio. I suoi bravacci sono entrati nelle nostre capanne per una bella razzia. Poiché il mio villaggio è ormai sull’orlo della miseria, nonostante abbiano buttato all’aria tutto non hanno potuto rompere salvadanai né sottrarre altre monetine ai vecchi e ai bambini, ma si sono dovuti accontentare del cibo. Meglio che niente, al Principe Giovanni va bene tutto, anche un etto di grano, un sacco di farina, un chilo di mele, un piatto di insalata, una mezza pagnotta. C’è un sacco di spazio nei suoi enormi depositi.

Così, ammantando l’ultima rapina con l’altisonante nome di “spending rewiew”, ci ha sottratto 3 euro e 32 centesimi dal buono pasto. Il che equivale a una porzione di insalata. Quando siamo in mensa, intenti a consumare il pranzo frugale della pausa, entrano gli scherani dello sceriffo e ci prendono un piatto di insalata. Sono armati, impossibile opporsi. Ora non possiamo più concederci un risotto e un’insalata piccola, al costo di 8 euro e 15, perché con le nuove regole della spendindg rewiew ce ne spettano 7. Non solo, ma per un complicato meccanismo contabile (i buoni pasto vengono anticipati un mese per l’altro), in occasione del passaggio dal buono precedente di 10 euro e 32 a quello di 7, abbiamo dovuto restituire una parte di vecchi buoni. Chi non ne ha, cioè chi li ha spesi, se li vedrà detrarre dallo stipendio. Io ho dovuto restituire allo sceriffo 5 buoni. E non è finita, altri dovrò restituirli per il mese di settembre.

Come è noto dalla narrativa epica, lo Sceriffo di Notthingam è un razziatore, uno che ruba il pane ai poveri per consegnarlo al principe Giovanni e alla sua corte di ricchi parassiti.

Lo sappiamo, c’è sempre stato uno sceriffo che fa il lavoro sporco per il padrone. Ma il problema è: dove sono finiti Re Riccardo e Robin Hood?
(mauro baldrati)

5 pensieri su “Lo Sceriffo di Nottingham

  1. Caro Mauro,
    a me ne han tolti di più. Ma almeno questa volta la colpa è nostra: non avremmo mai dovuto accettare buoni pasto ma solo moneta contante a tutti gli effetti inglobata nello stipendio, da spendere dove e come si volesse e non così facilmente sottraibile dal mensile.
    Però mi consolo perché almeno ai nostri onorevoli rappresentanti, checché se ne dica, queste cattive maniere saranno risparmiate.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  2. Grazie Elisabetta e Roberto. Sì, è vero sui buoni pasto, anche se lo Sceriffo di Nottingham avrebbe trovato altro bottino da rastrellare (per esempio quello che resta del premio di produttività, già divorato per il 60%)

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  3. Caro Mauro,
    essendo un anzianissimo lavoratore pubblico anche sulla produttività ho da dire la mia: neppure quella andava accettata: un milione d’anni fa vigeva l’onnicomprensività dello stipendio, con un certo numero di scatti d’anzianità automatici, e ti assicuro che non si lavorava di meno né si rubava di più.
    Riabbraccio,
    Roberto

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  4. D’accordo con Roberto. Non dovevano essere accettati importi aggiuntivi allo stipendio, ma adeguamenti strutturali allo stesso, comprensivi di buoni pasto ecc. Sarebbe stato più complicato per lo Sceriffo rapinarci, perché non avrebbe potuto agire sui derivati, ma come sempre avrebbe trovato il marchingegno (non dimentichiamo che anche sullo stipendio ha affondato gli artigli, con un blocco totale del rinnovo dei contratti).

    Però sarebbe utile fornire qualche dato, per chi non è in questo ambiente. Lo stipendio di un dipendente comunale di categoria D, cosiddetta “direttiva” (per accedervi è richiesta la laurea), è di circa 1.300 euro, con dieci anni di anzianità. La produttività è un incentivo che varia a secondo dei reparti e degli incarichi, che permetteva di arrotondare leggermente gli stipendi: circa 1200-1600 euro all’anno (lordi ovviamente, circa 900-1.000 netti). Gli interventi della Cancellieri prima (ora Ministro dell’Interno) e del gov ora, l’hanno tagliata del 60%.

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