64. Una notte di pioggia e di paura

da qui

E’ tornata. Quanto tempo è passato? Ma poi: il tempo passa? O è una bolla che galleggia nel vuoto, in attesa di scoppiare? Gli occhi nerissimi sono ancora accesi: sì è convinta che puoi cambiare idea? Nelle nuvole si specchia il campo, dove le scarpe s’infangano e il tappeto d’erbacce è una palude piena di zanzare. Ti prendono per matto, nessuno ti dà ascolto. Non è cambiato nulla: le stesse parole, la stessa aria di superiorità. Prendevano per matto anche Gesù. Pensi di essere il Messia? Cerchi, nel suo sguardo, una scintilla di libertà e d’indipendenza: dov’è finita la Claudia con cui avevi sperato di lottare, di cambiare le cose? Chi ha perso la ragione? Tu, che affondi nel letame da cui sbocciano, ogni tanto, un papavero o un geranio, o lei, che ancora crede in chi detiene le leve del potere? Pensi alle immagini del tuo ultimo viaggio: le camionette della polizia schierate a quadrilatero, la piazza piena di carte, fogli volanti che non hai fatto in tempo a leggere; le urla, il movimento ondeggiante della folla, le corse improvvise, con gli agenti schierati, protetti dagli scudi; i manganelli branditi come spade, gli spari (a salve? con proiettili di plastica?), il ragazzo che cade, piegato in due da qualcosa che l’ha preso nello stomaco, i giovani seduti in terra, o inginocchiati, con lo sguardo rivolto alle divise nere, i caschi e le visiere affumicate, la fontana che sputa un’acqua diventata verde, per un gioco di luci, o per la rabbia che scorre nella piazza, come vento. Dov’è finita la Claudia con cui volevi ribellarti alla massa gelatinosa delle mafie, alle alleanze stipulate in nome del denaro, all’industria militare che affama la metà del mondo e inganna l’altra metà? I giornalisti riprendono le immagini carichi di zaini, voltandosi a destra e a sinistra, per schivare eventuali oggetti contundenti, sassi che vengono lanciati da postazioni riparate, dietro gli alberi, un manipolo di agenti che avanza compatto e si sfalda all’improvviso per rincorrere ragazzi dai vestiti colorati, col manganello alzato; ecco, colpiscono duro, adesso, sfondano un’ala di giovani armati di cartelli e li mettono in fuga. Com’è possibile ignorare che solo una rivoluzione può creare il mondo nuovo di una pace giusta, in cui la profezia della terra promessa possa davvero realizzarsi? Ci danno dentro: strappano striscioni, trascinano persone come fossero sacchi di patate, donne che urlano, una rabbia bestiale nei manganelli che si abbattono sul petto, sulla schiena, sulla testa dei manifestanti, la gente grida slogan, alzando le mani verso il cielo. Com’è possibile che creda ancora ai proclami di sicurezza nazionale, alla retorica involuta della finanza compromessa? E adesso? Che succede? Sono davanti a un ristorante, i manganelli pronti; ma c’è un uomo, con la camicia bianca e la cravatta scura, le braccia alzate a riparare chi sta dentro: qui non si passa! dice; qui non si passa, pensi, mentre Claudia ti dedica uno sguardo triste dalla bolla che galleggia nel vuoto, senza peso, come se tutto il dolore del mondo fosse un’invenzione assurda, una fiaba raccontata male, in una notte di pioggia e di paura.

25 pensieri su “64. Una notte di pioggia e di paura

  1. Bellissimo post, ed azzeccato il testo della canzone, che “colpisce duro” ma che può risvegliare le coscienze a tutte le Claudia in circolazione, a tutti noi che ci comportiamo spesso così, senza neanche rendercene conto.
    Si, scegliamo da che parte stare, scegliamo di fare in modo che la “notte di pioggia e di paura” faccia spazio a un nuovo giorno di sole, di libertà e di amore.

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  2. “come se tutto il dolore del mondo fosse un’invenzione assurda, una fiaba raccontata male, in una notte di pioggia e di paura.”

    Si dovrebbe tentare, almeno con la voce, di varcare quel confine che impedisce di arrivare la dove il dolore trova rispetto e consolazione.

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  3. Una bella persona davvero l’uomo con la camicia bianca e la cravatta scura. Solo a vederlo non puoi non volergli bene. Il vero coraggio lo hai quando hai paura, specialmente se piove.

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  4. Prendevano per matto anche Gesù. Pensi di essere il Messia?

    Chiunque segue la strada del Messia viene preso per matto perché ha deciso di seguire la sua Via,al posto della scia.

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  5. Finché qualcuno continuerà ad usare la violenza contro qualcun altro ,il mondo ha una ferita aperta,il cui dolore non sarà un invenzione assurda ,perché quella ferita continua a sanguinare senza fermarsi mai.

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  6. Ma poi: il tempo passa?
    Il tempo passa ,come i giorni e le notti che noi viviamo,in realtà tutto passa i bei momenti e quelli brutti, ma quel che resta sono i ricordi che in alcuni casi ci fanno sorridere e sognare, mentre in altri ci fanno piangere di dolore ,perché l’ incubo vissuto è una ferita aperta che continua a sanguinare anche con il passare del tempo…il male subito è una cicatrice profonda che purtroppo ti lascia il segno per tutta la vita ,solo perché sei diverso!

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  7. Quelle persone là dentro al ristorante…ma come fidarsi di quelle parole dirette, sicure di quell’uomo solo e inerme che affronta un istinto di violenza, furiosa, inumana, uno stuolo di bene armati, come fidarsi di quelle braccia sole, alzate, camicia bianca e cravatta ( sembra l’abito di uno che è lì per portare cibo a quella gente….) ma come fidarsi di quelle parole, quale riparo possono offrire? E’ probabile, lo uccideranno. Come tempo che scorre e storia che ritorna, l’eterna bolla che soffre, dubita, si scandalizza del dolore, e cerca riparo, contro ogni logica del mondo. Per fede.

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  8. “Ma poi: il tempo passa? ”

    A volte ti chiedi se la vita e l’eternità non siano la stessa cosa e il tempo sia solo un’invenzione degli orologiai.
    In quella bolla ci troviamo tutti aspettando che una volta evaporata possiamo diventare universo . Cosa fu il tempo quella sera nell’orto per Gesu’? E il giorno dopo? E dopo il terzo non fu eternita’? La nostra stessa eternita’ in cui senza accorgesene, stiamo gia’ galleggiando.

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  9. Siamo figli delle stelle, diceva una vecchia canzone dei miei tempi di Alan Sorrenti e da una recente scoperta (http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_ottobre_03/origini-vita-spazio-meteoriti_5b60ebec-0d1b-11e2-93be-2a3b0933ba70.shtml) viene dimostrato che la vita su questo pianeta nasce grazie alla polvere di meteoriti per uno strano fenomeno che si chiama: litopanspermia. Tutto nasce da qualcosa di molto piccolo e che sembra trascurabile, polvere che cambia il destino e la storia, come sembra essere il bene: un qualcosa di così raro e prezioso ma che il vento non può portare via come non ci riesce con il seme ben piantato nel terreno a testimonianza che è dal fondo che si cambiano le cose. Bisogna solo scegliere da che parte stare come dice questa bellissima canzone, decidere se essere grano o pula, seme piantato o disperso al vento verso il campo sempre florido della zizzania.

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  10. Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenze comuni, dal nostro rifiuto! Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo. (Mi fa male il mondo – Gaber)

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  11. Il tempo passa, o non c’è e non ci sarebbe stata evoluzione, o non c’è e non ci sarebbe stata
    incarnazione.Il tempo passa, guardiamoci allo specchio, guardiamo chi non c’era e adesso c’è
    e non ci sarà. Il tempo passa, ci passa e ci trapassa, annienta ogni istante in quello dopo e dopo e ancora dopo, ingoia il passo, il respiro, il battito incessante, finché c’è vita, la vita passa insieme al tempo, e ci trapassa, ma c’è un istante che ferma dentro l’istante un tempo senza tempo, e qui, alzati gli occhi al cielo, incontri gli occhi annuvolati di un Dio in cui si specchia un campo di letame e un uomo, spiga, grano, tempo che si eterna dentro il suo farsi pane.

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  12. arriva un momento che il popolo non c’è l’ha fa più,vuole cambiamenti,urla,e alla fine esce sulle strade con le proteste.Chi li ascolta? Colpevole non esce mai fuori, nascosto tra le sue mura. Mandano i poliziotti per sbandare la folla. Ma la folla ritorna.
    Ma qualcuno ha pensato come si possono sentire questi poliziotti? Stanno davanti ai suoi fratelli,vogliono sconfiggere la stessa cosa,invece sono mandati per combattere con suoi compaesani. Come si possono sentire?
    Non sono sicuri di se stessi,devono “fare il suo lavoro”,hanno la paura nel cuore, e ingiustizia. Alcuni si ubriacano per poter affrontare la battaglia (lo so che dico, da noi ai suoi tempi è stata creata una forma di polizia proprio per combattere con manifestanti,erano peggiori delinquenti,ubriaconi), altri diventano violenti per la paura,solo alcuni,veri st….zi vogliono fare “bene” suo lavoro.
    La battaglia fratello contro fratello per ingiustizia sul questo mondo.
    Non mi ricordo chi aveva detto: uomini ad altri uomini hanno creato questo destino.

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  13. “se non si parlasse mai di una cosa,sarebbe come se essa non fosse avvenuta. E’ la sola espressione che dà realtà alle cose”
    Oscar Wilde

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  14. “Esercitare un’azione su una data persona vuol dire infonderle un po’ della propria anima”
    Oscar Wilde

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  15. Un uomo con le braccia alzate , per arrivare al cielo o perché il cielo scenda sulla terra, a placare rabbia e manganelli, la preghiera di un matto che vuole vivere la favola

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  16. “Gli esseri che combattono per una pace eterna sono come i giovani poeti che non vogliono che la primavera abbia fine.L’uomo ha bisogno di imparare a combattere per le proprie idee e per i propri sogni, perchè anche questo fa parte di ciò che Dio ha messo sul pianeta”
    Kahil Gibran

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