Vivalascuola. La scuola vista dai ragazzi

Abbiamo deciso, in questa puntata di vivalascuola, di dare voce a loro: gli studenti, le bambine ed i bambini, i ragazzi. Per una volta parlano in prima persona e ci raccontano a ruota libera ciò che gli viene in mente, quello che la scuola è per loro. Questa collazione di interventi di scolari e studenti testimonia la pregnanza di un aspetto che rappresenta uno degli specifici di quel complesso luogo geometrico e dell’anima che è la scuola: la socialità, i rapporti tra pari e i rapporti con gli adulti… libertà, creatività, valori, sono temi espliciti, su cui alcuni giovani centrano tutto il loro intervento, dimostrando di aver compreso intenzioni, limiti e pregi del nostro sistema educativo. E facendoci – con orgoglio – sentire sulla loro stessa barca. (Marina Boscaino e Marco Guastavigna)

Scuola elementare

Le mie maestre sono superbrave
Per me la scuola è importante perché le maestre che abbiamo noi sono bravissime perché ci fanno fare i lavoretti, basket e ginnastica. La maestra di religione è brava anche lei qualche volta perché ci fa guardare la tv. Secondo me la scuola è bellissima. Io da piccolina non volevo andare a scuola ma adesso sì perché hai tanti amici bravi e simpatici, se vai a scuola vedrai che ti piacerà. Le mie maestre sono superbrave perché ti fanno fare quasi tutto quello che vuoi tu, è per questo che mi piacciono. (Alice O, Rivoli)

La scuola è piena di sorprese
Per me la scuola è un luogo dove imparare e incontrare nuovi amici. Quando si fa lezione è molto importante ascoltare e concentrarsi, Quando invece si fa intervallo ci si può sfogare, ma senza urlare troppo. A me l’inglese non piace perché lo trovo abbastanza difficile, invece storia non mi dispiace e la maestra Marina ci ha detto che finito il programma ci avrebbe fatto approfondire gli argomenti di quest’anno. La scuola è piena di sorprese brutte e belle ma è sempre interessante scoprire la sorpresa del giorno. (Arianna, Rivoli)

Per me la scuola è un mondo di esperienze
Per me la scuola è un mondo di divertimento, perché sia studiare che leggere e scrivere sono cose che a scuola magari sono un po’ noiose però in giro, tipo al ristorante, puoi leggere da solo il menù senza che te lo leggano i genitori o un domani ti servono per andare a lavorare. E’ anche un mondo di esperienze, ad esempio quest’anno siamo andati al Salgari Campus!!

Un’altra cosa bella della scuola è andare in palestra a fare ginnastica con l’istruttore Ricky e basket con il super Massimo!! Con la maestra Paola di mercoledì una volta abbiamo zappato, rastrellato e seminato il giardino interno della scuola. (Carlo Giulio, Rivoli)

Per me la scuola è carina
Per me la scuola è carina, le maestre sono molto buone, gentili e carine; sono molto gentili le bidelle, facciamo musica, basket, laboratorio, pittura, ginnastica, scienze…
p.s. non dite che sono stato un ruffiano. (Gabriele C, Rivoli)

A me la scuola piace
Per me la scuola è un posto dove si lavora seriamente. A volte può essere un po’ noiosa, per esempio quando facciamo religione, geografia e a volte anche ginnastica. A me la scuola piace. Mi piace andare in vacanza però dopo un po’ mi annoio quasi sempre (però mai a Parigi!). Mi diverto con i miei compagni negli intervalli. La mia materia preferita è storia. Io adoro andare a scuola! (Cecilia, Torino)

La scuola è una cosa molto bella – però si mangia male!
Per me la scuola è una cosa molto bella perché si fanno nuove amicizie con i compagni, si fanno sempre dei bei lavori, nell’intervallo si va in cortile, andiamo in gita al Salgari Campus… E’ bello quando andiamo nell’aula di inglese e giochiamo con la lavagna interattiva. L’unica cosa brutta è che si mangia un po’ male. (Matteo, Rivoli)

Devi anche studiare però è divertente
Per me la scuola è un posto dove ti puoi divertire, devi anche studiare però è divertente.
Le mie materie preferite sono matematica, storia, e italiano. A me piace matematica perché ha molti numeri ed è molto divertente. Storia mi piace perché è divertente e poi puoi fare le ricerche su internet. Mi piace italiano perché ti aiuta a leggere e a scrivere, infatti mia mamma mi aveva chiesto per la festa della mamma una lettera. Mi piacciono i lavoretti del mercoledì pomeriggio perché è un momento dove puoi stare con i genitori e facciamo molte cose divertenti. La scuola è un posto dove puoi stare con i tuoi compagni. A me piace andare a scuola, un giorno potevo decidere se andare al mare o a scuola e io ho deciso di andare a scuola. (Edoardo, Rivoli)

La scuola è stratosferica (tranne la mensa!)
Per me la scuola è stratosferica. Le maestre sono le più brave al mondo!! Però c’è una cosa che non mi piace: è la mensa!! Il pasto non è buono, la pasta ce la danno senza un minimo di olio e non parliamo della minestra di verdura!! (Chiara, Rivoli)

La scuola è impegnativa ma bella
La scuola per me è impegnativa ma bella. I momenti di scuola che mi piacciono di più sono il pranzo e l’intervallo. Invece le mie materie preferite sono matematica, scienze, storia, geografia, basket, ginnastica e i laboratori. Mi piacciono tutte queste cose perché mi piace fare scienze, fare gli esperimenti sull’acqua, sull’elettricità, sull’aria. Storia mi piace perché studiamo cosa facevano gli uomini della preistoria e della storia; geografia perché studio gli ambienti; basket perché è bello tirare a canestro e ginnastica perché facciamo tanti esercizi. (Simone Sav, Rivoli)

Si gioca e s’imparano tante cose
Per me la scuola è una cosa divertente perché si imparano tante cose, si gioca e si scrive tanto. La maestra Paola ci fa fare i lavoretti, come una casa con le scatole di cartone, delle collane con dei rotolini di carta e infine la cosa più bella è quando abbiamo piantato in cortile, mi sono divertito tanto perché è venuto mio papà che ha fatto tanta bella figura. (Gabriele, Rivoli)

Un po’ noiosa ma anche divertente
Per me la scuola è un po’ noiosa perché si deve studiare, impegnarsi e ricontrollare i compiti che forse sono sbagliati. Però è anche divertente perché si danno compiti facili e io prendo sempre dei bei voti. Nell’intervallo giochiamo con i Beyblade (trottole) oppure scambiamo figurine perché non si può correre. Durante la lezione sbircio un po’ le figurine quando non ho niente da fare. La mia materia preferita è matematica perché ci sono i numeri, la mia peggiore materia non ce l’ho perché sono tutte belle. (Stefano, Rivoli)

Per me la scuola è molto importante
Per me la scuola è molto importante perché sennò i bambini non imparano, poi non è così male, alcuni dei compagni la pensano in modo diverso. A scuola vorrei che non ci fossero bambini che fanno soffrire gli altri e li fanno piangere. La mia materia preferita è scienze perché si studia la natura e a me piace la natura. A scuola si fanno delle attività come il laboratorio, basket, musica. Per me la scuola è così! (Naomi, Rivoli)

La scuola è importantissima – ma no quando litighiamo
Per me la scuola è una cosa importantissima perché studi, impari, a scrivere, impari tutto, anche le regole. Le cose che non mi piacciono della scuola sono le mie amiche perché litighiamo sempre e non smettiamo mai, allora certe volte io mi metto a piangere perché voglio essere loro amica ma mi dicono sempre ma sempre di no! Quando vengo a scuola mi diverto perché studio e imparo cose nuove e anche perché andiamo a basket. (Stefi, Rivoli)

Scuola media

Sono più cresciuto e responsabile
Alla scuola media sono un po’ più cresciuto e responsabile di quando ero alle elementari. Devo dire che sto facendo delle belle esperienze anche qui, ho conosciuto molti amici e ho migliorato il mio modo di convivere con gli altri. Cerco di migliorare il mio metodo di studio e ho un buon rapporto sia con i compagni che con i professori. (Gabriele, Milano)

La mia esperienza alle medie non è cominciata bene
La mia esperienza alle medie non è cominciata bene, perché non conoscevo nessuno e quei pochi che conoscevo li avevo visti solo qualche volta. Pian piano ho conosciuto tutti e sono diventato amico di tutti quanti. C’è stato un periodo in cui andavo male, ma grazie alla mia prof. di Italiano ho subito recuperato. (Luca, Milano)

Sono felice di aver conosciuto tutti i componenti della scuola
Il 3° anno di medie è da una parte il più bello perché poi si andrà alle superiori, ma dall’altra parte è quello più brutto, perché tutta la classe l’anno prossimo si dividerà, chi in una scuola chi nell’altra. Comunque qui non ho passato dei brutti anni di scuola e certe giornate mi diverto a scherzare coi prof. Non so dire in quale scuola mi sono divertito di più, ma sono felice di aver conosciuto tutti i componenti della scuola. (Matteo, Milano)

Alle medie sto passando dei momenti belli
Alle medie sto passando dei momenti belli perché ho conosciuto il mio migliore amico, un’amica con cui ho legato molto e una professoressa che mi vuole bene. Una delle cose che mi piace di più è l’orto in giardino. Il passaggio tra elementari e medie è stato duro, ho avuto anche dei momenti brutti, ma per fortuna sono durati poco. Mi spaventa molto l’esame di terza media. (Giuseppe, Milano)

Cominci il vero studio e hai le prime responsabilità
Per me la prima media è stata la classe più difficile, perché dalle scuole elementari cambia molto, per esempio il nome degli insegnanti, alle scuole elementari hai i maestri, alle superiori i professori. Per non dire poi del rapporto, infatti alle medie devi dare del lei ai professori, diversamente dalle elementari, dove alle maestre dai del tu. Alle medie cominci anche lo studio vero e intenso. Però cominci anche le prime uscite il pomeriggio e hai le prime responsabilità, come le chiavi di casa o magari le paghette. Infine sono tante esperienze belle che vengono fatte da tutti e che ti servono a maturare. (Stefano, Milano)

Scuola superiore

Per me la scuola è una rottura ma è un obbligo
Per me la scuola è una rottura ma è un obbligo e naturalmente ci servirà in futuro per avere un lavoro dignitoso. Nonostante tutto a scuola posso dire di aver vissuto bei momenti grazie anche agli amici e ai compagni di classe, anche con molti professori. Spero anche nei prossimi anni di rimanere con loro. (Gabriele, Istituto tecnico, Milano)

La vedo negativamente, soprattutto per la Gelmini
Ritengo che l’esperienza scolastica sia vissuta in maniera totalmente differente da un individuo a un altro. Io personalmente la vedo negativamente perché temo di aver sbagliato indirizzo. Probabilmente un indirizzo informatico sarebbe stato più adatto a me poiché sono allergico allo studio di materie pienamente mnemoniche quali la Chimica e Inglese. Ho imparato ad apprezzare anche altre materie (come Italiano) progressivamente, leggendo e studiando anche argomenti fuori dal programma scolastico. Tra le cose che hanno peggiorato il mio atteggiamento nei confronti della scuola c’è sicuramente l’ex ministro dell’Istruzione che, con i suoi geniali interventi, ha affossato la relazione già difficile tra studenti e studio. Essendo però un popolo di parla-parla, come si suol dire, abbiamo subito tutto passivamente. (Michele, Istituto tecnico, Milano)

Con essa ci costruiamo il futuro
Di questa scuola non mi lamento perché è molto efficiente e i professori sono preparati, anche se la struttura è fatiscente e cade a pezzi. Inoltre frequentare la scuola è importante perché con essa ci costruiamo il nostro futuro. (Marco, Istituto tecnico, Milano)

Non riesco a sopportare il senso di costrizione

La mia esperienza scolastica come poterla esprimere se non dicendo che è stata un calvario inimmaginabile. Sembra un po’ drastico però questa è la sensazione che ho avuto durante questi anni, poiché io non riesco a sopportare il senso di costrizione dato da molto fattori presenti nel liceo come nelle scuole precedenti, come lo studio forzato di molte materie che detesto o l’obbligo di frequenza. Questo mio rancore però è cresciuto sempre più anche a causa delle leggi dell’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. A parte questi picchi di malessere apprezzo leggermente la scuola perché mi ha dato l’opportunità di apprendere nozioni molto stravaganti quanto necessarie. (Francesco, Liceo scientifico, Milano)

E’ il posto giusto per me!
Nel corso di questi ultimi anni la visione che avevo della scuola è molto cambiata, probabilmente perché cambiando istituto sono entrata a far parte di un nuovo “mondo”. Inizialmente questo cambiamento è stato abbastanza traumatico, non ero mai stata in una scuola prevalentemente maschile; ero abituata a una scuola di 500 persone dove non si conosceva nessuno se non una piccola cerchia limitata alla classe; il rapporto con i professori era molto diverso, erano molto meno disponibili, inoltre ogni secondo era organizzato sia durante le ore di lezione sia fuori, infatti per i primi due anni di superiori la vita sociale era praticamente inesistente e lo stress e la tensione perennemente alle stelle, tanto da provocare attacchi di panico a più di una persona.

Arrivando nella nuova scuola ho trovato un ambiente più familiare, amici e professori più disponibili. Magari l’organizzazione non è il punto forte di questa scuola e ci si riduce quasi sempre a fare le cose all’ultimo minuto, ma penso che se non mi trovassi bene non avrei consigliato alle mie amiche di trasferirsi. A volte capita che mi ritrovi a pensare, soprattutto durante le vacanze più lunghe, che mi piacerebbe tornare a scuola, questo è un pensiero che non mi sarei mai immaginata di fare nell’altra scuola. Ho finalmente trovato il posto giusto per me! (Miriam, Liceo scientifico, Milano)

Lo Stato ci riserva trattamenti vergognosi
Ogni mattina, quando mi siedo nella mia aula, ho la sensazione di trovarmi in un luogo desolato, solo, completamente abbandonato. Ne sento la struttura fragile, leggo negli occhi di alcuni dei miei professori la tenacia nel cercare di tenerlo in piedi e di dargli ancora dignità. La scuola italiana è stata abbandonata a se stessa e gli studenti con lei. L’ abbandono riguarda sia le strutture che i programmi insegnati. Noi studenti abbiamo la continua e latente sensazione di essere sempre qualche istante in ritardo rispetto a tutto il resto. Lo Stato ci riserva trattamenti vergognosi e indegni, il puzzo dello schifo che aleggia in politica arriva, acre, fin dentro le nostre narici.

La nuova riforma Gelmini non farà altro, a mio parere, che sfornare inetti che hanno assaggiato un po’ di tutto ma che non hanno amato nulla di ciò che hanno dovuto studiare, perché non appena è stato presentato sotto i loro occhi gli è stato tolto. È come se lo Stato volesse agevolarsi e approfittare della comune svogliatezza nei confronti dello studio da parte dell’ adolescente-tipo, tagliando ore di materie importanti, eliminandone altre.

Ci tengo particolarmente ad urlare che la svogliatezza è solo una superficialità apparente, e che dentro siamo ben svegli e pronti: noi Giovani siamo gli ultimi veri Romantici, abbiamo un bisogno viscerale della Letteratura, della Storia dell’Arte e del Latino, della Filosofia e della Storia, abbiamo bisogno di studiare e di mettere in moto il cervello. Vorremmo solo che la scuola potesse accoglierci e darci tutti gli strumenti e le attenzioni delle quali necessitiamo e che quindi essa stessa le riceva, e non rischiare che il tetto, mentre siamo chini sui libri, ci crolli addosso. (Gloria Carovana, 5. A Liceo “Vincenzo Arangio Ruiz”, Roma)

Una crisi di valori, questo è il mondo in cui viviamo
Per esprimere la mia opinione sulla scuola, sicuramente inizierei da questa frase: una crisi di valori. Una crisi ormai vissuta da ambedue le parti, una crisi che occupa tutti i settori e tutte le età.

Come tutte le congiunture anche questa ha una base, nonché lo stato in cui viviamo, o meglio dire il ministero dell’istruzione: questo non fa solo tagli all’economia della scuola per “salvare” lo stato dalla crisi economica in cui si ritrova, ma ha adottato anche il metodo “tagliamo l’informazione”. Senza informazione che popolo saremmo? Un popolo di ignoranti, un branco di inutili menti che non possono ribellarsi non conoscendone appunto il motivo. Siamo degli studenti che muovono oramai una rivoluzione immaginaria, organizzata da poche menti che senza l’aiuto della totalità delle persone non potranno mai raggiungere nessun obiettivo.

Purtroppo però non è l’unico taglio che abbiamo ricevuto nel corso di questi anni scolastici e sicuramente non è l’unico problema che ci riguarda: studenti che si ritrovano in scuole che cadono a pezzi, altri che si ritroveranno ignoranti grazie alla decurtazione di materie fondamentali per la propria crescita come diritto o geografia, persone che si ritrovano a metà del loro percorso di vita tutto ad un tratto senza lavoro, che si ritrovano a guardarsi sorpassare da persone che non hanno sudato e studiato quanto loro per diventare insegnanti, questo dovuto al fatto che la meritocrazia nel nostro paese ci ha dato il suo ultimo saluto molto tempo fa.

Di solito si dice che il futuro di questo stato siamo noi, ma oramai è consuetudine anche costringerci a cambiare rotta per poter continuare a guardare solamente nelle proprie tasche e poi chiedersi perché molte giovani menti decidono di andare a provare una vita nuova e diversa all’estero, fuori dal sistema.

Come dice John Lennon, “non ci sono problemi ma soluzioni”, e la nostra soluzione l’abbiamo proprio sotto ai nostri occhi: unirci per combattere l’ignoranza, per combattere in nome del nostro futuro. (Giorgia Di Biagio, 5. A Liceo “Vincenzo Arangio Ruiz”, Roma)

Riprendiamoci la nostra scuola
Riflettere… dove e quante volte ci hanno veramente “costretto” a riflettere, a usare il nostro intelletto per risolvere situazioni o per accrescere la nostra cultura? La risposta è senza dubbio la scuola, proprio quella che pian piano sembra che vogliano distruggere. Non parlo della struttura fisica ma dei valori che noi tutti riceviamo da essa.

NOI ITALIANI, siamo sempre stati oggetto d’invidia per l’efficienza del nostro metodo d’istruzione, noi che siamo popolo di artisti, poeti, filosofi, noi che diffondevamo principi e pensieri, noi che speravamo, noi che riflettevamo. Noi eravamo invidiati per tutto questo, ma al giorno d’oggi cosa ci è rimasto? Solo il titolo, il quale non siamo più capaci di onorare e “difendere”.

La scuola prova ad aiutarci a recuperare tutti questi valori persi e tutta quella passione svanita,ma sembra che tutto questo non interessi più nessuno. La scuola sta andando in frantumi, a poco a poco ogni tassello, di quel mosaico perfetto, sembra andare perduto. Basti pensare ai numerosi tagli del personale e delle ore di lezione, all’eliminazione di materie, sembra proprio che vogliano ridicolizzare l’istruzione e impedirci di PENSARE (la paura del XXI secolo).

Ormai viviamo in un mondo dove c’è assenza di cultura, dove il nostro pensiero viene manipolato dai mezzi di comunicazione che creano dei falsi stereotipi. Perciò dobbiamo difendere la nostra cultura opponendoci a questa demolizione della scuola pubblica, poiché l’istruzione che essa fornisce caratterizzerà e formerà la classe dirigente del futuro. Riprendiamoci i nostri diritti e i nostri valori! (Valentina Arcangeli, V A Liceo “Vincenzo Arangio Ruiz”, Roma)

Riappropriarsi dei valori perduti
In una società che va via via peggiorando, è sempre molto difficile stabilire in che modo siamo arrivati a questo punto; al contrario, ci appare ovvia la necessità di cambiamenti. Probabilmente la crisi dei valori fondamentali, radicati nel cuore e nelle menti delle generazioni passate, ha segnato fortemente la nostra società. Per porre rimedio a ciò (almeno cercare di alleviare il problema) bisognerebbe puntare tanto sull’istruzione, cosa che probabilmente risulterà ovvia, ma non lo è.

Gran parte dei ragazzi (tra i quali rientro anche io) in fase di crescita passano forse più tempo su un banco di scuola, che tra le braccia di mamma e papà, e si trovano quindi a maturare la propria formazione tra insegnanti e compagni di classe. Un’ottima mossa da parte del sistema scolastico sarebbe osservare più da vicino l’aspetto umano, senza tralasciare lo studio (ovviamente).

Quello che intendo dire e quello che ho notato nel mio corso di studi ormai quasi giunto a termine, è che spesse volte (eccezioni a parte) da parte del corpo docente manca un interesse umano, un’attenzione particolare (forse indispensabile al ragazzo che sta attraversando una fase di crescita delicata), un voler trasmettere qualcosa che vada oltre le discipline scolastiche, un maggiore scambio di opinioni e pensieri, poiché il dialogo, il confronto, l’interesse verso il prossimo stanno purtroppo scomparendo man mano che si va avanti e che le nuove generazioni risultano più evidenti. Bisogna ripartire da zero, bisogna riappropriarsi dei valori perduti e trasmettere la voglia di vivere la vita nella sua totalità e bellezza, lasciando da parte il superficiale che ne ha preso il posto. (Francesca Massei, 5. A Liceo “Vincenzo Arangio Ruiz”, Roma)

Per fortuna che abbiamo la scuola!
Vorrei iniziare così il mio testo proprio per sottolineare l’importanza che a mio avviso la scuola riveste nella società. La scuola infatti, oltre che un diritto e un dovere è una vera e propria fortuna, uno strumento attraverso il quale combattere l’ignoranza che dilaga sempre più al giorno d’oggi, un posto in cui è ancora possibile scambiare le proprie idee e venire in contatto con diverse opinioni.

Purtroppo però, non tutti capiscono l’importanza che questa istituzione ha, e sempre più ragazzi considerano la scuola un peso e reputano lo studio una grande perdita di tempo. Essi non comprendono quanto sia importante non rimanere nell’ignoranza e diventare, invece, “esseri pensanti” in grado di fare valide scelte secondo la propria volontà senza rimanere passivi sottostando al volere altrui. È proprio qui che entra in ballo il ruolo della scuola che dovrebbe sensibilizzare gli studenti ad avere una giusta attitudine nei confronti dello studio.

E’ proprio in merito a questo che vorrei fare un appello a tutti i professori. La mia richiesta è quella di non limitarsi ad insegnare la propria materia e parlare esclusivamente di temi inerenti alla scuola ma di provare ad andare oltre e con l’espressione “andare oltre” intendo diventare dei veri e propri maestri di vita per noi studenti, delle guide, dei punti di riferimento grazie ai quali ognuno di noi possa intraprendere un percorso di maturità e crescita personale. Da questo punto di vista io mi ritengo fortunata perché ho sempre avuto validi insegnanti che credono ancora nella scuola e che combattono ogni giorno nel loro piccolo per farci comprendere quanto sia importante la conoscenza, in quanto essa ci induce a dubitare e quindi a non fidarci di tutto quello che gli altri vorrebbero prendessimo per vero.

La mia proposta è dunque quella di aprire dibattiti in classe su queste tematiche per aver un confronto diretto con gli alunni ed organizzare progetti volti ad incentivare il loro interesse nello studio. (Ilaria Panarisi, 5. A Liceo “Vincenzo Arangio Ruiz”, Roma)

Vorrei una scuola più creativa
Questo periodo della vita è il momento in cui molti si fanno la stessa domanda: “Adesso che finisce la scuola, cosa faccio?”. E’ una domanda importante da porsi e ancora più importante è trovare una risposta a questa domanda, ma come fare? Come si può ad un tratto trovarsi di fronte alla scelta più importante della propria vita? Che deciderà il nostro futuro? Scegliere l’università, o andare a lavorare, o scegliere di viaggiare o altro? Siamo realmente pronti ad affrontare questo tipo di scelta?

Eppure è proprio la scuola, vista come istruzione pubblica, che si assume il compito di prepararci al meglio a questa scelta. Ed è proprio a conclusione di un percorso scolastico che si risveglia la domanda dentro di me: “Ma abbiamo davvero scelta?”.

Bisognerebbe lasciare libertà alle persone di coltivare la propria creatività, il proprio talento, la passione nella quale uno sente di poter fare grandi cose. Bisognerebbe poter individualizzare lo studio, la conoscenza personale. Occorrerebbe che la scuola sapesse porre le basi per uno studio anche autonomo e lasciasse alla persona la completa e libera scelta di quali argomenti studiare e quali materie approfondire per la propria formazione, così che autonomamente si creino tante teste singolari, originali e creative, cresciute con l’idea che ciò che fanno lo fanno per interesse personale e non per dovere verso la scuola o famiglia. (Ricardo Ripamonti, neodiplomato Liceo artistico, Milano)

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Investire sulla scuola conviene. Per noi, per tutti
di Marina Boscaino e Marco Guastavigna

La scuola è uno dei topoi più frequentati dall’immaginario collettivo. E non solo in senso negativo, quando il solo fatto di averla frequentata fa credere a molti – editorialisti, grilli parlanti e oratori da bar – di avere le carte in regola per valutare, giudicare, condannare, premiare, proporre, ridurre (soprattutto posti di lavoro). Anche in senso positivo, per lo meno sul piano emotivo.

Lo testimoniano opere letterarie di pregio e film d’autore, oltre alla cultura nazional-popolare, tra cui le fiction televisive che le vengono dedicate con una certa frequenza, nelle cui dinamiche molti si riconoscono con costanza intergenerazionale, assicurando una buona audience. In tutte queste ricostruzioni la scuola è in prima istanza palestra di relazioni umane, di conoscenza reciproca, di stemperamento di rigidità pregresse, di apertura all’altro. Non sempre è così, noi che a scuola viviamo lo sappiamo. Ma è innegabile che chi di noi interpreti la propria professione anche come relazione, mediazione e cura non può sottrarsi, sé nonostante, ad una potente e prepotente ventata di emozionalità e di emozioni.

Abbiamo deciso, in questa puntata di vivalascuola, di dare voce a loro: gli studenti, le bambine ed i bambini, i ragazzi. Per una volta parlano in prima persona e ci raccontano a ruota libera ciò che gli viene in mente, quello che la scuola è per loro. Questa collazione di interventi di scolari e studenti (ci piace utilizzare in questo contesto la distinzione, di sapore un po’ deamicisiano) testimonia la pregnanza di un aspetto che – depurato da mistificazioni di maniera e iconografia da “Mulino Bianco” – rappresenta innegabilmente uno degli specifici di quel complesso luogo geometrico e dell’anima che è la scuola: la socialità, i rapporti tra pari e i rapporti con gli adulti.

Brave”, “gentili”, “buone”, “carine”, le connotazioni più gettonate per le maestre (la cui funzione continua ad essere evidentemente molto importante nella vita dei bambini); l’ultima ci auguriamo – ma ne siamo sufficientemente convinti – non nel senso “velinistico” dell’espressione. “Amico/i”: un’altra occorrenza molto frequente, spesso correlata all’idea del litigio come occasione di chiarimento e di crescita. Fino a un’affermazione la cui lucidità e drammaticità ci colpiscono: “vorrei che non ci fossero bambini che fanno soffrire gli altri e li fanno piangere”.

Non sempre, infatti, le cose vanno bene, soprattutto alle superiori: per i primi due anni “la vita sociale era praticamente inesistente e lo stress e la tensione perennemente alle stelle, tanto da provocare attacchi di panico a più di una persona” racconta chi poi, cambiando scuola, ha trovato “un ambiente più familiare, amici e professori più disponibili”. Elementi su cui riflettere, a prescindere dalla sociologica valutazione della presunta fragilità dell’attuale generazione di giovani e giovanissimi. Vale la pena che la scuola – la scuola della Costituzione, della crescita, dell’emancipazione – si trasformi in un luogo di conflitto e isolamento? Di compressione delle individualità?

Via via che aumenta l’età, cresce la consapevolezza e gli interventi diventano sempre più valutazioni sullo scopo e sul senso, con valenza che devia, in modo anche molto esplicito, in ambito politico-culturale. E qui molti giudizi sono pesantemente negativi: si va da una sorta di sfiducia globale

Ogni mattina, quando mi siedo nella mia aula, ho la sensazione di trovarmi in un luogo desolato, solo, completamente abbandonato. Ne sento la struttura fragile, leggo negli occhi di alcuni dei miei professori la tenacia nel cercare di tenerlo in piedi e di dargli ancora dignità. La scuola italiana è stata abbandonata a se stessa e gli studenti con lei.”

all’individuazione di precise responsabilità, concentrate sugli interventi di Gelmini nella secondaria di secondo grado: “Questo mio rancore però è cresciuto sempre più anche a causa delle leggi dell’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini”, dice ad esempio chi lamenta che la scuola obblighi a percorsi di “studio forzato”.

Del resto libertà, creatività, valori, sono temi espliciti, su cui alcuni giovani centrano tutto il loro intervento, dimostrando di aver compreso intenzioni, limiti e pregi del nostro sistema educativo. E facendoci – con orgoglio – sentire sulla loro stessa barca: condivisione, obiettivi comuni, intenzionalità compresa da loro, che sono lì per crescere e diventare se stessi.

Tornando ai primi anni del percorso, notiamo che gli scolari di elementare e media riservano una certa attenzione agli aspetti pratici e materiali, dai giochi usati nell’intervallo alla qualità del cibo fornito dalla mensa, non sempre apprezzato. Piacciono molto – invece – le attività di carattere pratico e motorio: zappare, rastrellare e seminare, ma anche giocare a basket con gli istruttori esterni, a ricordarci che nella primaria le discipline sportive non hanno ancora uno status completamente autonomo. La viva voce di bambini e ragazzi conferma, insomma, l’importanza dell’esperienza diretta, del coinvolgimento globale. Curioso il fatto che – con buona pace del MIUR – vi sono invece due soli riferimenti al mito pedagogico corrente, le tecnologie digitali. In un caso è citata la lavagna interattiva, considerata uno strumento per “giocare”; nell’altro si rovesciano strumenti e fini affermando: “Storia mi piace perché è divertente e poi puoi fare le ricerche su internet”.

E la cultura in senso stretto? Se ne parla, per carità, anche se pochi la considerano l’obiettivo centrale della frequenza scolastica. Troviamo un indice di gradimento dei saperi, che probabilmente è una variabile dipendente della capacità comunicativo-relazionale dei diversi insegnanti coinvolti (“[La scuola] a volte può essere un po’ noiosa, per esempio quando facciamo religione, geografia e a volte anche ginnastica”), accanto a una esoterica vocazione neo-pitagorica (“La mia materia preferita è matematica perché ci sono i numeri”).

Siamo incuriositi da azzardate intersezioni tra materie tradizionalmente considerate molto diverse tra loro (“sono allergico allo studio di materie pienamente mnemoniche quali la Chimica e Inglese“). E siamo rincuorati da visioni ottimistiche, che, nonostante tutto, ci ribadiscono la rilevanza psicosociale del nostro lavoro quotidiano (“frequentare la scuola è importante perché con essa ci costruiamo il nostro futuro”).

Tutto qui. Ci è sembrato che per queste dichiarazioni, pensieri, emozioni, e per tante altre che abbiamo raccolto, il nostro Paese debba provare ad invertire il trend che ha caratterizzato gli ultimi lustri. Investire sulla scuola conviene. Per noi, per tutti, per una collettività che deve continuare a riconoscere nella scuola un’istituzione fondamentale e irrinunciabile e una delle concretizzazioni dell’interesse generale. E per i nostri figli, nipoti, studenti, bambine e bambini, ragazze e ragazzi che, come potete leggere, ma come già sapevate, lo meritano.

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SEGNALAZIONI

Sabato 13 ottobre dalle ore 14.30 alle 19.00 a Firenze presso il Circolo Arci di via delle Porte Nuove n. 33 (zona stazione S. Maria Novella), seminario sull’Autonomia Scolastica promosso dal Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione.

Nei giorni 11 e 18 ottobre, dalle ore 15.00 alle 18.00 presso l’Aula magna dell’Istituto Comprensivo “A. Stoppani” di via Via Monteverdi 6, Milano, Seminario GISCEL, Comprendere per imparare nell’educazione linguistica e nell’educazione matematico-scientifica, per informazioni e iscrizioni mlzambelli@gmail.com, si può prendere visione del programma qui.

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LA SETTIMANA SCOLASTICA

Sembrava di essere ripiombati in quel luglio del lontano 2001 durante il G8 di Genova commenta Alessandro Ambrosin, che così domanda:

Da dove viene tutto questo astio, da quale pulpito giunge l’ordine perentorio, degno di un paese sudamericano, di cancellare la voce di una generazione di giovani, alcuni di appena 15 anni, i quali – vale la pena dirlo per onestà intellettuale – hanno già ereditato una situazione socio-economica e ambientale a dir poco disastrosa e dalla quale sarà sempre più difficile uscire.

e ricorda che persino Elsa Fornero ha detto testualmente: Quando si è giovani la protesta è naturale, ma il dialogo deve sempre esserci. Lo stesso ministro Fornero esprime anche un pio desiderio:

“Per quanto possa sembrare una frase fatta, io vorrei incontrarli tutti questi giovani”

Si tratta della prima protesta studentesca del nuovo anno scolastico, svoltasi il 5 ottobre con manifestazioni a Roma, Milano, Torino, Bologna, Palermo, Napoli, Modena, Bergamo, Pisa e altre città, che hanno visto cariche, manganellate, contusi e feriti. Solidarietà è stata espressa agli studenti da associazioni scolastiche e da alcune formazioni politiche. Gli studenti annunciano una nuova mobilitazione a Roma il 27 ottobre.

E per il prossimo 12 ottobre è indetto dalla FLC CGIL uno sciopero nazionale della scuola che riguarda gli istituti statali e non e la formazione professionale, coinvolgendo docenti, personale ATA, dirigenti. Perché questo sciopero?

«I tagli ai finanziamenti. Pensavamo di avere già dato, ma con la spending review vanno via altri 200 milioni di euro. Le politiche del lavoro e del personale. Con il passaggio ai ruoli ATA dei docenti inidonei per motivi di salute si producono quattro danni: agli stessi docenti messi a fare un lavoro che non conoscono, alle segreterie che si ritrovano private di personale competente, ai precari ATA che non avranno rinnovato il contratto per la riduzione di ulteriori 3.900 posti, alla scuola che sarà peggio organizzata.

Le retribuzioni. Il contratto è bloccato, gli scatti di anzianità sono bloccati, le retribuzioni sono tra le più basse d’Europa. In più si chiede ai docenti di lavorare più ore senza compenso. E si scarica sul Fondo di istituto il pagamento di ore eccedenti e sostituzioni di dirigenti scolastici e DSGA che invece dovrebbero essere a carico del MIUR.

Per non parlare dell’edilizia scolastica, dell’assenza di investimenti per le nuove tecnologie e per i laboratori, pure necessari e urgenti per mettere la didattica e il lavoro nelle scuole al passo coi tempi.

E il concorso? In questo momento è inutile e costoso.
La nuova legge sulle pensioni va cambiata perché blocca il rinnovamento di personale nella scuola e non tiene conto delle sue specificità. Le immissioni in ruolo non coprono tutti i posti vacanti, quindi il precariato non diminuisce.

Anche il sindacato Gilda degli Insegnanti, di fronte allo stallo dei pagamenti degli scatti di anzianità relativi al 2011, è determinata a intraprendere un’azione di protesta.

A questo punto, e dopo un trattativa che va avanti senza risultati dal mese di giugno scorso – sottolinea il coordinatore nazionale del sindacato, Rino Di Meglio – lo sciopero diventa uno strumento necessario. Sulla stessa via anche Snals-Confsal, Cisl e Uil.

A conferma di questo quadro, il rapporto sugli stipendi e le indennità degli insegnanti e dei presidi in Europea (Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2011/12), pubblicato dalla Commissione europea il 5 ottobre, proprio nel giorno quindi (ironia della sorte!) della Giornata mondiale degli insegnanti, registra che a partire dalla metà del 2010, in un numero crescente di paesi sono stati operati tagli sia agli stipendi che alle indennità, come assegni per ferie e gratifiche.

In Italia, secondo un grafico abbinato allo studio europeo, rispetto all’inflazione lo stipendio di base lordo è calato dal 2000 al 2006, poi è risalito dal 2006 al 2009, per poi ridiscendere dal 2009 fino a tornare nel 2012 al livello iniziale del 2000. Una nota di Androulla Vassiliou, commissaria Ue responsabile per l’Istruzione e la cultura, ammonisce che

La retribuzione e le condizioni di lavoro degli insegnanti dovrebbero costituire una priorità assoluta al fine di attirare e trattenere i migliori in questa professione“.

Intanto, come a ogni inizio d’anno, ci si torna a stupire dei disagi ogni anno crescenti delle nostre scuole; della carenza di asili nido (solo il 18,7% dei bambini li frequenta); delle classi pollaio (in Molise una vittoria in tribunale dei ricorrenti); degli effetti del taglio dei fondi per l’istruzione, che adesso compromettono la prosecuzione dei progetti Erasmus di mobilità studentesca, proprio in tempi in cui il leitmotiv del ministro e del governo tutto è “lo vuole l’Europa“.

A questo proposito segnaliamo un appello per scongiurare la scomparsa dell’Erasmus promosso da Giovani Democratici e Rete Universitaria Nazionale insieme ad altre formazioni politiche e associazioni studentesche europee.

E dopo anticipazioni, smentite e polemiche, sabato 6 ottobre sono inizite le iscrizioni al “concorsone. Qui si possono trovare testo del decreto, tabella di valutazione titoli, ripartizione posti, programmi da studiare e istruzioni per accesso e registrazione POLIS.

I candidati in possesso dei requisiti possono concorrere per una o più classi di concorso. In tal caso sono tenuti a presentare, nella regione prescelta, un’unica domanda con l’indicazione delle classi di concorso per cui si intende concorrere. Le domande di partecipazione al concorso vanno presentate esclusivamente attraverso istanza on line. Si può accedere alla suddetta procedura e utilizzarla a partire dal 6 ottobre 2012 e fino alle ore 14.00 del 7 novembre 2012.

Sul concorso segnaliamo, dei tanti interventi usciti in settimana, quelli di Marcella Raiola e quello di Valerio Capasa. E la notizia che la Gilda degli Insegnanti impugna il bando e ricorre al Tar del Lazio per chiederne l´annullamento a causa di vistose violazioni di legge rilevate, ad esempio: l´attuale normativa fissa in tre anni la durata delle graduatorie mentre il bando emanato da viale Trastevere la riduce a due anni; la legge stabilisce che l´abilitazione all´insegnamento venga assegnata attraverso il concorso mentre secondo il bando il titolo può essere acquisito soltanto da chi prende il posto in cattedra. E ancora: per la legge la prova di inglese per la scuola primaria è facoltativa ma il bando di concorso appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale la rende obbligatoria. Ricorsi in preparazione anche da parte dell’Anief.

Continua a suscitare proteste la mancanza di trasparenza nella ripartizione dei posti da assegnare col concorso: in particolare la decurtazione dei posti per il sud, che nelle prime anticipazioni fornite dallo stesso ministero erano molto di più, in base ai più numerosi pensionamenti nelle regioni meridionali.

Sull’altro tema che preoccupa la scuola in questo momento, il ddl 953 sulle norme di autogoverno delle scuole (ex legge Aprea), arriva una precisazione de La tecnica della Scuola secondo cui l’iter del ddl in Commissione Cultura non è ancora terminato e sono quindi destituite di fondamento le voci che danno per già approvato il provvedimento.

In realtà durante la seduta del 3 ottobre la presidente della Commissione Manuela Ghizzoni si è limitata a comunicare che sugli ultimi emendamenti approvati è stato acquisito il parere delle altre Commissioni. I pareri sono stati letti e l’esame definitivo del provvedimento è stato rinviato ad altra seduta. E’ probabile che il voto finale possa esserci la prossima settimana, sempre che l’esame del ddl venga inserito nell’ordine del giorno. Il passaggio al Senato potrebbe quindi avvenire entro la fine del mese.

L’Associazione NonUnodiMeno ha lanciato un appello per il ritiro del ddl 953 (ex legge Aprea). Anche il sindacato Gilda definisce “scellerata” questa legge e dice no ad un´autonomia scolastica senza freni; propone invece che il preside sia eletto dal collegio docenti. Per una analisi della legge rimandiamo agli articoli di Mauro Boarelli, Anna Angelucci, Marina Boscaino.

Dal tribunale di Trieste arriva una sentenza destinata a fare discutere. Secondo la quale il Collegio docenti non ha potere decisionale sulle prove Invalsi, perché esse attengono alla vautazione del sistema scolastico nel suo complesso. La sentenza fa seguito a un ricorso da parte di un docente che aveva impugnato la decisione del Dirigente di avviare le procedure di somministrazione nonostante il Collegio docenti si fosse espresso negativamente.

Sulle polemiche suscitate a seguito delle affermazioni del ministro Profumo che auspicava una rivisitazione dell‘insegnamento dell’ora di religione alla luce di una società che diventa sempre più multietcnicache, il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria è intervenuto in Parlamento rispondendo a una interpellanza presentata dalla Lega Nord e ha assicurato “che non sussiste alcuna intenzione di modificare le norme e i patti oggi in vigore“.

Concludiamo ricordando la già citata Giornata mondiale degli insegnanti riprendendo alcuni passi della sua “celebrazione” da parte di Mila Spicola.

Giornata mondiale degli insegnanti. Non nazionale, mondiale, perché in Italia c’è poco da festeggiare.

Abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa. Tra l’altro bloccati da tre anni e per i prossimi tre. Il numero di ore di lavoro più alto dei colleghi di Francia e Germania.

Abbiamo il sistema più infernale e bastardo di immissione in ruolo dell’intera galassia… Abbiamo il 65% di possibilità di ammalarci alle corde vocali. IL 70% di possibilità di incorrere in disturbi psichiatrici (si veda lo studio del prof. Vittorio Lodolo D’Oria)Abbiamo l’età media più alta in Europa (55 anni) e più alta diventerà. Però lo stesso governo (schizofrenico non poco) che ha innalzato a 67 anni l’età dello stare in classe (ma quando si penserà a un limite volontario che ci tolga dalle classi a 55 anni anche se ci fa lavorare persino fino a cento anni?), postula che ci vogliono insegnanti “giovani” e predispone un concorso a cui però i giovani laureati non possono concorrere. In tutto ciò il paese ha un gruppo di ministri con un’età media di 60 anni…

Siamo condannati da un contrappasso dantesco a sentirci dire “non sapete insegnare”, magari è vero, e dunque a chiedere con forza aggiornamenti nazionali e formazione in servizio ma a ricever picche silenziose… Siamo l’unico comparto di funzionari (tali saremmo) della pubblica amministrazione a non “godere” di piani di formazione nazionali... Siamo il comparto della pubblica amministrazione che prende il minor numero di permessi per malattia o per motivi personali…

E in extremis aggiungiamo un tratteggio delle figura dell’insegnante in questa intervista di Paolo Di Stefano all’insegnante-scrittore Gianfranco Giovannone.

* * *

MOBILITAZIONI

Il 12 ottobre gli studenti universitari manifesteranno contro il numero chiuso e ogni barriera all’accesso all’università e contro gli aumenti delle tasse universitarie. La data, lanciata dall’Unione degli studenti, ha raccolto le adesioni di altre associazioni universitarie come Link e Rete della Conoscenza.

Il 20 ottobre la FLC CGIL organizza una grande manifestazione nazionale di tutti i comparti della conoscenza, con sciopero della scuola, su una piattaforma che mette insieme conoscenza, lavoro e diritti “per ridare prima di tutto alle nuove generazioni la possibilità di uscire dalla disperazione della precarietà esistenziale“.

Il 27 ottobre gli studenti saranno di nuovo in piazza contro la politica del governo sulla scuola. L’appuntamento è a Roma, con partenza alle 14,30 da Piazza della Repubblica e conclusione in Piazza S. Giovanni con una grande assemblea popolare, ove si discuterà di come dare continuita’ alla mobilitazione; la manifestazione vedrà la partecipazione anche di altre organizzazioni sociali, sindacali e politiche e movimenti civili.

* * *

RISORSE IN RETE

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Su ReteScuole gli effetti della spending review sulla scuola.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su ReteScuole le iniziative legislative dell’estate 2012 del governo che riguardano la scuola. Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub.

Finestre sulla scuola: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

7 pensieri su “Vivalascuola. La scuola vista dai ragazzi

  1. Grazie a Gena, Ricky e Rosa. Anche a me è molto cara questa puntata di vivalascuola, per la semplicità e ricchezza delle voci, che danno un bel quadro dell’insieme di relazioni, saperi, crescite… di quanto avviene insomma nelle aule scolastiche.

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  2. Pingback: Pensierini sulla scuola | I Laboratori di Polpy

  3. Pingback: La scuola vista dai ragazzi | LA SCUOLA CHE VORREI.....

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