Provocazione in forma d’apologo 230

Quand’era bambino una zia aprì un cassetto e gli porse un vecchio binocolo, spalancandogli un mondo. Da allora raccolse stereoscopi, microscopi, lenti, tutti gli strumenti per la visione su cui riuscì a mettere le mani, nelle più varie fasi di vetustà e malfunzionamento.
Quella vera e propria mania con l’adolescenza gli passò, ma volle tenere con sé, premio per un bel voto, un caleidoscopio d’ottone.

E per decenni, specie quando la pressione del mondo si faceva opprimente, gli bastava puntare il suo caleidoscopio verso la luce e pochi colpi di polso rimettevano le cose a posto, tutto si disponeva in un ordine sempre nuovo ma sempre affascinante e comprensibile.
Però un giorno il caleidoscopio gli cadde malamente, si aprì e i suoi poveri congegni saltarono via e si sparpagliarono sul pavimento. Lo capì subito: di ripararlo non c’era modo, e di comperarne un altro non se ne parlava neppure.
Dovette farne a meno, guardare il mondo con i suoi soli occhi, o al massimo da dietro le sue lenti da presbite. E così l’unico ordine che le diecimila cose oramai gli mostravano, quando gliene mostravano uno, era quello di un plotone d’esecuzione schierato davanti a lui. “Che cosa aspettate? Sparate!” gridava allora lui, spazientito.
Quelle, manco a dirlo, non lo degnavano di risposta, e già si scomponevano nel caos. Solo a volte qualcuna, impietosita o spazientita a sua volta, prima di dileguarsi pareva borbottargli: “Qui non ci sono fucili né pallottole, nessuno che abbia da perdere tempo per te, nemmeno per spararti. Non siamo fucilatrici: siamo le cose come stanno, finché stanno, e non è per molto. Ma lì dentro, o qui fuori (come ti piace), c’è tanto di quel vuoto che a muoversi non ci sono problemi. Puoi dibatterti o fare qualcosa, dipende (o non dipende) da te; ma non startene impalato contro il muro, il tempo è poco anzi meno, non sprecarlo frignando”.

9 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 230

  1. è vero “le cose come stanno, finché stanno, e non è per molto”, ma trovo che ogni tanto sia un bene lasciarsi colpire dalla sindrome di stendhal e andare via….

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  2. beh…dopo uno stato emotivo caotico, la sindrome può dare sensazioni di fluttuazione fuori dal mondo, fuori dal corpo…

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  3. Cara Elisabetta,
    già. Poi però si torna, no?
    Magari non nello stesso posto.
    Risaluto,
    Roberto

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  4. Che a guardare il mondo attraverso lenti o peggio crederlo racchiuso in un caleidoscopio c’è il rischio di avere una visione deformata della realtà, potrebbe essere la morale dell’apologo.
    A meno che tu non voglia infischiarti di cio che avviene “lì fuori o lì dentro” (mi piace) e startene appoggiato al muro per il resto della vita a guardare le meraviglie che sono racchiuse in quella realtà che dipende solo da te ed è sempre la più bella da vedere come dice il nome dello strumento e dove il tempo può essere molto anzi di più.
    Un saluto e un ringraziamento.

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  5. Gentile Gum,
    questi apologhi ci impiegano un po’ per affiorare alla superficie, seguendo percorsi non sempre riconoscibili neppure da me che li metto per iscritto. In alcuni una morale non ce la vedo, in altri ne vedo più d’una, e la più plausibile non è quasi mai quella che appare per prima.
    Quasi sempre perciò questi miei brevi scritti non sono che frammenti del resoconto di un viaggio, con la sola ambizione di stimolare il lettore a viaggiare a sua volta.
    Saluto e ringraziamento ricambiati,
    Roberto

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