72. Nulla al mondo

da qui

Anita non si è fatta più sentire: aveva promesso mari e monti, sarebbe stata lei l’editrice di ogni scritto, avresti potuto startene tranquillo, a lavorare. Invece ti ha chiesto di trovarle una sede per l’impresa: un eremo, una fabbrica in disuso, un posto abbastanza capiente da ospitare i macchinari e gli uffici per il personale. Non sei arrabbiato: ti sembra tutto in linea con un mondo ormai incapace di donarsi. E Claudia? Ogni tanto invia un messaggio per sapere di salute o stati d’animo. Le rispondi che le dita sono sempre impacciate, il cuore impazzisce, in certi giorni, e provi un senso di vaga nostalgia per la vita che potrebbe andarsene. Savin è tornato: lo hai visto stamattina, a testa bassa, come intimidito; sta meditando su come regolarsi? Se cominciare a urlare, nel bel mezzo della messa, o venire alle mani con la solita pattuglia dei carabinieri? E’ la prima volta che ti senti così solo, dal giorno dell’ordinazione: ti vedi affondare in una terra di nessuno, senza che i tuoi sogni si siano realizzati, fra le trame occulte di ciò che resta della gerarchia, unico ingenuo che ci crede ancora, mentre tutti ti hanno abbandonato. Pensi alle parole del maestro sulla croce: Elì, Elì, lema sabactani? Che sia vero, come dice qualcuno, che Gesù morì sentendosi tradito perfino da suo Padre? Guardava i carnefici che lo schernivano, i discepoli fuggiti chissà dove, le donne che sbirciavano paurose, da qualche nascondiglio. Fu un profeta come gli altri e come gli altri scontò, a un prezzo altissimo, la splendida utopia? Sei assalito da un’angoscia sottile: hai fondato la tua vita su un fallimento senz’appello? Che fare, allora? Cosa stai sperando? Ti affacci alla porta e contempli la palude in cui è ridotto il campo, per le piogge insistenti. Se ti uccidessi, nessuno troverebbe da ridirci, anzi, molti sarebbero felici. Ti viene in mente Fabio, la folla muta, imbottita di rabbia contro un Dio che fa morire un giovane pieno di promesse. Ripensi alle parole pronunciate, convinto che nessuno ti ascoltasse; rivedi la faccia della gente, l’assurdo che aleggiava sul sagrato. Se c’è una cosa inaccettabile è la morte di un ragazzo; è perdere l’innamorato quando meno te lo aspetti; vedersi strappare dal destino un figlio che amavi, che passava a darti un bacio, al ritorno dal lavoro. Non sai perché pronunci queste frasi, tra la folla che preme: le lacrime ti offuscano la vista, continui a infilare parole che cadono ai piedi degli amici, dei parenti, della fidanzata che vorrebbe bestemmiare. Spetta a noi dare un senso a un momento come questo; chiederci perché, senza aspettare una risposta; rimaniamo in bilico, equilibristi sopra un filo steso sull’abisso. Non sai perché pensi a queste cose: forse le pensava anche Gesù, il pomeriggio di una tarda primavera, appeso al patibolo dell’ultimo spettacolo: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ti sei dimenticato di tuo figlio? Guardi la palude muta del campo, l’erbaccia che resiste all’avanzare del pantano, come se nulla al mondo potesse convincerla a morire.

29 pensieri su “72. Nulla al mondo

  1. Ci sono dei momenti nella vita in cui lo sconforto sembra prendere il sopravvento su chi segue la via del bene, ma le sue idee per quanto possano sembrare un utopia”nulla al mondo può convincerle a morire” perché sono fondate su radici solide come quelle dell’ Amore che non tramonta mai, nemmeno di fronte alla morte.

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  2. Di chi è la colpa? Delle malattie, degli incidenti, della morte, della vita quando sembra accanirsi contro se stessa contro i suoi figli, contro i nostri sogni, di chi è la colpa quando il peccato più grande è la nostra solitudine di fronte al dolore che vanifica ogni sforzo, ogni slancio, perfino ogni bacio, ogni respiro?
    Di nessuno
    La colpa non esiste eppure l’ingiusta morte, il dolore ingiusto la esigono… Di chi è la colpa
    Se lo sgomento ci stringe la gola quando tutto sembra inutile nonostante la struggente bellezza dell’azzurro, del nero blu tempestato dalla pioggia di stelle nell’ora che precede l’aurora, di chi è la colpa?
    Quello che so è che c’è qualcosa di irriducibile e testardo, qualcosa, qualcuno che non si arrende, un abbraccio che chiede di essere corrisposto, prima che sia troppo tardi.

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  3. Anche “l’erbaccia che resiste all’avanzare del pantano” può rappresentare una speranza alla quale aggrapparsi, può essere quell’esempio da imitare per non lasciarsi affondare nel fango… Se ce la può fare lei, anche noi possiamo ostinarci a credere che la vita vincerà sempre!

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  4. a volte mi sembra di toccare
    qualcosa che la gente non avverte
    un fiore un lembo bianco di una nuvola
    da cose certe si mutano in un segno
    di cosa non so ancora
    un’impalpabile visione
    oppure il semplice pensiero
    del nulla che s’arrende
    a un’emozione

    Istante – F. Centofanti

    Il coraggio di essere, la speranza viva del domani

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  5. La frustrazione di una lotta che vedi solo tua, il senso di abbandono e solitudine arrivano a toglierti il respiro, a bloccarti come in una palude.  Ma chi sa amare e’ forte e capace di accettare il prezzo alto di una splendida utopia perche’ Anita, Claudia, Savin e tutti gli altri hanno bisogno di qualcuno che ci creda ancora. 

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  6. Quel grido di disperazione è un atto di umiltà che ci accomuna tutti, ci fa sentire tutti uguali, uniti nello stesso destino, vittime delle stesse debolezze e degli stessi dolori, e per questo non è vano ma rappresenta una liberazione e la speranza che dopo ogni morte, fisica o spirituale, c’è la resurrezione ad una vita nuova e più luminosa.

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  7. Errata corrige: non è “quel grido” ma “UN grido”.
    Scusate l’errore che cambia il senso di ciò che volevo scrivere…

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  8. Errata corrige: non è “quel grido” ma “UN grido”.
    Scusate l’errore che cambia il senso di ciò che volevo scrivere…

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  9. “l’erbaccia che resiste all’avanzare del pantano, come se nulla al mondo potesse convincerla a morire.”

    “Niente al mondo può sostituire la tenacia. Il talento non può farlo: non c’è niente di più comune di uomini pieni di talento ma privi di successo. Il genio non può farlo: il genio incompreso è quasi proverbiale. L’istruzione non può farlo: il mondo è pieno di derelitti istruiti. La tenacia e la determinazione invece sono onnipotenti.”

    Calvin Coolidge

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  10. Ci sono molti perché nella nostra vita che esigono una risposta senza averne alcuna,e ce ne sono altri che danno un senso alla nostra vita. In realtà ogni perché ha una sua risposta solo che noi non siamo pronti ad accettarla e per questo motivo non sempre la conosciamo.

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  11. Ci sono dei momenti in cui il cielo non sembra più congiungersi alla terra e l’orizzonte è il filo di una lama d’acciaio pronta a vivisezionarti come qualcuno fece con quel Gesu’abbandonato da tutti. E’ quando sei solo però che le cose diventano tue e nessuno puo farti cambiare il cammino neppure la morte imminente.

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  12. Vestito di malinconia, un abito che stringe, soffoca quasi, come quel pantano in cui ogni giorno si rimestano promesse, illusioni e verità di un mondo che ha paura della vita, quella che ti spoglia di certezze e ti copre di stracci che si logorano e si strappano insieme al cuore mentre cerchi, impavido, il sorriso nel silenzio dell’Amore

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  13. “Savin è tornato (…) sta meditando su come regalarsi?”
    secondo me (come ho parlato io con lui),vuole riprendere filo che si interrotto e non vuole che qualcuno punta sul di lui che era assente per un po’
    Vuole continuare la sua vita.
    La sua difesa è agresione

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  14. Ma che tristezza,che depresione si sente in questa pagina! Guarda,hanno previsto una pioggia da deluvio,e non si è successo niente di grave.Uguale con la vita- pensi di peggio possibile e qua,sorpresa!C’è il sole nel tuoi giorni. Lo vedi? Sei contento?

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  15. “Ti viene in mente Fabio.(…)fidanzata che vorebbe bestemmiare”
    ricordo quando era morto fidanzato di mia amica,ha sofferto tanto,non bestemmava,non accusava Dio. Ricordo un di suoi sms:come poteva farmi questo che mi ha lasciato.
    Dopo il funerale era arrabiata,perchè era venuta tantissima gente e lei ha detto: dove stavano tutte queste persone quando lui stava male,quando stava in ospedale?!Nessuno non era venuto trovarla,nessuno non ha chiesto se ha bisogno di qualcosa! ma al funerale sono venuti tutti! A fare cosa?!

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  16. Gaia,bambina di 9 anni,ha scritto oggi una poesia (veramente produce poesie continuamente)però questa mi sembra con un idea interessante (almeno io lo vedo cosi), mi permetto qua di copiarla:
    LA FELICITaA’

    La felicità
    è come una pianura
    silenziosa
    come una lettura
    brillante
    come delle stelle
    Però poi tutto cambia
    e la felicità diventa una città.

    Io lo vedo come,la felicità,prima una scintilla piccola,se permettiamo ad esplodere, possiamo “infettare” con la felicità anche altre persone

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  17. Siamo esseri umani non abbiamo il tempo, eppure è una convenzione creata da noi, il tempo di attendere, e non abbiamo un’ottica globale ma solo un punto di vista unico e parziale.
    Vogliamo essere subito fiore e frutto, non abbiamo tempo e voglia di essere seme, viviamo pensando al corpo la cui durata ha un limite di tempo, guardiamo solo alla concretezza della materia. Lo spirito non ha limiti e non ha età, è eterno ed etereo, non puoi chiuderlo in un corpo e non a lungo, la sua rivoluzione è liberarsene, per questo devi averne cura nel frattempo, nel suo salvarsi ti salverà. Ma non si tocca, è inafferrabile come il sempre presente e in fondo assale il dubbio: ma c’è? c’è il Padre? e se c’è perché non è qui, forse sta guardando altrove, o si è distratto. Ma i distratti siamo noi consumati dal “tutto e subito”, con il veto ad affidarci, senza pensare che anche le rivoluzioni hanno un seme che ha il suo tempo per germogliare e farsi frutto, farsi pensiero e azione. “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?” a volte, spesso se non abbiamo la globalizzazione del cuore e del pensiero, se siamo carne che si offre sull’altare dell’altro, si fa notte e nella notte ci si ritrova soli, con quel senso di abbandono che cambia l’ottica delle cose e la solitudine è il manto di stelle che ci avvolge. Ma la notte è preludio al giorno, è certezza che la luce si farà, il seme germoglierà, il nuovo verrà e spazzerà via ogni certezza istituita, ogni abbandono cieco, ogni vigliaccheria ammantata di superbia. La notte è fatta di pensiero, il pensiero che medita e ragiona che trova direttamente o tramite Dio la soluzione, il pensiero che sarà azione di domani, quella luce che mostrerà che il giorno verrà ancora e ancora, che un Padre c’è ed è nella luce che ti aspetta mentre la sua mano penetra nel buio per afferrarti anche se non vuoi, anche se ti ostini e come appeso a un palo di legno e nel dolore sei finito agli inferi con altra violenza ti lancerà verso il cielo, il suo cielo, il tuo cielo, il nostro cielo, qui o altrove: il cielo è ovunque come tutto ciò che non puoi mettere in una scatola, o in una buca dove l’io bambino vorrebbe confinare il mare, il cielo capovolto delle nostre disperazioni.
    Il terremoto squarcerà il velo che copre la verità, si farà notte, la notte della solitudine e del dolore, dell’abbandono, il marmo gelido coprirà le nostre speranze ma la pietra rotolerà ancora via, tornerà la luce, la rivoluzione continuerà, è qui da 2000 anni un attimo agli occhi di Dio, e ci sarà un nuovo inizio, o così gli uomini crederanno che sia.
    Cosa accadrà domani Fabrizio? Germoglierà il seme? La pietra sarà stata rotolata? Il pensiero è già azione?

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  18. Penso a quel Salmo ripetuto, cantilenato, pianto che ricordiamo tutti, proprio nelle sue parole iniziali. Chissà perchè, la sofferenza e il dolore ci fa usare stesse parole, ci rende molto simili nel provare solitudine, abbandono, amarezza di una ingiustizia inspiegabile. E nel fermarci lì, all’incipit dell’abbandono. Dimenticando il resto, la fatica e il dolore, ma anche il coraggio e la speranza di leggere il resto del Salmo, di scoprire quel “tu mi hai risposto”, nei mille modi possibili, pieni di colore e di gioia. E di di ascoltarla quella risposta, magari in un’ Anita che richiamerà o in un’ altra Anita che si farà presente, nuove parole, vita che non si ferma.

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  19. ” Credo in un solo Dio e in nient’altro, e spero di trovare la felicità in un altra vita.
    Credo nell’uguaglianza degli uomini; e credo che i doveri religiosi consistano nel rendere giustizia, nell’amare la misericordia e nel fare di tutto per rendere felice il prossimo.”

    Thomas Paine.

    Spero in un mondo fatto di figli di Dio che mettano in pratica queste intenzioni con Amore, costi quel che costi.

    Ernestina.

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  20. “ti vedi affondare in una terra di nessuno, senza che i tuoi sogni si siano realizzati…”
    Dentro ciascuno di noi c’è una terra di nessuno, una specie di “cuore di tenebra” che a volte sembra inghiottirci inesorabile. E’ lì che ci sentiamo spaesati, soli e andiamo alla ricerca di un gesto, una parola alla quale aggrapparci per non affondare, convinti che l’aiuto ci potrà arrivare soltanto dall’esterno. Purtroppo, a volte, ci disabituiamo a noi stessi, a quella forza interiore che oserei chiamare primordiale, eco di una parola antica che abbiamo interiorizzato e sepolto. E’ vero, un gesto e una parola altrui potranno salvarci o aiutarci, ma saranno sempre il riflesso di un gesto e una parola che abbiamo fatto e detto noi per primi, il frutto di quella parola che abbiamo dissotterrato con pazienza, senza arrenderci, scavando a mani nude e scrostandola di tutti quei sedimenti inutili che ne alteravano la bellezza profonda.

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  21. Quando la faccia affonda nella terra, si vorrebbe esserne inghiottiti.
    Quanta forza nel lasciarsi andare allo sgomento e non resistergli!
    Ma affondare fino a raggiungere la radice e che coraggio rimanere ed assistere inermi ed increduli al germogliare di un nuovo fiore. Nonostante noi! E’ qui che risiede il miracolo. E che tenerezza dentro a tutto questo dolore.

    Elena

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