Eating poetry (Mark Strand, USA,1934)

Eating Poetry

Ink runs from the corners of my mouth.
There is no happiness like mine.
I have been eating poetry.

The librarian does not believe what she sees.
Her eyes are sad
and she walks with her hands in her dress.

The poems are gone.
The light is dim.
The dogs are on the basement stairs and coming up.

Their eyeballs roll,
their blond legs burn like brush.
The poor librarian begins to stamp her feet and weep.

She does not understand.
When I get on my knees and lick her hand,
she screams.

I am a new man,
I snarl at her and bark,
I romp with joy in the bookish dark.

Mangiare  poesie

 

 

L’inchiostro mi cola dagli angoli della bocca.

Non c’è felicità più grande della mia.

Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria non crede ciò che vede.

I suoi occhi sono tristi,

mentre cammina con le mani nelle tasche.

Le poesie se ne sono andate.

La luce è tenue.

I cani ai piedi della scala stanno salendo.

Ruotano gli occhi.

Le loro gambe bionde ardono.

La povera bibliotecaria, piangendo, comincia a pestare i piedi.

Non riesce a capire.

Quando mi piego sulle ginocchia e le lecco la mano,

lancia un urlo.

Sono un uomo nuovo,

le digrigno i denti e abbaio,

gioiosamente mi sfogo nell’oscurità dei libri.

Traduzione di Stefanie Golisch

L’immagine è di Lida Bräker

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