74. Dita

da qui

Lo cerchi dappertutto, nei cassetti ammuffiti, sul ripiano dell’armadio, tra la rete del letto e il materasso. Ti sembra impossibile che non sia qui, da qualche parte. Il computer l’hanno sequestrato, come avviene spesso, in questi casi. Ma gli appunti! Ogni scrittore ha un canovaccio dove annota le linee generali della storia, i personaggi che ripesca volta a volta, alternando le vicende, dosando ritmi e toni, perché il lettore non si stanchi. Dove l’avrà messo? Sulla porta appare un’ombra: è Dragan. Una lacrima scende sulla guancia scura; è immobile, con la gravità impermeabile delle persone che conoscono il dolore. Gli corri incontro, lo abbracci senza dire una parola; lui ti stringe, e comincia a singhiozzare. E’ la prima volta che abbracci uno zingaro, come vengono chiamati con disprezzo. Ha un odore forte, come quello delle case in cui si torna alla fine di un’assenza prolungata. Vi guardate negli occhi: non hai il coraggio di chiedergli ciò che ti sta a cuore. Dopo un poco, lui si allontana leggermente: comprendi che ha qualcosa tra le mani scure, grandi, tra le quali risalta maggiormente l’oggetto bianco attraversato in lungo e in largo da righe nere e irregolari. Il viso ti s’illumina; anche sulle labbra dell’altro si disegna un debole sorriso. Sapevo che l’avresti cercato: mi parlava di te, della tua scuola di scrittura, delle vostre chiacchierate. Lo abbracci di nuovo, sei quasi inebriato dall’odore di chiuso che si porta addosso. E’ tuo, fanne buon uso. Se ne va, senza dire una parola. Gli correresti dietro, ma il blocco per note ha il potere di paralizzarti: è un quaderno a spirale, con un foglio staccato e sistemato in mezzo agli altri. Leggi la prima riga: Salva L’Anima, scritto in corsivo, e poi, tra parentesi, SLA. Stai quasi svenendo dalla gioia: ti accasci su una sedia in paglia, appoggiata in un angolo della baracca. Gli occhi ti si riempiono di lacrime, ma devi andare avanti. Un trattino; e dopo, in stampatello: Il protagonista: un prete che crede ancora nel vangelo, nella bontà e nella bellezza, in una chiesa in crisi a causa del potere e del denaro. Si ammala, ma lotterà fino all’ultimo per dare un messaggio all’altezza del vangelo. E’ un prete-scrittore, che vive nella periferia della città. Senti un rumore: è il piccolo Lubìsa; ti corre incontro e si stringe alle tue gambe, con tutte le forze. E’ la seconda volta che abbracci uno zingaro, come li chiamano gli estranei: qualcosa sta cambiando, Francesco. Non sai se riuscirai a gestirti senza i suoi consigli, senza chiedergli da dove cominciare, come intrecciare le parole sullo schermo e le storie che ti capita di vivere. Hai preso in braccio il bimbo, che ora non si vuole più staccare; senti le sue lacrime che scendono sul collo: un contatto leggero, come dita che si toccano, come l’ala di un angelo che viene a strapparti, inaspettatamente, dalla tua prigione.

23 pensieri su “74. Dita

  1. Qualcuno diceva che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto, e che possono volare solo restando abbracciati. E il dono, il bello della vita lo scopriamo nello stendere quell’unica ala, malferma, sfiduciata, che si ritrova, chissà come, vicino ad altre ali e all’altra Ala che sostiene il volo.

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  2. “un contatto leggero, come dita che si toccano”

    Nelle dita che si toccano c’è la vita che si protende verso un’altra vita.

    Fra le mie dita tenevo un gioiello

    Fra le mie dita tenevo un gioiello
    quando mi addormentai.
    La giornata era calda, era tedioso il vento
    e dissi “Durerà” –
    Sgridai al risveglio le dita incolpevoli
    la gemma era sparita –
    Ora solo un ricordo di ametista
    A me rimane

    Emily Dickinson

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  3. “E’ la seconda volta che abbracci uno zingaro, come li chiamano gli estranei”
    Ciascuno di noi è un estraneo nel mondo di un altro, è tutta una questione di prospettiva, di come e da dove guardiamo il mondo che ci circonda e ci contiene.

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  4. – qualcosa sta cambiando, Francesco.

    Ci sono incontri che ti cambiano la vita, perché riescono a farti recuperare la capacità di conoscere te stesso, uscendo dalla prigione del tuo io, e ti aprono gli occhi per vedere ed abbracciare non lo zingaro, ma la persona, il fratello Dragan che conosce il dolore, o il bimbo Lubìsa che piange tra le tue braccia.

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  5. a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre è un contatto leggero, come dita che si toccano, come l’ala di un angelo che viene a strapparti, inaspettatamente, dalla tua prigione.

    Pensare, respirare, vivere col medesimo cuore: l’eredità più preziosa.

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  6. Gli correresti dietro, ma il blocco per note ha il potere di paralizzarti:
    Quando in un oggetto è racchiusa tutta la nostra essenza esso assume un valore inestimabile,molto più dell’ oro.

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  7. Le lacrime sono composte di acqua e sale,esse sono una miscela di gioia e dolore che combinate insieme infiammano il nostro cuore.

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  8. “Un prete che…..”

    Protagonista un prete, aggiungerei: missionario, un milite del Vangelo ingaggiato in aree di guerra, nei campi zingari, nelle stanze vescovili, nelle periferie disperate dove si rischia di più dove puoi beccarti una coltellata o una revolverata un personaggio che non stanca i lettori che pretendono qualcosa di piu’ dal libro della vita, che si ammala e soffre ma non puo’, non deve, non vuole desistere dai suoi intendimenti. A qualsiasi costo.
    Abbracciamolo come fa lui col bimbo che sa di spazzatura, abbracciamoci e che le nostre lacrime siano come ali di un angelo pronte a strapparci tutti dalla nostra prigione

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  9. “…un prete che crede ancora nel vangelo”
    è interesante questa frase,questo “ancora”messo in mezzo. La vita che può distruggere la fede? Per me è la fede che mi tiene in vita.
    “un prete che crede ancora nel vangelo”-la chiesa come istituzione,la politica, denaro,guardando dietro le quinte-si può domandare:ma dove ci sta vangelo,dove qua c’è Dio?!

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  10. Francesco/Faber riuscirà benissimo a gestirsi nonostante il dolore dell’assenza dell’amico prete e dei suoi consigli, perché da lui ha ereditato la fiducia nel Vangelo e la capacità di abbracciare ed amare gli angeli…

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  11. @ Gum,
    Trovo il tuo commento bello e poetico.
    Lo condivido con grande piacere.

    @ Cristina e Agnese
    Anche i vostri due ultimi commenti sono pieni di speranza, mi piacciono tanto: Don Fabrizio ce la mette proprio tutta per darci una speranza d’Amore.
    Il nostro caro Don Mario è sempre accanto a lui, sono due Angeli custodi che lavorano insieme!

    Ernestina.

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  12. Bellezza, una lacrima che disegna il suo cammino sulla pelle, ruga d’amore che non invecchia; bellezza, l’abbraccio di un piccolo angelo senza fortuna, l’incontro che salva l’anima; bellezza, il tocco leggero dell’ala che rotola via la pietra, mentre il cuore si apre, libero, alle vie dei colori.

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  13. @ Ernesta Scappatucci

    Ernestina, azzardo il vezzeggiativo come fanno tutti quelli che hanno il piacere di conoscerti di persona, per ringraziarti tanto e dirti che seppur sempre più rari i tuoi sono tra i più preziosi.
    Un abbraccio.

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  14. @ Gum,
    Ti ringrazio anche io, è per me un grande piacere averti conosciuto qui, spero anche io che prima o poi le strade che percorriamo ogni giorno ci facciano incontrare di persona, un amico come te sarà sicuramente prezioso!

    Un abbraccio anche da parte mia.

    Ernestina.

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  15. @Ernestina
    grazie delle tue belle parole,lo sai che ti voglio bene,che stai bene,tranquilla.
    La speranza deve stare sempre dentro nostri cuori,amore e fede che aiuta.
    Si,don Fabrizio vuole che continuamo a ripetere:io credo,io amo,io spero.
    E tutto andrà meglio
    un abbraccio forte

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  16. Ogni giorno c’è un pezzo di strada da ritrovare
    Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
    E una lacrima da benedire e da conservare
    Per tutti i giorni di pioggia che Dio manda in terra

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