77. In carne e ossa

da qui

Sei diviso tra l’ospedale e questa stanza, senza sapere cosa sia più utile: se vegliare tra la selva di tubi e medici che vanno e vengono, come nuvole di notizie tristi, o piegarti sui tasti, alla ricerca di un filo che ti appare ogni giorno più improbabile, fantasie che sono solo tue, lontane dall’intenzione originaria. Forse la vita è questo: un filo che qualcuno ci ha messo nelle mani, obbligandoci a sbrogliarlo. Il simbolo più fedele dell’esistenza umana, pensi, sono gli intestini: un groviglio di tubi che ricorda l’intrecciarsi del materiale ospedaliero, un labirinto senza uscita, uno strozzarsi di strade che ti angoscia e ti toglie l’appetito; da quant’è che non mangi? Riemergono i discorsi sullo scrivere di pancia, le parole che si formano nel vortice di sommovimenti interni, come se la letteratura fosse una questione di ventricoli e orecchiette, succhi gastrici e pulsazioni dell’aorta. Riapri il blocco per note con le pagine gualcite, scorri gli occhi nel punto in cui avevi interrotto la lettura: campo nomadi, trasferimento della sede; la Chiesa non è un’istituzione, ma popolo di Dio, comunità di fratelli (non chiamate nessuno padre, né maestro). Chi ha tradito il messaggio di Gesù, che parlava di servizio, riducendolo a strumento di oppressione e privilegi? Non ti senti all’altezza di domande come queste. Prosegui: Claudia, medico in ricerca, divisa tra ideali e senso della concretezza; è possibile credere in qualcosa senza rinunciare a tutto, pur di raggiungere la meta? Pensi che per scrivere un romanzo non siano sufficienti le lezioni della scuola; anzi, adesso ti paiono insensate, uno scrigno prezioso a custodia di un tesoro che non c’è. Provi rabbia, un dolore acuto che ora è fitta pungente in mezzo al petto. Ricordi le confidenze del tuo amico: il cuore che accelera, una dinamica ingestibile; come l’amore, finiva per aggiungere. Tu sorridevi: ti sembrava un tipo matto, originale. Leggendo i suoi appunti, ti accorgi che ogni cuore sarebbe impazzito di fronte a questi ostacoli, alla lotta durissima tra spinte contrastanti. Ti pare che anche le tue dita diventino pesanti, il tramite di un male misterioso, un tarlo che scava, minacciando le radici del tuo io. Solo adesso realizzi che il titolo scritto in cima a tutto, Salva L’Anima, è schiacciato, come se lo spazio non bastasse, come fosse stato deciso solo all’ultimo, alla fine di un percorso tormentato; l’impaccio delle dita è il simbolo dei grovigli inestricabili, delle lotte intestine tra chi crede nella libertà e chi soffoca lo Spirito nella morsa dei poteri terreni, sempre pronti ad annientare nuovamente il Profeta degli spazi liberi, dei discorsi in riva al lago, dei pranzi allegri con tutti i disprezzati della terra. Ce la farai a scrivere qualcosa? E se cercassi Claudia? Se provassi a passare dal disordine degli appunti gualciti a quello delle persone in carne e ossa?

23 pensieri su “77. In carne e ossa

  1. “Ce la farai a scrivere qualcosa?”

    Le parole
    Le parole non hanno occhi né gambe,
    non hanno bocca né braccia,
    non hanno visceri
    e spesso nemmeno cuore,
    o ne hanno assai poco.
    Non puoi chiedere alle parole
    di accenderti una sigaretta
    ma possono renderti più piacevole
    il vino.
    E certo non puoi costringere le parole
    a fare qualcosa che non
    voglion fare.
    Non puoi sovraccaricarle
    e non puoi svegliarle
    quando decidono di dormire.
    A volte
    le parole ti tratteranno bene,
    a seconda di quel
    che gli chiedi
    di fare.
    Altre volte,
    ti tratteranno male,
    qualunque cosa
    tu gli chieda di fare.
    Le parole vanno
    e vengono.
    Qualche volta ti tocca
    di aspettarle a lungo.
    Qualche volta non tornano
    più indietro.
    Qualche volta gli scrittori
    si uccidono
    quando le parole li lasciano.
    Altri scrittori
    fingeranno di averle ancora
    in pugno
    anche se le loro parole
    sono già morte e sepolte.
    Fanno così
    molti scrittori famosi
    e molti meno famosi
    che sono scrittori soltanto
    di nome.
    Le parole non sono
    per tutti.
    E per la maggioranza,
    esistono
    soltanto per poco.
    Le parole sono
    uno dei più grandi
    miracoli
    al mondo,
    possono illuminare
    o distruggere
    menti,
    nazioni,
    culture.
    Le parole sono belle
    e pericolose.
    Se vengono a trovarti,
    te ne accorgerai
    e ti sentirai
    il più fortunato
    della terra. Nient’altro avrà più
    importanza
    e tutto sembrerà importante.
    Ti sentirai
    il dio sole,
    riderai del tempo che fugge,
    ce l’avrai fatta,
    lo sentirai
    dalle dita
    fino alle budella,
    e sarai diventato,
    finché
    dura,
    un fottutissimo scrittore
    che rende possibile
    l’impossibile,
    scrivendo parole,
    scrivendole,
    scrivendole.
    CHARLES BUKOWSKI

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  2. “E se cercassi Claudia?”

    Non ho più voglia di innamorarmi,
    solo al pensiero di una che senza un vero motivo
    mi invade e tutto distrugge.
    E io lì sempre quello che ama di più..
    e poi tutte le stronzate.. il pensarti..
    il voler volere.. il voglio.. ti voglio.. ancora..
    No! Non ho voglia di innamorarmi.. e di perdermi..
    ho solo voglia di Te.

    CHARLES BUKOWSKI

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  3. “uno scrigno prezioso a custodia di un tesoro che non c’è.”
    Capita che scrigni preziosi contengano soltanto patacche, anche per questo urge imparare a “vedere”.

    P.S.
    La colonna sonora del post di oggi è semplicemente strepitosa.

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  4. “Se provassi a passare dal disordine degli appunti gualciti a quello delle persone in carne e ossa?”

    Speriamo di no.
    Preferisco che sia la scrittura a dare corpo alla vita, non il contrario.

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  5. A volte la vita sembra proprio un groviglio inestricabile, una matassa difficile da sbrogliare, dove non si riesce a trovare né capo né coda, e diventa un percorso tormentato, come l’amore.
    Ma, come l’amore, la vita è un dono bellissimo, da vivere pienamente, senza mai sprecare nulla, senza scoraggiarsi nei momenti di difficoltà, e sempre cercando di non perdere mai la fiducia e la speranza: anche quando tutto sembra incomprensibile, la pazienza ed il saper aspettare, prima o poi, faranno luce nel buio.

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  6. Solo adesso realizzi che il titolo scritto in cima a tutto, Salva L’Anima, è schiacciato, come se lo spazio non bastasse

    La salvezza è passare per la porta stretta.

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  7. in quel blocco per appunti c’è l’essenza della vita… un sogno d’amore che aspetta di essere realizzato… un sogno all’inizio è un insieme di parole confuse che piano ,piano prendono corpo fino a diventare reale perchè quel sogno nasce da persone in carne e ossa che sanno cos’è il vero Amore!

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  8. A volte decidiamo all’ultimo momento, proprio al termine di un percorso accidentato. E in pochi istanti, quasi senza riflessione, diamo una svolta, in bene o in male che sia.

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  9. un groviglio di tubi che ricorda l’intrecciarsi del materiale ospedaliero, un labirinto senza uscita, uno strozzarsi di strade che ti angoscia e ti toglie l’appetito;

    Quando tutto intorno a te sembra un groviglio di fili senza senso,
    quando l’ansia ti avvolge come un velo in cio’ che fai.
    Scopri la via, quella migliore ed unica,
    fai pace con te stesso, perdona i tuoi errori, tutti ne facciamo.
    Respira e vivi intensamente.
    Stephen Littleword, Nulla è per caso

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  10. Viivere o scrivere? Quasi un dubbio Shakespeariano.
    Sbrogliare la matassa intestinale colma di materia inghiottita quotidianamente e fatalmente destinata all’espulsione o liberarsi del groviglio interno al nostro cuore cercando di depositarlo steso sul foglio bianco che è davanti a noi? L’uno o l’altro non attenua il dolore l’angoscia lo smarrimento per ciò che si vive o per ciò che si narra, l’importante è che serva anche all’altro, come accade qui spesso.
    Scegliere di scrivere la vita può essere il giusto compromesso.

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  11. Se non ricordo male l’amico aveva detto a Francesco che uno può scrivere un romanzo solo a conquant’anni, solo dopo aver conosciuto la vita, e per conoscere la vita la si deve attraversare, ci si deve far attraversare anche dalla vita degli altri, conoscere, conoscerli, viverli, patirli, solo dopo si può cercare di intrecciare un racconto, dare vita ad una storia, darle un senso… Francesco non può scrivere ciò che non conosce, dovra entrare nella vita per dare senso a quegli appunti.

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  12. Francesco,io ti consiglio prendere un agente investigativo per arivare alle persone in carne e ossa. Ma poi…?

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  13. “pensi che per scrivere un romanzo non siano sufficienti le lezioni di scuola”
    no,perchè tu non vuoi scrivere UN romanzo,ma vuoi continuare un romanzo che non è tuo,vuoi seguire la strada che non è tua,che non conosci. Per questo è difficile,perchè non vuoi sbagliare ma vuoi arrivare alla meta destinata.

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  14. “Forse la vita è questo:un filo che qualcuno ci ha messo nelle mani,obbligandoci a sbrogliarlo.”
    mi piace questa frase.Un po’ adatta alla mia vita,sciogliere nodi per arrivare alla meta e capire senso di tutto questo (ci riuscirò?)

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  15. Ricordo quando mio padre stava in ospedale.Come non si alzava dal letto, io devevo stare da lui due volta al giorno per imboccarla,tra fra tempo devevo fare giri tra agenzie,uffici,avvocati in varie città.Non mangiavo perchè non avevo tempo,non dormivo perchè di notte devevo scrivere moduli,petizioni e pensare che altro devo fare.Ogni tanto mi telefonava qualche amica:tu sei ancora viva? Non lo so.Ma io sopravvisuto lo stesso.
    Tutto si può fare,tutto è utile.

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  16. Così come siamo, in carne ed ossa, con i tutti i mostri e le meraviglie, ingombriamo spazi e tempi di una vita che ci offre continui insegnamenti, a volte difficili da tradurre; spesso in preda a tempeste emotive destabilizzanti, ci muoviamo pesanti, carichi di inutili zavorre, come elefanti su lastre di cristallo, cercando nelle trasparenze risposte a dubbi e infelicità, messaggi di un blocco per note che riusciamo a decifrare soltanto nel momento in cui allarghiamo completamente le braccia a una vita autentica, l’unica possibilità perché il romanzo trovi la sua storia.

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  17. Solo un uomo libero può scrivere, tutto il contrario i quello che insegnano le botteghe di scrittura: a scrivere si impara scrivendo, in uno scontro spietato tra forme e sentimenti, deliri d’onnipotenza e depressioni, disposti sempre e sempre a restare soli contro un esercito schierto e armato fino ai denti.

    E’ la scrittura, bellezza!
    F. Centofanti

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  18. Vero, lo spazio non basta, al titolo per riassumere in poco quello che tante pagine raccontano, a ciò che diciamo di noi rispetto a ciò che siamo, ad ogni rapporto per definirlo, E’ la limitatezza delle parole, il bello di non riuscire a dire tutto, le sfumature, i di più e i di meno….. altrimenti poi cosa resterebbe alla vita se la si potesse davvero esprimere e riassumere tutta in con le nostre parole?

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