Beatles 2012 e nove libri

di Guido Michelone

Esattamente mezzo secolo fa, nell’ottobre 1962, un oscuro quartetto musicale di Liverpool inaspettatamente piazza un disco a 45 giri, Love Me Do, ai primi posti delle classifiche inglesi: è l’inizio di una strepitosa escalation chiamata Beatles. La storia è nota a tutti – un solo dato: oltre un miliardo di dischi finora venduti su ogni angolo del Pianeta – e per celebrare i cinquant’anni della nascita di un successo che continua a persistere, nonostante i cosiddetti ‘Scarafaggi’ o Fab Four restino uniti per meno di nove anni (ufficialmente fino agli inizi del 1970), anche in Italia non si contano le iniziative dalla vendita in edicola dei CD rimasterizzati della discografia ufficiale completa fino ai nove libri (nove appunto come gli anni di unione beatlesiana) che differenti editori pubblicano da qualche mese in qua con diverse finalità e anche con esiti obiettivamente lontani gli uni dagli altri.
Prima però di analizzare, sia pur velocemente, questi nove volumi, occorre ribadire almeno due sostanziali novità che i Beatles introducono nella storia della musica leggera e nell’evoluzione del costume sociale. La prima riguarda l’aspetto musicale: le canzoni dei Quattro (all’incirca un centinaio in tutto) diventano via via dei piccoli classici della creatività musicale e vanno consolidandosi tra le migliori proposte dell’arte novecentesca al di là di barriere, etichette, nomenclature, benché di fatto ascrivibili ai generi pop e rock.
La seconda concerne invece l’aspetto umano: per i Beatles vale il concetto di tutti per uno, uno per tutti, tra l’altro ripreso persino nel titolo italiano di un loro celebre film; i Beatles sono e restano John Lennon, George Harrison, Paul McCartney e Ringo Starr; nonostante qualche defezione all’inizio di carriera è questa la formazione di una band che, durante i favolosi Sixties, nella swingin’ London, vive in perfetta simbiosi artistica, dove tutti sono indispensabili e anche solo l’assenza di uno di loro non può essere rimpiazzata, nemmeno da un altro grandissimo musicista. Infine le voci di una reunion insomma risultano da sempre infondate, a maggior ragione dopo le morti di Lennon e Harrison, che lasciano un vuoto artistico incolmabile persino dagli stessi McCarney e Starr che pur si prodigano, attraverso concerti individuali, a ribadire la mitologia dei Beatles medesimi.
Passando ora ai testi, per chi vuole anzitutto conoscere i significati di tutti i brani è fondamentale Il libro bianco dei Beatles: la storia e le storie di tutte le canzoni (Giunti) di Franco Zanetti, dove pezzo per pezzo, in ordine cronologico (e per album) vengono raccolte le testimonianze (poi rielaborate) degli stessi autori al fine di svelare aneddoti e curiosità, ma anche metafore e misteri; sono 211 schede, una per ciascuna delle canzoni (cover comprese), con un prequel denominato “Preistoria”, che ricostruisce la genesi delle prime composizioni poi incluse nell’Anthology, le registrazioni amatoriali, il mitico incontro di John e Paul alla festa dell’oratorio e l’ingresso ad Abbey Road. Si impone come un libro dove basta aprire una pagina a caso e lasciarsi sorprendere da piacevolissimi ricordi o da inattese rivelazioni.
Ci sono poi due quasi-biografie: la prima, Analfabeatles. Filosofia di una passione elementare (Castelvecchi) di Massimo Carboni è, come avverte il sottotitolo, un libro filosofico, giacché si parte dal fatto che i Beatles raggiungano il massimo equilibrio tra qualità e quantità, tra arte di ricerca e arte popolare; e per questo, sono da ritenersi tra i geni del Ventesimo secolo. Ma l’autore si chiede quale significato assuma oggi il termine genio e quale singolare senso filosofico esprima una passione unica, esclusiva, appunto elementare, come quella per i Beatles stessi. E la risposta si affianca alle pagine di accesa, anche se meditata, polemica contro il dominio totalitario e ormai incontrastato del genere e della cultura pop che proprio i Beatles hanno contribuito a modellare; quindi, nel testo, gli amori musicali e i ricordi autobiografici di un ‘vecchio’ fan vanno di pari passo alla riflessione filosofica che interroga per comprendere significati e motivazioni.
La seconda Plettri nelle mani di Dio (Tabula Fati) di Andrea Barghi e Maurizio Grasso, con il sottotitolo Improvvisi a quattro mani sul tema The Beatles pur restando nel filone mitico dei Beatles, fornisce notizie che possono anche andare oltre la semplice autorialità giornalistica; diviso in 31 capitoletti tematici, il libro risulta interessante per gli aficionados e in ogni caso eloquentemente cognitivo per chi ignora (o finge di ignorare) del gruppo stesso.
Arrivano poi due libri didattici, che per la prima volta in Italia consentono di studiare i Fab Four anche a scuola fin dalle elementari. Da un lato The Beatles (Hoepli) di Scott Wheeldon, direttamente in lingua inglese, narra attraverso un linguaggio semplice ma coinvolgente le tappe più significative della vita del quartetto liverpooliano. Una biografia appassionante e ricca di aneddoti più o meno noti: dagli esordi al successo con la Beatlemania, fino allo scioglimento del gruppo e alla morte tragica di Jonh Lennon. I Beatles per l’Autore segnano indiscutibilmente un’epoca non solo nella musica, ma anche nel costume, nella moda e nella pop art. Nel testo ogni sequenza di lettura è seguita da attività didattiche con esercizi di comprensione, grammatica e lessico, con dossier di approfondimento e con un cd-audio.
Dall’altro lato Chiedi chi erano i Beatles (Motta Junior) di Teresa Wimmer è un bel volumetto illustrato concepito per i bimbi di dieci anni (ma volendo, adatto anche agli adulti). Fa parte di una collana dedicata a personaggi, invenzioni, opere d’arte, in cui i protagonisti – i Beatles in questo caso – sono collegati, anche fotograficamente, a eventi sociopolitici e a fenomeni culturali. Curiosa la presentazione: “Il rock’n’roll? Lo suonano nella giungla da secoli! disse un famoso direttore d’orchestra negli anni Cinquanta. I Beatles ebbero un ruolo importante nel far uscire questo genere musicale dalla giungla…”.
Altri due coffee table books, come direbbero i britannici (libri da sfogliare, da lasciare sui tavolini in bella vista) , puntano quindi sulle immagini. Da un lato B come Beatles (Mgs Press) di Eugenio e Viviana Ambrosi racconta, a mo’ di dizionario, 25 voci dalla A di Apple Corps Ltd alla Z di zuppa, soprattutto di primati: miliardi di sterline guadagnate, migliaia di libri dedicati, decine di Grammy e Oscar vinti sia pur a posteriori, insomma quattro ragazzi che cinquant’anni fa sconvolgono il mondo con il loro grido di battaglia – Yeah! yeah! yeah! – continuando ancora a condizionarlo magari in toni vintage.
Dall’altro lato The italian sides of the Beatles (Bec) di Stefano Cipriani, con sottotitolo The illustrated history of the Beatles’ records released in Italy è tutto in inglese ed è probabilmente destinato a un mercato internazionale di discofili e collezionisti, giacché elenca, con dati minuziosi e disamine tecniche, ogni reperto fonografico inerente i Fab Four uscito nel nostro Paese dal 1962 a oggi, aggiungendo una buona scelta di memorabilia.
Non manca nemmeno un libro per così dire teologico: I Beatles in paradiso (Globale Press Italiana) di Giancarlo Padula, un christian singer, è illuminato forse dalla frase di Lennon che nel 1969 dichiara: “I Beatles? erano una band cristiana!” forse per farsi perdonare l’esclamazione di quattro anni prima, secondo cui il Quartetto era più famoso di Gesù Cristo. E in effetti dall’analisi dell’autore emergono non pochi riferimenti alla fede e alla preghiera, oltre una concezione pan religiosa portata avanti soprattutto da Harrison, dopo l’avvicinamento agli Hare Krishna.
E, per finire, una fiction ispirata sempre ai Beatles. La prima Il Codice Beatles. La fabbrica delle voci (Cult, Rcs) di Francesco G. Lugli e Ferruccio Gattuso racconta di Fabio giornalista freelance di poche speranze, con la fissazione presto trasformatasi in una forma di celebrità su Internet: la misteriosa leggenda sulla presenta morte di Paul McCartney. Sull’argomento, Fabio tiene un blog aggiornato, ma un giorno riceve una misteriosa e-mail speditagli da un certo Mr. Postman. Da questa missiva elettronica inizia un viaggio sulla storia dei Beatles, che porterà il protagonista (insieme a un compagno molto speciale) fino in Grecia, dove il grande mistero di Paul McCartney viene svelato.
E allora, cinquant’anni dopo, i Beatles 2012 cosa possono ancora dire e comunicare? La risposta indirettamente arriva da un grande scrittore statunitense, Kurt Vonnegut, che afferma: “Nelle conferenze sostengo che una plausibile missione degli artisti sia quella di far sentire le persone almeno un po’ contente di essere vive. A quel punto c’è sempre qualcuno che mi chiede quale artista ci sia riuscito. Io rispondo: i Beatles”.

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