“PARLAMI DELL’UNIVERSO”: INTERVISTA A CRISTINA DONÀ

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Parlami dell’universo non è solo il refrain di una delle canzoni più belle e più note di Cristina Donà. È anche il titolo di una sua biografia, scritta da Michele Monina per Galaad Edizioni. Un itinerario tra la vita e la carriera di questa cantautrice, che è forse la voce più intensa e cristallina del rock indipendente italiano. Impreziosita da alcuni testi originali della stessa Cristina Donà, nella parte finale del bel volume (corredato da varie foto su diversi momenti del suo percorso artistico). Ecco la sua intervista, per cui la ringrazio.

– Un libro che è nato da un’amicizia e da un fitto e mai interrotto dialogo con l’autore, con cui avevi anche viaggiato attraverso l’America. Com’è stato ripensare alla tua carriera musicale in termini di scrittura?

Impegnativo, molto, ma anche molto utile. Ricostruire una buona parte del mio vissuto, tra collaborazioni con musicisti, produttori, ricordi degli incontri più o meno significativi e tutto quello che è gravitato attorno a me da quando ho iniziato ad oggi è stato un lavoro notevole, e sono certa di aver tralasciato, non volontariamente, parecchi dettagli. Scavare nei ricordi per ritornare all’emozione di quando ho scritto le canzoni è un percorso da psicanalista. Tanti episodi mi sono venuti in mente strada facendo. Diciamo che questo libro è servito per riordinare un po’ il mio passato e per creare le basi per una prossima biografia, che uscirà per il mio settantesimo compleanno.

Cristina Donà (da music.fanpage.it)

– Se pensi a due istantanee della tua vita artistica, quali sono le prime due immagini che spiccano dal fondo della memoria?

Una riguarda la prima volta che sono salita su un palco. Era il 1989 e cantai Three Babies di Sinéad O’Connor. Era una festa di paese in provincia di Milano dove quella sera si esibiva un gruppo di amici. Uno dei musicisti del gruppo sapeva che strimpellavo la chitarra e che mi piaceva cantare. Così durante la loro pausa mi chiese se volevo eseguire uno o due brani. Fu la prima volta che sentii il suono della mia voce e della chitarra uscire dalle spie. Che emozione. Ho ancora in mente la fatica che feci per sostenere una nota lunga, e l’illuminazione che arrivò per farmi capire come avrei potuto fare la prossima volta che si fosse presentata l’occasione. Un brano solo, ma fu un viaggio infinito che ricorderò per sempre. Quando scesi mi sembrava di essere stata su quel palco per un eternità.

La seconda ne raggruppa due che non riesco a scindere: cantare su un prato meraviglioso gremito di gente per lo spettacolo Uomini e cani di e con Marco Paolini, dedicato ad alcuni racconti di Jack London (1 agosto 2010), e duettare con Francesco De Gregori su “La donna cannone” in piazza S.Carlo a Torino (7 luglio 2011) davanti a 50.000 persone.

– L’incontro e la vita con tuo marito, Davide Sapienza, ha accompagnato il tuo percorso di cantautrice. Entrambi amate e trovate ispirazione nella natura e più in genere, direi, nel cosmo (penso alla tua celebre canzone Universo). Come interviene tutto questo, nel tuo atto di scrittura musicale?

L’incontro con Davide è stato fondamentale, direi vitale. È stato lui a spingermi ad intraprendere la strada della musica dopo avermi sentita cantare la prima volta. Da allora non ha mai smesso di sostenermi e di nutrire la mia arte con la sua energia, la sua passione, passione ardente per un’infinità di argomenti, compresa la musica. È un grande esempio di onestà intellettuale. Mi ha insegnato ad amare i luoghi in cui viviamo e più in generale a guardare la natura con altri occhi. Non è un caso che io abbia cominciato a scrivere le mie canzoni solo dopo essermi trasferita qui, dove viviamo dai primi anni ’90.
Camminare in montagna, con il silenzio e la solitudine di cui tutti dovremmo poter disporre per qualche ora durante la settimana, deve aver liberato molti canali di pensiero. Questo ha permesso alla mia immaginazione di fluire in modo più armonico. Magari non è stato per questo, ma a me piace pensarla così.

Cristina Donà (da Wikipedia)

– Sulla scena del rock indipendente (e della canzone d’autore) sei una delle artiste più importanti in Italia, insieme a voci universalmente riconosciute come Manuel Agnelli degli Afterhours. La vena lacerante del tuo rock, venato da un dolce disincanto (penso a una delle mie canzoni preferite, Stelle buone), è solo apparentemente una dissonanza (e, se sì, di quelle che “fanno armonia” più di un accordo prevedibile) rispetto alle sonorità lievi d’ispirazione paesaggistica e naturale (come in Goccia). Tutto questo fa parte di un’unità. Come?

Negli anni sono emerse diverse anime e ho cercato di assecondarle tutte.
Mi piace pensare che sia, anche, una questione astrologica: sono nata il 23 settembre tra la Vergine e la Bilancia, mi definisco cuspide e forse lo sono anche d’ascendente, Scorpione/Sagittario. Ho un Nettuno molto influente… ok, smetto.
Come ascoltatrice ho incontrato tante sfumature nella musica, sia nel pop che nel rock. È molto stimolante e divertente decidere di esprimersi attraverso quello che ti rappresenta di più nel momento della composizione. Mi annoierei a morte se dovessi lavorare solo su uno stile musicale. Naturalmente chi mi ascolta avrà le sue preferenze. C’è chi mi apprezza di più quando la mia anima rock si palesa e chi quando canto ballate struggenti. Io ho la necessità vitale di potermi cambiare d’abito ogni volta che ne sento il bisogno.

– Quando componi, segui un’idea, una linea melodica o spunto testuale? O una combinazione di queste cose?

Quando ho iniziato a scrivere partivo esclusivamente dal testo, poi la voglia di adagiare parole su melodie trovate si è fatta largo e dal secondo disco in avanti ho seguito diverse strade. Uno spunto melodico, ritmico, armonico, oppure un’idea di testo, una parola, una suggestione. Ultimamente mi vengono molte idee mentre cucino. No, non sono una cuoca provetta però sto in cucina volentieri. Chissà cosa uscirà!?

– La tua biografia scritta da Michele Monina si conclude con dei tuoi spunti letterari che hanno tutta l’aria di essere l’inizio di un percorso da autrice. Quanto ti senti scrittrice? E ci sarà un seguito?

Non mi sento proprio una scrittrice. Mi sento una cantante che cerca delle parole per esprimere se stessa attraverso la voce e la musica. Fare la scrittrice è un’altra cosa. Forse scriverò ancora di me, mi diverte, ma farò parte sempre della mia categoria: aspirante incantautrice.

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