80. Finalmente, l’altro

da qui

Ormai il quaderno è la tua vita: appena lo apri, ti pare che si schiuda un mondo; come se, il mondo, potesse ritrovarsi solo nella letteratura, una porzione d’ordine nel caos, mentre la realtà è un’accozzaglia di schegge impazzite che è impossibile gestire. Per questo hai deciso di fare lo scrittore: assecondi una musica che ti ha incantato, un violino che suona nella notte ed esorcizza la paura del buio, che ti ha sempre accompagnato. Sei convinto che gli appunti del tuo amico, pieni di scarabocchi e correzioni, siano l’unico motivo per continuare a vivere, per credere che, da qualche parte, esista ancora qualcosa che chiamiamo verità. Trattino, crocetta: Fabio, il ventenne morto che non ha voluto il funerale. Il prete deve dire qualcosa, in mezzo a una folla inferocita contro Dio e contro la vita. Tutto si gioca qui, nelle parole che pronuncerà e che sapranno, in ogni caso, di bestemmia, sul sagrato della chiesa, dove il padre e la madre hanno voluto rivolgergli l’ultimo saluto. Come troverà il coraggio di parlare? Farà attenzione alla sensibilità della gente che si accalca, tra mugugni e pianti, o si lascerà portare dall’istinto, da quello che detta il dio degli imprevisti e delle morti precoci? Il feretro gli ricorda una barca trascinata dalle onde, dalla folla che mormora, come la risacca. E’ questo il nodo del romanzo: scrivere è prendere il largo, col dubbio di giungere alla meta; affidarsi alla corrente, sperando che il trabiccolo di legno piallato s’avvii nella giusta direzione. Rimani a bocca aperta: sei ancora più certo che i dettami della scuola non ti servano a nulla. Ti senti come Fabio, nella bara in bilico sui flutti; pensi alle parole che diresti: se alla fine  cederesti alla paura del linciaggio, limitandoti alle solite frasi che non turbano nessuno, ma offendono la dignità di chi ti ascolta. Respira a fondo, lasciati portare: sei tu che ti misuri col destino, che accetti la sfida più difficile. Perché siamo qui? Per celebrare un morto? Per scusare Dio davanti alla fine ingiusta di un ragazzo? No, vogliamo solo guardare in faccia il caos che si accanisce, contro chi non può affrontarlo ad armi pari. Tocca forse a me fabbricare risposte che nessuno potrà dare? No: siamo riuniti per iniziare un viaggio, essere l’onda che spinge Fabio fuori dal gorgo dell’insensatezza, perché possa alzare la testa sulla linea grigia del nulla. Il racconto della vita comincia quando tutto è perduto, quando un male, uno sparo, un incidente, sembrano scrivere, per sempre, la parola fine. E’ solo allora che, nel buio, sei sorpreso da una musica capace d’incantarti, un violino che ti spezza il cuore e ci fa entrare, finalmente, l’altro. Grazie, Fabio, perché il tuo viaggio ci convince a partire insieme a te, sperando d’incontrarci con qualcuno.

24 pensieri su “80. Finalmente, l’altro

  1. – Il racconto della vita comincia quando tutto è perduto, quando un male, uno sparo, un incidente, sembrano scrivere, per sempre, la parola fine. E’ solo allora che, nel buio, sei sorpreso da una musica capace d’incantarti, un violino che ti spezza il cuore e ci fa entrare, finalmente, l’altro.

    Si deve morire a sé stessi, rinunciare al proprio io, a tutto l’egoismo e a tutto l’orgoglio, e recuperare la misura e l’umiltà, per iniziare seriamente il viaggio verso l’altro: un viaggio sicuramente entusiasmante e pieno di sorprese.

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  2. Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
    diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

    Le nostre tigri bevono latte.
    I nostri sparvieri vanno a piedi.
    I nostri squali affogano nell’acqua.
    I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.

    Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
    le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
    I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

    Ci fermiamo a metà della frase,
    senza scampo sorridenti.
    La nostra gente
    non sa parlarsi.

    Wislawa Szymborska

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  3. Di fronte alla morte, di un giovane poi, al dolore di una madre, di una fidanzata, di una vita che ha tradito le promesse non voglio sentire parole, o suoni, o rumori, o grida, non riesco a provare rabbia o pietà o dolore… di fronte alla morte voglio il grido silenzioso dell’assurdo in faccia al Dio delle promesse infrante, voglio bruciare di lacrime fino ad affogarne o scoprire, solo allora, di essere sull’onda che porta il cuore, finalmente aperto, all’incontro con qualcuno..

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  4. Chi inizia il racconto della vita? chi la racconterà? Quando stagioni s’aggiungono a stagioni non potrebbe accadere che si racconti a se stessi? Il dramma e il trauma attirano molti ascoltatori: amaro pubblico, ma numeroso; chi invece s’avvia a raggiungere per altre più lunghe strade la meta, forse ineluttabilmente a volte si sorprende a parlare da da solo, e a volte nemmeno se ne accorge

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  5. Mini divagazione. In questo drammatico capitolo che sembra metterci di fronte alla prova del fuoco più forte trovo una tessitura fitta e incalzante nella quel non può sfuggire un piccolo nodo su cui si inciampa sorridendo: “sei ancora più certo che i dettami della scuola non ti servano a nulla”. Quanto è vero Fabrizio. La vita non ci prepara alla morte, e la scuola non ci prepara alla vita, non abbastanza. Ma forse è meglio imparare insieme ai compagni di strada.

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  6. La vita è bella e preziosa ma estremamente fragile. Le perdite ci fanno versare lacrime, ci affliggono fino a lacerare i nostri cuori, ma nel profondo dolore ci rendiamo conto che sotto al nostro risentimento c’è un miscuglio di disperazione e speranza, un desiderio ardente d’amore, che può essere colmato solo quando finalmente l’altro si accorge di noi e noi lo lasciamo entrare.

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  7. A volte dal male può nascere un fiore,a volte dal dolore puoi scoprire l’ amore …quello vero ,quello che ti Salva!

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  8. Ognuno di noi ha un foglio bianco sul quale scrivere la propria storia,e quando leggi un foglio che non è il tuo hai finalmente scoperto l’ altro!

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  9. “come se, il mondo, potesse ritrovarsi solo nella letteratura, una porzione d’ordine nel caos…”
    Quando le parole fissano su di un foglio la vita, creano un ordine per chi scrive, è vero, ma lo scrittore avrà cura di creare anche un vuoto che sarà il lettore a dover riempire. Come di dice Calvino ne “Le città invisibili”: “Io parlo parlo – dice Marco – ma chi m’ascolta ritiene solo le parole che aspetta (…). Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”.

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  10. assecondi una musica che ti ha incantato, un violino che suona nella notte ed esorcizza la paura del buio.

    Tutti o quasi tutti abbiamo paura del buio o dell’ ignoto e solo quando ci prendiamo per mano troviamo il coraggio di affrontarlo, chi,invece, pensa di poter superare tutto da solo resta intrappolato nella fitta rete dell’ oscurità.

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  11. Mi domando perché”Fabio” “non ha voluto funerale”…forse,per lui il funerale voleva dire mettere la parola fine ad una vita che amava cosi tanto come il mare,forse per lui la sua vita non era arrivata alla fine ,ma era giunto all’inizio di un nuovo cammino,che non avrebbe percorso da solo ,anche se all’apparenza cosi poteva sembrare.

    In realtà quando una persona muore sembra che la parola fine sia scritta per la persona che è morta e per chi gli è stata accanto,in realtà è soltanto il principio di una nuova vita per entrambi…dal quale l’ amore non tramonta mai.

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  12. Sei convinto che gli appunti del tuo amico, pieni di scarabocchi e correzioni, siano l’unico motivo per continuare a vivere, per credere che, da qualche parte, esista ancora qualcosa che chiamiamo verità.

    Occorre avere un po’ di caos in sé per partorire una stella danzante.
    Friedrich Nietzsche

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  13. “Per questo hai deciso di fare lo scrittore” -ti nascondi ,almeno per un po’, nel un mondo migliore che puoi creare tu con la tua scrittura…almeno per un po’ puoi sognare…
    Dai,non è cosi male,sempre può essere peggio…
    Però si dice:di che cosa pensi,questoti succede; allora chi sa,tuo mondo può diventare la realtà!

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  14. “esista ancora qualcosa che chiamano la verità”
    ma io continuo dire,che la verità sempre esce fuori,prima o poi…

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  15. Tutto comincia fuori della porta, davanti al feretro dell’io, perché la messa non è finita e in pace saremo solo quando riusciremo a riempire le pagine di un romanzo in cui gli scarabocchi delle incertezze e le correzioni dell’amore ci porteranno a diventare figure che vogliono amare; non sarà dunque la rigidità delle regole che la scuola di scrittura suggerisce, ma la parola che diventa carne, a scrivere l’incipit di una bella storia di cui il lettore non riuscirà più a farne a meno, un romanzo di speranza che identifica nell’altro il proprio fratello, facendone il protagonista assoluto

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  16. A te

    comunicare
    il sogno di ogni uomo
    abbiamo bisogno della mano
    nella mano
    dello sguardo dolce e franco
    l’uomo non è stanco
    di parlare dal cuore
    di scendere
    nel gorgo delle immagini
    e prendere
    il filo
    che lo collega agli altri
    e a sè
    del filo che ci porta
    inevitabilmente
    a te.

    Fabrizio Centofanti

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  17. Di tutto il romanzo, sin qui, il capitolo più psicologico,dove dall’amore per la vita si passa a quello per la morte dal pessimismo di fronte al caos al conforto del suono di un violino che riporta la speranza e azzera la paura dalla delusione dei dettami della scuola alla sfida di imbarcarsi in un viaggio che attraverso il mare procelloso della vita possa farti approdare in un sito sicuro, ma non da solo.

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