84. Davanti al figlio

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Ti chiedi se non sia del tutto inutile continuare a perlustrare il blocco degli appunti. Lo guardi con una certa diffidenza, come se quella che era la tua Bibbia fosse adesso un libro indecifrabile, pieno di enigmi senza soluzione, a cominciare dal tuo amico che inseguiva l’impossibile, l’ennesima vittima dell’utopia. Un prete con domande difficili per te, giovane che sogna di essere scrittore, l’unica via per far conoscere al mondo le tue idee. Fatichi a girare le pagine, a ritrovare il punto. Pensi che il romanzo sia ricominciare sempre da capo nei dopopranzi assonnati, dopo aver perso il filo e dopo che la vita t’ha portato altrove, fra stati d’animo opposti e incompatibili: sedersi al computer, con lo schermo che ti fissa, diventa una tortura insopportabile, la giusta condanna per le tue aspirazioni esagerate. Vorresti buttare tutto all’aria: uscire e camminare a lungo sotto l’ultimo scampolo di azzurro, guardare la ragazza bionda con l’abito di tulle, seguire il cane zoppo che di certo s’è perso, pure lui, dietro a un sogno scaduto. E invece no, ti avvicini al quaderno come alla tua maledizione, sfogli le pagine zeppe di frecce e di cancellature, arrivi dove t’eri interrotto e, quasi contorcendoti, ti rassegni a leggere: Arturo Mutter, guarito dal tumore; Alberto, morto di cancro a quarantotto anni: perché? Ecco, ci mancava; un altro dei suoi interrogativi insostenibili. Che risposta avrà dato, nel romanzo? Ma è proprio vero che un libro debba dare risposte, al suo lettore? Non dovrebbe, piuttosto, far nascere il dubbio che la vita, così com’è, non vada bene, che la rivoluzione esploda solo immaginando un mondo nuovo, impedendo di adattarsi ottusamente a quello che abitiamo? Ecco: per la prima volta ti sembra di capire più a fondo il cuore del tuo amico, il suo ostinarsi a scrivere con gli occhi ogni giorno più pesanti, le dita più impacciate: remava contro, scardinando la griglia di luoghi comuni e pregiudizi di cui è prigioniera l’esistenza. Arturo e Alberto diventavano pretesti per sondare se nel caos si potesse rintracciare un filo d’oro, la traccia che conduce al luogo in cui le domande incrociano, forse, una risposta. Oppure non resta che una ricerca senza fine, il rifiuto di accettare il pacco che ti viene consegnato quando vieni al mondo, con l’avvertenza che, una volta aperto, non ti sarà permesso di cambiarlo. Lui non ci stava: ogni volta che sedeva al computer, davanti al golfo di Taormina e alla piazza verde di Pisa, pensava che il miracolo fosse proprio il privilegio di pensare, creando uno scenario liberato da imposizioni dall’alto e da lontano, e capire come, questo mondo, potesse sovrapporsi alle grida scomposte degli ubriachi, ai sospiri dei malati, al pianto della madre che non ha nulla da mettere davanti al figlio che chiede da mangiare.

27 pensieri su “84. Davanti al figlio

  1. Ogni storia, che sia la nostra o che si introduca nella nostra anche solo come cronaca, ogni libro letto, scritto da uno scrittore che ha un messaggio importante da comunicare, rimane nel nostro animo anche se non ce ne accorgiamo e, scrivendo, come in una seduta da uno psicoterapeuta o in una di ipnosi ciò che ci è rimasto dentro si riversa sulle righe bianche mischiandosi alle nostre intenzioni, alle nostre ispirazioni, al desiderio di trasporre le nostre emozioni più e condividere il messaggio nuovo che si è formato: il nostro. Così il tuo ricordo di monsignor Romero nell’omelia di ieri, mi riporta qui in altre riflessioni ed emozioni, altri angoli con cui leggere e capire, fino a cercare di cogliere l’insegnamento che nessuno scrittore di proposito inserisce nel suo romanzo quando scrive, ma che di fatto sono le sue vene e sangue sulle righe, perché un libro non deve dare risposte, ma far nascere il dubbio che la vita, così com’è, non vada bene, che la rivoluzione esploda solo immaginando un mondo nuovo, impedendo di adattarsi ottusamente a quello che abitiamo, come monsignor Romero, don Tonino, … perché “tutto è grazia” anche averne la coscienza solo sul letto di morte: andare in direzione ostinata e contraria.

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  2. Ma è proprio vero che un libro debba dare risposte, al suo lettore? Non dovrebbe, piuttosto, far nascere il dubbio che la vita, così com’è, non vada bene, che la rivoluzione esploda solo immaginando un mondo nuovo (…)?

    Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.
    Italo Calvino

    Sarà il lettore, con la sua sensibilità, a tracciare segmenti che uniscano le stelle, a disegnare la costellazione del proprio universo, quella che riuscirà a generare luce necessaria per vedere laddove il buio della notte nasconde ogni speranza

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  3. Arturo. Alberto. Perché?

    Domanda senza risposta perché miriadi sono le risposte e nessuna quella definitiva. Perché la fine così come il fine è un orizzonte che si sposta sempre oltre il punto di arrivo non solo del nostro pensiero ma, e soprattutto, del nostro agire. Perché la vita finisce, prima o poi, per tutti e non sappiamo quando, ma forse non è questo che conta perché a contare è che il pacco che ti viene consegnato alla nascita è un” vuoto a cercare”, uno scrigno segreto, un angolo di universo a cui mettere mano per lasciare una traccia, un segno, un filo d’oro intrecciato con altri fili che testimonino del nostro esserci per, che da una passione che qualcuno ha definito inutile, può nascere e nasce ancora vita, ancora bellezza, nel pensiero, nella mano che non si arrende.

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  4. Davvero un miracolo, una goccia di mistero scoprirsi a pensare e a capire il mondo nelle sue contraddizioni, riuscire a stemperare l’angoscia nel sogno di un mondo nuovo, riuscire a cercare una lama di luce nei dolori, nelle ingiustizie.La forza di pensare e raccontare una realtà liberata, giusta non si ritaglia una fuga momentanea da ciò che è, un po’ per tirare il fiato, ma per bisogno di sperare, di cercare un cammino frattale che si espande, nel sempre più piccolo, profondo, di sezionare le domande e rincorrere le risposte. Ma qualunque parola, qualunque libro non potrebbe che dare risposte finite, ferme, quel miracolo si esprime altrove, con l’altra lingua di quel filo luminoso.

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  5. “pensava che il miracolo fosse proprio il privilegio di pensare”

    …che, insieme al privilegio di cercare di essere migliori, realizza l’esistenza.

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  6. “remava contro, scardinando la griglia di luoghi comuni e pregiudizi di cui è prigioniera l’esistenza”

    ” quando si tende a fare
    le cose che fanno tutti gli altri, si diventa tutti gli altri.”

    Henry Charles Bukowski

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  7. Credo che a nessuno piacerebbe un libro che sapesse dare risposte chiare alle sue mille domande. Penso che il lettore non cerchi un si o un no ma piuttosto che abbia voglia di essere d’accordo o in disaccordo con le frasi di un romanzo, di staccarle dalle pagine per adeguarle alla propria vita reale.

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  8. Davanti “al pianto della madre che non ha nulla da mettere davanti al figlio che chiede da mangiare”, grido all’ingiustizia e mi viene una gran voglia di fare la rivoluzione.
    Al di là del “dubbio che la vita, così com’è, non vada bene”, mi resta la certezza e la consolazione che ancora esistono persone che hanno il coraggio di remare contro i “luoghi comuni e pregiudizi di cui è prigioniera l’esistenza” ed in grado di rintracciare ed indicarci “un filo d’oro, la traccia che conduce al luogo in cui le domande incrociano, forse, una risposta”, come un prete scrittore che, con la forza e la profondità delle sue parole, sta cercando di formare “un mondo nuovo impedendo di adattarsi ottusamente a quello che abitiamo”.

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  9. “Ecco: per la prima volta ti sembra di capire più a fondo il cuore del tuo amico”

    «A me stesso devo guardare come a un tronco/ (…) Ho compreso: bisogna ferirlo per fare posto all’innesto./ Ho compreso: bisogna ferirlo perché ne stilli la vita./ (…) Disse l’albero:/ non temere, se sto morendo/ la morte ha toccato solo la scorza./ Non temere di morire con me per rivivere. Il segno risanerà».

    Karol Wojtyla

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  10. “Oppure non resta che una ricerca senza fine, il rifiuto di accettare il pacco che ti viene consegnato quando vieni al mondo, con l’avvertenza che, una volta aperto, non ti sarà permesso di cambiarlo.”
    Anche se lo lasciassimo chiuso non ci sarebbe permesso di cambiarlo. Quindi, meglio aprirlo e provare ad amare tutto quello che contiene: gioie, sogni, speranze e, perché no, anche delusioni e disillusioni, chi ci ha amato e chi ci ha tradito, chi abbiamo amato e chi abbiamo tradito. E’ un pacco che si restituirà al mittente soltanto alla fine, quando avrà la leggerezza di una foglia d’autunno che, quieta, si stacca dall’albero senza rimpianti perché ha vissuto.

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  11. A volte può essere un libro ad aprirti gli occhi e a farti capire che la vita cosi com’è non va ,a volte sono le circostanze stesse della vita ,quelle che all’inizio sembrano non avere risposta ai tuoi perché?,che ti aprono gli occhi,altre volte ,invece, sono tutte e due le cose che ti permettono di capire che il mondo , va letto al contrario.E questo è il senso di una rivoluzione pacifica.

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  12. Di vite, alla nascita quando apri quel pacco regalo, potresti trovarvene due.
    Quella dei paradossi dell’umano degrado, dell’inedia, della malattia e quella del pensiero che trasforma le cose in un mondo sovrapposto pieno di speranza forse ancor più concreto. Allora scrivi, amico, della vita pensata, così che due vite diventino una: quella che tutti cerchiamo.

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  13. a volte viene difficile fare le cose
    per fare bene,devi mettere soltanto il cuore,con amore diventa tutto più facile. Devi comminciare capire tutto con cuore, e vedrai che tutto cambia, si migliora…

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  14. Davanti al figlio (che chiede da mangiare) venuto al mondo, e non da solo, come per magia. Cerca amore nel pacco regalo che il mondo gli offre come corredo, i più fortunati lo trovano, ad altri invece è stata negata la possibilità di respirare il cielo; qualcuno decide che non lo meritano perché forse è stato solo un incidente di percorso, o ancora peggio perché la donna ha diritto di scegliere, non ultimo il riconoscimento, anche quando la scelta è pilotata attraverso la fecondazione assistita. Anche in questo caso si cercano risposte nel pacco della vita o fra le righe di un romanzo, i dubbi e le domande sono tanti, anche in questo caso la coscienza e l’amore possono indicare il percorso da seguire .

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  15. “al pianto di una madre che non ha nulla da mettere davanti al figlio che chiede da mangiare”
    Nulla può rendere più triste una madre…. non dovrebbe mai succedere eppure ci siamo ridotti a questo: il nostro cuore sta diventando più duro di una pietra.
    Sento che in qualche modo è comunque un male che ci appartiene, non combattiamo per questo come si può sperare di avere un cuore; di amare un Dio che ha sacrificato il Suo sulla croce per noi!
    Quanto cammino ci aspetta ancora…..
    Siamo figli ma non fratelli, e Lui comunque ci perdona ancora.
    Ernestina.

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  16. Tutto ciò che è ” indecifrabile” o inspiegabile appare a volte come se fosse una “maledizione”,fino a quando non apri gli occhi e scopri che il tutto è una “benedizione”perché , non sei ,più cieco.

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  17. il blocco degli appunti, un taccuino di viaggio o piuttosto la mappa del viaggio ragionevole mentre potrebbe essere possibile partire al di là del possibile, oltre il ragionevole e quieto convivere che spesso è compromesso, mediazione e accettazione conveniente. Ma dopo aver contemplato le costellazioni si vorrebbe partire senza quegli appunti in cui tanto è già detto, forse tutto.
    Nel leggere queste righe mi sembra si sveli una tensione verso l’andare, il procedere mutando verso un itinerario che cerca il cambiamento futuro; il taccuino riporta alla stasi, alla riflessione, al posare nel presente.
    Invece chi scrive tende verso parole da combinare in infiniti significati non detti ancora, eppure necessari non solo a lui.
    Tutto nell’universo si muove, solo il presente ci vuol far credere che stare, accumulare, possedere, tenere in pugno, conservare sia virtuoso, in realtà solo nell’andare, nel disequilibrio e, appunto nella rottura del dubbio c’è vita.
    Davanti al figlio che chiede da mangiare, e non ce n’è, si apre la strada della ribellione o della morte che sconfigge; non si apre quella verso la stanza quieta del riposo.
    No, non penso che ci potrà mai salvare la contemplazione della bellezza, parametro consolatorio e troppo spesso soggettivo; forse ripongo più speranza nell’inquietudine, anche dolorosa, della ricerca.
    Un moto di rotazione e rivoluzione anche per noi.
    Follia per follia, sacrilegio per sacrilegio (e ne chiedo perdono a questa pagina trascendente) non posso non pensare all’Ariosto: la bella Angelica che fugge è una immagine di bellezza, ma illusoria e inafferrabile, che si donerà solo al povero; quanti dubbi di fronte alle nostre “eroiche” certezze da paladini del presente.

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  18. “…capire come,questo mondo,potesse sovrapporsi alle grida scomposte degli ubriachi,ai sospiri dei malati,al pianto della madre che non ha nulla da mettere davanti al figlio che chiede da mangiare”,-capire perchè uno sta bene e altro no?!
    Scrivere un libro come un grido:svegliate vi e guardate intorno,c’è la gente che ha bisogno di aiuto. Siamo tutti fratelli sulla stessa pianeta,come nella stessa casa,e dobbiamo aiutarsi. Soltanto insieme,aiutandosi,possiamo stare meglio. Egoismo non ti da la felicità!

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  19. “Ogni produzione di un artista potrebbe essere l’espressione di un’avventura della sua anima”

    William Maugham

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