4. Un nome

da qui

Quante volte hai percorso questa strada? Ti sembra di toccare con mano l’atmosfera umida dei pomeriggi di novembre, quando sfioravi gli alberi spogli e tutto ti attraeva: i passanti intabarrati, una finestra aperta da cui scorgevi l’interno di una casa, l’edicola centrale, da cui occhieggiavano donne senza veli. A sinistra, Viale Pasteur sfociava in Viale America, dov’eri investito dal profumo leggendario della pizza di Vito: era lì che tuo padre prendeva, la domenica, il pollo e le patate. Comprendi adesso quanto fosse importante il rito famigliare: lui non c’è più; tua madre suda sette camice per metterti davanti i bastoncini di pesce e la verdura, se la visiti nel fine settimana. Il mondo è una palla di fuoco scagliata dalla bocca del cannone: rallenta, si raffredda, finché è un mucchio di cenere che calpesti senza rendertene conto. Allora si diceva da Vito, oggi è soltanto, tristemente, la Birreria Spaten: ci sei tornato in compagnia di un amico giornalista, come un reduce di guerra. Il gestore ricordava tutto. Gli hai detto che ti saresti fatto vivo, ma sapevi di mentire: certe schegge di tempo sono nuvole in transito, è un errore volerle trattenere. Più in là c’è la Piscina delle Rose: ti sembra che la siepe sia rimasta la stessa; sicuramente i cedri, che svettano come angeli di un passato che riappare, col fascino nobile dei sempreverdi. E’ qui che hai consumato l’esperienza effimera del canottaggio; una delle tante avventure cominciate e lasciate dopo poco, come se gli sport fossero labbra baciate per un attimo e poi dimenticate. O forse no, perché girando l’angolo entravi nel tuo regno: il prato del laghetto in cui danzavi con movenze felpate, dribblando e appoggiando la palla, di piatto, fra le palme mezzo spelacchiate. La prima cosa fatta bene, in vita tua: l’amavi tanto che le forze dell’ordine venute per cacciarvi non riuscivano a distoglierti; rispuntavate presto, come funghi dopo l’acquazzone. La poesia, all’inizio, è stata il calcio: mosse leggere e imprevedibili come versi d’amore, lanci lunghi come baci alla nuova innamorata, grida incontenibili e selvagge per il gol di rapina, che stende l’avversario. Valeva la pena galoppare per ore con la pioggia, nel gelo di dicembre, anche quando i genitori, preoccupati, sbucavano dal nulla per sgridarvi. L’amore l’hai scoperto qui: sull’erba dalle chiazze chiare, tormentata dai tacchetti consumati di scarpini a fasce bianche. Un amore di polvere e sudore, coi polmoni gravidi di umidità seducente e misteriosa, che toglieva il fiato e lasciava presagire qualcosa a cui non avresti saputo, ancora, dare un nome.

24 pensieri su “4. Un nome

  1. M&C

    Dare un nome alle cose, alle persone ed a tutto ciò che succede è una cosa da grandi, perché vuole dire coglierne l’essenza ed acquisire la facoltà di dominarle, di gestirle, e designa quindi una responsabilità nei loro e nei propri confronti, nonché delle scelte ben definite.
    È come mettere ordine ad un mondo caotico e dinamico attraverso la capacità di separare e distinguere.
    Quando si è giovani, sono poche le cose che riusciamo a classificare con esattezza, perlopiù è l’istinto che prevale sull’intelletto, la fretta sulla capacità di essere pazienti: anche riconoscere il vero amore è difficile.
    Da grandi ancora si fa spesso fatica, ma l’esperienza maturata, con gli errori commessi e le soddisfazioni ricevute, aiutano ad essere più consapevoli e più lungimiranti, responsabili.
    Sicuramente, non si finisce mai di imparare dalla vita e non si finisce mai di scoprire l’amore.

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  2. ema

    Difficile dare un nome ad un’emozione ma forse questo costituisce un vantaggio.
    Quando i confini dell’ amore sono invisibili, nessuno può cancellarli … diventano inviolabili.

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  3. Raf

    Ogni nome racchiude in se un proprio significato e una propria caratteristica ,tutto stà nel volerla scoprire… solo quando si comprende a pieno il senso delle cose si può dare un nome, in caso contrario tutto il resto può rimanere nell’anonimato pur lasciando delle emozioni dentro il proprio animo.

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  4. Barbara

    “Gli hai detto che ti saresti fatto vivo, ma sapevi di mentire: certe schegge di tempo sono nuvole in transito, è un errore volerle trattenere.”
    Sono tanti gli spunti di questa bella pagina. Mi limito però a questa frase perché per me – e non so perché, ma non credo sia necessario sapere sempre tutto 🙂 – ha la stessa dolce malinconia di certe sere di fine estate, della luce radente, del “ma chissà che fine avrà fatto” rivolto a qualcuno che non vediamo più da tanto tempo e che senza un motivo apparente torna in mente. E magari ci prende il desiderio di rivedere quella persona e al tempo stesso la paura che questo accada.
    Sì, perché ci sono ricordi che non andrebbero disturbati, sono tasselli che hanno trovato il loro posto in quel mosaico che ciascuno di noi è. E il loro senso è lì, in quel tutto in cui si dissolvono e che trascende il compiersi del momento, la fine, la cui consapevolezza sarebbe per noi angoscia intollerabile.

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  5. bioraffaella

    Quante volte hai percorso questa strada?
    Ripercorrere le strade in cui si è vissuto è un po’,come andare indietro nel tempo e vivere nel passato con nostalgia i momenti più belli e più significativi della nostra vita.

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  6. bioraffaella

    La poesia, all’inizio, è stata il calcio

    È poesia tutto ciò che amiamo e che ci fa sognare.
    La vita è poesia se solo imparassimo a viverla,impareremmo anche a leggerla,e solo quando le cose ti stanno sfuggendo di mano capisci ,quanto importante è viverla come se ogni cosa fosse una meravigliosa ” poesia”.

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  7. pmartucci

    Se cambiano e sfuggono le cose, gli ambienti, noi stessi, quei cedri, sempre loro, sono gli occhi che hanno visto vivere là sotto, passare generazioni, crescere sogni, sudore e polvere. Sono là, un po’ ancora, angeli che vegliano sui ricordi.

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  8. agnese

    “il rito famigliare”
    si,ricordo anche io.Durante la settimana,con famiglia intera si incontravamo raramente,genitori faccievano i turni per gestire noi e tutto altro,ma la domenica, era il giorno “santo”: la mattina tutti insieme andavamo in chiesa,poi genitari preparavano pranzo,dopo pranzo mamma si metteva a riposare,papà o guardava la TV o leggeva,io e mio fratello o guardavamo la TV o combinavamo guai;poi mamma si alzava e tutti insieme andavamo fare una passaggiata. Cosi era quando capitava una domenica “normale”,di solito,come ricordo io,c’era sempre invasione di ospiti a casa nostra,specialmente in giorni di feste,secondo me potevano proprio togliere la porta,tanto era sempre aperta per far entrare la gente.

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  9. agnese

    “ti sembra ch la siepe sia rimasta la stessa….”
    come l’albero di castagno davanti casa di miei nonni,è cresciuto insieme con noi.
    Quanti piccoli dettagli circondano ogni uno di noi,che spesso non si rendiamo conto, poi,vedendo una piccola cosa,ritornano ricordi…

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  10. agnese

    Don Fabrizio,mi piace questo libro,mi fai ricordare miei bel’momenti quali ormai avevo dimenticato,mi fai ritornare sorriso…Tutti problemi nella vita hanno schiacciatoricordi belli.
    Se mi permetti don,continuo a scrivere miei ricordi,è più forte di me (tanto io già da piccola ero insopportabile)

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  11. marco1963

    Tornare a ciò che era, che bello: ti fa capire quanto sei cresciuto e come per te siano state importanti quelle cose.

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  12. robysda

    di polvere e sudore, coi polmoni gravidi di umidità seducente e misteriosa, che toglieva il fiato e lasciava presagire qualcosa a cui non avresti saputo, ancora, dare un nome.

    Potremmo dire anche un amore di sangue e miele, il gioco di squadra che non ha paura di condividere l’azione, dove il gol è il risultato cercato da una comunità che si mette in gioco, si sporca con il fango del campo, suda e cade e continua il gioco, per raggiungere, tutta insieme, quel fine di giustizia che si prepone nel momento in cui scende in campo, consapevole che a fine partita la stanchezza e qualche ferita saranno la riprova di un impegno tutt’altro che facile, ma che non può e non vuole lasciare nulla di intentato…anche quando “ le forze dell’ordine venute per cacciarvi non riuscivano a distoglierti; rispuntavate presto, come funghi dopo l’acquazzone”

    un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…

    Grazie a Mariaserena che ha proposto altri versi di questa bellissima canzone d De Gregori

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  13. robysda

    Nomen Omen, un nome un destino, quando il nome diventa un varco per andare lontano e oltre, per inseguire e raggiungere “il cuore del cuore”, posto in cui trovare la carezza che salva, la stella del coraggio, il ponte che conduce e unisce alla verità; l’abbraccio ruvido della sofferenza che si trasforma in dono quando incontra il volto dell’amore.

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  14. gum

    All’inizio fu subito poesia, prima quella spontanea, non scritta, intrisa del sudore dei bambini dopo una partita, quella del pranzo della Domenica, delle prime pulsioni, dell’amore che hai dentro per tutto e per tutti del vento dispettoso di novembre e del profumo dell’umidità, poi quella ispirata dalla malinconia dei giorni del dolore e della delusione respirando la polvere della nostalgia sempre con te piu’ che mai compagna sincera dell’eta matura.

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  15. Ernesta Scappaticci

    ” L’amore l’hai scoperto qui”
    L’amore l’ho riscoperto qui, tra le righe dello scrittore che ricorda e nei nostri commenti che ritrovo veri e vivaci: come ,quando dai un calcio al pallone, tutto sudato e felice di vivere la tua avventura di giovane ragazzo.

    ” Dai papà, racconta”: ci hai fatto entrare in questa bella dimensione!
    Grazie di essere così imprevedibile.

    Questa sera vado a letto e forse dopo tanto sognerò.

    Ernestina.

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