5. Bistecche

da qui

Lo spazio è vita, è il luogo dove prendi forma ed entri in contatto con la gente e con le cose; ma rischia di chiudersi in una morsa senza scampo, specialmente su di te, bambino introverso e sognatore che preferisce stare in casa a organizzare partite di calcio coi soldatini della Airfix. T’infili sotto il tavolo di marmo dell’ingresso e resti lì per ore, mentre i compagni fanno danni in qualche parte del mondo. Meglio uscire, salire per Via della Fisica, una delle più strette in assoluto, affondata tra palazzi biancastri, pieni di scritte a ghirigori che non sai a quale lingua attribuire. Piazza Francesco Vivona si deposita negli occhi come una macchia incerta di uffici, negozi e vigili del Fuoco. A destra c’è Via dell’Elettronica, con la scuola elementare che occupa l’inizio della strada. Dal cancello, vedi gli otto scalini che hai salito e sceso per quattro lunghi anni. Qui dentro eri costretto ad affrontare la realtà: la maestra Battistoni, la puntigliosità scostante di Aldo Bises, la sicurezza gelida di Boemi e Fioravanti; ma eri incuriosito dalla faccia tonda di Marcello Masserotti e Nazareno Pietroni, dalla penna a inchiostro di Vincenzo Cerere, dagli occhi a palla di Domenico Bucciero. Ti perdi nei ricordi, che sono fatti apposta, residui di zucchero affondati nel gorgo del caffè pomeridiano. La Persighetti, per esempio, con gli occhi verde smeraldo e le lentiggini. Non capisci ancora niente della vita e delle donne; o forse hai intuito che la persona andrebbe rispettata, é un universo da scoprire a poco a poco, al di là dello sguardo malizioso, delle labbra che si schiudono sfacciatamente, per provocarti, ovvio, ma tu, bambino scemo, non ti accorgi di nulla. A te tocca D’Autilia dalle narici larghe, che vuole esserti amico a tutti i costi e t’insegue dappertutto, mentre sogni ad occhi aperti e già ti vedi sotto il tavolo di marmo a tessere ragnatele di passaggi; dal salotto buono arriva la musica di Luglio, col bene che ti voglio, che piace tanto a tua madre, e in fondo pure a te. Ma pensi, soprattutto, a quando ti sfilerai il maglione e comincerai a volare sul campo del laghetto, con passi impeccabili da ballerino russo: speri che la Persighetti passi lì per caso, che si fermi e ti guardi incantata, che non ti squadri piú con l’aria sprezzante di chi pensa: questo non ha capito un accidente, è un bambino, ne deve mangiare di bistecche.

20 pensieri su “5. Bistecche

  1. bioraffaella

    Ti perdi nei ricordi, che sono fatti apposta, residui di zucchero affondati nel gorgo del caffè pomeridiano….

    Quei ricordi di zucchero ,sono i ricordi che addolciscono il sapore a volte amaro della vita.

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  2. ema

    “questo non ha capito un accidente, è un bambino, ne deve mangiare di bistecche.”

    Dentro di noi è custodita ogni possibilità, con o senza bistecche, basta aprire il cuore.

    “La maturità è un’invenzione dell’uomo che non può ammettere di non essere migliorato. “
    Andrea G. Pinketts, Lazzaro, vieni fuori, 1992

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  3. RossellaT

    Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente; e questa pozza, il mare.

    Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno.

    Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione. Non aveva abitudini.
    Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli,
    e non faceva facce da fotografo.

    Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande. Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
    La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
    Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
    C’é veramente il male e gente veramente cattiva? Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?

    Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.

    Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. ed é ancora cosí.
    Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí. A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’é ancora oggi. Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

    Quando il bambino era bambino,
    lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia. E ancora continua a vibrare.

    Peter Handke

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  4. M&C

    – questo non ha capito un accidente, è un bambino, ne deve mangiare di bistecche.

    È un atteggiamento molto frequente, di poca sensibilità, di quando non riusciamo a capire la persona che abbiamo di fronte e, per difesa e superficialità, invece di ammettere i nostri limiti, siamo subito pronti a giudicare e ad attribuire all’altro, bambino o adulto che sia, colpe e mancanze che in realtà sono le nostre.
    Qui ci può aiutare solo un po’ di umiltà e di capacità di guardare l’altro negli occhi, con il desiderio di conoscerlo meglio, per scoprire quanto in profondità siamo simili: ma ci vuole coraggio, troppe bistecche siamo noi, in realtà, a dover mangiare per arrivare a crescere fino ad arrivare a questo punto!

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  5. gum

    Era gia’ l’era delle bistecche? Invece una volta dicevano ” hai voglia a mangiar pagnotte”.
    Fa poca differenza quando il senso e’ che nonostante proteine o carboidrati quando cresci nell’ingenuita’ a far tue le malizie del mondo sarai sempre in ritardo.
    Per molti la strada e’ stata la scuola migliore mentre tu che hai passato l’infanzia a giocare da solo tra le zampe del tavolo e le gambe di mamma hai dovuto studiare parecchio.
    Amavi gli amici di classe come fratelli, solidale nel suggerire risposte ai peggiori somari, beccandoti note di comportamento pur di difenderli.
    Come hai fatto a campare fin qui senza armi affilate facendoti largo in uno spazio gia’ tanto occupato?
    Gia’ sentivi che il tuo spazio era un altro, in un luogo diverso, dove un posto per gli altri si sarebbe senz’altro trovato?

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  6. RossellaT

    I ricordi spesso sono memoria di spazi che hanno contenuto eventi della nostra vita, a volte è un luogo particolare ad aprire un scorcio sul nostro passato. La casa, il quartiere, la strada dei giochi, la scuola, sono tutti luoghi d’incontro nei quali si forma la nostra identità e la comunità. Spazio e anima di chi lo abita sono collegati tra loro e così lo spazio più bello può diventare il più brutto se c’è chi ci mette a disagio.

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  7. robysda

    Non sarà certo una bistecca in più o magari una sigaretta arrogante, piuttosto che un abito trendy a dare giusta luce al cuore, è troppo nel profondo perché venga sfiorato da un soffio di vento; può sembrare distratto quando si incanta davanti alla luna, ma i suoi occhi sono quelli che parlano quando le parole sono finite

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  8. ema

    “Ma pensi, soprattutto, a quando ti sfilerai il maglione e comincerai a volare sul campo del laghetto”
    Sara’ la vita a far nascere la poesia oppure e’ la poesia a modificare il corso di una vita? In ogni caso l’importante e’ volare.

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  9. agnese

    Ricordo come una volta a scuola elementare un ragazzo mi aveva baciata.Sono andata subito da mio fratello dicendo:tu lo devi menare perchè lui mi aveva baciata! E mio fratello andato,non so che cosa ha fatto,perchè non voleva che vado con lui,però ragazzo non mi si avvicinato più,neanche altri.

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  10. agnese

    Miei genitori dicevano sempre:bambino non si deve sentire,ma si deve vedere. Infatti quando noi (io e mio fratello) non si vedeva e non si sentiva,andavano subito a cercare. In questi casi,di solito stavamo seduti sotto tavolo. Avevamo una passione-cercavamo di capire come è stato costruito ogni giocattolo; smontavamo tutto fino al ultimo pezzo,però non sempre (quasi mai) riuscivamo a rimontare.
    Non siamo diventati costruttori ne ingegneri,ma siamo capaci di aggiustare tante cose. Serviva l’esperienza da bambino? Forse,non lo so

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  11. agnese

    ***
    -Papà,papà,che cos’è il cervello?
    -Zitto! Ho altro per la testa…

    ***
    -Papà,eri bravo a scuola?
    -Bravissimo,ero un fuori classe!

    ***
    La zia rimprovera la nipotina per aver detto una bugia:
    -Io da piccola non dicevo mai bugie!
    -E a che età hai cominciato,zietta?

    ***
    Alessandro alla maestra:
    -Signora maestra,si può punire qualcuno per una cosa che non ha fatto?
    -Certamente no!
    -Beh,allora…non ho fatto i compiti!

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  12. robysda

    Il particolare che da ragazzi non piace,o non è accettato sarà meglio compreso e ben interpretato qualche anno dopo, quando sarà il dettaglio che ci renderà unici, consapevoli che ognuno è speciale così com’è.

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  13. Barbara

    “… che non ti squadri piú con l’aria sprezzante di chi pensa: questo non ha capito un accidente, è un bambino, ne deve mangiare di bistecche.”
    Si dice che saranno i tradimenti, gli abbandoni, le incomprensioni a definire in modo sempre più netto la nostra identità, un po’ come modellarci passando attraverso l’affettatrice, come se la vita potesse procedere soltanto per sottrazione e non per accumulazione. Togli e togli alla fine resterà l’essenza, ma quando ci volteremo indietro non potremo non provare rimpianto e tenerezza per quanto è rimasto sul campo.

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