Archivio mensile:novembre 2012

1. Cosa ho capito della vita

da qui

C’è un momento, nella vita, in cui ti sembra di afferrarne l’essenziale. Magari non è vero: l’esperienza accumulata può ridursi a una catasta di macerie fatiscenti, residui tossici da cui sarebbe meglio liberarsi, piuttosto che chiavi per aprire un mondo nuovo. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.20: La storia della filosofia per tutti (quasi). Leone Parasporo, “Il professor Beta e la filosofia. Un rendiconto semiserio”

La storia della filosofia per tutti (quasi). Leone Parasporo, Il professor Beta e la filosofia. Un rendiconto semiserio, Firenze, Clinamen, 2012

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di Giuseppe Panella*

Forse Leone Parasporo (ma tutti, in realtà, forse intimoriti da questo nome un po’ papale lo chiamano Elio) non lo ha letto ma il precedente di questo manualetto sotto forma di dialoghi socratici è un bizzarro libro di Witold Gombrowicz, Corso di filosofia in sei ore e un quarto[1], dove in poche battute filosofi fondamentali e problemi epocali si susseguono senza essere ovviamente né spiegati totalmente né compiutamente risolti ma sempre con il risultato di essere adattati agli umori del momento e alle necessità dell’epoca presente.

Come Gombrowicz, Parasporo rifiuta di essere troppo generico o divulgativo e affronta spesso i nodi teoretici che gli si presentano con baldanza e humour che altri destinerebbero a cause letterarie meno complesse e meno complicate. Il suo professor Beta è apparentato più al Professeur Y dei famosi Colloques di Louis-Ferdinand Céline che al personaggio del cartone animato South Park[2] che fa capolino nell’ultima pagina del libro, perplesso e con gli occhi spalancati, mentre si dice che stia spiegando alla classe il concetto di emanazione di Plotino.

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Dreamlessly

Charles Bukowski

Dreamlessly

old grey-haired waitresses
in cafes at night
have given it up,
and as i walk down sidewalks of
light and look into windows
of nursing homes
I can see that it is no longer
with them.
I see people sitting on park benches
and i can see by the way they
sit and look
that it is gone. Continua a leggere

Gaza: intervista a Leila Shahid, ambasciatrice ed esponente dell’Autorità Palestina. Una mail della cooperante italiana Rosa Schiano

Grazie a Leïla Shahid e a Rosa Schiano, le cui parole ci permettono di comprendere meglio il conflitto in atto

*

Leïla Shahid, l’esercito israeliano ha mobilitato 75.000 riservisti . I mezzi blindati  avanzano lentamente. Credete possibile un conflitto di terra ?

– Si, penso che la situazione sia assolutamente tragica, tutto questo  è stato già vissuto, circa 4 anni  fa, dalla popolazione di Gaza, è praticamente una guerra annunciata.  Trovo indecente che si manifesti stupore  di fronte al riacutizzarsi della situazione perchè, dall’offensiva del 2008/2009, niente è cambiato a Gaza. La popolazione, che  subisce un’occupazione che dura ormai da 45 anni, non può più continuare a vivere  nell’umiliazione costante  e a sopportare  le promesse non mantenute della comunità internazionale, Unione Europea inclusa.

Penso però che quest’ultima pensata di Netanyahu abbia  connotazioni più che altro elettoralistiche. Non si fa scrupolo di farne pagare il prezzo alla popolazione israeliana , terrorizzata dall’essere bersaglio dei missili sparati da Gaza tanto quanto, se non di più, è terrorizzata la popolazione palestinese. Continua a leggere

Il mio paese, di Eliana Petrizzi

Vivo al centro di una valle vicina a città, stazioni ed autostrade, famosa per i carciofi e la cipolla ramata. Di lavoro ce n’è poco. I maschi si sposano giovani, le femmine vanno in palestra un mese prima di sposarsi. Dopo il matrimonio, ingrassano, sfornano figli come giumente, e a trent’anni ne dimostrano cinquanta. A mezzogiorno, sulle panchine davanti al Comune, i corpi dei vecchi assumono la posizione dei morti che si vedono al telegiornale dopo una strage. Al bar, mirabile accordo tra le persone ai tavoli e le canzoni alla radio: non conosco né le une né le altre.
Incontro per caso la bambina con cui giocavo da piccola nel giardino sotto casa: mi guarda come se non mi avesse mai incontrata prima.
In compenso, l’aria è buona; buoni la carne, il vino, la frutta, il pane. Il tempo è lento, i passaggi a livello si chiudono con largo anticipo e si riaprono con comodo, e nell’attesa non ci sono motori accesi, ma lucertole che riposano, cicale che brillano.
Spengo le azioni e me ne vado in giro. Continua a leggere

“CELESTE E GALILEO”: INTERVISTA A MARCELLO LAZZERINI

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Celeste e Galileo è uno spettacolo teatrale scritto da Marcello Lazzerini, giornalista e scrittore fiorentino, che ripercorre in forma drammatica le linee dell’omonimo libro che ne è stata la prima espressione, edito da Romano Editore nel 2010.

Messo in scena dalla Compagnia delle Seggiole, ha riscosso successo anche a livello internazionale, e recentemente è andato in scena a Firenze nella splendida Villa il Gioiello, ultima dimora di Galileo Galilei, a due passi dal Convento di San Matteo, in cui vissero Suor Celeste e Suor Arcangela, le sue due figlie monache, con una delle quali in particolare, Celeste appunto, lo scienziato sviluppò un rapporto di particolare confidenza e una commovente corrispondenza epistolare.

In questa intervista che l’autore mi ha gentilmente concesso ripercorriamo le tracce di questa esperienza umana e teatrale. Continua a leggere

LA NINFA INCOSTANTE, di Guillermo Cabrera Infante

di Massimo Maugeri

Minimum fax ha pubblicato di recente LA NINFA INCOSTANTE, romanzo dello scrittore cubano Guillermo Cabrera Infante (traduzione di Gordiano Lupi, postfazione di Mario Vargas Llosa, pagg. 267, euro 15). Si tratta di un romanzo postumo incentrato sulla figura del personaggio Estela Morris, la conturbante ninfa del titolo: una ragazza di sedici anni che il protagonista – alter ego dell’autore – incontra sulla calle 23 dell’Avana. Nasce una relazione che dura solo un’estate, ma rimarrà per sempre nel ricordo del protagonista. Un brano del libro è disponibile sul sito di minimum fax. Ne parliamo con il traduttore, Gordiano Lupi.

– Gordiano, a tuo avviso, quali sono gli elementi caratterizzanti della poetica di Cabrera Infante?

Far parlare me di Cabrera Infante è come invitare un pescatore a parlare di pesce. Ho scritto un libro (inedito) su di lui, dove narro la sua vita attraverso le sue opere, ma non troverò mai un editore disposto a crederci. A parte me stesso. Qui al massimo può avere mercato la biografia di Totti. “La letteratura di Guillermo Cabrera Infante è un gioco costante tra fiction e realtà, un gioco soggetto al ritmo inevitabile e spontaneo che impone la musica e l’amore della notte avanera”, scrive Rosa M. Pereda. Credo che in parte sia vero. La sua poetica è fatta di nostalgia di un esule per la sua terra, ma anche di amore per la terra che l’ha accolto. Invito a leggere Il libro delle città, edito da Il Saggiatore, dove descrive Bruxelles, Madrid e Londra in termini entusiastici, tre metropoli che l’hanno visto esule dopo la fuga dall’Avana. James Joyce, Raymond Queneau e Franz Kafka sono i suoi principali punti di riferimento.
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Vivalascuola. Insegnare Filosofia oggi

Una settimana tranquilla” di cui riferiamo più avanti nelle notizie della settimana scolastica. Ne approfittiamo per proporre una puntata di vivalascuola più volte rimandata per dare conto della mobilitazione della scuola “non solo contro le 24 ore, ma perché la scuola viva“.

«“Dobbiamo fare la stessa cosa che faceva Protagora: convincere i giovani che studiando la filosofia “si diventa ogni giorno migliori”. Ma oggi, chi ti crede più?… i giovani ateniesi sapevano che Protagora non bluffava e che li avrebbe guidati per davvero verso il successo e il potere. Ma questi, guardali: che possono aspettarsi da noi? Niente… insegnare la filosofia, oggi, significa farsi complici del Grande Inganno…”». Da queste affermazioni di Leone Parasporo in Il professor Beta e la filosofia recensito da Giuseppe Panella ha preso le mosse questa puntata di vivalascuola, che prosegue con domande di Bruno Milone e interventi di Nicola Fanizza, Guido Panseri, Alessandra Paganardi e Katia Tomarchio sull’insegnamento della filosofia oggi. Conclude un testo di Franco Toscani su cosa ha da dire la filosofia oggi “in tempo di privazione“. Continua a leggere

Elsa Fornero ammette il Golpe Finanziario. Ora si apra un fascicolo d’inchiesta

DA MEGACHIP

di Paolo Barnard – Paolo Barnard info

Voi milioni di italiani pestati a mazzate dalla riforma delle pensioni di Elsa Fornero, voi esodati, voi che avete subito, che sempre subite, voi senza voce, e voi giovani che non avete lavoro perché gli anziani sono oggi incatenati a lavorare dalle decisioni di questa lugubre sicaria dell’Economicidio italiano, voi…

Perché vi hanno fatto tutto questo? Cosa vi hanno detto? Vi hanno detto che era nell’interesse del Paese, che risparmiare attraverso i vostri sacrifici era la via dura, ma virtuosa, per ridare speranza all’Italia, che per voi ultra sessantenni significa i vostri figli, vero? Vi hanno detto questo, e voi, che a 17 anni vi riboccaste le maniche per tirarla su quest’Italia che viaggiava in 600 e aveva una sola tv in bianco e nero per condomino, anche questa volta lo farete, stringerete i denti, perché “è per i nostri figli”. Continua a leggere

Una politica euro-mediterranea – di Tonino Perna

Da il manifesto

16/11/2012
Le manifestazioni congiunte nel sud Europa ci insegnano che nessuno si salva da solo. I movimenti che si oppongono al neoliberismo devono affrontare seriamente la «questione mediterranea»
Non tutti i giorni sono uguali, ce ne sono alcuni speciali che vengono ricordati perché hanno segnato il percorso della storia, hanno mutato qualitativamente lo scorrere del tempo. Il 14 novembre è una data spartiacque che, a mio avviso, verrà ricordata come un passaggio di fase, quella che in geometria analitica si chiama “punto di flesso”. Continua a leggere

Bluebird

 

Charles Bukowski

 

Here’s a bluebird in my heart that
wants to get out
but I’m too tough for him,
I say, stay in there, I’m not going
to let anybody see
you.
there’s a bluebird in my heart that
wants to get out
but I pour whiskey on him and inhale
cigarette smoke
and the whores and the bartenders
and the grocery clerks
never know that
he’s
in there. Continua a leggere

Quel che resta del sacro

di Vito Mancuso

A chi prega ogni giorno «Padre nostro che sei nei cieli» non fa probabilmente piacere veder qualificata la propria fede come «la religione dal cielo vuoto», secondo quanto recita il sottotitolo dell’ultimo libro di Umberto Galimberti appena uscito da Feltrinelli.
Consapevole dell’affondo, l’autore avverte di non aver voluto essere «provocatorio e nemmeno offensivo», ma non per questo rinuncia a ribadire: «E tuttavia il cielo del cristianesimo è vuoto». Continua a leggere

86. Harmaghedòn

da qui

Ti sei convinto che i romanzi si scrivano da soli: davanti al golfo di Taormina che ammicca dalla parete opposta, la Piazza dei Miracoli, i girasoli di Van Gogh, le dita cominciano a battere sui tasti, inseguono qualcosa, un’immagine, un ricordo, la litoranea avvolta nella nebbia, le stelle sempre nuove, perché ogni notte c’è un dettaglio che sorprende: Antares è un po’ più alta e fatichi a ritrovare, a sud ovest di Orione, il bagliore azzurro di Achernar. Ma che t’importa delle stelle e del lentisco? Tra la vita e la morte stai pensando al tuo biglietto rosa, al cuore del mio cuore, e solo adesso capisci che è lì la soluzione, nell’assedio di un amore che t’insegue sin dal primo vagito e da cui hai tentato sempre di fuggire: mettendoti al riparo della tonaca, tuffandoti nel sapore acre delle Ceres o negli occhi di una donna che abbagliavano la notte, come fari. I medici continuano a parlare, convinti che tu non senta nulla: commentano la morte del tuo segretario personale, avvelenato vicino alla baracca. La notizia ti addolora e intenerisce: non è mai riuscito a comprenderti del tutto, ma è rimasto al tuo fianco, oppresso dalle accuse e le minacce che ogni giorno  lo investivano a causa delle scelte imprevedibili. La storia miete vittime innocenti: il racconto è costretto ad annotare drammi che ti scuotono dentro, ma tu non puoi reagire, nemmeno con smorfie impercettibili; solo una mezza lacrima scende lentamente sulla guancia, e mobilita medici e infermieri: piange! presto, elettroencefalogramma ed elettrocardiogramma! Corrono, si affannano, per una goccia di liquido salato. Ti chiedi dove sia, perché non venga, quando, nel vano della porta, vedi la linea del suo viso ovale, gli occhi da cerbiatto; è un’immagine che non metti a fuoco né puoi trasformare nelle righe nere e bianche dello schermo, come se il romanzo registrasse tutto, tranne ciò che conta; come se la storia si svolgesse intorno a un vuoto, perché il nucleo della trama non ha peso né odore né sapore, è qualcosa da salvare ma che non può essere raggiunto né afferrato. Pensi al titolo schiacciato in cima al blocco per note, sdoppiato in una frase-sigla, scelta nel momento in cui temevi che l’impaccio delle dita fosse il sintomo di una malattia mortale; le due cose procedevano insieme, la salvezza e la condanna, perché scrivere è questo: ogni moto dell’anima diventa lettera, virgola, parentesi sullo schermo bianco, ed è come se morisse nella rigidità invincibile del testo; e, d’altra parte, solo l’inerzia dello scritto può salvare l’esperienza dall’agitazione effimera e insensata, destinata a perdersi nel nulla. Ora che il viso di Flaminia appare nel vano della porta, ti sembra di capire che c’è un punto in cui salvezza e condanna si giocano la partita decisiva, che il maestro dell’Apocalisse chiamava Harmaghedòn, dove il problema non è come la storia si concluda, ma capire cosa si nasconda nel tassello vuoto che il romanzo non potrà riempire; il nodo cruciale è verificare se l’anima si salvi, o non resti che lo strascico di un male che impedisce alla scrittura, e alla vita, di continuare a esistere.

Presentazione di “Sentieri di notte” a Firenze

Giovanni Agnoloni – Sentieri di Notte

(Galaad Edizioni 2012, Collana Larix, pagine 230, euro 12)

Presentazione alla BiblioteCaNova Isolotto

sabato 17 novembre alle ore 17

Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni), segna l’esordio narrativo dell’autore fiorentino, già autore di saggi su J.R.R. Tolkien e traduttore. Siamo di fronte a un romanzo fantascientifico dalle tinte gialle, denso e carico di significati profondi.

Un romanzo viscerale, figlio della poetica del Connettivismo, avanguardia italiana le cui origini affondano nel Cyberpunk americano, ma anche nel Crepuscolarismo e nel Futurismo. Una storia frutto di una lunga e seria ricerca spirituale condotta dall’autore, che mira al ritorno alla Fonte, a una fusione con la radice dell’Essere. Un viaggio viscerale tra l’Ombra e la Luce, che passa per territori sondati dalla psicologia junghiana ed esplora la topografia di due grandi capitali della storia d’Europa, Berlino e Cracovia, fino ad affacciarsi sugli inquietanti ma suggestivi scenari dell’intelligenza artificiale e della post-umanità.

Sentieri di notte sarà presentato a Firenze presso la BiblioteCaNova Isolotto (Via Chiusi, 4/3° – quarto pianosabato 17 novembre alle ore 17. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.19: La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, “Nina dei lupi”

La ragazza selvaggia. Alessandro Bertante, Nina dei lupi, Venezia, Marsilio, 2011

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di Giuseppe Panella*

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Nina dei lupi è molti romanzi in uno: è una storia apocalittica, un romanzo di formazione, una riflessione ecologica sul futuro destino del mondo. E’ una storia di crescita e di dolore, di follia e di voglia di vivere. Segue vicende parallele: la piccola Nina, il suo mentore e padre sostitutivo Alessio, i cani che assistono i loro padroni nel duro compito di sopravvivere al freddo alla fame all’assalto dei nemici, i predoni che si sono impadroniti con la violenza e la loro primordiale ferocia della cittadina di Piedimulo, gli abitanti del paesino di montagna che sono rimasti nelle loro mani.
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Nostra signora Costituzione. Zagrebelsky: “Serve solo la buona politica”

DA MICROMEGA

Autunno, stagione di alleanze, movimenti e manifesti? A quanto pare sì. Gustavo Zagrebelsky scrive quello di Libertà e Giustizia, “Per una stagione costituzionale”, con cui lancia la manifestazione del 24 novembre a Milano.
di Rossella Guadagnini
L’autunno, improvvisamente. Si potrebbe definire così la nuova, e speriamo folgorante, stagione di fermenti politici, culturali e sociali a sinistra. A un anno dalla caduta del premier Silvio Berlusconi, qualcosa si muove al di fuori della palude che sembra avvolgere le principali forze politiche in campo. Mentre il Pd avanza col progetto delle primarie, pochi giorni fa è stato presentato “Cambiare si può“, appello lanciato da Marco Revelli, Paul Ginsborg, Luciano Gallino e Livio Pepino, con al centro i temi del lavoro e della crisi. Settanta i firmatari iniziali, da esponenti della sinistra intellettuale a protagonisti della scena come Sabina Guzzanti, da operai della Fiom, che intanto si dichiara neutrale, al Movimento dei sindaci, cioè la lista Arancione con a capo Luigi De Magistris, a cui vanno le simpatie di Leoluca Orlando, e che guarda a Marco Doria e Giuliano Pisapia. Continua a leggere

L’era glaciale dei politici televisivi – di Mauro Baldrati

DA TISCALI NOTIZIE

Da anni ormai la politica si è spostata in televisione. I comizi, che un tempo sancivano il rapporto diretto con gli elettori, sono stati sostituiti dalle frequenti interviste, dai dibattiti, dalle comparsate nei programmi di cosiddetto approfondimento. Oggi un politico per avere successo deve essere in primis telegenico. Del resto tendono a vestirsi con gli stessi colori, gli stessi abiti, quelli che rendono bene in video. Certi film, soprattutto hollywoodiani, che fornivano dei grotteschi “backstage” di politici unicamente proiettati verso l’immagine televisiva, sono diventati realtà. Anzi, come spesso accade, la realtà supera la fantasia. Sulla televisione si costruiscono fortune, consensi. In televisione si parla alla “pancia” degli elettori. E allora avanti con demagogia e populismo a volontà. Avanti con programmi politici generalisti, che accontentano tutti senza scontentare nessuno. Sono addestratissimi a guardare in video, sembrano volonterosi, onesti, brillanti, determinati, accattivanti, amichevoli, esibiscono il piglio dello statista e al tempo stesso del vicino di casa. Se è necessario fanno anche “i simpatici”, tanto per non sembrare dei tipi sussiegosi che potrebbero irritare i moderatissimi telespettatori. Ricordo Di Pietro e Schifani, nemici giurati in politica, al Bagaglinio che si spiaccicavano delle torte in faccia, tra risate e pacche sulle spalle. Il tutto in piena era berlusconiana. Continua a leggere

Giuseppe Panella , “Storia del sublime. Dallo Pseudo-Longino alle poetiche della modernità”

Giuseppe Panella , Storia del sublime. Dallo Pseudo-Longino alle poetiche della modernità, Editrice Clinamen, 2012, € 26,80
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Nel 1554, l’umanista Francesco Robortelli pubblica a Basilea il testo di un breve e frammentario trattato sul Sublime attribuito a un non meglio identificato retore di età ellenistica dal suggestivo nome di Cassio Longino. Anche se questa attribuzione sarà presto confutata e l’autore dell’opera sarà relegato al più umile rango di Anonimo, non solo il legato critico-filosofico del testo resterà etichettato con quell’attribuzione originaria ma la sua ripresa alla fine del Novecento continuerà a essere indicata come un recupero e una rivalutazione delle tematiche in esso contenute. Tuttavia, in questo volume (ideale continuazione di una ricerca iniziata nel 2005 con “Il Sublime e la prosa”) l’accento non cade tanto sull’analisi dell’opera dello Pseudo-Longino quanto sulle successive applicazioni che ne hanno caratterizzato la fortuna, con particolare attenzione alla storia politica e sociale di un paese come l’Inghilterra dove il legato che si suole definire “longiniano” conosce una nuova fioritura nel 1757 ad opera di Edmund Burke.