La casa in fiamme

La mafia non va in vacanza, l’indignazione per il suo operato neanche. Riporto il racconto di un ennesimo atto di intimidazione nei confronti di Giovanni Giovannetti, giornalista e scrittore, blogger (Il primo amore e Direfarebaciare) e fotografo, che da anni conduce una necessaria denuncia di affari sporchi nella città di Pavia. A lui e agli altri impegnati nella stessa battaglia la massima solidarietà. L’informazione, come sempre, è temuta dalle associazioni criminali.

di Giovanni Giovannetti

Ladri” nuovamente in casa mia, anzi piromani. E se la notte tra il 30 e il 31 dicembre le fiamme non hanno avvolto l’intera abitazione lo si deve al tempestivo allarme dato da un vicino: fuoco nel seminterrato, la porta che dà sul cortile spalancata (in modo che non restassero dubbi sulla natura dolosa dell’incendio) così da rendere visibili le fiamme. Se l’allarme fosse scattato con qualche ritardo, se le fiamme si fossero via via propagate all’intero seminterrato, ora non saremmo qui a lamentare danni in fin dei conti contenuti (qualche centinaio di libri andati in fumo e poco più). Continua a leggere

20. Per un attimo

da qui

Siete supini davanti alla finestra, sulla moquette nuova di zecca. Papà è felice come non l’hai mai visto. Non hai paura, per la prima volta. Non esagerare: vuoi dire che adesso ti sembra uno di voi, visibilmente soddisfatto per il nuovo acquisto. Gli inizi sono euforici: è lo stato nascente, come dicono. Della casa nuova, della moquette vellutata come un prato inglese, degli eucalipti dalle foglie lunghe e i fiori a disco, t’importa fino a un certo punto: ciò che conta è il sorriso di tuo padre; vorresti che il tempo si fermasse, che il trasloco rimanesse in sospeso, che la vita si concentrasse qui, come succede nell’intervallo tra un movimento e l’altro del concerto, quando il pubblico sfoga, tutti in una volta, i colpi di tosse che aveva trattenuto. Anche tu vuoi sfogare la tua tosse, concederti una pausa dalla tensione insostenibile d’essere all’altezza, di non poter fallire, di troncare sul nascere i tuoi sogni. Quella che contempli dal piano superiore non è la piazzetta di Casalpalocco, ma la tua vita in costruzione, piena di materiali di seconda mano, di slanci interrotti bruscamente, di rabbia che comincia a montare, senza che nemmeno te ne accorga. Ti sembra inverosimile uno sfondo senza la parrocchia dei santi Pietro e Paolo; ti chiedi dove andrete a giocare, visto che il campo del laghetto pare già d’un altro mondo; trasalisci al pensiero di perdere per sempre gli occhi verde smeraldo della Persighetti. Sei invaso da un vortice di sentimenti che non riesci a decifrare, come al solito: è come se trasferissero da un quartiere all’altro non più i letti, i mobili, gli armadi, ma i tuoi organi interni, il cuore che batte troppo rapido, come se temesse, gioisse, si stupisse, prima ancora che accadano gli eventi. La finestra in Via Nicostene è una soglia impercettibile tra due epoche diverse: alcuni episodi non sapresti collocarli; la famiglia di Sasà e Maria, che chiamavate zii, coi figli Alfonso e Carlotta appartiene alla stagione precedente? Sicuramente sì: perché, allora, li hai ignorati? I frammenti di memoria emergono da una nebbia fitta: una gita nel diluvio, la mattina del trasloco, in cui voi o loro facevate colazione con la zuppa di latte e i biscotti Gentilini (diventava una pappa dolcissima di cui eravate ghiotti). Ma questo non importa, ora che tuo padre è felice e sorridente e tu – esagera pure – non hai più paura. Ti sembra che il mondo giri dalla parte opposta, che tutto diventi miracolosamente chiaro, per un attimo.

Giacomo Leronni, da “Le dimore dello spirito assente”

tegole

Dichiarazione di poetica

Sfilano gli stracci

della verbosità

si essicca il discorso paludato

il fasto retorico

uggiola di finitudine

la ridondanza perde morsi.

Giacciono i fronzoli disattivati

annegano gli orpelli

si staccano

le cornici esornative:

chi parla adesso è asciutto

un corpo scarnificato

evaporato

nient’altro che un’anima.

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19. Ancora oggi

da qui

E’ arrivato il momento di prendere congedo dal corridoio di Viale Europa. Sai che non hai detto quasi nulla, ma la vita è tenere ciò che resta dopo un giorno di pioggia, raccogliere i funghi spuntati nella notte, sperando che non siano velenosi. Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

tolstoi

 

di Gianni Fumagalli

 

BERTINO   ovvero la conversione

 

Tutte le conversioni conoscono una via di Damasco, ogni conversione ha un  proprio luogo prescelto. Stava tornando per una licenza militare e osservava la bacheca di un‘edicola, in una piccola stazione del centro Italia, alla ricerca di qualcosa da leggere in viaggio. Lo sguardo cadde su un volume di Guerra e Pace del conte Lev Tolstoij. Non fu guidato dalla sua conoscenza letteraria nella scelta, pressoché inesistente, ma da alcune inezie come la grafica della copertina, il titolo altisonante e una vaga reminiscenza di un adattamento filmografico del quale ricordava solo alcune scene della ritirata napoleonica di Russia. Acquistò per sbaglio il secondo volume e lesse poi l’intera opera nell’ordine inverso. La folgorazione lo investì ugualmente e fu una vera e propria conversone alla lettura. Con la stessa ostinazione che prima metteva nel calcio per superare, ad esempio, i mille palleggi o provare e riprovare un tiro fino a quando riusciva a farlo con la forza e la precisione voluta, si buttò a capofitto nell’oceano delle lettere senza alcuna guida, esperienza scolastica, indicazione generica. Macinò libri, libri e libri ancora, seguendo il suo istinto e le affinità che generavano le letture precedenti. Continua a leggere

Sulla lingua, di Giselda Pontesilli

televisione

di Giselda Pontesilli

Sono qui per esporre un mio breve scritto, “La competenza dei poeti”, in cui sostengo che i poeti, in qualità di competenti, cioè di massimi conoscitori della lingua, possono -e debbono- agire per riuscire concretamente a cambiare la non-lingua, la lingua degradata a linguaggio, dell’informazione televisiva;

per ottenere, quindi, concretamente, che si faccia in Italia (e poi in Europa) un cambiamento linguistico dei telegiornali.

I) Ma perché si dovrebbe agire proprio riguardo all’informazione -della televisione, e non riguardo alla sua pubblicità, o ad altri suoi programmi?

Ecco, innanzitutto per un motivo strategico: perché è più facile, meno contestabile, iniziare a scalfire il linguaggio mediatico partendo dall’informazione.

Infatti, a differenza dell’informazione, la pubblicità è, in qualche modo, intoccabile, poiché si sostiene -come fosse un dogma- che essa sia necessaria per finanziare tutto il resto. Continua a leggere

Da Il Parto della Sovrana, di Michele Caccamo (Inedite)

Olive

1)

non siamo sicuri dell’Anima

e lo attribuiamo alla gravità

agli uccelli o alle nuvole

ai discendenti del cielo

che non ci lasciano mai spazio

e così prima della benedizione

ci lasciamo piegare dal male

ammassati come degli istrici

come quaggiù avviene

ci inchiodiamo l’uno accanto all’altro

dalla nascita alla morte

come ci avessero chiusi

in un eterno fiore rotondo

ma lo dovremmo ammettere

che la tortura è il sangue

e dovremmo perciò in anticipo

svuotarci le braccia

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18. Le scritte sui muri

da qui

Alle medie dell’EUR ci hai passato solo un anno. La salita è la stessa: via della Fisica, la strada invasa da scritte lungo i muri e cassette per i contatori, tutte arrugginite. Ti chiedi se, in un’epoca lontana, si siano impegnati per pulire questo posto; quel che è certo è che oggi nessuno si cura di cancellare insulti, confessioni amorose, avvertimenti: Ele sei la mia vita; Ely I wanna fuck you. Continua a leggere

Se sei triste

da qui

Leggi queste righe, amica: soltanto
per capire se ancora
c’è un filo che ci unisce,
se non tutto è andato perso di noi due,
per la smania inspiegabile di evadere
proprio nel momento in cui
qualcosa sta per accadere, un gesto
è sul punto d’infrangere la scorza
dell’abitudine, del sogno insano
di desiderare l’altro così
come lo vuoi, senza lasciargli dire
la parola che ti spiazza, compiere l’azione
che ti strappa alle certezze, rompere
il muro che s’alza quando il bozzolo
sta per cedere, la faccia nascosta
del tuo io apparire in piena luce.
No, non ci stai, ti sembra molto meglio
sbattere la porta senza rumore,
far credere di non aver sentito
il vento che passava, il passo lento
del nuovo, che ti abbraccia troppo forte,
come il grido di un bambino, il riso
sguaiato del demente. Se sei triste,
posso mandarti un fiore da quaggiù,
una lacrima scaduta da tempo.

17. Ti prego

da qui

Anche quello era il tuo regno. Si capisce, finché c’era qualcuno disposto a lasciarsi trascinare sulla sabbia, prestando il fondo schiena per dar forma alla pista che aspettava le biglie con le facce dei ciclisti. Il circuito variava a seconda della stazza di chi s’era immolato: l’ideale era una parte anatomica abbondante, per garantire la circolazione del gruppone, ma il problema era il peso; chi ce la faceva a trascinarlo? A te, delle premesse, non importava nulla: aspettavi il momento in cui imprimere la schicchera alle palline in tuo possesso, colorate da un lato e trasparenti dalla parte opposta, coi volti di Moser e di Merkx, di Bitossi e Battaglin. La preferita era quella con la faccia di Gimondi: la colpivi col dito e contemplavi il volo sulla curva parabolica, il salto da una parte all’altra della pista, perché era valido – si sa -, bastava che rientrasse; ti perdevi nelle sue giravolte prodigiose, immaginando di elevarti di slancio sugli ostacoli che ti tormentavano: il compito di matematica, l’esame al catechismo, il terzino che assestava calci tremendi negli stinchi; sì, eri tu la biglia con la faccia di Gimondi, volavi, volavi, non ti toccava più nulla a questo mondo, avevi trovato ancora un altro modo per sognare; ma, chissà perché, anche le biglie assumevano presto la forma di parole, di frasi a cui far compiere giri su giri, prima di giungere al traguardo, traiettorie in cui si rivelava il desiderio più profondo, che solo qualcosa di scritto avrebbe riportato in superficie. Hinault, De Vlaeminck, Baronchelli, erano potenze oscure opposte alla biglia prediletta, volevano impedirle di sfrecciare vittoriosa in fondo al rettilineo, con le braccia che non poteva alzare e che invece alzavi tu; solo allora capivi perché mai Gimondi ti attraesse tanto: ti sentivi felice ed era scritto nel suo nome; in ogni volo sugli orli delle curve aggiravi le trappole e sfuggivi all’agguato del nemico. Quando tuo padre tornava dal lavoro, raggiungendo lo stabilimento con l’abito di rappresentanza, ti sembrava che il sogno si spezzasse, diventasse ridicolo, e tu il bambino scemo che, come al solito, non capiva un accidente. Eppure torneresti ancora sulla spiaggia del Belsito, appianeresti col palmo della mano i tratti dissestati della pista, studieresti il tragitto migliore per la biglia con la faccia di Gimondi: voleresti, libero, sui giorni costipati, sui matti che ti assediano, sull’angoscia che ti stringe ogni volta che ti annunciano un malato o un funerale. Corri, Felice, corri, non lasciarti riprendere, ti prego.

OLTREVERSO – Doris Emilia BRAGAGNINI. Prefazione di Augusto Benemeglio.

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OLTREVERSO (Il latte sulla porta)

Doris Emilia BRAGAGNINI    

Edizioni ZONA CONTEMPORANEA   (2012)    

 *

Prefazione di Augusto Benemeglio

 

     1. La Pantera

Non leggete Oltreverso (il latte sulla porta) di Doris Emilia Bragagnini se non amate l’enigma, il rischio, il labirinto, i voli alla Icaro e le cadute, terribili, dello spirito, la vibrazione dei cieli più bassi; non lo leggete se non amate i viaggi, gli smarrimenti dell’io (“attraverso i versi mi cerco, cerco di trovare tracce di me”) e il mare, che è innanzitutto uno stato d’animo, un’inclinazione emotiva, una vocazione congenita alla propria natura. Continua a leggere

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo

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di Narda Fattori

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, Fermenti, Roma 20.

La poesia “civile” in questi ultimi anni ha trovato voci intense, poeticamente mature, per farsi parte non secondaria del panorama letterario. Figlia di grandi padri spesso era caduta nel cronachismo, nell’invettiva, nel sarcasmo, talora nel semplice dileggio. Vero è, tuttavia, che la poesia, soprattutto dal secondo novecento, si è emancipata dalla visione ombelicale dell’autore, per aprirsi al mondo, alle esperienze, alla notazione di costume, alla descrizione di un’umanità ferita, dolente, marginale. I poeti, molti e spesso di gran pregio, hanno spalancato le finestre al mondo riconoscendosi essi stessi figli e complici loro malgrado della realtà non più annidata in una piega della loro sensibilità, ma globale e asservita a meccanismi di potere impietosi o essi stessi marginalizzati. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.24: Cronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, “Non ti voglio vicino”

Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicinoCronaca di una solitudine annunciata. Barbara Garlaschelli, Non ti voglio vicino, Milano, Frassinelli, 2010

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di Giuseppe Panella

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Non ti voglio vicino è un libro tragico. Non a caso racconta una serie di impossibilità a essere: la difficoltà a comunicare tra madre e figlia, tra sorella e sorella, tra marito e moglie, tra madre e figlia ancora fino alla fine. Narra dell’impossibile amore di un uomo perdutamente preso dalla donna che gli ha sconvolto il cuore e la mente e una donna che non sa quello che vuole se non che vorrebbe essere sempre altrove. Non ti voglio vicino è anche la storia di un abuso sessuale subito nell’infanzia che porta a compimento i suoi frutti malati nel momento in cui chi ne è stata la vittima vorrebbe dimenticarlo e non può e continua a sentire che le conseguenze di quel gesto operano ancora nel profondo di se stessa.

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Axis mundi. Racconti della Brianza

mazzola

 

di Gianni Fumagalli

 

IL BOATO   ovvero un eroe* prima della conversione

 

Bisogna scomodare il premio Nobel E. Canetti e la sua opera più prestigiosa, Massa e Potere, per la storia che andiamo a raccontarvi perché tratta di una promessa del calcio e del suo primo impatto con la folla. Il giovane è Bertino, un talento calcistico figlio della nostra Brianza, la folla è quella dello stadio Meazza, conosciuto da sempre come la scala del calcio ovvero San Siro. La folla ha sempre esercitato un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione; può esaltarti o annientarti, come una pioggia primaverile incalzante il suo ticchettio può sfociare in un applauso incoraggiante o montare un’onda travolgente. E’ comprensibile lo smarrimento di un adolescente che affronta per la prima volta una simile forza. Ma stiamo correndo troppo e allora riprendiamo il racconto secondo l’ordine cronologico. Continua a leggere

15. La trama

da qui

Perché poi, a pensarci bene, il guaio di un bambino è che ignora i retroscena, è gettato sul palco senza aver studiato la sua parte: forse per questo ti arrovellavi sul letto a castello con i libri in mano, la mattina, poco prima che gli altri si alzassero per lavarsi e fare colazione. Come potessi salvarti, nell’interrogazione, lo sa soltanto Dio. Continua a leggere

Into the park

di Mauro Baldrati

talon1Il Parco della Chiusa di Casalecchio di Reno, o parco Talon (dal nome della famiglia che possedeva la tenuta, i marchesi Sampieri Talon), a mio avviso è uno dei più belli d’Italia. Per “belli” non intendo la preziosità o la magnificenza di certi parchi architettonici, come Villa Borghese, o il Sempione di Milano, ma la vastità del territorio, la sua morfologia, la qualità e la varietà delle piante. Il Talon è un parco collinare molto esteso, si snoda lungo il fiume Reno, dove ci sono i resti dell’antica chiusa del XIV secolo che gli ha dato il nome, e si allarga sulla collina. Ci sono boschi selvaggi, grandi prati, vialetti. Un ripido sentiero conduce direttamente alla Basilica di San Luca, e alternando sterrati a brevi percorsi su strade secondarie è possibile arrivare fino a Firenze. E’ frequentato da ciclisti in mountain bike, podisti, famiglie, passeggiatori, giocolieri, padroni di cani.
Io ci vado a correre e a passeggiare, quasi ogni giorno. Non cambierei il Talon per nessun altro parco al mondo, e nonostante ne conosca quasi ogni cespuglio non mi annoio mai durante le escursioni. Continua a leggere

Quattro libri di poesia: Argentino, Codazza-Bertolino, Ducan, Rosa

macchina da scrivere

di Max Ponte

“Ma se qualcuno ce li ha donati, con relativo dispendio di carta e denari, non abbiamo il dovere di parlarne? Di esprimerci in merito, fosse anche con una parola? Non dobbiamo restituire qualcosa alla comunità delle lettere o della conoscenza?” ho pensato in questi giorni guardando i libelli approdati sulla mia scrivania. Così ho riletto i testi, riunito le idee, gli appunti a matita e ho confezionato un articolo con un piccolo spazio per ognuno. Mi sono proposto, colto da strani lumi, di fare un’operazione simile (con la poesia) fino alla fine dei miei giorni, a costo di leggere poche pagine di un libro, di aprirlo a caso, o commentarne solo la copertina. Continua a leggere

“SCRIVERE LA NATURA”, DI DAVIDE SAPIENZA E FRANCO MICHIELI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza e Franco Michieli, Scrivere la natura (ed. Zanichelli)

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Questo libro di Davide Sapienza e Franco Michieli è qualcosa di più e di diverso da un saggio. È un’esperienza, un percorso fra i testi e i mondi che compongono il mondo. E insieme è una “guida” e un “manuale”. Una “guida”, perché illustra itinerari intimi tra i luoghi del pianeta e i topoi della letteratura, anche e soprattutto di viaggio. Un “manuale”, perché insegna a percepire le vibrazioni intime che si dispiegano da quei luoghi e dai passi letterari che ne sono espressione, per pervadere il lettore e coinvolgerlo in un’esperienza autenticamente subcreativa, per dirla con Tolkien. Così diventa anche un “breviario per aspiranti scrittori”, forse più efficace di tante scuole, perché non dà tanto suggerimenti su come scrivere, ma su cosa posare l’attenzione, prima di e quando ci si accinge a scrivere.

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