10. Il giorno dopo

da qui

Da quanto tempo non ci torni? La strada è angusta e lastricata di grossi blocchi di pietra. I palazzi sono antichi e scrostati, come se nessuno volesse metterci più mano, i negozi schegge di modernità in un mondo dove il tempo si è fermato, per riesumare immagini dai contorni ancora netti: il salone immenso dalle pareti azzurre, ornate di figure classiche sulla ceramica tirata a lucido; lo scalone che porta alla cappella in marmo; le camere da letto gigantesche dove voi, bambini, vi sentivate ancora più minuscoli, al punto da sparire: era un modo per pensarsi ancora ospiti della casa favolosa, anche quando si partiva per Roma sull’Appia di papà, una signora macchina pare, per quei tempi, ma tu, che cosa capivi di automobili? Solo della Pallas, che avrebbe comprato tempo dopo, t’innamorasti a prima vista: un ferro da stiro che si alzava all’accensione del motore. Potete vagare ancora adesso, invisibili a tutti, nelle sale di Via Chiatamone ventidue, la Napoli dei nonni, dove il mondo si traveste da favola per il tempo della vostra permanenza, in genere a cavallo tra Natale e la Befana; sì, la Befana, perché ciò che v’interessa è la notte in cui dormite sicuri che il letto sarà ingombro di regali, allo spuntare del mattino, e non vi sfiora la domanda su chi sia e da dove venga e perché pensi proprio a voi la misteriosa donatrice, considerando ovvio che qualcuno, senza alcun vantaggio personale, vi raggiunga da chissà quale paese, con mezzi di fortuna, spinto da motivi incomprensibili, e approdi qui soltanto per lasciarvi un regalo che – altra stranezza! – è proprio quello che vi stava a cuore. Solo più tardi apprendi che la presunta Befana si chiama Epifania e che annuncia l’apparire di un uomo venuto da lontano, per coprirti di doni che non avresti mai sognato, nemmeno nei mitici saloni dei tuoi nonni materni, e che t’avrebbe spinto a diventare, a tua volta, un angelo di carne che di notte – stranezza su stranezza -, pensa a come far felici gli altri, il giorno dopo.

15 pensieri su “10. Il giorno dopo

  1. mi piace questa frase:
    “dormite sicuri(…),vi raggiunga da chissà quale paese,con mezzi di fortuna, spinto da motivi incomprensibili, e approdi qui soltanto per lasciarvi un regalo”
    credere significa essere sicuri, e essere sicuri significa-essere tranquilli.
    “vi raggiunga (…) per lasciarvi un regalo”
    e qua non penso solo a Befana, ma penso di vita in genere, penso a Dio- credere e essere sicuri e tranquilli.

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  2. In questo post è custodita l’essenza vera della vita, come spesso si dice l’unica misura dell’amore è amare senza misura. Un’infanzia di doni e amore è da lì che si impara che amare è dare fino a decidere di spendere la propria vita ad agire in favore dell’uomo, essere una luce che dona gioia nel buio di tante solitudini.

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  3. Il giorno dopo…per assaporare il valore dell’attesa. Non ora, non subito, prima si deve tirar fuori tutta la fede di cui si e’ capaci, credere che anche di notte , al buio, qualcuno “lavora “per noi.
    Il giorno dopo aver creduto, tutto si avvera.

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  4. – … un uomo venuto da lontano, per coprirti di doni che non avresti mai sognato, nemmeno nei mitici saloni dei tuoi nonni materni, e che t’avrebbe spinto a diventare, a tua volta, un angelo di carne che di notte – stranezza su stranezza -, pensa a come far felici gli altri, il giorno dopo.

    Per me questa è una bellissima definizione di Fede.
    Perché la Fede è proprio questo: un sentimento che nasce dalla scoperta di essere amati senza riserve, è l’incontro con un Uomo che appare nella tua vita e la stravolge, che ti spinge ad amare con la stessa intensità ed a trasmettere anche agli altri che il segreto per essere felici è proprio amare e sentirsi amati.

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  5. Solo chi è capace d’amare si preoccupa di rendere felici gli altri il giorno dopo,trasformandosi in un “Angelo di carne” …questo però accade solo a chi riceve o scopre il vero amore, quello con la A maiuscola,quello che ti riempie il cuore fino a farlo straripare per donare un po’ d’amore a chi purtroppo non ne ha.

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  6. Forse era giusto che dopo quella notte tutti i bambini ricevessero doni da qualcuno venuto da molto lontano come furono i Magi che attraverso chissa’quali mezzi di trasporto giunsero puntuali a depositarli davanti alla mangiatoia.
    Proprio come magico noi ricordiamo quel giorno in cui i regali della Befana erano quasi sempre quelli richiesti un po’ con la letterina e un po’ col pensiero un giorno in cui il piu’ bello di quei regali , il sentirsi amati, cosi’ come la vecchina a cavallo della scopa sembrava una cosa normale.

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  7. Il giorno dopo viene dopo una notte, è il giorno che per arrivare ha camminato senza luce, talvolta solo immaginando dove dirigersi. Ha un colore indistinto, un’alba con l’odore di risveglio che si meraviglia, del suo ripartire, del vedere promesse, speranze, contorni di felicità, arrivati e basta…. Testimonia l’incessante moto della vita, che non lascia che tutto vada come vada, contro ogni rassegnazione. E per essere, si serve di mani, della mente, dei cuori speciali di chi si porta come sorriso, speranza, amore.

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  8. con miei sogni,a volte, torno a casa di miei nonni paterni,forse perchè là mi trovavo bene.Tante volte,ancora da grande, quando avevo “abbastanza di tutto” preparavo la valigia e scapavo da nonni, dopo due giorni là,mi ritornavano le forze e ero pronta di affrontare la vita

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  9. “pensa a come far felice gli altri”
    sempre adoravo fare regali a mio nipotino(primo figlio di mio fratello). Lui non mi chiedeva mai di niente,neanche quando lo chiedevo:che vuoi che ti compro?, rispondeva sempre:niente zia. Ma io compravo lo stesso,perchè mi piaceva vedere come a lui cominciano brillare e sorridere occhi e poi tutta la faccia. Lui si sentiva amato,non per regali,ma che qualcuno ci pensa di farla felice.

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  10. Ristrutturare la facciata scrostata di un vecchio palazzo, un architetto che si offre gratuitamente per restituirle decoro e dignità è il regalo inaspettato, la sorpresa che tutti sogniamo di ricevere, il pacco regalo che riusciremo a scartare solo quando le nostre mani lo porgeranno in altre mani che aspettano smaniose quell’attimo, per dare l’ultima rifinitura al comune progetto di restauro.

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  11. Quando il passato si allunga e il futuro si accorcia, l’infanzia assume i contorni del mito. Diventa il tempo in cui tutto sarebbe potuto accadere. Allora bastava un mappamondo per vivere avventure ai confini del mondo, proprio quel mappamondo che più tardi si relegherà in un angolo della stanza. Due più due poteva fare tranquillamente cinque, aveva importanza? No, soltanto più tardi si perderà tempo a far quadrare conti che tanto non quadreranno mai. I doni erano sempre quelli giusti? Per forza, erano incartati nell’amore. Perché alla fine è sempre e soltanto l’amore che fa la differenza.
    Ero molto piccola, non andavo ancora a scuola, e per i miei genitori quello era un periodo di magra e non ci si poteva permettere spese superflue. Allora mia madre per farmi avere l’albero di Natale porto in casa un geranio, una bella pianta robusta, e vi appese dei mandarini. Più tardi ho avuto l’albero di Natale vero, ma quello rimarrà per me il più bello, sicuramente una delle stelle più luminose del mio cielo privato.

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