Ti dirò tutto quanto, di Cristina Bove

Porta

Ti dirò tutto quanto
di questi miei anni
perdenti
ti dirò perché preferirei esser morta
e non dismessa
perché vorrei che la mia assenza
ti ricordasse
all’incrocio dei tempi miei supplementari
ciò che non dissi mai
per non ferirmi da me stessa.
Voglio
indossare un burqa riguardoso
restarmene nascosta
e il vero addio
scriverlo adesso nella luce scarsa
che già mi adombra il corpo
e lo sottrae.
Posso
negare ogni costanza
lo stare alla finestra
quando s’accende il luogo della festa
quando obbligata dalla lontananza
apro le braccia a stringere parole
un rapido respiro e l’aria intorno
intanto che s’appressa la scadenza.
E mi allontano
sai
per non sentirti chiudere la porta.

***

[immagine tratta da qui]

38 pensieri su “Ti dirò tutto quanto, di Cristina Bove

  1. vorrei che la mia assenza
    ti ricordasse
    all’incrocio dei tempi miei supplementari
    ciò che non dissi mai
    per non ferirmi da me stessa.

    Le parole non dette sono quelle che fanno più male,perché sono delle perle preziose che non vedranno mai la luce e per questo non potranno mai essere ammirate.

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  2. Ogni volta come commento ti dico -non ho parole! ed è così, ammutolisco per la bellezza e mi commuovo, sei una delle più brave poetesse che abbia mai letto!!
    NON RIESCO A TROVARE IL LIBRO!!
    cris-khinna
    bacione

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  3. Cristina, chiarissima in questa poesia eppure estremamente contenuta, struggente come una donna che si lamenta, ma non grida, sospira a malapena un po’ più affrettatamente del normale. Nessun burqa ti può nascondere davanti a chi ti legge compartecipando. “Essere morta e non dismessa”, sono parole e sentimenti tuoi, una scelta estrema, che trovo giusta e degna della donna che sei. C’è ribellione ovattata e la voglia di distribuire qualche nerbata tutt’intorno sulle cose storte che la vita ci impone.

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  4. Sei grande Cristina, ma conoscendoti non può essere così, bella fuori e molto più bella dentro, signora di sentimenti e modi, con classe come in questi versi.

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  5. dal senso di sofferenza che sprigiona potrebbe essere dedicata a un padre assente
    difficile rivelarsi veramente con la madre
    ma la chiusa è decisamente splendida
    fa che la luce, nello spazio, rimanga.

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  6. Carla, non avevo pensato alla figura paterna, completamente assente dalla mia vita da che io mi ricordi.
    ma è una figura dalla quale sto cercando di allontanarmi prima di essere allontanata.
    sperando che il tempo mi sia amico e mi faciliti le cose.
    Grazie

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  7. La vita come totalità dell’essere e rispecchiamento della parola poetica, mai potenziata dall’enfasi, e invece sempre dall’afflato dei sentimenti, ritrovo in questa straordinaria lirica di Cristina. Grazie

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  8. Il dubbio: consapevolezza o pietà di se stessi , nella parola scritta? Da una fonte indecifrabile le parole nascono in negativo , come le fotografie d’una volta che fissavano le nostre immagini capovolte ; le parole per lo più sgorgano , precipitano in se stesse,o , nell’ assenza di loro stesse , e vanno a morire sulla carta , sterili, senza dare frutto alcuno. Solo quando diventano poesia , le parole riescono a sciogliersi di nuovo , come il sangue di San Gennaro , che tu – da buona napoletana – conosci bene , e per un raro istante si fanno messaggi d’amore e di verità insieme. Le tue , Cristina , si son fatte sangue, si sono sciolte.

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  9. Un dolore che da personale si dilata sulle cose e si fa cosmico. Una poesia bellissima. Complimenti Cristina!

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  10. Spogliarsi dell’abito vecchio della vita, volere ciò che si puo sapere di un esitante coraggioso addio.
    Una poesia che ci comprende. Bellissima,Cristina!

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  11. una bellissima poesia, mi piace. La poesia che fa commuovermi, la poesia dove si sente dolore, paura e amore, ma io sento là anche anche la speranza che arriva un giorno di felicità. e questo che auguro!

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  12. Bella, suggestiva, apre orizzonti di senso. Il fluire delle parole è tale da tracciare un sentiero che possiamo percorrere insieme all’autrice. E:’ comunicativa e coinvolgente, va oltre la solitudine.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

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  13. Quanta musicalità in questi versi, quanta raffinatezza e intensità di pensiero. Bravissima, sei una poetessa come poche, cara Cristina.
    un caro abbraccio
    annamaria

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  14. Pingback: Su “La poesia e lo spirito” | cristina bove

  15. No so ma io in certe tue parole mi ci ritrovo:

    Voglio
    indossare un burqa riguardoso
    restarmene nascosta
    e il vero addio
    scriverlo adesso nella luce scarsa
    che già mi adombra il corpo
    e lo sottrae.

    …e non me lo spiegare

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  16. bellissima poesia, adesso che ho sentito la tua voce, appare tutto così chiaro!
    Le parole non dette, feriscono molto sia chi non le dice, sia chi vicino non le può ascoltare, ma solo immaginare!
    Aprire il proprio cuore è assai difficile soprattutto se sei un uomo, lo posso capire, ma non lo posso giustificare perché chi ti sta vicino ne può anche morire.

    ernestina.

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  17. anche per me la tua voce ha completato l’immagine di te e del tuo pensiero.

    credo che si scrivano versi così malinconici, quando si sa che nulla può cambiare e tuttavia c’è ancora un guizzo di speranza.

    grazie, cara Ernestina!
    un abbraccio
    cri

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