13. Pure lui

da qui

Non ti va più di ricordare: hai ricevuto una notizia che ti affligge e tra un’ora incontrerai la pazza che ti assale nei momenti peggiori, come un destino infausto. Ci sarà una via d’uscita? Percorri Viale Europa in lungo e in largo, passato e presente s’incrociano e confondono, scintille di memoria appiccano il fuoco alla paglia secca di un giorno che butteresti all’aria, perché perfino Dio ti ha abbandonato: ti ha strappato la dolcezza residua, un privilegio che, lo sospettavi, non poteva durare, ma serviva a digerire qualcos’altro, a indorare la pillola col gusto di marmellata di marroni o prosciutto di montagna – me lo tagli sottile! -, l’eccitazione dello scherzo fatto a Otello, la fibrillazione della fatwa, la faccia allucinata di fra’ Serafino mentre assesta grandi pacche sulle spalle. Come riempire il vuoto che si è aperto? Infilandoti nel McDonalds del numero novantanove, ingurgitando un chicken burger, il croccante di pollo tra due foglie d’insalata, o un crispy mcbacon, coi semi di sesamo di cui sei sempre ghiotto. Ti turba il fatto che non abbiano la birra: c’è solo sprite, coca-cola e succo pesca bio. Dove sono le Ceres che t’hanno sollevato nei periodi più bui della tua vita? Esci di qua: cércati altrove, trova uno straccio di ricordo che ti strappi all’amarezza di quest’ora; magari lontano dalla via che allinea, solo, tristi negozi di abiti da donna, o visioni avvilenti di scatole da scarpe o, peggio ancora, farmacie notturne grondanti di preservativi. Hai deciso: andrai al cinema dei Pallottini, dove papà ha deciso di portarvi in chissà quale serata di chissà che inverno. Scendete dalla chiesa di Regina Pacis, costeggiando il campo di calcio in pozzolana; imboccate la strada del locale, piena di alberi e auto parcheggiate. Il cinema è una macchia tutta beige, su cui risalta il viso arrotondato di Giovanni XXIII, in abito bianco e papalina. Non ti esalta l’idea di assistere a un film devozionale. Ti adagi sulla poltroncina, rassegnandoti a dormire, ma le immagini del bambino a Sotto il Monte risvegliano qualcosa che pensavi ormai perduto: non ricordi più la rabbia che ti logora, la pazza che tra un’ora verrà a perseguitarti. Le lacrime rigano le guance intirizzite; sbirci il volto occhialuto di tuo padre: non avresti immaginato che piangesse pure lui; è un altro uomo rispetto al pomeriggio in cui gridava alla porta col fiatone,  per placare la sete di vendetta, la furia malinconica di Otello Liberati, con gli occhi iniettati di sangue sotto la parrucca.

23 pensieri su “13. Pure lui

  1. Ho letto tutti in fila questi tuoi ultimi scritti. Mi sono piaciuti molto. la memoria dell’infanzia è fatta di immagini di persone, ma soprattutto si ricordano i luoghi, quelli che Pavese chiamava ” luoghi dell’anima ” . Anch’io ho i miei, che rivisito nel silenzio di qualche notte insonne, per riprovare sensazioni che credevo perdute, udire voci, riguardare gli interni che mi erano familiari. Anche per annusare odori . quelli emanati dai magnifici dolci che faceva mia madre…….

    Mi piace

  2. Ci sarà una via d’uscita?

    C’è sempre una via d’uscita , anche se a volte sembra sparire nel nulla dell’oblio.

    Mi piace

  3. Non conosceremo mai abbastanza le persone fino a quando non ci accorgeremo di due lacrime che rigano il volto di chi amiamo,è li che comprendiamo che dietro il loro sguardo cosi severo si nasconde un animo gentile,un animo che sa amare,un animo nel quale batte forte un cuore che pensavamo non avessero,ma che quando vuole si fa sentire e si fa vedere.

    Mi piace

  4. non potevi immaginare che piangesse pure lui.

    Molti pensano che le lacrime sono un segnale di debolezza,invece io penso che le lacrime rappresentano il lato più bello dell’ animo umano,perché le lacrime esprimono ciò che le parole non sanno dire,esse infatti si cela tutto l’ amore riposto in fondo al cuore.

    Mi piace

  5. A volte si aprono squarci che feriscono il cuore a morte, difficili da curare, vuoti che sembra impossibili da riempire, e ci si sente proprio abbandonati anche da Dio…
    Passato e presente iniziano a confondersi ed il futuro sembra lontano, un tempo che non ci appartiene più.
    Per ritrovare la serenità occorre ritrovare sé stessi nell’altro che, inaspettatamente, ha pure lui gli stessi nostri sentimenti, e ci scopriamo così simili che ci sentiamo compresi e non più soli; non importa se l’altro appartiene al passato o al presente, se è solo memoria, quello che conta è ritrovarsi e ritrovare l’amore che riempie ogni vuoto.

    Mi piace

  6. “cércati altrove, trova uno straccio di ricordo che ti strappi all’amarezza di quest’ora…”
    Con i ricordi salvavita tappezziamo le pareti di quel bunker per la sopravvivenza dentro al quale ci rifugiamo, quando i giorni hanno pesi di pietra.
    Quando sentiamo che la vita si allontana da noi, andiamo a cercarci e a cercare quelle emozioni che ci hanno fatto ribaltare il cuore: un paio di occhi verdi, la complicità con gli amici del cuore dell’infanzia, un sguardo severo capace di piangere.
    E i ricordi ci vengono incontro, per “riempire il vuoto che si è aperto”, in quel metropolitano deserto abitato da pensieri al singolare.

    Mi piace

  7. Quando hai una pena nel cuore e non puoi condividerla, hai bisogno di un posto sicuro dove rifugiarti, come il cucciolo impaurito che non trova la mamma.
    Allora c’era il cinema dei preti, dov’eri tranquillo che le proiezioni non ti avrebbero traumatizzato come i film che passavano nelle sale di prima, dove parcheggiato dai tuoi genitori, amici del direttore, per fare con calma le loro commissioni, avresti potuto incontrare “La Mosca” o “La maschera di c’era”.
    Cosi’ hai imparato che anche dall’incubo della paura esiste sempre una via d’uscita.

    Mi piace

  8. Un’ora per la pazzia e la gioia!
    Oh, furioso! Non rinchiudetemi!
    (Che cos’è che mi libera così nella tempesta?
    Che significano le mie urla tra i lampi e i venti rabbiosi?)
    Bere i mistici deliri più in profondità che ogni altro uomo.
    Oh, sofferenze tenere e selvagge.…
    Oh, abbandonarmi a te, chiunque tu sia, e tu a me, sfidando il mondo.
    Ritornare in Paradiso! Oh, timido e femmineo.
    Attirarti a me, porre su di te per la prima volta le mie labbra.
    Oh, l’enigma, il nodo triplice, il gorgo scuro e profondo, tutto senza lacci, illuminato.
    Andare di corsa dove finalmente c’è spazio abbastanza e aria a sufficienza!
    Svincolarsi da legami e convenzioni, io dai miei, tu dai tuoi!
    Trovare un nuovo e sinora impensato accordo col meglio della Natura!
    Avere la bocca libera dal bavaglio!
    Sentire oggi e ogni giorno che noi bastiamo come siamo.
    Oh, qualcosa di mai provato, qualcosa di simile all’estasi.
    Sfuggire del tutto ad ogni ancora e a ogni presa.
    Andare liberi, amare liberi, precipitarsi incauti e pericolosi.
    Corteggiare la distruzione col sarcasmo e con l’invito.
    Ascendere, saltare verso i cieli dell’amore che mi indichi, salire sin lassù con la mia Anima inebriata.
    Perdermi, se così deve essere.
    Nutrire il resto della mia vita con un’ora di pienezza e di libertà.
    Con un’ora breve di pazzia e di gioia.

    Walt Whitman

    Mi piace

  9. Le lacrime rigano le guance intirizzite

    In tutte le lacrime indugia una speranza.

    Simone de Beauvoir, I mandarini, 1954

    Mi piace

  10. Un’inaspettata sintonia, un’imprevedibile condivisione e vicinanza emotiva proprio con chi credevi più diverso e lontano.
    E’ una di quelle occasioni che non andrebbero lasciate andare; ad avere maturità, voglia e pazienza è uno di quei rari appigli su cui fissare un punto di partenza, una piccola base su cui poter costruire qualcosa.
    Non sempre ciò è possibile e sarebbe inutile rammaricarsene troppo a lungo.
    A ricordarcelo è solo quel vago, sottile senso di colpa che non vuole andare via.

    Mi piace

  11. La rabbia, quella che può corrodere i giorni, i pensieri, è, un po’ diversa e un po’ uguale, anche quella forza che vediamo negli occhietti di un bambino…. ad ogni costo e per ragione di natura, deve cominciare a camminare, nonostante l’incertezza, la fatica, nonostante il cadere, una, due, mille volte. E piange. Di rabbia. E si rialza, continua, spinto da una forza naturale e inconsapevole, dal bisogno di farcela. Non cerca via d’uscita, se non riprovando,vincendo la forza contraria della gravità…

    Mi piace

  12. “tra un’ora incontrerai la pazza(…) Ci sarà una via d’uscita?” – certo! nasconditi!

    ***
    Vicina di casa suona alla porta,apre una bambina.
    -ci sta mamma?
    -no,non c’è
    -ci sta papà?
    -no,non c’è
    -ci sta nonna?
    -no,anche nonna ha fatto tempo di nascondersi

    Mi piace

  13. “non potevi immaginare che piangesse pure lui”, non potevi immaginare che anche tuo padre è umano,che sa commuoversi,piangere,ridere, come tu.
    Mio fratello ,a volte,mi fa ridere. Ha due figli,uno di venti anni,altro di undici e vuole fare padre serio. Non ride più (davanti figli),non racconta più le barzellette, a volte,quando io racconto le barzellette “forte” mi rimprovera, di se stesso racconta ai suoi figli come lui era sempre bravo e buono (e quando mai?!). Vuole sentirsi rispettato come padre “duro”. Io ogni tanto lo dico: ha dimenticato bue quando era come vitello! (è un proverbio)

    Mi piace

  14. E’ più forte di un abbraccio, è come entrare nel suo spaio e riempire i polmoni della sua stessa aria, quel padre che ama in silenzio, che non abbandona ma, che si commuove quando anche tu ti commuovi, quando senti di nuovo la sua voce sciogliersi nella stessa, unica lacrima. condivisa.

    Mi piace

  15. Non si può smettere di ricordare,perché”Il ricordo è un modo d’incontrarsi. (Kahlil Gibran)” tra due anime cosi lontane,ma che al tempo stesso sono cosi vicine.

    Mi piace

  16. perché perfino Dio ti ha abbandonato:

    Non è lui ad abbandonare noi,ma siamo noi che gli chiudiamo la porta in faccia perché troppo delusi o perché abbiamo cessato d’amare e per questo motivo ci sentiamo soli e abbandonati.

    Dio è la speranza se perdiamo la speranza abbiamo perso anche Lui!

    Mi piace

  17. Molto bello l’ntreccio cronologico, non tanto come spostamento temporale, ma come diversivo per distogliere chi scrive e chi legge da una pena addensata, quasi distanziare il sé dal sé…
    E la profondtà di uno sguardo che “vede” ben oltre un telone da film.
    E poi la forza. Di proseguire.
    grazie

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.