14. Sulla soglia

da qui

Dovresti fare più attenzione alla vita dentro casa, che hai archiviato col ricordo delle partite di calcio sotto il tavolo. In realtà, sei assediato dai dettagli che si affollano tutti in una volta, a cominciare dalla porta a vetri chiusa a chiave, per vietare l’accesso al salotto cosiddetto buono, destinato agli incontri ufficiali dei vostri genitori. Chissà cosa avrà significato, nel profondo, la camera in penombra con le tende tirate, i divani e le poltrone dal colore rosso vivo ma invisibile, a causa della luce insufficiente. Quando entravi, eri attratto innanzitutto dai cassetti; sapevi che ci avresti trovato qualcosa di speciale: cioccolata, caramelle, baci Perugina. Da allora ti sei fatto l’idea che al di là della scorza, dell’ostacolo di una porta chiusa, c’è qualcosa di dolce che ti aspetta, un lato bello che non può risultare in primo piano, come se bontà e delicatezza fossero colpe di cui rimproverarsi, debolezze da sottrarre agli occhi curiosi della gente. O era, forse, la premonizione di un piacere da scoprire al di là di una cortina, di un vestito, come quando il pallone varcava la linea di porta segnata dalle palme del laghetto. Che potevi saperne, così piccolo? Eppure, già da allora, ti sentivi spinto a immaginare scenari favolosi, atmosfere da mille e una notte da cui tornavi sempre un po’ turbato, al punto da convincerti che il segreto del mondo si celasse nel cioccolato Pernigotti, nei cartocci di sfogliatelle ancora calde che il nonno paterno vi portava dalle famose pasticcerie napoletane. Adesso che ci pensi, la vita potevi leggerla già qui, nella porta a vetri oltre la quale non riuscivi a distinguere mai nulla, solo macchie grigiastre simili al tran tran dell’esperienza quotidiana, che però sapevi, ormai, quali e quante meraviglie fosse capace di occultare: caramelle Sperlari, cioccolato Toblerone, confetti di Sulmona. Intravedevi un luogo dove entrare era rischioso ma, superata la linea degli sbarramenti, si capiva che l’errore più grave sarebbe stato accontentarsi, cullarsi nel sogno che il salotto, un giorno, sarebbe stato tuo, che l’avresti trasformato nella scena dei tuoi incontri, che il dolce non sarebbe più rimasto nascosto in un cassetto, che l’avresti assaporato in uno sguardo, una carezza, il tuffo al cuore che ti sorprendeva se ti trovavi davanti a un’altra vita, e ti mancava il coraggio di varcarne la soglia sempre in ombra, trattenendo il fiato. Sei ancora là, a un passo dalla porta a vetri del salotto buono, ancora devi deciderti ad entrare, a non essere il bambino incantato sulla soglia, perdutamente innamorato del suo sogno.

20 pensieri su “14. Sulla soglia

  1. ti sei fatto l’idea che al di là della scorza, dell’ostacolo di una porta chiusa.

    Di fronte ad ogni ostacolo c’è sempre un lato positivo da scoprire o superare

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  2. “Sei ancora là”

    “Io abito la possibilità, una casa più bella della prosa
    Con tante finestre in più e porte migliori
    Ha stanze come cedri dove lo sguardo non può penetrare
    E per tetto sterminato
    La volta del cielo
    La frequenta la gente più amabile
    Così vi passo il tempo
    Spalanco le mie piccole mani
    Per colmarle di paradiso.“

    Emily Dickinson

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  3. Anch’io penso che “l’errore più grave” che si possa commettere nella vita sia accontentarsi.
    La paura di varcare la soglia, il “tuffo al cuore” che paralizza di fronte a scelte importanti, può impedire di scegliere il sogno di cui si è innamorati, a favore di situazioni più normali e tranquille; ma per essere veramente felici bisogna trovare il coraggio di rischiare perché l’amore, l’unica vera fonte di gioia, l’unico motivo per il quale valga la pena vivere, è sempre un rischio, che all’inizio fa anche paura, ma alla fine alimenta il coraggio.

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  4. L’attesa, il desiderio, l’ansia per un qualcosa che potrebbe realizzarsi, la curiosità, generano un brivido al cuore, un’emozione ben piu forte della realtà o di un evento in se. Finche’ riusciremo a emozionarci e a fantasticare su cosa c’e’ al di la, e il brivido sarà così forte da spingerci oltre, allora il mondo sarà una scoperta eccitante da vivere, quando questo non accadrà piu’ saremo morti in attesa della fine.

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  5. E’ l’eternamente giovane! Solo con Gesù nel cuore l’emozione non si smorza mai, andare oltre e’ la scoperta di bambini di trovare nel cassetto chiuso la cioccolata, i gianduiotti magari;-)

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  6. Tale e’ l’ispirazione in questo brano che non sembra di leggerlo ma di sognarlo, portandosi addosso quelle sensazioni, per un po’, anche al risveglio.
    Una vita forse non basta a sfondare la corteccia del mondo e vedere cosa c’e veramente al di la’ o semplicemente dar luce a cio’ che tutti sappiamo ci sia sempre stato coperto dalla penombra.
    Grazie.

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  7. Oggi la pagina “dolce”?, proprio per Natale, quando tutti ingrassiamo un po’ oppure di più. Però io dico sempre: si vive una volta sola,allora godi ti dalla vita.

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  8. I dolci? Da bambina non mangiavo niente,come si dice:con un chicco di riso potevo stare tutta la giornata, non volevo mangiare neanche i cioccolatini- li davo a mio fratello, che era un mangione.Adesso? Senza di cioccolattini mi sa che potrei morire!
    Cioccolata fa bene per la depressione!
    In qualche modo bisogna addolcirsi la vita,almeno con cioccolata!

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  9. “porta a vetri chiusa a chiave”-ti credo,dove entrano bambini,mettono tutto sopra sotto, certamente non volendo. Soltanto che,quando qualcosa è vietato, sempre curiosisce di più, e specialmente i bambini cerchano sempre di scoprire il segreto, perchè è vietato.

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  10. “…la vita dentro casa”
    stavo provando ricordarmi mia casa dal tempi di infanzia-è difficile.Ricordo soltanto che a mia mamma piaceva cambiare mobili,fare spostamenti, “camminava” continuamente con i mobili.Pratticamente,ogni settimana cambiava tutto. A volte,la mia stanza diventava un altra stanza, il posto per fare compiti devevo trovare sempre nuovo. Ricordo che mi piaceva leggere in bagno,perchè almeno là potevo stare tranquilla. I letti miei non mi ricordo più quanti avuto. Rimasto solo il tavolo in sala da pranzo,che si allunga e ogni volta che lo apriamo,mamma fa ricordare che lo abbiamo (io e mio fratello) rovinato giocando a ping-pong. Però non ha buttato. Strano.

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  11. Penso a parole di Celan, ” E’ tempo che la pietra accetti di fiorire, che l’affanno abbia un cuore che batte, è tempo che sia tempo. E’ tempo”…Sappiamo, conosciamo le nostre soglie passate, magari varcate, pure con orgoglio. E quelle lasciate lì, insormontabili, o in attesa, come dimenticate. Accanto a quelle nuove, limiti, possibilità, speranze di futuro. La soglia chiede di andare oltre, è voce dolce, ferma che ci fa vivere. La paura accanto al coraggio bilancia, pondera, fa trovare un momento giusto per dire è tempo.

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  12. Gli ideali, i sogni sono una guida per la vita. Un sogno deve prendere corpo nell’esistenza dell’uomo, la deve nutrire e renderla attiva.

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  13. Se la porta a vetri fosse stata aperta, se i dolci fossero rimasti a portata di mano, se il salotto buono,avvolto nella penombra, fosse stato rischiarato dalla luce come ogni altra stanza, che ne sarebbe stato del tuo immaginare, desiderare,non osare…. forsa tutto quello che spesso rimpiangiamo di non aver fatto non era poi così importante” in realtà”. la bellezza di molte esperienze sta ,spesso, solo nel desiderale ( il povero Leopardi docet ).

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  14. Aprire la porta del salotto per dare voce a quel silenzio che cerca in tutti modi di farsi sentire e uscire dal cassetto, disposto a trasformarsi in torrone o bacio Perugina per essere scoperto, energia pura, risorse necessarie per mettere mattone su mattone e costruire una città viva e senza età, che non abbia paura di difendere equilibri di vita precari e trasformarli in realtà dignitose, attraverso un’autenticità che si spinga oltre ogni muro di forma.

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