Quattro libri di poesia: Argentino, Codazza-Bertolino, Ducan, Rosa

macchina da scrivere

di Max Ponte

“Ma se qualcuno ce li ha donati, con relativo dispendio di carta e denari, non abbiamo il dovere di parlarne? Di esprimerci in merito, fosse anche con una parola? Non dobbiamo restituire qualcosa alla comunità delle lettere o della conoscenza?” ho pensato in questi giorni guardando i libelli approdati sulla mia scrivania. Così ho riletto i testi, riunito le idee, gli appunti a matita e ho confezionato un articolo con un piccolo spazio per ognuno. Mi sono proposto, colto da strani lumi, di fare un’operazione simile (con la poesia) fino alla fine dei miei giorni, a costo di leggere poche pagine di un libro, di aprirlo a caso, o commentarne solo la copertina. Poco è servito il consiglio di chi mi voleva spingere all’indifferenza verso certi testi, non ho mai pensato che utilizzare la strategia del silenzio (la più diffusa dagli addetti ai lavori non solo per esprimere dissenso ma anche per isolare possibili rivali e tenersi buoni potenzialmente tutti) fosse una modalità degna di essere contemplata. Non resta a questo punto che passare ai libri. Il fatto che io scriva poesia non mi è parso un ostacolo o una contraddizione, bensì un motivo in più per fare questo lavoro. Solitamente un poeta cerca di evitare la lettura dei propri colleghi viventi privilegiando i trapassati, e questo articolo vuole contribuire a mettere in discussione tale malcostume. Terminate le considerazioni introduttive passiamo alle pubblicazioni.

Il primo libro che ho affrontato è stato quello di Lucianna Argentino intitolato “L’ospite indocile” (presentazione di Anna Maria Farabbi), edito da Passigli. Le edizioni Passigli hanno un’ottima qualità tipografica e una carta che al solo tatto rimanda ai grandi nomi del suo catalogo. La Argentino è una poetessa che si esprime a voce bassa e coglie nei particolari della vita quotidiana motivi dell’esistere. La poesia scelta per la copertina è esemplificativa: “Dice che non c’è addio nelle asole / e asola allora sia: / poca materia intorno e vuoto. Sia passaggio e allaccio / sia lo spazio dell’abbraccio / sia pertugio e rifugio / sia il chiuso / esposto alla parola”. Tuttavia le poesie a seguire sono meno fortunate della presente e mi pare che non si crei, con lo scorrere delle pagine, quella tensione in grado di catturare, quella apertura del linguaggio in grado di concentrare lo sguardo del lettore. Nella raccolta c’è un sottile manierismo di fondo (forse il fatto di trovarci in un collana fondata da Mario Luzi non è un caso). Punto di forza del libro è la riflessione sulla scrittura: “Scrivere è togliere spazio al male, / è addomesticare la paura / che torna selvatica ad ogni respiro / è tentativo di conoscere / se nella radice dell’albero dimorano / necessità e libertà”.

Durante una lettura pubblica di Cristina Codazza e Alessandro Bertolino ho ricevuto “Per certi versi… Poeti”, edito da Centro Studi e Società di Torino, un libretto che gli autori hanno donato ai presenti. La poesia della Codazza è nel suo complesso troppo scontata. Versi come “in un brivido / d’amore e di follia”, “Da questo istante / sento il mare”, “verso il volo infinito” e “dentro il cuore di un piccolo uccello” sono dimostrazione di una tendenza sentimentalistica che affligge molta scrittura italiana. In tale tendenza di massa il linguaggio rischia la povertà più assoluta galleggiando in un indigesto brodo da (inconsapevole) soap opera del verso. Alessandro Bertolino gioca invece la rischiosa carta del cabaret con effetti assai ingombranti “Cediamo il passo a Venere / memori che domani, / tosto, saremo cenere”, “davanti al manifesto della Fenech / per lei, senza eccezioni, / davvero proprio tutti, tifavamo”. Note positive, nel(la) varietà di “Per certi versi… Poeti”, sono alcune righe di impegno civile, elementi presenti in entrambi gli autori, ricorderei a riguardo la poesia della Codazza “Lola del borgo” e “Uomini” di Bertolino che è una critica sarcastica nei confronti del maschilismo: “Uomini indipendenti / pendenti da una gonna, / da scopa, cucina, ferro, / dal mestolo di una donna”.

Grazie ad un contatto su Facebook ho ricevuto il libro di Darie Ducan intitolato “Spirt / Ethanol”, una raccolta in lingua romena con testo inglese a fronte, edita da Nico Publishing House. Darie Ducan, giovane e prolifico autore romeno, vive attualmente in Francia e la sua scrittura (per quanto mi è possibile cogliere nella traduzione inglese) si rivela ricca, dinamica e in grado di destare la curiosità nel lettore. Alcuni versi che ho sottolineato a matita sono: “I dream of a point of support. / My point dreams of another point / and the third birthes me – a fleshy fairytale”. Inoltre riporterei il frammento che lascia ad un vinile il silenzio: “At the end of the night / a tone of air, a voice like the lines at the Louvre / are recorded / by letting an elephant die: / a vinyl with all of your silence / scratched with a brain learning how to forget you”.

Infine veniamo al libro di Silvia Rosa, si tratta di “SoloMinuscolaScrittura” (introduzione di Giorgio Barberi Squarotti), una novità del catalogo della casa editrice La Vita Felice. Il libro è diviso in tre sezioni che corrispondono alle altrettante parole di cui è formato il titolo. Ogni pagina appare scritta sotto forma di un sms inviato per comunicare uno stato d’animo. La seconda sezione del libro, detta appunto “Minuscola”, è a mio avviso la migliore, un mo(vi)mento che si distingue per vitalismo dagli altri due (ma anche dalla produzione precedente) e che contiene versi di grande forza e spontaneità. “sms #21: (…) evviva i cartoni animati i pasticcini i baci i nostri corpi che giocano in girandole di abbracci, la poesia il cioccolato, viva pizzi calzelunghe e zorro santo subito, facciamo un girotondo coi puffi, facciamo l’amore un giorno intero per sette giorni moltiplicati per un mese con esponente un anno al quadrato bisestile, rivoluzione di massimi sistemi figurine città di lego società post moderne e post it”. I limiti che ho individuato in questa pubblicazione attengono a scelte formali ed editoriali: 1) non è chiaro il fatto che per sms l’autrice intenda lo spazio massimo di scrittura per un invio al cellulare (quindi non un messaggio ma cinque in successione); 2) l’autorevole introduzione di Barberi Squarotti poi, a ben pensarci, potrebbe mettere in secondo piano la diretta interessata. A parte questo vorrei concludere segnalando “SoloMinuscolaScrittura” come il migliore libro di poesia fra i quattro che vi ho presentato in questo articolo. La scrittura poetica di Silvia Rosa ha il dono dell’immediatezza e ha il ritmo del suo soffio vitale.

4 pensieri su “Quattro libri di poesia: Argentino, Codazza-Bertolino, Ducan, Rosa

  1. Grazie Stefano, penso che la funzione di una recensione sia quella di spingere ad approfondire, sulla Argentino mi pare che ci sia un lavoro riconoscibile, un’impronta, non lo metto in dubbio. Ogni autore poi è qui preso in considerazione sulla base di un’opera e non nella sua produzione totale, (tantomeno per la sua personalità che non c’entra nulla in questo discorso). Altro ragionamento che bisogna fare è se acquisteremmo quel libro, inteso come prodotto editoriale in grado di proporre una lettura accattivante (nel senso di farci captivi, prigionieri) oppure no. E se devo essere sincero i libri di poesia contemporanea che acquisterei (da quello che vedo in libreria) sono davvero pochi. Ma questi pochi li voglio davvero cercare. E quando non li trovo ne voglio scovare i frammenti nelle pubblicazioni che mi paiono meno compiute.

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