16. In giorni come questi

da qui

Anche allora avrai vissuto giorni come questi, senza più certezze, con un nodo alla gola che ti spezza il fiato. Camminavi per Via della Fisica, coi muri pieni di scritte che provavi a interpretare, ma potevi attribuirgli solo un senso arbitrario che nessuno avrebbe potuto confermarti; inneggiavano, forse, a qualche impresa politica o sociale, una rivoluzione almeno grafica, di fronte alla quale ti sentivi, nello stesso tempo, escluso e conquistato. Perché anche tu avresti mandato tutto all’aria, in giorni come questi, in cui sembrava che ogni cosa fosse avvolta in un alone di tristezza: i palazzi sbiaditi e affacciati su siepi di pitosfori, i muretti scrostati, ai piedi dei quali proliferavano le erbacce, il retro della scuola in cui bidelli, segretari e professori parcheggiavano le auto. Da quaggiù scorgevi le finestre della classe: niente di più squallido che immaginare lo scenario quotidiano, le tensioni, i turbamenti, dalla parte opposta del vetro: l’esatto contrario dell’estasi pomeridiana consumata alla porta del salotto buono; come se vivere fosse volare e sprofondare, un saliscendi da montagne russe, con lo stomaco in subbuglio e il cuore in gola. Ecco: è impossibile distinguere tra il bambino che trascina, lungo Via della Fisica, lo zaino pesante sulle spalle e l’uomo in cerca di un aiuto che tarderà ad alleggerire il suo fardello; è impensabile spegnere il fuoco che gli brucia gli intestini a tradimento. E’ un caso che Piazza Francesco Vivona ti si pari davanti proprio adesso? La caserma dei vigili del fuoco è una scatola logora con le porte d’ingresso verdechiaro e il frontone scrostato che nessuno penserà mai di verniciare. Vorresti lanciare un falso allarme, come quando suonavate i campanelli e scappavate in fretta; consumare un gesto incongruo per coinvolgere il mondo nella tua contrarietà, diventare il fuoco che ti sta consumando a poco a poco, costringere gli automezzi bianchi e rossi a inseguirti a sirene spiegate, ubbidendo all’istinto di lasciarti dietro i segni di un passaggio, una traccia qualunque del tuo esserci stato; come se l’antidoto all’angoscia, in giorni come questi, fosse iscriverla a forza in una forma, per esempio una fila di parole: triturare sconfitte e delusioni, lutti e fallimenti e imbalsamarli nei caratteri neri sullo schermo luminoso, sperando che non facciano più male. Non è a questo che serve la scrittura? Sei davanti alla scuola: e se oggi non entrassi? Solo un’idea ti spinge oltre il cancello; l’unica al mondo capace di scacciare l’amarezza, il sogno giusto, che convince i tuoi piedi a ripercorrere gli otto scalini delle Elementari. Ci siamo: ora puoi aspettarti di vederli, da un momento all’altro, gli occhi verde smeraldo della Persighetti.

20 pensieri su “16. In giorni come questi

  1. . Non è a questo che serve la scrittura?
    La scrittura serve a scrivere ciò che si nasconde nel proprio cuore,ciò che non sempre riesci a esprimere con le parole,perché troppo grande è l’ emozione di fronte”gli occhi verde smeraldo della Persighetti.”In poche parole nella scrittura si nasconde l’ Amore!

    Mi piace

  2. “Anche allora avrai vissuto giorni come questi, senza più certezze, con un nodo alla gola che ti spezza il fiato”
    Ci sono stati d’animo che sembrano nascere dal niente e approdare al nulla. Hanno il fiato corto dell’attesa, che si vorrebbe consumare in fretta e furia per poter giungere da qualche parte, qualunque essa sia, e ricominciare a respirare per lasciare “una traccia qualunque del tuo esserci stato.” Ma si finisce per implodere in se stessi, e forse l’unica traccia di quella vita la si troverà nascosta in mezzo a parole che racconteranno altro e altre storie.

    Mi piace

  3. Vivere é proprio un “volare e sprofondare, un saliscendi da montagne russe, con lo stomaco in subbuglio ed il cuore in gola”, è sentire dentro un fuoco che ti consuma, che a volte è angoscia, altre volte è estasi.
    Ma il fuoco è il segno che sei vivo e fino a quando ti sentirai bruciare, vorrà dire che la vita urla e scalpita in te, per il desiderio forte di vivere e di amare fino in fondo.

    Mi piace

  4. Anche allora avrai vissuto giorni come questi, senza più certezze

    Ci sono uomini che vivono di certezze e non hanno mai dubbi: quelli non vivono, esistono.

    Romano Battaglia, Il fiume della vita, 1992

    Mi piace

  5. L’ unica ” certezza” che ti fa approdare in un porto sicuro e che ti salva : è l’ Amore! Tutto il resto non è “certezza” , ma un castello di carta ,che crolla alla prima difficoltà della nostra vita.

    Mi piace

  6. La vita è fatta di forti emozioni dove il cuore ti sale fino alla gola,è fatta di gioie e di dolori,ma se così non fosse,se non fosse come le montagne russe,tutto questo non sarebbe vita,perché sarebbe privo di emozioni,sarebbe come avere al posto di un cuore di carne un cuore di ghiaccio.

    Mi piace

  7. Se ti accorgi che stai andando appresso alla tua contrarietà’ mentre sembra che tutti dall’altra parte siano nel giusto per il fatto che ricevono positivi riscontri e successi e non continue sconfitte, seppur apparenti,vuol dire che sei ancora su l’ottovolante della la tua vita , che i tuoi comportamenti al contrario in quella sinusoide che e’ la tua scrittura non sono fatte per lettori comuni.

    Mi piace

  8. “Sei davanti alla scuola: e se oggi non entrassi? ”
    Nella vita si puo’ scegliere di entrarvi a far parte o rimanere sulla soglia: la speranza di incontrare l’amore determina la scelta.

    Mi piace

  9. In giorni come questi è tutto un abbaglio, luci a intermittenza messe lì come per ipnotizzare i passanti, per confondere le ferite di un mondo che si sfalda e continua a sgretolarsi se, ogni volta che quelle lampadine si spengono per riaccendersi subito dopo, non riusciamo più a distinguere la luce tenue di un’alba raccontata nei dettagli delle pagine scritte sulla strada

    Mi piace

  10. Scherzavo ovviamente…E’ solo che ogni volta che mi arriva la newsletter di LPELS il cinquanta per cento delle volte è un vostro post 😉

    Mi piace

  11. Impossibile distinguere… un già visto, memoria di tanti nodi in gola, come se la storia si volesse ripetere con crudeltà inutile. Oppure, potremmo pensarli, quei nodi, occasioni per un dopo-zaino, di quando, in vari modi, il fiato ritorna, le certezze riemergono, e tutto riacquista contorni definiti. Ogni nodo si ricorda un po’ uguale, senza prospettiva, scuro, opaco. Ogni dopo ha colore diverso…

    Mi piace

  12. “e se oggi non entrassi? Solo un` idea…”
    un giorno di liberta`,un giorno di riposo,solo per un giorno fugire dalla responsabilita`,dalla realta`. Solo un giorno…solo un` idea.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.