Da Il Parto della Sovrana, di Michele Caccamo (Inedite)

Olive

1)

non siamo sicuri dell’Anima

e lo attribuiamo alla gravità

agli uccelli o alle nuvole

ai discendenti del cielo

che non ci lasciano mai spazio

e così prima della benedizione

ci lasciamo piegare dal male

ammassati come degli istrici

come quaggiù avviene

ci inchiodiamo l’uno accanto all’altro

dalla nascita alla morte

come ci avessero chiusi

in un eterno fiore rotondo

ma lo dovremmo ammettere

che la tortura è il sangue

e dovremmo perciò in anticipo

svuotarci le braccia

***

2)

e ora negli occhi un po’ d’aria

uno spostamento di fiamme

che ci mantiene tutti svegli

stanotte è meglio essere vivi

perché è di nuovo il Padre

a ricordarci la misura della terra

a farci bagnare fino alla fronte

con la sua maestosa protezione

che germoglia in sette cannelli

e appena due olive consacrate

***

3)

trenta foglie di cardo

e nessuna era dolce

così ricordo il sangue di Giuda

fuso come il bronzo

la sua febbre dal principio

dicono per la fine di tutto

o quell’unica prova di legge

nelle sue labbra destinate

lo ricordo disposto dagli uomini

in convivenza con sé stesso terreno

ma come avranno fatto quelle punte

non appena sfiorato il cuore

ad aprire il suo segreto

a farlo ricominciare dal campo

nel contenuto degli inganni

o per come adesso siamo

nella parabola dei bestemmiatori

***

4)

ci sono ancora scintille negli elmi

e le ossidazioni nelle tempie

fanno tornare alla bellezza i sensi

come nei popoli la nascita

dei piaceri impellenti

non è poi venuta la tua legge

le carte per gli interi destini

per questi segni neri

nessuno è stato portato in cielo

siamo ancora rinnegati

e intanto ci misurano sepolti

ma io voglio vederle

le cento armature degli Angeli

aprirsi come i sogni

come Patrie preziose

e gli uomini malvagi

a catena inginocchiati

in migliaia di preghiere

dal peccato al Paradiso

io voglio che mi resti nel cuore

il Ministro Universale

perché sia in questo mondo

la Salvezza maggiore

e per nessuno il segreto

del Satana morto

***

5)

perdi ancora sangue

per come ci dicono immobile

e mantenuto sotto guardia

come ti avessimo rapito

e anche avendo tutto il tempo

conservato in una grazia nera

nel momento del declino

come fossi un cadavere regolare

chiuso in quel prospetto intoccabile

in quell’immagine di giovane morto

non fai molta differenza

con le altre cataste di croci

perché per quanto siano sacre

la tua vittoria e la tua parte eletta

noi ti inchiodiamo in una trappola

tra due bastoni interi

per farti morire nel fuoco

spostarti nell’inferno

e chissà mai quando ti taglieremo

chissà se nella sostanza

di ogni singolo capello

trovassimo la presenza dell’origine

la ragione di Dio

o quale altra innocenza

quale altro significato

ma è così che ti approviamo

per quella morte differente

che ancora fa paura

è così che ci offriamo devoti

al tuo impiego nei vangeli

al tuo dolore umano

alla tua paralisi

ai tuoi piedi alle tue mani

e non sapendo nulla della vita

alla tua risurrezione

***

6)

quella croce è un teatro Maria

io sono solo una vita che hanno sepolto

la parabola profana degli uomini

sono un nome che è un’intera origine

un artificio del tuo grembo

sono un’immagine smaltata

io stesso difforme da Dio

come un condannato a morte

tuttavia un istruttore santo

che ha le braccia nel creato

io sono il tirante dell’anima

il rimedio per la risurrezione

ma così non sono l’Avvento

sono solo tuo figlio impalcato

***

7)

sono sulla resistenza gli Angeli

nel sacrato capitale

è un errore credere alla visione

o nominarsi per parola umana

credere siano sufficienti i rosai

come per Gesù le croci

che siano utili le pompe di respirazione.

Le camere nel mare

non daranno nessuna porta nuova

nessuno scampo

saremo in arresto nell’utero di Dio

nel suo incantamento

ci rimetterà i peccati

e la testa di ogni bestemmia

senza incertezza i mali umani

e noi lì moriremo

con i suoi occhi davanti

***

8)

di quelle scritture ne parlano

come hanno detto i morti

le Santità antiche

al fianco di Giovanni

e più lontane le stelle

o i campi che dappertutto brillano

come generatori sciolti nell’oro

o l’aria le nuvole e il sale

che devono definirsi cielo

e non lo sanno le Chiese

ma le spine del Buon Figlio

la Vita ancora in pericolo

ha dolori impensabili

ecco come sempre efficiente

una notizia d’Infinito Dio

il volo del cerchio delle colombe

che potrebbe salvarci

ma benché questa dinamica

non l’abbia compresa

neanche un uomo

né un superstite dell’istante

scenda ancora una volta

la Corona della Grazia

e sia l’unione delle acque

la bilancia per la luce

e se resta da dire

una linea netta

ancora più chiara dell’aria

o l’età per migliaia di tempi

***

9)

nasce dal forno il sereno Gesù

e anche di questa terracotta

ne faremo lode

per quanto gli amati

stanno volentieri con gli Angeli

noi lo terremo in questo basso fondo

come un altro figlio Suo

senza riuscire a capire

se dalla testa perde sangue

o ha una corona di uva spina

***

10)

osservali i seni

sono più degli uomini

per natura immortali al petto di Dio

è in tal modo una madre

per la meraviglia degli infedeli

ecco la bella sposa

perché il cuore si canta

Dio è una Serenissima

ecco detto tutto

mi resta da ricordarvi la separazione

il punto morto nella sua maternità

[immagine da qui]

11 pensieri su “Da Il Parto della Sovrana, di Michele Caccamo (Inedite)

  1. ”Michele Caccamo conosce bene l’irregolarità dell’ode ma seduce la conclusione di ogni verso, con ciò denunciando ampia confidenza con il messaggio poetico.” (Alda Merini)

    Poesia potente, complessa e di grande sensibilità, quella di Michele Caccamo.
    L’ho scoperta attraverso la rete, a dimostrazione di quanto possa essere un efficace veicolo di bellezza e valore.
    Un grazie speciale anche a Fabrizio Centofanti per la pubblicazione in questo blog.

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  2. Leggo una vera profondità in questi versi nei quali l’umano é divino ed il divino é umano; trovo tanta spiritualità, ma anche molta umanità.
    Per questo sentire e comunicare la grandezza di Dio che é anche uomo, e dell’uomo così vicino a Dio, mi colpiscono i versi di M. Caccamo, da ciò vi percepisco una forma alta di poesia.
    Grazie.
    MCri

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  3. “ma io voglio vederle

    le cento armature degli Angeli

    aprirsi come i sogni

    come Patrie preziose”

    Un poeta molto lirico la cui sensibilita’ lo porta spesso a parlare della morte e, con essa, di speranza.
    Grazie all’autore e a Don Fabrizio per l’alta qualita’ delle proposte sul blog.

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  4. E’ sempre bello leggerti Michele, la tua poesia esprime sempre il pathos di sentimenti vissuti nella carne, qui sembra una passeggiata sul Calvario personale dell’uomo che intravede nella speranza e in una fede sofferta la risurrezione di un Dio che si incarna ogni giorno nelle miserie e nelle gioie dell’uomo. Dio e uomo vivono con passione uterina, scossi nelle viscere, l’esperienza uno dell’altro, ma e’ l’uomo quello che dubita e che vuole che resti nel cuore il Ministro Universale perche’ sia in questo mondo la salvezza maggiore.

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  5. In questi versi si respira forza indagatrice, volontà di spezzare catene, energia distruttrice e destabilizzante con il fine di sollevare, spogliare, sgretolare ogni ostacolo frapposto tra l’uomo e il divino, l’uomo e se stesso. Versi che si avvertono ispirati, con lo sguardo a un dove e perché lontani ma cercati. Michele si rivela ancora voce distinta, personale, capace di spendersi alla ricerca di significati profondi e umani. Sangue e spirito, amore e morte, finestre aperte sugli spazi esistenziali di ognuno.

    Doris

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