24. La partita della vita

da qui

E’ un posto tutto verde, con case dai colori sgargianti che affondano felicemente tra cespugli e alberi da frutto. La colonia è attrezzatissima: piscina, campo da calcio, lo scenario sognato da ogni adolescente. Ci sei venuto con due dei tuoi fratelli. I genitori vi tampinano da Roma, ogni sera, nel momento in cui v’ingoia il refettorio smisurato, dove il rumore di sedie e di posate, unito al chiacchiericcio senza fine, è un oceano sonoro che s’infrange contro i timpani, con un’onda d’urto spaventosa. Eppure, quando squilla il telefono, lo stanzone sprofonda nel silenzio, in attesa di un rito irrinunciabile. Dopo i primi giorni, in cui l’animatore notifica l’evento dal microfono, è sufficiente il trillo perché, alternando le parole al battere di forchette e coltelli sui bicchieri, la marmaglia esploda all’unisono in un urlo: Centofanti a telefono! Voi vi alzate lentamente, passando in mezzo ai tavoli, evitando d’incrociare gli sguardi dei compagni che, ridendo, parlottano tra loro. Oggi ti pare che lo smacco abbia finito col salvarvi: il filo, non solo telefonico, che legava genitori e figli, era l’affetto che sentivi mancarti di persona, quando tuo padre tornava dal lavoro con l’abito di rappresentanza e tua madre era impegnata a spremere morali o a contorcersi in preghiere senza fine. Solo adesso capisci che vi amavano secondo i loro schemi; e ricordi che lui non si comprava nemmeno un paio di scarpe per farvi stare meglio. Della chiamata cronometrica, che vi esponeva al plotone d’esecuzione degli scherni, rimpiangi la voce di papà che ti chiedeva sempre: tutto bene? Il campionato di calcio era comunque il metodo migliore per rimuovere l’amaro, insieme con le sfide memorabili contro i salesiani. Con loro, in realtà, non c’era mai partita: il risultato fisso era 3 a 1, nonostante i cori organizzati dal solerte don Comisso, il prete assistente, che incitava la squadra con slogan tipo Olio, olio, olio minerale, per vincere la Mobil ci vuol la nazionale. Bastava, invece, la banda dei seminaristi di don Bosco a sbaragliarvi con certezza matematica, perfino nell’esito numerico dei goal. Col campionato andava meglio: segnasti la rete con cui la vostra squadra si aggiudicò il torneo: un goal contestato, perché, dicevano, c’era un fallo evidente sul portiere. Tu sai solo che la palombella, da più di trenta metri, s’era infilata miracolosamente all’incrocio dei pali. Ti sommersero di abbracci, ma già pensavi ad altro. Salito sul treno, il giorno dopo, erano in due a contendersi i tuoi sguardi: Ornella, dai capelli nerissimi, e Fiammetta, la bionda dagli occhi azzurro-mare. Quella mattina, nella stazione del paese sconosciuto, ti fu chiaro per la prima volta che fra te e le donne scoccava una scintilla irresistibile, e che tirarsene fuori sarebbe diventata, con l’aiuto di don Bosco o di altri santi, la partita della vita.

15 pensieri su “24. La partita della vita

  1. Ci sono momenti nella vita in cui tutto è chiaro, come quando si perde qualcosa di importante; un vuoto che ti ingoia, come un’onda e ti lascia senza fiato, mentre, da lontano, tenta il tiro per aiutarti a disegnare il quadro più bello: cercare il sorriso fra le pieghe della vita e trovarlo negli occhi umidi di nostalgia di un’anima vissuta che non vuole arrendersi al silenzio dei ricordi. Credo sia questa la partita della vita, il coraggio di crederci e mettersi in gioco.

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  2. L’amore finisce sempre per salvarci, anche quando sembra uno smacco e non è secondo i nostri canoni e le nostre aspettative: soprattutto l’Amore di un Padre e di una Madre che mettono noi ed il nostro bene al primo posto su tutto.
    Quando ci accorgiamo di un amore così grande, abbiamo già vinto non solo una partita, ma l’intero campionato.

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  3. Ci sono diversi modi di dimostrare l’amore ma il concetto di fondo è sempre lo stesso la rinuncia al proprio egoismo. La partita della vita si gioca soprattutto quando il tuo amare ed il tuo offrire non vengono compresi perché gli schemi di gioco sono diversi ma un cuore aperto saprà un giorno riconoscere il sacrificio di un sentimento profondo.

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  4. L’amore vero, quello che fa uscire da se stessi, che si tiene lontano da considerazioni e aspettative puramente umane è un concetto troppo alto e perfetto perché noi lo desideriamo… ci accontentiamo di molto molto meno.

    “Non accontentarti dell’orizzonte…cerca l’infinito”

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  5. Nemmeno il miglior attaccante riesce a fare tutto da solo. La partita della vita è quella in cui il proprio talento riconosce e interagisce con quello dell’altro.
    Si cresce quando si scopre che l’amore può avere tanti aspetti, ma la materia di cui è fatto il filo che unisce è sempre la stessa.

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  6. Prosegue il tema della nostalgia, che addirittura si sdoppia in due valenze: quella presente che intenerisce e attenua quelle sensazioni del passato e quella del momento che seppur per poche settimane, significa mancanza di quell’amore vero di mamma e papa’ seppur ” secondo i loro schemi. La prima sensazione del distacco , dell’uscita dal guscio fuori del quale s’incontra il mondo e in quello per fortuna anche tante Ornelle e Fiammette.

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  7. Toccante, come sempre.
    L’abitudine di una telefonata serale con un vecchio genitore. Quante volte ti trovi da questa parte del filo con mille altre cose da fare, più urgenti e pressanti di quella conversazione apparentemente superflua. Poi, arriva quel giorno in cui, sentendo squillare il telefono, daresti qualsiasi cosa pur di riascoltare la sua voce.
    Fiammetta: non so perché ma istintivamente la preferisco. Sarà che io-uomo e lei-bionda.

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  8. Ognuno ama secondo i propri schemi , a volte incomprensibili per gli altri ,ma abbastanza comprensibili per te,solo quando questi schemi svaniscono e ti accorgi di quanto fossero importanti per loro.
    Tutto sarebbe più semplice però se non ci fossero gli schemi da seguire ,se ci si lasciasse andare con il proprio cuore ,se per una volta senza troppi giri di parole si potesse dire solamente : ti voglio bene! Ecco come questa semplice frase distrugge le barriere che tengono separate la maggior parte delle persone.

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  9. “Solo adesso capisci che vi amavano secondo i loro schemi”

    a volte,con il tempo,guardando con una distanza,possiamo accorgersi che comunque,siamo stati amati,a volte…perchè vogliamo credere che comunque, siamo stati amati.
    Ricordo come per la prima volta sono stata al estero per un po’ di più tempo, quando sono ritornata,mio nipotino che aveva 5 anni,non mi lasciava neanche per un secondo e mi chiedeva continuazione:zia,ma tu mi vuoi bene un pocchino? ,Si amore, certo che ti voglio tanto bene!-rispondevo senza stancarmi.
    Penso che,il problema è che non tutti abbiamo questo “coraggio” di chiedere: ma tu mi vuoi bene?
    Basta cosi poco….solo una domanda per sentire una risposta,per sentirsi meglio!

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  10. come la vita a volte fa strane sorprese…. uno che amava calcio, piaceva a ragazze….diventa un prete,un ottimo prete. A volte,la vita fa strane sorprese…

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  11. Genitori non si nasce si diventa… è un’avventura coraggiosa e piena di errori!
    I figli però sono sempre pronti ad amarti, qualunque errore tu faccia, costerà loro fatica ma diventando adulti capiranno che l’amore che hanno ricevuto o i torti, non li hai imparati ad una scuola specializzata!
    Io ho ricevuto questo grandissimo regalo a Natale: – mamma ti voglio bene e lontano da voi è sofferenza, mi sto costruendo una famiglia, quanti errori farò- ecc.
    Ti voglio bene anche io, magnifico figlio, tu che ci hai fatto il regalo più grande che si possa desiderare: capire che l’amore è imperfezione.
    Posso andare in pensione felice adesso che è diventato un uomo!
    Come donna invece la strada è ancora lunga e faticosa, anche io dovrò capire che amare é anche imperfezione.
    Il mio angelo custode veglia sempre su di me, e questo mi da la voglia di non perdere più una lezione dalla vita, perché l’altro è sempre bello prenderlo per mano.

    Ernestina.

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  12. “Solo adesso capisci che vi amavano secondo i loro schemi;…”
    Diventare grandi significa anche questo, accettare che l’amore ricevuto e dato sarà sempre imperfetto, che gli mancherà sempre qualcosa per essere come noi vorremo che fosse. Perché se l’amore viene dato secondo quelli che sono gli schemi propri di ciascuno, lo si desidera anche secondo altri schemi che, guarda caso, non coincidono mai con gli altri. Il flusso in entrata e quello in uscita non sempre hanno la stessa portata.
    Ma nell’angolo acuto dell’amore imperfetto si nasconde la consapevolezza dolorosa dei propri limiti, i sensi i colpa per non aver dato abbastanza o non aver capito, la fragilità di un sentimento che per diventare immenso spesso, purtroppo, ha bisogno della distanza che ci costringe a voltarci indietro.

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  13. La partita della vita: chiara dimostra come la scelta, quella fondamentale di una vita, non sia frutto né di fatalità né di spensierate decisioni cui seguono appaganti risposte. Quanto coraggio don.

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