Giancarlo Consonni, Astratto/concreto

02_Laigueglia_2gennaio-2006_1_lite03_Laigueglia_31-dicembre-2011_2_lite

La mostra rimarrà aperta dal 14 gennaio al 2 febbraio 2013
con i seguenti orari: martedì–sabato, ore 10.30-13.00 / 15.00-19.00. Inaugurazione il 14 gennaio 2013, alle ore 18,00

Presso Galleria Anna Maria Consadori, Via Brera 2, Milano
Contatti: 02.72.02.17.67, www.galleriaconsadori.com

Composizioni di incontri casuali
di Stefano Levi Della Torre

Consonni ha scoperto queste figure tra le cabine che fanno da retrovia alla spiaggia, in un tratto dell’ampia curva soleggiata del golfo tra Laigueglia e Alassio. Le ha scoperte passeggiando per abitudine, d’inverno. Che cosa ha fermato la sua attenzione, rompendo la distrazione di una passeggiata ripetuta, rivelandosi in forme, colori, materie, ritmi significanti?

È che il nostro conoscere più intimo è anche un riconoscere, riconoscenza per le cose che d’un tratto cominciano a parlarci. Non è tanto il nuovo a riattivare il nostro rapporto vivo con le cose, quanto il loro resuscitare dal sedimento delle abitudini. (Cézanne, ad esempio, ha rinnovato la pittura e il punto di vista sul mondo riscoprendo le mele su un tavolo di cucina: la sua novità risplende in contrasto proprio con la banalità degli oggetti, quando li riscopriamo più esotici e misteriosi di un paesaggio di Tahiti).

Così, oggetti o fatti consueti sono per noi a un bivio, tra l’essere scontati e dunque non più visti, o l’essere riscoperti come stratificazioni di memoria e concentrazioni di esperienza. Tale è la ripetizione: può addormentare la nostra attenzione o al contrario produrre un soprassalto dell’animo, solo che si sposti anche di poco il nostro punto di vista e le cose ci si rivelino in una nuova costellazione mentale. Come nei rituali, nella musica di Bach o in quella “minimalista”, un ritmo ripetuto può condurci a un cambiamento di stato psichico, o alla trance.

Consonni passeggia lungo le cabine dismesse, ben esposte alla vista per la scomparsa stagionale degli ombrelloni. Non hanno ancora riacquistato l’intenzione di decoro e di controllo di una facciata; vi si accostano cose quasi intatte ad altre lavorate dal tempo, dal sole e dall’acqua. Incontri casuali, in cui oggetti, superfici, materie diverse si combinano, venendo ciascuna da una propria vicenda di logoramento e riverniciatura: sono questi incontri ad essere scoperti e scelti.

Perché scelti? C’è un filtro della memoria coltivata: il Duchamp dell’objet trouvé (qui è “l’incontro trovato” tra oggetti altrettanto reali di quelli di Duchamp), e poi Rothko e soprattutto Mondrian , intravisti “dal vero” nelle campiture orizzontali e verticali di questi frammenti di attrezzature balneari. Ma non si tratta propriamente di citazioni: piuttosto delle loro risonanze e del loro senso. Rothko che con le sue fasce orizzontali, coi suoi multipli orizzonti, riattiva il senso metafisico dell’alto e del basso, mentre le fasce cromatiche che si sfocano ai lati e si intensificano al centro ci chiamano a un infinito avvicinamento centripeto, a uno sprofondare senza fine nella saturazione del colore; Mondrian, che nelle sue campiture di colore primario entro geometrie rettilinee ortogonali coglie il momento di un modulo, ridotto al grado elementare e perentorio di una necessità; un modulo nella cui infinita estensibilità oltre la cornice sentiamo il rigore di una legge seriale, però indecifrabile.

Infinito in profondità di Rothko; infinito in estensione di Mondrian: reminiscenze che hanno guidato lo sguardo di Consonni nella scoperta di queste immagini, delle loro metriche poetiche o musicali. L’arte “astratta” ci fa riscoprire il mondo concreto, o più precisamente il come le nostre percezioni sfilacciate del mondo possano condensarsi in segni significanti, in linguaggio delle cose e sulle cose; il modo in cui questi incontri fortuiti tra oggetti e superfici possano organizzarsi in immagini dalla struttura robusta e unitaria, cioè in composizioni. Qui, in queste opere di Consonni, è appunto il frammento a trasfigurarsi in una completezza, concentrata nell’inquadratura.

Ora guardiamo, impaginate nel taglio delle fotografie, queste parti di muro o di lastre di masonite imbullonate, queste campiture di plastica nette di colore elementare e queste lamiere arrugginite, variegate dalla consunzione del sole e della salsedine, queste traverse di legno: ricordano i collages, o qualcosa del cubismo “sintetico”, con pezzi reali (brandelli di giornale , di scatole, di paglie di Vienna…) incollati a far parte del repertorio di materie che coprono la tela dipinta; o guardiamo, colto dalla foto, lo sforzo frustrato di costruire un ordine, di tracciare contorni diritti non proprio riusciti, e scopriamo la rievocazione della pittura di gesto, dell’Action painting, in cui l’imperfezione è scelta estetica, in cui la gerarchia della pittura si rovescia, e l’atto del pittore non è più in funzione del risultato figurativo, ma al contrario è la rappresentazione di un oggetto ad essere pretesto per l’atto del dipingere.

Nelle precise inquadrature di Consonni, guardiamo questi contorni che vorrebbero esser dritti e non ci riescono, queste inchiodature spanate dal tempo: in questi profili che vorrebbero esser precisi e non lo sono, in queste campiture di colore o di intonaco che vorrebbero essere omogenee senza riuscirci, in questi sforzi imperfetti di perfezione, che qualche bagnino ha tentato nella cura del suo stabilimento balneare, possiamo leggere, con una certa emozione simpatetica, qualcosa che ci riguarda nella vita: la tensione tra ciò che vorremmo e ciò che riusciamo a fare e a essere; il perseguire un ideale, che per nostro limite, per difficoltà e congiunture, si torce nel realizzarsi restando un orizzonte irraggiungibile.

Queste opere di Consonni sono appunto un perfetto elogio di un’imperfezione, che è impronta esistenziale nelle cose.

L’estate è lontana. Le cabine, non più smontate come si faceva un tempo, restano come stupite di fronte al mare che non smette di inscenare l’eterno fluire, indifferente alla vicenda umana. I colori smaglianti fatti per allietare i bagnanti sono in balìa della salsedine e della sabbia sollevata dal vento; la ruggine fa capolino sotto le vernici rinnovate a ogni primavera. Le porte sono sbarrate contro gli intrusi, ma le difese nulla possono contro il senso di solitudine e di fragilità.

Tra il tempo infinito del mare e il tempo delle cose umane si svolge il viaggio d’inverno di un poeta-pittore. Ovunque egli volga lo sguardo vede quadri, frammenti di una bellezza involontaria a cui, nel preparare la nuova stagione, hanno dato un contributo inconsapevole i gestori degli stabilimenti familiari, i bagnini di un tempo. Il viaggio convoca gli amati De Staël, Fontana, Mondrian e Rothko. La macchina fotografica cattura collages che sono omaggi a quei maestri ma vanno anche oltre. Per dirci che la bellezza può essere dove meno te l’aspetti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.