33. Fumo nero

da qui

Ora che hai scavato più in profondo, non ti senti più tanto sicuro. Ogni dettaglio può essere osservato da un’altra angolazione e dovresti, per coerenza, ripartire dall’inizio: dal famoso balcone sopra viale Beethoven, setacciando ogni piega del passato con un’ottica diversa, una pietà allora sconosciuta, un’attenzione all’altro che nemmeno ti sognavi. Ti sembrava di averne pure troppa, a dire il vero: quando si è piccoli e sensibili, come hai sempre immaginato, si affronta il mondo con l’idea che dall’altro possa venire solo il bene. Te lo insegnano i nonni, che vengono da Napoli con il borsone imbottito di regali: soldatini, giochi del calcio coi pupazzetti a molla, scatole colme di marron glacés. Te lo insegnano il papà e la mamma, che stupiscono di fronte a un gesto o una parola fuori luogo, come se il marchio della perfezione fosse un dato scontato e indiscutibile. Te lo insegna la maestra Battistoni, scolpendo un quattro in fondo al compito di matematica come firmasse la bolla d’accompagnamento della fine del mondo. Tu sei sempre il bambino che s’incanta, ma forse, sotto sotto, cominci a realizzare che qualcosa non gira nel modo in cui vorrebbero far credere, che la realtà contrasta col canovaccio che hai imparato a recitare. Ti accorgi che comunque devi scegliere: fra te e l’altro, per la precisione. Quando D’Autilia ti chiede per l’ennesima volta se vuoi uscire, tocca a te deciderti in favore della tua tranquillità o di quelle narici dilatate che, chissà perché, ti hanno sempre impensierito. Capisci che Antonio Guida, forse, non è così entusiasta di giocare ai soldatini, perché è capace di mollarti lì, nel salotto di casa, con lo squadrone di nordisti predisposto a una battaglia che non avrà mai luogo. Devi accettare che il padre di Domenico Buccero vi scruti coi suoi occhi a palla e che tu e tuo fratello non possiate esplodere in una risata liberante. Ti accorgi che la poesia, di cui già allora ti nutrivi, non era che una scusa per avvolgerti in una nebbia fitta, in cui l’altro non riusciva più a raggiungerti, né avevano accesso il pianto e il lamento del compagno triste, lo sguardo vitreo del mendicante infreddolito, la gelosia di tuo fratello che cominciava a tormentarti perchè vedeva in te un insopportabile rivale. T’investe all’improvviso l’ondata di dolore che hai rimosso, l’ingombro della sua terribile evidenza, la minaccia ai tuoi sogni, sempre pronti a edificare una città invisibile sulle macerie di quella originale, che agonizza sotto gli occhi elusivi del bambino. Capisci solo adesso che il mondo palpita dall’altra parte del balcone ed è inutile affannarsi a proteggere l’elefante di peluche, a pensare che tanto, prima o poi, dovrai pure tuffarti nel fiume di persone che ti scorre sotto. La balena azzurra del 708 sbuffa ancora il fumo nero dei ricordi, che adesso si deposita sulla tenda gialla del bar, sulla scritta bianca e blu del Minimax, sul muretto imbrattato da graffiti  incomprensibili di fronte al supermarket.

18 pensieri su “33. Fumo nero

  1. La pietà e la sensibilità quando esistono sono radicate nell’animo delle persone,esse sono più evidenti quando si è piccoli perché da piccoli prevale la purezza e la sincerità dell’ anima,si affievoliscono quasi a venire soffocate ma non svaniscono quando si è adulti poiché si scopre una realtà diversa da quella che abbiamo vissuto da bambini.

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  2. Guardare”il mondo da un’altra angolazione” per scendere più in profondità e vedere le cose non come esse appaiono ,ma come sono veramente ,scoprendo quali sono le cose più importanti della vita …è come vivere una nuova vita ,una vita “fuori dagli schemi” a cui la maggior parte della gente non è abituata .

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  3. Davvero “è inutile affannarsi”, perchè la vita è un dono ma non la possediamo, non ci appartiene veramente: ma non la dobbiamo sprecare, anzi è importante impegnarsi per lasciare alla fine, magari, una traccia di bene.
    Mi piace pensare che quel “fumo nero” un giorno, quando tutto apparirà per quello che è realmente e non ci sarà più un io ed un altro, ma solo un noi, diventerà una grande fumata bianca, annuncio di una nuova stagione e di una nuova vita, definitivamente e profondamente serena e felice.

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  4. Solo chi vive di amore osserva,ricorda,soffre,e sicuramente non cancella ,gli attimi del vissuto che inesorabilmente hanno nutrito la nostra vita.Da queste sue pagine,emerge sempre il sentimento e il saper apprezzare ,come fosse un dono tutto quello che ci capita…..brutto o bello che sia….l’importante e’aver avuto la possibilità ,attraverso la vita di poterlo provare.grazie Dio!

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  5. E’ la Rivoluzione Copernicana dell’essere, il passaggio dagli “altri” all’”altro” dove singolare e plurale fanno la differenza non solo nella quantità.
    Non ci faceva poi tanta paura quel mondo che da fanciulli si popolava di tanti personaggi buoni e cattivi, di carne o di stoffa che come nelle favole appena chiudi il libro scompaiono nel nulla come nella nebbia di Neverending Story : l’amichetto che prevarica, un fratello dispettoso,la compagna di classe già troppo donna per noi bambini scemi, non avrebbero potuto mai farci alcun male dentro il guscio di casa insieme all’inseparabile peluche da abbracciare dopo un sogno brutto, anche se li’ c’è un papà troppo severo e una mamma troppo chioccia.
    Andiamo pian piano scoprendo che tutti saranno per noi una sola persona, la stella centrale intorno alla quale dovremo girare per tutta la vita come uno dei tanti pianeti che da quella ricevono luce e calore, altrimenti sarà “fumo nero”.

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  6. scusate,ma a prescindere dalla pagina di oggi…
    ho smesso di fumare le sigarette (teoreticamente!),mi sono spostata per fumare la sigaretta elettrica e domani mi si finisce tabacco per mettere dentro la sigaretta. Ma come da tre giorni e anche domani sono incasinatissima, da mezzo giornata combino come faccio per andare comprare. Penso del mio fumo…apro la pagina di oggi e leggo…FUMO NERO, ecco! anche qua!

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  7. “il fumo nero dei ricordi…”
    a volte,nostro passato ritorna di colore nero come fumo nero del autobus,”si deposita sulla tenda gialla” di nostra mente,fa condizionare nostra giornata, cioè diventiamo tristi,rabbiati…
    ma nostro passato,a volte,ritorna come…raggi del sole,che porta sorriso, la gioia, calore e migliora la nostra giornata.
    “il fumo nero dei ricordi,che adesso si deposita sulla tenda gialla”,ma la tenda si può lavare,ma nostri ricordi?si può cambiare punto di vista per far diventare accettabili, “puliti”

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  8. Un viaggio a ritroso e coraggioso dentro un’anima alla continua ricerca di giustizia, incontri con fantasmi, ostentazioni di una vita a cui poco importa della sofferenza, una sempre più intensa sensibilità che dapprima si difende dietro un muro di nebbia e poi, giorno dopo giorno, scrive, vivendo per e nell’altro, la più bella poesia.

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  9. pensieri che mi procurano un senso di sollievo, come dare respiro a emozioni troppo a lungo rimasti in apnea……grazie
    francesca

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  10. “Provando e riprovando”……ogni buon bastone del cammino forse porta incise queste parole…perchè non si riparte da tanti momenti zero, ogni volta, ma rinnovati, colmi di spirito, forza che vengono dall’esperienza, da quel “vedo solo adesso”, con occhi che cercano, che scrutano con nuove luci vecchie cose.

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  11. “Preferisco me che vuol bene alla gente
    a me che ama l’umanità.”
    Wislawa Szymbrovska

    Preferisco chi si getta nel fiume di persone a chi , pur sensibile, resta sul balcone a contemplare il mondo.Se poi si resta in grado comunque di conservare qualche carezza anche per l’elefante di peluche allora si e’ pronti a scrivere un libro come questo.

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  12. “quando si è piccoli e sensibili (…),si affronta il mondo con l’idea che dall’altro possa venire solo il bene” ,e penso che proprio questo è bello. Gesù ha detto: “devete diventare come questo bambino…” che è buono, bravo,aperto, pieno di amore sincero e aspetta solo bene dall’altro.La vita con amore

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