Georges Bernanos e la motocicletta

Bernanos

di Augusto Benemeglio

1. Era uno che cammina al buio

Georges Bernanos ( 1888- 1948) era un francese del nord , uno di quei francesi testardi, cocciuti , passionali, drammatici, con una grande fede , uno di quelli che hanno sempre ragione anche quando hanno torto marcio. Ma era un po’ come il parroco di campagna del suo “ Diario” , ( il suo romanzo capolavoro ) , uno che cammina al buio , che è assalito dalle tentazioni del diavolo , che vive e soffre della sua fede in una sorta di lotta, di corpo a corpo con il mistero , con il segreto e con tutta la parte che noi non conosciamo di noi stessi e del mondo….Era un uomo tormentato , assediato , ossessionato dal peccato , e con quel suo temperamento passionale, ostinato, violento , di peccati ne avrebbe commessi parecchi con tutto lo strascico dei rimorsi e dei pentimenti, ma era anche un uomo pervaso dallo spirito di carità , di compassione , uno di quelli che sa riconoscere “la ferita profonda dell’anima”, uno di quelli che sa che un “vero dolore che esce dall’uomo, appartiene anzitutto a Dio”, e bisogna accoglierlo umilmente nel proprio cuore, farlo diventare proprio, amarlo, anche se è molto difficile.

2. L’abate Langrange

Ma Bernanos era anche un grande polemista , una sorta di cavaliere errante della scrittura , eternamente inquieto, che scriveva i suoi libri nei caffè, fra il rumore della gente , assolutamente ignaro di tutto ciò che era intorno a lui, immerso nei suoi ricordi d’ infanzia. Tutte le sue storie, infatti, – i suoi racconti , i suoi romanzi – attingono a quel mondo lontano , fanno parte di quei fantasmi, quell’ombre lunghe dell’ infanzia , un’infanzia povera, semplice, vissuta in provincia , presso il piccolo centro dell’Artois, con i suoi tigli e le sue nebbie , i campanili e la campagna vasta e marrone , coperta da un cielo di nubi grigie, e i tetti ocra delle case dove viveva un’umanità minima e misera con le sue invidie, gelosie, grettezze , inganni
egoismi , perversità, etc., tipo i personaggi del Diario E tuttavia spesso i protagonisti dei suoi romanzi hanno una loro maestosità , nobiltà d’animo ,.dignità, fierezza, una grandezza straordinaria. Questi personaggi Georges non li aveva inventati, ma li aveva conosciuti , da ragazzo , idealizzandoli nei suoi romanzi, come ad esempio l’abate Langrange, inarrivabile maestro di saggezza e spiritualità , al quale rimarrà profondamente legato per tutta la vita . Fu forse proprio Langrange a ispirargli quel cattolicesimo di lotta , ma anche di sofferenza per l’ insidia costante del peccato ; a fargli scoprire la sua vocazione in Cristo, quel suo sentirsi insieme dolorosamente chiamato e rifiutato da Dio, quella ostinata ricerca della santità e l’ossessione della morte.( “Aspettavo che Iddio m’ispirasse una parola, una parola da prete: avrei pagato quella parola con la mia vita, con quel che mi restava di vita”…//No, non piangevo sulla mia morte…piangevo di vergogna…Ero un pover’uomo che ama senza osare dirlo, e nemmeno confessarsi che ama…Oh, non nego affatto che quelle lacrime potevano essere vili! Ma penso anche che erano lacrime d’amore…”)

3. Sposa una discendente di Giovanna D’Arco

Georges Bernanos era cristiano , ma anche monarchico convinto e fin da ragazzo manifestò apertamente il suo disprezzo per l’ordine borghese imperante e la società repubblicana , segnata dal materialismo e dalla disgregazione di quei valori che erano i capisaldi del suo ideale di vita: onore , patria e fede. Questi ideali gli fanno mitizzare il medioevo , con le gesta dei cavalieri della tavola rotonda , la ricerca
del Graal , le Crociate , le tenzoni, e tutto ciò che riteneva “ eroico” , generoso, nobile e sacro .Così , allo scoppio della prima guerra mondiale, non esita ad arruolarsi volontario e a combattere in prima linea , sempre con coraggio e generosità, ma anche lealtà, “senza odio per il nemico”, ci tenne a precisare lui stesso. Ardente combattente , è sempre pronto a proporsi per le azioni più rischiose, per cui viene più volte ferito e decorato. Durante il conflitto bellico trova il tempo e l’occasione per sposarsi una nobile fanciulla lontana discendente di Giovanna d’Arco, che gli darà sei figli in pochi anni. Ma finita la guerra , Georges Bernanos è costretto a rivedere un po’ le sue idee , perché nonostante il suo eroismo si trova , con una famiglia da mantenere , nella miseria più nera. Riesce a trovare un lavoro, assicuratore de La Nationale , che quanto meno gli garantisce la sopravvivenza e gli fa scoprire la gioia dei momenti di sosta che lui colmerà scrivendo febbrilmente, furiosamente, dovunque si trovi e su qualunque carta abbia sotto mano.

4. Sotto il sole di Satana

E’ durante questo periodo che comincia a frequentare i caffè , ma anche le sale d’aspetto alle stazioni, le squallide camere di pensioni di terzo ordine , dovunque abbia un minimo spazio per scrivere , astraendosi da tutto . Nascerà in questi ritagli di tempo e in questi ambienti il suo primo romanzo: Sotto il sole di Satana , opera di tragico misticismo che ha per protagonista un umile sacerdote che si dibatte fra
tentazioni demoniache e richiamo della santità. Fu subito un clamoroso successo di critica e di pubblico che lo spinge, ormai quarantenne , a lasciare l’odiato lavoro di assicuratore e a fare lo scrittore a tempo pieno. Pubblica subito altri due romanzi , L’impostura (1927) e La gioia (1929) nei quali si ritrovano i temi contraddittori del bene e del male , della santità e della dannazione , così come l’atmosfera tesa, cupa, della prima opera . Poi scrive un saggio , La grande paura dei benpensanti, in cui fa un violento processo alla borghesia , vista come la classe della mediocrità morale , del conservatorismo , della vile prudenza e del gretto egoismo. Ma nessuno di questi libri ottiene il successo del primo romanzo , sicché Bernanos comincia a collaborare per varie testate di giornali e riviste pe racimolare quanto necessario per mantenere la propria famiglia, che aumenta di anno in anno. Si fa dare degli anticipi cospicui e invece di mandare soldi alla moglie si compra una motocicletta e se ne innamora pazzamente.

5. La motocicletta

Quella per la motocicletta sarà una passione “folle”, incontrollata , assoluta. Lascia perdere tutto, perfino di scrivere articoli che gli sono stati già pagati ; inforca quel suo mezzo satanico e fa grandi corse a perdifiato per tutta la Francia. Corre come un pazzo scatenato, senza fermarsi mai, dimenticando perfino di mangiare. La gente lo addita e dice , E’ quel pazzo di Bernanos , ha il diavolo in corpo. Come è fatale , subisce un grave incidente di motocicletta , che lo lascerà menomato per tutta l’esistenza, sarà costretto a camminare solo con l’aiuto delle stampelle. Intanto è assillato dai debiti e la sua famiglia muore letteralmente di fame. Per cercare di sopravvivere , si trasferisce con moglie e figli nelle Baleari , dove la vita è meno cara , e a Palma di Maiorca ricomincia a lavorare al suo modo , febbrilmente, furiosamente. Scrive di tutto , perfino un romanzo poliziesco ( Un delitto) ,ma soprattutto realizza il suo capolavoro: Diario di un curato di campagna, (1936) che verrà premiato con il “Grand Prix” dell’Accademia Francese e mirabilmente adattato per il cinema da Robert Bresson. Si ripropone con forza la dimensione religiosa dell’esistenza , con la descrizione dei costumi del clero e degli ambienti di provincia , si rappresenta ancora una volta quella sua religiosità intransigente, appassionata, dostojevskiana , il senso profondo della solitudine e i violenti conflitti spirituali che da sempre stringono l’uomo in una morsa , il tutto in uno stile realistico e insieme visionario, che conferisce una sorprendente grandezza ai personaggi più umili. Tema di fondo di tutta l’opera di Bernanos – al cui clima religioso fa riscontro una visione drammatica delle coscienze individuali , spesso ritratte tra purezza e degradazione – è la ricerca della santità , che i suoi eroi raggiungono al termine di una lotta dove il male sembra, fino all’ultimo, aver la meglio sul bene. E’ la sua più felice stagione . Tre anni straordinari, d’oro, irripetibili, per la sua ispirazione di romanziere. Ma la guerra civile in Spagna scuote la sua coscienza e lo porta all’impegno civile diretto. D’ora in poi i suoi scritti saranno testimonianza della sua sofferta, appassionata partecipazione agli eventi e a tutte le tragedie del mondo. Fa il giornalista e il cronista di guerra , scrive degli orrori della repressione e della violenta crudeltà dei franchisti , della complicità delle democrazie occidentali . Tutto ciò sarà raccolto nel libro I grandi cimiteri sotto la luna(1938)

5. Imbecilli! Quale progresso?

Ma dopo la guerra di Spagna Bernanos non si placa, non trova requie ( era un irrequieto per natura , aveva la motocicletta nell’anima) e da adesso in poi seguirlo nelle sue imprese non sarà facile. Dapprima , intuendo la catastrofe che si stava abbattere sull’Europa con gli accordi di Monaco , decide di andare in Brasile e di cambiare radicalmente vita, compra una fattoria e si mette a fare l’agricoltore , ma (ovviamente ) la cosa non funzione , anzi è un vero e proprio fallimento economico, per cui dopo un paio d’anni ritorna a fare il giornalista collaborando con i giornali di Rio de Janeiro e contribuendo nella stesura dei bollettini della Francia libera , alla “Marseillaise”, di Londra prima e poi Algeri . Scrive diversi saggi sulla situazione politica europea , con polemiche roventi, senza rispetto per nessuno. La sua scrittura affascina de Gaulle che lo manda a chiamare, perché vuole portarlo all’Accademia di Francia, ma Bernanos rifiuta . Tornato in Francia nel 1945 , deluso profondamente dalla realtà del dopoguerra , contro l’orrore delle bombe di Hiroshima e Nagasaki , il dilagare del mercato nero, il fenomeno dell’epurazione , lo sviluppo tecnologico sempre più opprimente ( “Imbecilli, quale progresso?, quale democrazia? Il mondo è impazzito, gira a vuoto. L’umanità è ossessionata dall’idea del suicidio, sembra avviarsi ,istupidita e rassegnata, verso la sua distruzione”) decide di emigrare di nuovo.

6. Il dialogo con la morte.

Va a fare il vagabondo a Tunisi, dove inizia a scrivere una “Vita di Gesù”, che non riuscirà a portare a termine e un’opera teatrale , I dialoghi delle carmelitane scalze ispirato a un tragico episodio della Rivoluzione francese. Vi è delineata la figura di Blanche de La Force, una giovane suora che – sul patibolo – vince la paura della morte grazie alla fede e al profondo legame che la unisce alle altre compagne. Sarà la sua ultima profetica opera . Infatti , dopo aver acquistato un’altra motocicletta (un sidecar della 2^ guerra mondiale) , che però non riuscirà praticamente mai a guidare ( ormai da anni cammina con le stampelle) , scopre , quasi subito, di essere affetto da un tumore al fegato allo stadio terminale . Non c’è più tempo per i progetti. Viene riportato , a forza, in Francia dai parenti per morire in patria . In Patria , lo vanno a trovare alcune delle maggiori autorità della nazione , ma lui sdegnosamente rifiuta di vederle. Si racconta che al momento della morte, la sera del 5 luglio 1948, abbia esclamato: “E adesso a noi due!” Se non è vero, è verosimile, in perfetto stile con l’uomo. Ma a noi piace di più pensare che sia morto come il suo mirabile “parroco”, senza sfidarla: “Non l’affronto. Ho provato ad alzare su di lei lo sguardo più umile che ho potuto, e non era senza una segreta speranza di disarmarla, d’intenerirla//. Mi piacerebbe ch’essa muovesse a pietà. Perché no? Ho molto amato gli uomini e sento bene che questa terra dei vivi m’era dolce. Non morrò senza lacrime. Giacchè nulla mi è più estraneo d’una morte stoica// Se avrò paura dirò , Ho paura, senza vergogna . Il primo sguardo del Signore, quando mi apparirà la sua Santa Faccia , sia dunque uno sguardo che rassicura.”

Prima di morire , l’unica cosa che Georges Bernanos avrà chiesto al suo Dio sarà stata , probabilmente , una… motocicletta nuova.

Roma, 21.1.2013

35 pensieri su “Georges Bernanos e la motocicletta

  1. Se avrò paura dirò , Ho paura, senza vergogna

    Aver paura è naturale è lo è ancor di più averla della morte,essa svanisce soltanto quando si comprende” che tutto è grazia”,solo allora la paura non ha più motivo di esistere.

    Grazie,Augusto.

    "Mi piace"

  2. Capovolgiamo il mondo, rivoluzioniamo, anche la morte che ci fa paura potrà essere accettata: “tutto è grazia”.
    Un grazie a te, Augusto, amico carissimo!
    Vale

    "Mi piace"

  3. Grazie a te, Cristina. E’ una frase che ripete spesso il nostro grande Fabry dall’ambone, eccezionale predicatore, ma anche
    straordinario nello spirito di preghiera , che cerca e insegue il silenzio , quella sottile voce di silenzio. ” Ci sono dei silenzi che vi attirano, che vi affascinano; e si ha voglia di buttarvi dentro non importa cosa: parole, parole…”
    un abbraccio
    Augusto

    "Mi piace"

  4. Grazie, Raffa. Ti ricordi come abbiamo iniziato e finito “Cromosomi”?…
    Il cromosoma della paura che incombe su di noi , che ci sovrasta, che ci paralizza…
    Ma anche il coraggio di aver paura. Probabilmente quelli sono i veri eroi dello spirito,
    i santi come il “nostro” parroco che…tu , proprio tu ( sotto altre vesti, lontanissime da te,
    ma la colpa è solo mia) scenicamente mandi al diavolo…
    Un abbraccio
    augusto

    "Mi piace"

  5. Grazie, Vale.
    Tu sei allieva del fiammingo Ruysbroeck l’Ammirevole ( ricordi?): “Quando sarai rapito in Dio, se un malato ti chiede una tazza di brodo, scendi dal settimo cielo e dagli quello che domanda”. E sei senz’altro capace – come dicono fosse Bernanos – di affrontare la morte faccia a faccia, perchè hai coraggio da vendere.
    Un abbraccio
    Augusto

    "Mi piace"

  6. Grazie per il bell’articolo, la mia scarsa conoscenza di lui si fonda sul fatto che fino alla morte tenne nel portafogli una lettera di Simone Weil: La Weil giovane e straordinaria pensatrice, anarchica, mistica, morta nel ’44, aveva combattuto in Spagna contro i franchisti, quindi dalla parte opposta a quella vicina a Bernanos ma dopo la lettura de I grandi cimiteri sotto la luna gli scrive per dirgli della sua vicinanza, più forte di quella provata nei confronti dei compagni di lotta che, come quelli dell’altra parte, avevano perso il senso dell’umano che invece Bernanos denunciava.

    "Mi piace"

  7. Uno stimolo per conoscere un autore al quale ammetto di non essermi mai interessato semplificando e pensando ad un’eccessivo schieramento di campo. Mi ha stuzzicato questo racconto di vita scapestrata, sbalestrata sempre verso un avanti ed un oltre che ha sfidato fino all’ultimo, ancor di più proprio nell’ultimo istante. Spero anch’io che ora possa godersi il fremito di una motocicletta fiammante. Grazie

    mdp

    "Mi piace"

  8. Augusto, avevi ragione: come gruppo recital che si appresta a rappresentare un adattamento del capolavoro di Bernanos, non si poteva non conoscere quanto ci hai qui mirabilmente raccontato. Non che questo mi sorprenda: da esperto capitano che ha conosciuto ogni tipo di mare, anche tu sei uno che, pure quando sembra avere torto marcio, alla fine ha sempre ragione.
    Le pagine del “Diario” lasciano trapelare sicuramente un autore sensibile e intimamente tormentato, proprio come il parroco che ne è protagonista; non avrei immaginato, invece, che ad essere così travagliata fosse stata proprio l’intera vita dell’autore. Devo dire che, come spesso accade accostandosi alle notizie biografiche degli artisti, a suscitare la mia simpatia, la mia solidarietà, è stata soprattutto la signora Bernanos, evidentemente costretta a girare il mondo senza pace insieme ai suoi sei figli. L’ho immaginata in molte case, sempre diverse, barcamenarsi a far crescere i bambini, in perenne attesa che il marito torni dal suo girovagare in motocicletta senza meta. Ma non è certo la prima volta che della grazia infusa dall’artista nella propria opera, abbiano ben poco a godere i familiari più stretti. Come se il sole che riscalda l’universo, non si accorgesse del ghiaccio che ricopre il pianeta a lui più vicino.

    "Mi piace"

  9. Cara Donata, hai fatto bene a ricordare che Bernanos , dopo aver inizialmente simpatizzato per l’insurrezione franchista , ha denunciato senza mezzi termini , ne ” I grandi cimiteri sotto la luna” , i quotidiani massacri della Falange e (anche )il colpevole silenzio della Chiesa Cattolica a questo riguardo . Dirà: “Lo scandalo che da lei mi proviene m’ha ferito l’anima nel vivo , alla radice stessa della speranza”. Mentre sulla “santa rossa” , Simone Weil ( la croce , “nostra patria”, è sufficiente a fondare la sua fede e la speranza di arrivare ” al porto” , alla crocifissione finale) , ho già pronto un “profilo”, che spero possa essere pubblicato su questo stesso blog.

    "Mi piace"

  10. Caro Marco, a dirti la verità , per un certo periodo l’ho pensata come te, pur riconoscendo la grandezza della sua scrittura ( Sotto il sole dio Satana e il Diario non sono libri qualsiasi) , ma leggendo libri come I grandi cimiteri sotto la luna e approfondendone la conoscenza biografica, ho scoperto che già negli anni ’30 , Bernanos aveva previsto Hiroshima e Nagasaki , e la fregatura del c.d. progresso: ” Imbecilli!, continuava a ripetere, quale progresso?, quale democrazia? , il mondo è impazzito , gira a vuoto. L’umanità è ossessionata dall’idea del suicidio e sembra avviarsi istupidita e rassegnata verso la sua distruzione”.
    Come vedi , era stato anche profetico, come lo è in qualche modo ogni vero artista.

    "Mi piace"

  11. Caro Clown, tu sei un inguaribile innamorato della ” famiglia”, ciabatte , giornale e coccole , questo il tuo mondo, questi i tuoi orizzonti, senonchè hai anche una natura ” artistica” che ogni tanto ti solletica e ti fa intraprendere viaggi pieni d’insidie , e poi c’è – ahimè! – il dovere che ti richiama alla quotidiana fila indiana sulla Colombo , insieme alle altre formiche. Ripensami, por favor, alla ” creazione”, all’inizio del diario, è molto importante. Grazie.

    "Mi piace"

  12. Grazie a te, cara Ema, bella, dolce e impareggiabile nell’arte dei tramezzini, ma anche dell’eleganza , della semplicità e del buon gusto. Alla prossima.

    "Mi piace"

  13. Avendo letto solo il “Diario” di Bernanos, lo immaginavo un uomo dal carattere simile al suo personaggio, serio, posato, con una tranquillit datagli da una fede profonda. Ed ecco che scopro un rivoluzionario, un uomo che ha vissuto mille vite, mille traversie senza mai arrendersi, anzi ricominciando sempre daccapo, senza darsi mai vinto. Per anche un p incosciente ed egoista, perch con sei o pi figli non ci si possono permettere tante intemperanze, tante pazzie, purtroppo si deve rinunciare almeno a quelle che coinvolgono le persone che amiamo. Lui ha assecondato il suo carattere, le sue esigenze, i suoi ideali e i suoi capricci (la motocicletta) e forse ha fatto bene perch alla fine non avr avuto alcun rimpianto per ci che non aveva potuto realizzare. Comunque ora mi molto pi simpatico di prima e mi hai fatto venir voglia di leggere altre sue opere. Grazie a te, Augusto, sar sempre un p meno ignorante.

    "Mi piace"

  14. CARO AUGUSTO, IN CIABATTE SUL DIVANO, IN MOTOCICLETTA, SULLE BARRICATE … OGNUNO HA IL SUO MODO PER GIUNGERE ALL’APPUNTAMENTO. FREQUENTARE TE, RAPPRESENTA COMUNQUE IL MIO CORSO ACCELERATO DI SCACCHI.
    R.

    "Mi piace"

  15. A Roberta , la “mia” contessa del Diario, dico che la moglie di Georges – Jeanne Talbert d’Arc – era forse ancora più guerriera di lui, discendente com’era di Giovanna d’Arco, e certamente non si è lagnata , nè spaventata per i mille traslochi , talora in altri mondi ( in Spagna, nel Brasile, in Tunisia, etc) . E ha sempre voluto seguire il marito , coi suoi sei figli e anche i vecchi genitori dello stesso Bernanos fin quando sono vissuti. Inoltre avevano cani gatti e pappagalli, insomma si spostava una tribù, non una famiglia. Georges aveva uno straordinario sguardo “blu” , nei suoi occhi c’era un vero e proprio mare profondo, e riusciva a trasmettere la sua grande giovialità, era largo nel ridere, nel bere , nella gestualità, era uno che si donava subito come amico , ma era anche capace di ” eruttare disprezzo e indignazione come lava”, anche se le sue collere non avevano mai una vera e propria sorgente d’odio e d’orgoglio. Ce l’aveva con coloro che tradivano la speranza e lo spirito dell’infanzia Incapace di rassegnarsi alla mediocrità, al compromesso, all’impostura , si sforzava di risvegliare la vita interiore dell’uomo e lo faceva esagerando , da polemista implacabile, visionario irrudicibile, sognatore originale, ma anche attento osservatore del proprio tempo. Rifiutò per ben tre volte la legion d’onore e ogni titolo e onorificenza per conservare la propria libertà intellettuale. Insomma per vivere con uomo di tal fatta devi essere per forza di cose una donna tre volte santa. E la moglie Jeanne , nelle cui braccia morì, a soli sessant’anni, per un cancro al fegato, sicuramente lo era. Le disse: ” Andiamo coraggiosamente , con amore , fino al termine della notte e vedrai che incontreremo un’altra aurora, un’altra vita”.

    "Mi piace"

  16. Ahimè – caro Clown – “Una delle più incomprensibili disgrazie dell’uomo è che debba affidare ciò che ha di più prezioso a qualcosa di così instabile, di così plastico, come la parola”. (…parola di Bernanos). E noi quello , spesso, facciamo, esponendoci a tutti i rischi possibili. Ma sono d’accordissimo con te, ognuno ha le proprie vie, i propri sentieri, i propri percorsi per giungere all’appuntamento misterioso ( a Itaca, dove forse non si è mai stati, e neppure mai partiti?).
    A scacchi sono un po’ come la Roma, parto lancia in resta , “me magno pedoni alfieri e cavalli” , ma poi alla fine l’avversario mi fa – inequivocabilmente – scacco matto. Dice, però hai fatto una bella partita , ti sei divertito un sacco, ma l’avversario ancora di più. Del resto, quando si è poeti non si può… anche vincere!!!

    "Mi piace"

  17. Carissimo Fabry,
    tu , mio maestro, sai benissimo come Bernanos sparasse a zero contro i preti mediocri e contro il Clero, ma tu saresti stato in perfetta sintonia con lui, con la tua mistica dell’altro: “Un cristiano non si salva da solo, si salva soltanto salvando gli altri”, diceva lui. E tu dici un po’ le stesse cose, quando parli dello sguardo dell’altro, della mano dell’altra, dell’abbraccio dell’altro ( possiamo volare solo tenendoci abbracciati perchè abbiamo un’ala soltanto, come diceva don Tonino).
    tra le altre migliaia di citazioni di Bernanos che farebbero al tuo caso, ne estrapolo tre:
    ” Mi sono sempre sforzato di svegliare quelli che dormono e di impedire agli altri di addormentarsi”
    ” Non sarò nient’altro che uno scrittore che dice la verità e che andrà fino in fondo al suo rischio…del resto il mestiere dello scrittore è un’avventura, e in primo luogo un’avventura spirituale. Tutte le avventure spirituali sono dei calvari” .
    “Costruire è sempre un’opera d’amore…//
    Non vi è che un errore e una disgrazia al mondo: non sapere amare abbastanza”.

    Ma ce ne sono tantissime ( “Bernanos, pensieri e profezie , edizioni Paoline, 1996), che varebbe la pena di riportare.

    Un abbraccio fortissimo.

    augusto

    "Mi piace"

  18. Cara Contessa,
    tu lo sai, perchè lo hai sperimentato:
    solo i santi sono bambini, i santi hanno il genio dell’amore, la santità è una necessità.
    Più si cerca di comprendere gli altri, più ci si distacca da sé , e distaccarsi da se stessi
    è già paradiso. F.to. Il “tuo” Georges Bernanos.

    "Mi piace"

  19. Avvincente questa tua lettura di un grande che non avevo mai avuto modo di approfondire. Doppiamente grato, quindi.
    Grazie, Augusto, e un caro saluto.
    Abele

    "Mi piace"

  20. Caro Abele, ogni volta che penso a te tra i “fumi di Londra” ( battutaccia molto kitsch , dal sapore sordiano)
    mi viene in mente – chissà perchè – Pavese e la sua fatica di vivere. Credo che Bernanos non ci sarebbe mai
    andato a vivere, a Londra, era troppo per l’esotismo, per la natura selvaggia, per l’istinto e lo spirito d’infanzia,
    che è eroico: ” I santi e gli eroi sono uomini che non sono usciti dall’infanzia, ma che poco a poco l’hanno come
    ingrandita secondo la misura del loro destino”.
    Un abbraccio
    Augusto

    "Mi piace"

  21. Siamo alle prime luci dell’alba, anzi è ancora notte fonda, ho acceso il computer con gli occhi semichiusi e questo post mi sveglia subito. Da un bel po’ non rileggo Bernanos, è giunto il momento di immergermi ancora, ma invece di fare una minuziosa ricerca nella mia libreria stavolta vado su internet e scarico nel tablet. Eccellente recensione, accurata e nella quale si percepisce entusiasmo oltre che preparazione. Mi piacciono gli scrittori appassionati ed è vero, quando ci si appassiona a qualcosa si giunge a quegli estremi: scrivere su qualunque pezzo di carta, dimenticarsi di mangiare ( a me è capitato una volta che, in montagna, ho dipinto tre quadri in un giorno e alla fine sono piombata distrutta nel letto), comprarsi un’altra motocicletta benché si cammini con le stampelle. Non auguro a nessuno di essere moglie-figlio-marito di un tale carattere brado. Però bisogna ammettere che gli estremi delle vette sono negli appassionati: chi si risparmia conclude poco, magari è un padre migliore, che bada al sostentamento della famiglia e si ricorda di pagare le bollette, com’è giusto che sia, soltanto che pochi artisti vivono d’arte e sarebbe buona cosa che non si sposassero. La motocicletta è l’incarnazione di quell’arte e di quel Dio sfuggenti.

    "Mi piace"

  22. @ Domenica Luise (27)

    Premesso che ho trovato bello e molto interessante il suo commento, io sono tra coloro che, da tempo, hanno fatto indossare alla propria sensibilità di artista la veste del “padre migliore” e oggi mi trovo in fila alla posta per pagare il canone RAI, affinché la mia famiglia possa godere delle “verità” della televisione.

    Forse quando esco mi suicido.

    O forse no.

    "Mi piace"

  23. Caro Fabry,
    il merito per questo afflusso di lettori per uno scrittore (digiamolo!) un po’ dimenticato come Bernanos , che ne riscoprono la grandezza , ma direi anche l’aspetto profetico di certe sue intuizioni , non è da ascrivere solo a mio merito, a questa biografia un po’ sui generis legata alla sua passione “totale” per la motocicletta , che assume, come dice Domenica Luise, un po’ il simbolo e l’incarnazione dell’essere “artista”, -che è un dono ma anche una dannazione; il merito è soprattutto tuo che non fai che parlare dall’ambone di quel capolovaro che è il “Diario” , invitando tutti noi a rileggerlo , e citi spesso quel finale in cui è racchiuso, probabilmente, tutto il senso della nostra vita di cristiani,quel “cosa importa” ( la solitudine la sofferenza l’umiliazione la povertà la morte più squallida ) “…tutto è grazia ” , che non è una dichiarazione di fede, – come dice lo stesso Bernanos – ma piuttosto d’Amore. Infatti , nei “dialoghi delle carmelitane” scrive: “Non è la Fede che rassicura, ma l’Amore”.
    Se non fosse stato per quel tuo “martellarci” su Bernanos , come fai con Calvino , De Andrè ( che pure sono atei) , e tanti altri ” grandi” , chissà , forse non ci avrei neppure pensato a Bernanos!.

    Un abbraccio fortissimo

    Augusto

    "Mi piace"

  24. Mi sono avvicinata un po’ titubante a questo post, sentendomi sacrilega e anche una ladra d’emozioni, nel senso che conoscendo i ritratti di Augusto sapevo che ne sarei stata trascinata ma mi sentivo in colpa perché pensavo di non avere mai mai letto Bernanos, di averlo solo sentito nominare e poi invece scopro che è lui che ha scritto “ i grandi cimiteri della luna” (l’unico suo libro che abbia letto molto tempo fa) e mi sono sentita leggermente meglio, meno colposa di non conoscere questo grande.
    L’intarsio sulla motocicletta, è incomparabile nel donare la dimensione psichica di Bernanos, e ahi, Augusto ha raddoppiato la fascinazione parlando del mare blu che aveva negli occhi. La dimesione letteraria fusa a quella umana ne ha reso una piacevolissima e sorprendente lettura. Grazie come sempre Augusto!

    p.s. per Clown un saluto, credo che la sua creatività non sia andata persa affatto, ha lasciato un lunghissimo spazio da funambulo tra quel sì e quel no, la fila della posta è un bilico tortuoso, come certi circuiti per motociclette…

    "Mi piace"

  25. Ahi, Doris, cara amica dei sentieri perpetuamente in bilico, “giuro di essere / terra e vento/ vortice/ nelle tue ossa//
    ora che gli universi si sgranano/ un mondo cade/ s’accende un seme/ e ogni parola palpita…”
    Solo tu hai saputo indagare nell’anima del Clown come nessuno ( neanch’io ) aveva saputo fare.
    Un abbraccio forte.
    Augusto

    "Mi piace"

  26. Pingback: «Rendere naturale il sovrannaturale»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.