34. Sei lì

da qui

Più procedi, più ti rendi conto che rivangare il passato è un’operazione discutibile. C’è il rischio di mettere in fila una serie di eventi folcloristici, di sgranare un rosario di episodi che non hanno a che fare con la complessità dell’oggi, la coscienza che giudica da un punto più strategico il fardello delle assurdità, la ricerca ostinata di qualcosa che avresti trovato da tutt’altra parte. In questo senso, il passato è una catena da trascinarsi dietro nell’ora d’aria della vita, quando il tempo ti permette di fermarti e scandagliare il pozzo senza fondo delle scelte, dei traumi, dei conflitti che t’hanno, per dir così, riempito l’esistenza. L’inciso è d’obbligo: spesso, in realtà, l’hanno svuotata, corrodendo dall’interno la fiducia in te stesso, già così straordinariamente compromessa. Dovresti calarti nei panni di chi ancora non sapeva di Dio e del suo linguaggio, della fermezza e della libertà che non s’impongono a nessuno, incapaci di condizionarti, e per questo destinate alla polvere della soffitta. Forse è da qui che bisogna cominciare: da un Dio che cerca di raggiungerti, di porre sulla strada persone e situazioni che possano aprirti mente e cuore; ma tu ti guardi bene dal prestargli attenzione, preso come sei dal tentativo di toglierti, una dietro l’altra, soddisfazioni a buon mercato, confondendo la vita con una rivendicazione del maltolto, come se qualcuno stesse lì per risarcire i danni di un affetto rifiutato, e qualcun altro pretendesse da te quello che allora gli negarono. Visto da questa angolazione, un libro di memorie è un semplice raccoglitore di paradossi e controsensi, la presa d’atto di una debolezza che ha trovato le vie più disparate per sfogarsi o mascherarsi, puntando sempre sull’unico punto di forza su cui sapevi di poter contare: il fascino, l’efficacia infallibile del tuo potere seduttivo, anche se, raramente, questo cozzava contro il muro del buonsenso. Come quando chiedesti a Neris, in modo più volgare, se avesse voluto far l’amore, così, senza preamboli, convinto che nessuno avrebbe potuto frenare la tua corsa. Lei ti disse no; bisognava conoscersi, parlare, entrare in confidenza. Ricordi come tornasti a casa, quella volta? Ti pentisti? Cominciasti a capire che la vita seguiva tutt’altra direzione? Macchè, ci sarebbe voluto un miracolo per questo. Eppure, scrivendolo, non hai detto ancora niente; dovresti aggiungere la lotta che sostenevi ogni giorno con te stesso, le volte che avresti voluto il consiglio di qualcuno, un confronto su pensieri ed eventi che t’avevano persuaso dell’assenza di speranza, che a te restava cogliere l’attimo fuggente, strappare un sì, senza perderti in calcoli di perdite o guadagni: se tu avevi sofferto mille volte, potevano soffrire pure gli altri. Eppure, scrivendo questo, non hai detto ancora nulla. Dovresti inanellare la serie infinita delle notti che restavi affacciato alla finestra e che piangevi, senza far rumore, perché dentro intravedevi paesaggi che sembravano invitarti, mostrarti una città di cui non conoscevi il nome e che, con le tue mappe taroccate, non saresti stato in grado di raggiungere. Ecco, questo è il passato: una lacrima che scende lentamente e precipita sul davanzale bianco; goccia dopo goccia, ti accorgi del mare che separa il cuore dalla terra promessa della vera identità. Senti alle spalle lo stridìo dei carri, gli ordini secchi del Faraone alle sue truppe. Tu sei lì, sospeso al filo di Pi-achirot; solo, davanti a Baal Zefon.

30 pensieri su “34. Sei lì

  1. Se “sei lì”, “sospeso sul filo di Pi-achirot; solo, davanti a Baal Zefon”, vuol dire che sei a buon punto e, soprattutto, sulla strada giusta: liberato dalla schiavitù, al seguito della guida giusta e, anche se pieno di paura e timori, stai per fare il passaggio decisivo nella tua vita, quello che ti darà la libertà vera.
    Devi fidarti però, altrimenti la terra promessa la vedrai solo da lontano o solo in un’altra vita!

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  2. ti accorgi del mare che separa il cuore dalla terra promessa della vera identità

    Quel mare esiste ancora ,e solo la mano tesa di chi ti ama può aiutarti ad attraversalo, ma tu devi fare la tua parte devi prendere quella mano fidandoti di Lui Oggi e non un altro giorno perché per te potrebbe essere troppo tardi.

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  3. Io non lo so se leggere il passato alla luce dell’oggi sia giusto. E’ vero, si rischia di snocciolare una litania di episodi che non hanno nulla a che fare con la complessità del presente, ma non hanno nulla a che fare neanche con la complessità del passato.
    La ricerca spasmodica del comedovequandoperché può portare ad un eccesso di razionalizzazione, a cercare colpe fittizie in se stessi e negli altri. Soprattutto si potrebbe pensare che tutto dipenda da noi e sia sotto il nostro controllo. Pacificarsi con il proprio passato significa anche sapergli dire addio, accettare che non possiamo più cambiarlo, che le cose sono andate così ma non è del tutto certo.
    E alla fine, importa forse qualcosa?
    Forse la frase di Matteo: “A ciascun giorno basta la sua pena”, la potremmo arbitrariamente coniugare anche al passato e dire che a ciascun giorno è bastata la sua pena.

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  4. “Eppure, scrivendolo, non hai detto ancora niente”

    “Se il Signore non costruisce la casa,
    invano si affaticano i costruttori.”

    Si lavora intensamente, con affanno, per avere ricchezza, ma Dio ne darebbe senza tutto quell’affannarsi, se si fosse uniti a lui.

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  5. chiedesti a Neris, in modo più volgare, se avesse voluto far l’amore, così, senza preamboli, convinto che nessuno avrebbe potuto frenare la tua corsa. Lei ti disse no; bisognava conoscersi, parlare, entrare in confidenza.

    Chi ama se stesso tutela se stesso,e al tempo stesso tutela anche gli altri dal commettere inutili sciocchezze.

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  6. Il passato e’ una catena, ma anche l’oggi sarà passato domani e non sarà che un anello in più, ad aumentare il fardello di ciò che ci è stato tolto, o mai dato.

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  7. Quando attraversare il mare per raggiungere la propria autentica identità è un percorso difficile, riprendere il passato dovrebbe diventare una sorta di racconto di viaggio, per poter dire ‘’ecco, ora sono qui’’.
    Se un passato magari doloroso ha generato un cuore grande e forte nel presente, le truppe del faraone sono sconfitte.

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  8. In questo senso, il passato è una catena da trascinarsi dietro nell’ora d’aria della vita,

    Un laccio legato alla caviglia che ti impedisce di andare oltre ,di varcare quella soglia,di attraversare il mare per raggiungere “la terra promessa della vera identità” .

    Mai come ora mi appare più chiaro il quadro di un sogno fatto tanto tempo fa ,in esso è racchiuso un messaggio molto importante che oltre a consolarmi non mi ero resa conto di quanto mi riguardasse da vicino.
    L’ interpretazione dei sogni è difficile in alcuni si celano verità nascoste che si rivelano con il tempo solo se ti metti alla ricerca della verità.

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  9. Forse è da qui che bisogna cominciare: da un Dio che cerca di raggiungerti, di porre sulla strada persone e situazioni che possano aprirti mente e cuore;

    Si,è proprio da lì che bisogna ricominciare!

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  10. Eppure, scrivendolo, non hai detto ancora niente

    Forse! Ma per qualcuno hai detto l’ essenziale ,e come dice il Piccolo Principe : l’ essenziale è invisibile agli occhi.

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  11. Chissà se la nostra memoria può aiutarci a ricordare davvero, oppure se è solo un album di immagini più vive di altre e non per questo più importanti.
    Mi chiedo se tra i tanti barlumi e lampi dei ricordi sia possibile ricostruire quello in cui ci siamo resi conto che i sentimenti non sono solo qualcosa da ricevere, ma che è importante farsene seminatori e coltivatori. Prima o poi abbiamo avuto la fortuna di capirlo e di renderci conto che ascoltare è spesso più urgente che dire, che dare arricchisce più che prendere, che amare è un progetto e non una illuminazione che gratifica e fa star bene. Il cammino di un ragazzo, di un giovane verso la sua identità è stato spesso semplificato dagli scrittori. “Io vissi i miei primi anni nel castello di Fratta”, mi viene in mente un romanzo attualmente poco celebrato perché è uno dei pochi in cui l’autore inizia raccontare (liberandosene) un altro da sé, probabilmente simile a sé ma di cui gli è facile riconoscere e dire anche la goffaggine e l’ingenuità.
    Carlino forse piangeva di rabbia, altri piangono alla finestra di notte (insieme a Giacomo). Come sfuggire a quella piena gonfia di disagio e di ansia, di sofferenza e malinconia che ci rende così eroicamente fragili quando si è adolescenti o poco più che adolescenti, quando tutto ci ferisce o ci esalta, quando la seduzione è istintiva e l’ardimento a volte una maschera indispensabile?
    Come mai pochi scrittori hanno saputo andar oltre il te coi biscotti, il compiacimento di se stessi così biondi e belli e di gentile aspetto, così vittime delle durezze educative e così impudentemente esposti alla vita?
    La giovinezza non è consapevolmente eroica eppure dopo, nella memoria, può diventare bella; un’aura le deve pur essere concessa, ma forse è meglio non rimpiangerla.
    Le tue parole, Fabrizio, a me suggeriscono anche questo. Nessun compiacimento, ma tanta ricerca.
    Grazie

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  12. – Eppure, scrivendolo, non hai detto ancora niente…

    … o forse hai detto tutto!

    “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto.”
    Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

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  13. Spesso si tenta di scalare la montagna della vita dalla parte piu scoscesa e ripida per ritrovarsi tutti ammaccati al punto di partenza , senza sapere che sul fianco opposto c’e un sentiero dolce che ti conduce fino alla vetta. Se non lo sai ti devi accontentare di ammirala dal basso, ma non sara’ mai la stessa cosa.

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  14. Neris non ha detto no; ha detto forse. Come dice Bioraffaella (6), si è tutelata per amore di se stessa, di entrambi, rimanendo in attesa di conoscersi, di parlare, di entrare in confidenza. Ipotizzo, ma l’indifferenza seguita poi, deve aver ferito in modo ben peggiore della volgarità iniziale. Chissà quante volte avrà ripensato a quella scena; forse vi saranno perfino state volte, da più matura, in cui avrà addirittura maledetto il momento in cui ha rinunciato, la sua educazione, i suoi buoni principi.
    Avendo orecchie predisposte, il rumore dell’esercito che ci insegue può divenire assordante; lo sentiamo ormai alle nostre spalle. Finché la nostra vera identità, terra promessa, non ci viene incontro a salvare … ma che fatica.

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  15. “Forse è da qui che bisogna cominciare: da un Dio che cerca di raggiungerti, di porre sulla strada persone e situazioni che possano aprirti mente e cuore”

    Credere che “l’altro ” e’ strumento di salvezza, il mezzo per farsi trovare.
    “Da questo vi riconosceranno”

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  16. Caro don Fabrizio, la memoria è il tempo che si ripiega su se stesso.Ricordare significa staccarsi dal presente.Cosa voglio dire? Che per esperienza personale e vissuta sulla propria pelle, per avere successo, ad esempio, nel mondo dei motori che ho ben conosciuto, il pilota non deve mai ” ricordare”. Ecco perchè i piloti hanno la mania di registrare ogni singola corsa, ogni singola mossa con telecamere nell’abitacolo, video di bordo, mappature dei dati; il pilota non può essere testimone della propria grandezza. Correre è fare. Essere parte di un singolo momento e avere coscienza solamente di quel momento. La riflessione viene dopo. Quando si “corre” mente e corpo lavorano così veloci e così insieme che bisogna stare attenti a non pensare, altrimenti si sbaglia di sicuro. Un abbraccio

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  17. Vorrei scrivere di nulla, sapere
    che le parole sparse per il mondo
    sono sassi che affondano nel fiume
    il ricordo di un bacio rifiutato
    chissà perché chissà perché ti chiedi
    macché non era un bacio
    le avevi chiesto di fare l’amore
    lei voleva arrivarci lentamente
    fu allora che imparasti la prudenza
    l’azzurro degli occhi non bastava
    mancavano le stelle
    le nuvole leggere
    per fare un cielo
    ci vogliono cose senza senso
    per chi vuole disporre e possedere
    senza capire che il segreto è solo
    saper scrivere di nulla, trovare
    i sassi sprofondati
    nel fiume come baci ancora in volo.

    Fabrizio Centofanti

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  18. Più procedi, più ti rendi conto che rivangare il passato è un’operazione discutibile.

    Al contrario, rivangare il passato significa fare memoria di ciò che abbiamo vissuto che diventa esperienza e monito nel presente per realizzare un futuro migliore.

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  19. Sei lì da solo, davanti il mare e dietro il nemico ma proprio lì, in quella situazione che sembra senza via d’uscita, può aprirsi una nuova strada quella della rinascita.
    Una rinascita che avviene quando accettiamo di morire a noi stessi, di non confidare unicamente nelle nostre possibilità, di vincere il rancore e il desiderio di vendetta.

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  20. “…la lotta che sostenevi ogni giorno con te stesso”
    penso che ogni adolescente fa la stessa battaglia,…cerca se stesso,cerca suo posto nella vita,sul questo mondo,cerca suo io.
    E penso che,anche se battaglia,a volte, è dura per lui stesso e anche per suoi prossimi,penso che è giusto trovare “suo posto” nella vita,trovare suo io. Però è importante non scendere dalla strada giusta ,perchè a volte,cercando la libertà e la felicità si può arrivare in angoli oscuri. e qua c’è bisogna di una mano sincera che ti aiuta indicare la strada ,bisogna sapere ascoltare, che in periodo di adolescenza è difficilissimo

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  21. “Ci sono istanti magici che passano inosservati quando,all’improvviso,la mano del destino muta il nostro universo.”

    Paulo Coelho

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  22. “Il significato di un uomo non va ricercato in ciò che egli raggiunge,ma in ciò che vorrebbe raggiungere”
    Kahlil Gibran

    e mi dispiace,ma qua potrei discutere,perchè ho conosciuto “grandi sognatori”, ma loro erano soltanto sognatori,niente altro,senza un valore vero

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  23. (….) ” tieni testa
    alla varietà dei significati,
    fidati della traccia di lacrime” (…) P. Celan

    Non credo che una volte scese restino immobile lago, solo a separare, ma conducono, scavano vie tra le pietre del passato, e portano oltre.

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  24. Un passato che, qualunque fosse stato, fratello o straniero, ha costruito l’anima di oggi, una serie di esami esposti ieri davanti al giudizio ferreo dei turbamenti e del dolore, oggi davanti alla libertà dell’Amore, che non è giudice, ma, al contrario, sostegno determinante nelle scelte e nelle decisioni da intraprendere. Soprattutto quando la domanda nasce oltre quella lacrima.

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