36. Sacchi

da qui

Se la bellezza, forse, non ti è bastata per salvarti, la scrittura ti ha permesso di trovare una valvola di sfogo. Scrivevi dappertutto: su fogli volanti, nelle pagine ingiallite delle agende, in quaderni gualciti, perfino sul retro delle copertine di libri ormai inservibili. La tua stanza era un deposito di versi, racconti, inizi di romanzi, che ogni tanto riprendevi per poi abbandonarli nuovamente. Vista da qui, la tua vita è una fila ininterrotta di parole che ti lasciavano sempre insoddisfatto e, quanto meno ti ci ritrovavi, tanto più finivi col moltiplicarle, come se il punto fosse rintracciare un giro giusto di frase, il cortocircuito folgorante in grado di placare la ricerca a volte ansiosa, a volte disperata di un senso, di uno stile. Ogni tanto frugavi nei cassetti e negli scatoloni, ne estraevi un testo, sprofondavi nell’attimo fuggente di un ricordo, convinto di aver intercettato l’intuizione decisiva, fermato il tempo nell’istante in cui il tuo io fosse capace di staccarsi dalle sue paure e immergersi nella contemplazione di un oggetto, un tronco di tiglio, per esempio, con la corteccia dai pezzi sovrapposti, frammenti lacerati da piaghe dolorose, come quelle che avvertivi dentro te: immaginavi la scorza separata dal fusto della pianta, la patina, consunta dagli agenti atmosferici, strappata via con un gesto della mano; e allora, perché non pensare che lo stesso sarebbe accaduto alla tua vita, che la forma esterna, consumata dagli sguardi, la continua tentazione di ridurre l’esistenza alla corteccia, non potessero troncarsi con un colpo secco, un taglio perentorio, un odio, insomma, che scalfisse il desiderio di godere e possedere che t’aveva risucchiato fino a ora e da cui disperavi di sganciarti? Come un albero, sentivi affondare nella pelle di ragazzo, e poi di uomo, la lama acuminata dell’egoismo più meschino travestito da amore. Una foglia di tiglio: questo avresti voluto divenire; permettere ai grappoli di frutti di volare; solo allora ti saresti ricordato che tiglio vuole dire ala. Adesso era più chiaro: se fossi riuscito a strappare la corteccia, a ritrovarti al di là della maschera frivola del rubacuori, avresti indovinato la parola che cercavi, una delle tante che vagavano imperterrite nella stanza straripante di carte e si fermavano ogni tanto ora su un prato, ora su una nuvola; una parola leggera e impercettibile, al punto da fluttuare senza vento, tanto profonda da abitare al centro del tuo cuore, dove l’unico capace di conoscerti sarebbe finalmente sceso, convincendoti a riempire sacchi e sacchi di fogli, quaderni, copertine, affrancandoti dal peso insostenibile della fila infinita di parole, troppo pesanti per competere, da sole, con la forza di gravità del tuo dolore.

23 pensieri su “36. Sacchi

  1. – l’egoismo più meschino travestito da amore

    A volte si confonde l’egoismo con l’amore: ma l’amore vero è quello che desidera solo donarsi gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio, che è felice solo quando l’altro è felice, che non pensa al proprio tornaconto ma è teso solo al bene ed alla pace dell’altro.
    Questo è l’amore capace di “fluttuare senza vento”, tanto profondo “da abitare al centro del tuo cuore”, superando la corteccia, e che dura per sempre.
    È l’amore descritto da S.Paolo:

    “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

    Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.

    Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo per essere arso, e non avessi la carità, non mi gioverebbe a nulla.

    La carità è paziente, è benigna la carità;

    la carità non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità;

    tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

    La carità non verrà mai meno.

    Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente, e imperfettamente profetizziamo; ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

    Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Da quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino.

    Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come perfettamente sono conosciuto.

    Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità.”

    (S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1)

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  2. Sono rimasto ad osservare questo momento cruciale del romanzo, di una vita.
    Non avevo dubbi che un simile momento si sarebbe espresso nella poesia più bella.
    Tale è l’immagine di questo autunno della scrittura, che lascerà volteggiare e poi cadere parole all’infinito e che mai,
    mai consentirà all’inverno di arrivare.
    Grazie.

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  3. La corteccia è l’armatura che ci costruiamo, una difesa che innalziamo che viene indurita dal nostro egoismo, che ci appesantisce e blocca ogni gioia. La mano che con uno strappo lacera la corteccia fa pensare alla sofferenza, alla rinuncia ma in realtà libera dalle delusioni per portare alla luce, alla pienezza della vita.

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  4. “le parole
    dopo un’eterna attesa
    rinunziano alla speranza
    di essere pronunziate
    una volta per tutte
    e poi morire
    con chi le ha possedute”

    E. Montale

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  5. Basta poco per sanare le ferite più profonde,basta il calore di un Amore Vero e sincero,è questa la parola che si nasconde in mezzo a tutte le altre,è questa secondo me ,la parola chiave che ti mette le ali e ti permette di volare!

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  6. “affrancandoti dal peso insostenibile della fila infinita di parole”

    Non è necessaria una fila infinita di parole quando scopriamo l’esistenza di una parola che attraversa i secoli per raggiungere il cuore dell’uomo e solo di quella parola abbiamo bisogno.

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  7. “C’è un albero dentro di me
    trapiantato dal sole
    le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
    le sue foglie cantano come usignoli

    è un pezzo che i viaggiatori sono scesi
    dai razzi del pianeta ch’è in me
    parlano una lingua che ho udito in sogno
    non ordini non vanterie non preghiere

    in me c’è una strada bianca
    le formiche passano coi semi di grano
    i camion passano col chiasso delle feste
    ma il carro funebre – è proibito – non può passare

    in me il tempo rimane
    come una rossa rosa odorosa
    che oggi sia venerdì domani sabato
    che il più di me sia passato che resti il meno
    non importa”.

    Nazim Hikmet

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  8. Reblogged this on Semplicemente Stella Maria and commented:
    Il desiderio profondo che nutriamo è di essere amati per ciò che siamo dentro, che qualcuno scopra il profondo di noi arrivandoci cercando una luce, la nostra. Curiamo l’aspetto perchè possa essere ciò che l’occhio vuole, l’inizio di un cammino dentro l’anima e delude per primi noi stessi questa mancata ricerca. L’uomo/donna è ciò che vive dentro ma è un percorso che lo stesso io deve compiere fino a trovarsi per permettere poi all’altro di avventurarcisi. Non è un caso che sia stato detto “ama il prossimo tuo come te stesso” il viaggio arriva dall’incontro profondo con il sè se non ti conosci tu e se non realizzi la perfetta fusione fra esteriorità e interiorità non permetterai mai a nessuno di esplorare un territorio che è tuo per primo e a te ignaro. Noi siamo il nostro cuore e se mostriamo solo ciò che è fuori vuol dire che dentro c’è poco ma ho la presunzione di dire che il vuoto non è la condizione di nessuno è solo uno stato passeggero. Se ci vedessero tutti nell’anima alcuni non avrebbero rivali.

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  9. E’ questo per il poeta il momento oltre la scrittura, in cui realizza che anche le sudate parole sedimentate nel tempo sono andate fatalmente a formare una crosta a protezione di qualcosa di piu’ importante della poesia stessa, quel nucleo dentro cui scorre la linfa vitale, che va salvato ad ogni costo, quell’anima nascosta che fa nascere le foglie al tiglio e fa volare i grappoli dei frutti..

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  10. Ricordo,una volta anni anni fa,ero finita in un villaggio,in una casa isolata. Era 6 febbraio,freddo,pieno inverno,di questi che si ricorda per tutta la vita,e poi si racconta a nipoti davanti caminetto.Non mi ricordo come sono arrivata là, perchè la neve era fino le ginocchia,sulle strade piccole non passava auto, non lo so,comunque stavo là.
    Devevo accendere fuoco per riscaldare la casa e prepararsi da mangiare. Il problema era che c’era soltanto una cucina antica che bisognava mettere sotto la legna.O.K, legno c’era,qualche fiammiferii c’erano,il problema:come si fa. Non ero mai boy(girl)-scaut,ero ignorante,e certamente fuoco non mi si accendeva, c’era bisogno di mettere qualche carta.Non c’era.Nessun negozio intorno un chilometro non c’era.Unica carta che avevo era il mio quaderno,dove scrivevo mio libro.A me e miei amici piaceva questo libro,parlava di giovani ragazzi in varie situazioni realistici,divertenti,in scuola e fuori.
    Non avevo tanta altra possibilità. Con tanto dolore nel cuore del sacrificio,pezzo per pezzo,pagina per pagina,finiva tra le fiamme mio libro

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  11. “Grazie all’esperienza progrediscono la scienza e l’arte”

    Aristotele

    (da parte di me,perchè io non ho niente in comune ne con scienza ne con l’arte)
    ho messo questa frase,perchè mi piace, e mi sembra giusta

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  12. “una parola leggera e impercettibile, al punto da fluttuare senza vento, tanto profonda da abitare al centro del tuo cuore”

    “a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre” (da Salva l’anima)

    Si cambia romanzo ma quel filo invisibile che unisce le pagine una ad una è sempre lì, a unire i romanzi tra loro per farne un immenso arazzo. E osservando questo arazzo ciascuno cerca se stesso e crede di ritrovarsi, ora qui ora là.
    E’ sempre difficile spiegare sensazioni, soprattutto è difficile darne conto ad altri, pertanto non so dire perché mi hai fatto venire in mente quello splendido quadro che è La salita al calvario, di Bruegel.

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  13. “Dato che Dio è amore e che l’uomo è la sua creatura, creata a sua immagine, possiamo ammettere che la natura fondamentale dell’uomo sia quella di amare, indipendentemente dal suo esserne consapevole o meno.
    Una cosa è certa: nell’uomo esiste questo sentimento fondamentale, consapevole o meno, anche in tempi come quelli di oggi, nei quali i significati dell’amore si confondono, e spesso viene presentato come amore ciò che in realtà è la sua negazione.”
    (Don Mario Torregrossa, Credo, Amo, Spero)

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  14. Quei fogli volanti….di qualunque natura e provenienza siano,secondo me sono semplicemente l’immagine di tanti io ,che muti e riservati si fanno portavoce di quei sentimenti nascosti in ognuno di noi. Loro stanno solo aspettando che qualc’uno li legga…..o meglio che qualcuno ci legga dentro…..pronti a volare e posarsi su un’altra cuore,sicuramente i suoi fogli volanti avranno riacceso tanti cuori……Roberta

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  15. Sacchi. Di finta bellezza e vero dolore, di favole e realtà, di cielo e di strada, di carta e inchiostro, di amore incompleto, ma pur sempre amore. Non posso pensare che in quei sacchi così pesanti non ci fosse l’ala, magari spezzata o incrinata, bisognosa di una spinta per riprendere il volo già iniziato dentro un piccolo angolo chiamato sensibilità

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  16. “Da qualunque lato volgi la fiamma che arde, non puo’ che rivolgersi verso l’alto” (s.agostino), come la luce di quelle parole che sgorgano dal cuore, leggere e impercettibili

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